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Kopis (2026): uccide più un coltello o i Social?

Lo sapete che sono un fanatico degli elementi anticipatori in una trama, il principio della pistola di Cechov: se nel primo atto di una storia mostri una pistola, prima del terzo atto, quell’arma dovrà sparare.

Lorenzo Lepori quell’arma la mostra subito, nel sempre fondamentale prologo di un Horror, è il Kopis del titolo, pugnale sacrificale dell’antica Grecia, ancora affilatissimo che va ad aggiungersi alla collezione dello psicanalista Pascal Persiano, che fa l’errore di lasciarlo sulla scrivania all’arrivo della sua paziente, in evidente crisi, coperta da un foulard in testa, che di Cechov se ne sbatte e il Kopis, lo usa subito, prima dei titoli di testa.

Per fortuna ci pensa Lepori a far aumentare le visualizzazioni della Bara sui motori di ricerca.

Bello quando un regista non perde tempo e Lepori non lo fa, dopo la rivisitazione lovecraftiana del suo Cieco Sordo Muto, sceneggiando in coppia con Antonio Tentori, il regista indipendente ci regala la sua elaborazione di uno Slasher, mescolato ai canoni del Giallo all’Italiana, due generi che sono sempre stati cugini e che qui lottano per emergere, come la lotta tra generazioni che va in scena.

Aurora Bastia interpreta la rampante stellina dei social-così di nome Francesca, papà Robert Madison e mamma Simona Vannelli le lasciano casa libera per il fine settimane, intenti a discutere di maschere, lavoro e “colleghe” (tutte giovani e belle) di papà. Cosa fanno i giovani negli Slasher quando hanno casa libera? Si drogano, trombano e muoiono, che poi è il riassunto del secondo atto di “Kopis”.

La gioia della protagonista nello scoprire di essere in uno Slasher che è anche un Giallo.

Nella casa di campagna arrivano presto le amiche delle ragazza, disinibite e non solo nell’uso dei Social proprio come la protagonista, ovvero Alice e Luisa (Gaia Nardozza e Beatrice Nardini), miele per tre morti di… Slasher come Ivano (Matteo Zanotti), Alessandro (Luca Pianta), Roberto (Niccolò Riggioni) e qui, se devono muovere una critica al film, oltre al solito audio in presa diretta di cui non ci libereremo mai, sta nella caratterizzazione dei tre ragazzi, più canone degli Horror che davvero credibili come giovani moderni della GenZ, ma siamo qui per il sangue, il sesso e la mattanza e quella in “Kopis” non manca.

Molto libertino nel mostrare scene di sesso e nudi femminili, il film non tira via la mano nemmeno quando è ora di macellare i ragazzi, il tema di fondo è riassunto nella locandina, un critica non solo allo scontro tra generazioni, perché certe dinamiche di famiglia possono diventare dannose, ma anche ai Social-cosi: basta postare l’immagine sbagliata e intere vite possono essere distrutte, ogni persona con il proprio telefono ha un’arma per le mani più affilata di un Kopis, ma lo utilizza con meno responsabilità.

«Sono stati i Duke! Sono stati i Duke!» (cit.)

Tutto questo si trova nel film, presentato in anteprima all’ultimo Fantafestival, ma viene approfondito come l’origine esotica dell’arma del titolo, ovvero il giusto, per non dire poco. Quello che sembra interessare di più a Lepori sono i codici dello Slasher e quelli del Giallo, che qui sono davvero in lotta tra loro in modo più interessante, perché se volete essere stupiti dall’identità dell’assassino, ecco magari “Kopis” non farò per voi, ma per il resto forse sì.

Dal Giallo all’italiana arrivano guanti e impermeabili neri lucidi e in generale, la rivelazione finale sul Killer, dallo Slasher arriva tutto il resto, gli adolescenti trucidati per i loro comportamenti beh, da giovani e il sangue, che non manca, tutto realizzato con il solito gran quantitativo di effetti speciali pratici.

Tra tutti i film di Lorenzo Lepori che ho visto, “Kopis” è quello con la struttura più classica, ma nel suo esplorare alla sua maniera i vari sottogeneri dell’Horror, era giusto che prima o lo Slasher incrociasse la strada del regista, il film come detto è stato presentato in anteprima, per questo ringrazio il suo regista per essersi ricordato della Bara e dell’amore di questo feretro svolazzante per il cinema horror indipendente.

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