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Kubo e la Spada Magica (2016): Tradizione Giapponese a colpi di stop motion

La stop motion è una tecnica che mi fa impazzire e dai trascorsi cinematografici molto nobili, da sua maestà Ray Harryhausen (sempre sia lodato!) per arrivare giù fino alla Laika Entertainment, responsabile proprio di questo film.
I ragazzi della Laika Entertainment sono già responsabili di un paio di cosette notevoli
come “Coraline” (tratta dal romanzo di Neil Gaiman) e il bellissimo “ParaNorman”
di cui non si parla mai abbastanza. Dal punto di vista puramente visivo, avevo
apprezzato anche “Boxtrolls – Le scatole magiche” anche se la trama non era
tutta pesche e crema e si perdeva in qualche lungaggine.
I tre film
avevano un look sul gotico andante, per questo nuovo film, invece, l’ispirazione
arriva dal Giappone antico e dalle sue tradizioni ed è proprio qui che
facciamo la conoscenza del protagonista, di nome Kubo, se ve lo state chiedendo,
di cognome non fa Rubik, così facciamo piazza pulita di ogni possibile dubbio.


Eccolo qua il nostro protagonista dal nome geometrico.

Se voi pensate
di avere dei parenti invadenti, è solo perché non avete avuto il piacere
di conoscere la famiglia di Kubo, suo nonno è il cattivissimo Dio Re Luna (in originale
doppiato da Ralph Fiennes) che, con l’aiuto delle sue figlie, le perfide zie di
Kubo (doppiate da Rooney Mara), ha portato via l’occhio sinistro al ragazzo. Sopravvissuto all’evento, campa guadagnandosi da vivere raccontando storie sul
grande guerriero Hanzo, un leggendario Samurai che Kubo non ha mai conosciuto,
malgrado il fatto che sia suo padre.

La magia al
pari della Forza per gli Skywalker, scorre potente nella famiglia di Kubo, il ragazzo
ha il potere di animare gli origami, suonando il suo Shamisen (ho fatto i
compiti si vede?) una specie di banjo a tre corde che suonato dal ragazzo,
anima la carta permettendo al ragazzo di intrattenere le folle e guadagnare
qualche soldo da usare per prendersi cura di sua madre che non è uscita tanto
bene dai drammi famigliari e, oltre ad essere malata, soffre di amnesie gravi.


Lo voglio anche io il Samurai tascabile in versione origami!

Pensate che le
sfighe siano già finite per Kubo? Macchè! Il ragazzo dovrà iniziare un viaggio
sulle tracce del mitico Hanzo, per trovare la sua spada magica, le parti della
sua armatura e salvare capra e cavoli, anzi! Scimmie e scarabei, perché al suo
fianco avrà proprio un amuleto scimmia che prende vita (doppiata da Charlize
Theron) e un samurai trasformato da una maledizione in uno scarabeo
antropomorfo (con la voce di Matthew McConaughey).


Le adorabili zie di Kubo, proprio vero che i parenti uno non può sceglierseli.

Un film che
procede per metafore piccole e grandi questo “Kubo e la spada magica”, è chiaro
che Scimmia e Scarabeo nel corso del viaggio diventano due figure genitoriali
per il ragazzo, la prima protettiva e poco permissiva, il secondo più
caciarone, ma in fondo è così in ogni famiglia, no? C’è sempre uno della coppia
che deve fare lo “Sbirro buono” e l’altro lo “Sbirro cattivo”, quasi tutto l’umorismo
del film viene fuori dai battibecchi tra questi due e da qualche battuta
inevitabile quando hai una scimmia e uno scarabeo come personaggi principali
della storia.

“Kubo e la
spada magica” è un romanzo di formazione, costruito su un’allegoria molto
classica, l’avventura “On the road”, ma anche l’elaborazione del lutto, non ci
vuole certo Sigmund Freud per cogliere alcune metafore, tipo la discesa di Kubo
nel giardino subacqueo, è il più classico dei METAFORONI per una ricerca
interiore del personaggio.


Il trio all’erta e pieno di brio di strambi protagonisti.

Vorrei potervi
dire che questo film è una bombetta che fila via liscio, il problema è che al
pari di “Boxtrolls” ho trovato il ritmo non propriamente brioso, è un film di
un’ora e mezza secca, mi è sembrato molto più lungo del suo effettivo
minutaggio, un po’ più di ironia sarebbe stata gradita, inoltre, non credo che
dei bambini possano davvero capire le svariate letture di secondo livello della trama, il rischio è quello di annoiare tutti gli spettatori, quelli
minorenni, ma allo stesso tempo gli accompagnatori adulti.

Resta il fatto
che il film è piuttosto originale, anche grazie ai suoi protagonisti ben poco
canonici, una scimmia con la cazzima (“
Non scherzare con la scimmia”
è giù una frase di culto!) e un Samurai Scarabeo un pelo sciroccato, con
grossi problemi a rialzarsi in piedi se rigirato sul dorso (storia vera).

“Un’altra battuta sulle scimmie e ti prendo a schiaffi con tutte e quattro le mani”.
Al pari del
primo “Dragon Trainer” (2010), ci troviamo di fronte ad un altro film di
animazione che non ha paura di mostrare un protagonista con una disabilità
fisica, qui, però, a differenza del film della Dreamworks, l’occhio cieco di
Kubo diventa l’occasione per una sottotrama meta narrativa, di fatto, il
ragazzo è un raccontatore di storie, i rimandi agli occhi e al guardare
iniziano fin dalla prima frase del film (storia vera) e la stop motion diventa
la tecnica migliore per questa “storia che parla di storie”, perché i
protagonisti per quanto animati, sembrano marionette di un teatrino.
Inoltre, quando
si parla di sguardo, di mostrare e di raccontare storie (quindi di cinema) il
protagonista Kubo, avrà pure una capigliatura degna di Sasuke (il piccolo
Ninja), ma con la benda sull’occhio si mette in scia a tutti i grandi “monocoli”
cinematografici, il Grinta di John Wayne, Jena Plissken, John Ford e a dirla
tutta, anche la macchina da presa, anche lei, un solo occhio. Quindi, se tutta
questa roba vi sconfinfera, “Kubo e la spada magica” sarà pane per i vostri
denti se, invece, vi sta venendo un principio di orchite solamente a sentirne
parlare, sappiate che potreste anche annoiarvi.


Riesci a suonare anche il tema musicale di “Deliverance” con quell’affare?

Detto questo,
il film è esteticamente bellissimo, l’ispirazione sembra arrivare dalla stampe
di Kiyoshi Saito (vi ho detto che ho fatto i compiti no?), il design dei
personaggi è ottimo e originale, come detto, il Samurai Scarabeo sembra il sesto
dei “Cinque Samurai”, se siete più o meno della mia leva li ricorderete. Ma la
scena migliore resta senza ombra di dubbio lo scontro con il mega scheletro
gigante ricoperto di spade e beccami gallina se i ragazzi della Laika non
hanno pensato a quel capolavoro de “Gli Argonauti” (1963) e l’esercito di scheletri
animati a passo uno del già citato Maestro Harryhausen.

Pensate cosa potrà rispondere lui alla domanda “Com’è andata oggi al lavoro?”.

Questo film ha
fatto pizzicare più volte il mio “senso di ragno” di cinefilo, certo con un
minimo di brio in più sarebbe stato un film migliore, in ogni caso, onore ai
ragazzi della Laika Entertainment che continuano a scegliere soggetti non
banali distinguendosi dagli altri studi di animazione che se la giocano con
cose più facili da vendere al pubblico, ogni riferimento a cose, persone o Minion e puramente voluta.

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