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La babysitter (2017): Supercalifragilistichesplatteroso

Ci sono registi
che per qualche ragione sono nomi piuttosto famosi, anche se armati di
filmografie non proprio rivoluzionarie, filmaker da cui è meglio non aspettarsi
niente se non mestiere e titoli su commissione. Se dovessi fare un cognome per
indicare questa tipologia di professionisti non potrei, perché se penso a McG, mi
manca proprio la materia prima, visto che di solito mi rivolgo a lui chiamandolo
MancaCoGnome.



D’altra parte, che
aspettarsi da uno che è ricordato come il regista del film sulle “Charlie’s
Angels” (2000) e che quando ha avuto l’occasione, diciamocelo, della vita, di
rilanciare la saga di Terminator ripartendo da John Connor, ha regalato al
mondo quella sonora scoreggia nel vento nota con il titolo di Terminator Svalutation, come mi piace
chiamarlo, ma non altrettanto ricordarlo.
Bene, Netflix
prende tutti sotto la sua ala protettiva, se il costo per l’abbonamento è
relativamente basso, allo stesso modo la nota piattaforma accetta tutti, anche
uno come MancaCoGnome, che qui
esordisce con un genere a lui inedito: l’horror.


“Non so da dove cominciare, ma tu vai benissimo così come sei!”.

“The Babysitter”
non è l’horror che vi cambierà la vita, eppure è un intrattenimento un po’
scemo, ma comunque ben fatto, che si gioca un po’ di quegli elementi che ultimamente
nei film dell’orrore tendono a mancare: belle figliole e sangue senza tirar via
la mano. Certo, c’è una certa cazzoneria di fondo diffusa, ma anche tante
citazioni (esplicite o meno) a tutto il cinema buono e giusto che piace alle
ragazzacce e ai ragazzacci che di solito leggono la Bara Volante. Insomma, film
pane, sangue e salame, ogni tanto ci vogliono anche quelli.

Cole (Judah Lewis)
è un po’ grandicello per avere ancora la babysitter, il ragazzo ormai ha quasi
l’età (americana) per guidare un’auto anche se alla guida non è proprio Steve
McQueen, in compenso ha la babysitter che qualunque uomo vorrebbe, non per i
suoi figli, ma per se stesso, si chiama Bee, è fatta a forma di Samara Weaving,
nome che potrebbe dirvi poco, visto che per ora è comparsa giusto in qualche
telefilm, tipo nella particina di Heather alla fine della prima stagione di Ash vs Evil Dead.
Ecco, cosa diciamo
di Samara Weaving? Diciamo che è il motivo per cui inizierete a guardare questo
film e con molta probabilità anche quello che ricorderete meglio di tutta la
pellicola, a vederla così viene da pensare che la casa madre abbia già
rilasciato la nuova versione del software di Margot Robbie, che diciamolo,
ormai è un po’ datata sapete, visto che è nata nel 1990 (gulp!).


Ai lettori della Bara Volante piacciono molto due cose. La seconda sono i film horror.

Samara Weaving è
nel 1992 (doppio gulp carpiato!), per tutto il tempo pare dire “Oh ragà! Se
Margot costa troppo per i vostri film, ci sono qua io”, per lei questo film
è un ottimo trampolino di lancio, visto che nei (succinti) panni di Bee interpreta
il classico personaggio femminile che esiste solo al cinema, o tuttalpiù
nelle fantasie adolescenziali di uno come Cole, visto che la bionda oltre ad
essere guardabile è pure una che sa tutto di fantascienza, infatti i due si
divertono ad immaginare squadre intergalattiche composte dai personaggi dell’immaginario,
tipo un guerriero Yautja dal film Predator,
un uovo di Xenomorfo, il capitano
James T. Kirk, Ripley e il Jeff
Goldblum di Independence day. Insomma,
tutta roba che fa felici i Nerd come noi, no?

Cole a Bee
passano insieme il weekend con la casa libera, visto che i genitori del
ragazzo se ne sono andati, cosa si fa? Quello che fanno i giovani nei film
quando restano soli a casa: ballano! Cavolo, è dai tempo di “Old time rock and
roll” di Bob Seger ballata da un Tommaso Missile in mutande e occhiali da sole in
“Risky business” (1983) che si fa così, no? Oh, occhio al Tommaso che più
avanti torna buono in questo commento.


Ok non ballano su un pezzo di Bob Seger ma il succo è quello.

La prima parte
procede tra MancaCoGnome che fa di tutto per mostrarci Samara Weaving nella sua
avvenenza, intenta pure a limonare duro con un’altra signorina (Bella Thorne)
durante il parapiglia del gioco della bottiglie, organizzato dalla ragazza con
i suoi amici dopo aver messo a letto il pupo che, però, di dormire non ha
voglia, anzi si alza dal letto, come il peggiore degli Alvaro Vitali,
speranzoso di beccare Bee in qualche atteggiamento un po’ disinibito, sapete
una di quelle attività che si fanno non proprio con tutti i vestiti addoss…
Spera di vederla trombare, ok? Quello vuole fare, dai che tanto era chiaro, su.

I casini iniziano
quando il gioco della bottiglia invece di trasformarsi in un’orgia (parola che
Cole deve cercare su “Google” in una delle gag più riuscite del film) diventa sì
un rito, ma più che altro un sacrificio umano dello sfigatello del gruppo, macellato
come un agnello a Pasqua per non si sa quale antico rituale di un librone ancora
più antico stile Necronomicon.


“Rapito e legato ad una sedia da cinque stereotipi, sublime”.

Quindi, un film
che inizia come una commediola adolescenziale in odore di “Scary Movie”,
diventa presto una specie di “Mamma, ho perso l’aereo” (1990) con molto più
sangue, ma con lo stesso numero di “tracobetti” (cit.) e anche un paio di ragni
giusto per ricordarci le disavventure di Macaulay Culkin.

Per essere un
film uscito in ottobre su Netflix, MancaCoGnome
deve aver fatto il pieno di zuccheri per eccesso di dolci e caramelline di
Halloween, la sua regia è proprio così: sopra le righe, pop, con tanto di
scritte che compaiono sullo schermo durante la presentazione dei personaggi, un
po’ come se avesse preso a modello i film di Guy Ritchie.
Eppure, il livello
dello Splatter è più che adeguato, il sangue è copioso, sparato a spruzzi,
quasi sempre addosso al tipo nero della compagnia (altra gag ricorrente del
film), i dialoghi non sono proprio realistici, quindi perfettamente in tono con
tutta l’operazione, ma filano piuttosto bene, la sensazione è quella di stare
guardando una specie di omaggio a film come La Casa, oppure agli slasher con adolescenti della saga di Venerdì 13, ma come
tono l’operazione sembra quasi un revival di tutti quegli horror anni ’90, tipo
i vari “Scream” (1996), oppure “So cosa hai fatto” (1997) che, forse, sono
anche gli Horror che MancaCoGnome
conosce anche meglio.


“Qual è il tuo horror preferito?” (Cit.)

Di fatto, “The
Babysitter” è un’operazione pop che mescola dentro un po’ di tutto: il figo di
turno che insegue Cole a petto nudo, Max (Robbie Amell), sembra una specie di
sosia giovane di Tom Cruise (vi avevo avvisato che sarebbe ritornato!), ogni
trovata splatter è condita da momenti a volte riusciti, a volte un po’ meno, da
commedia che fanno puntare l’ago di tutta l’operazione in direzione della
commedia Horror, ma alla fine il film si lascia guardare. Ribadisco, non è l’horror
che vi cambierà la vita, ma magari quello che vi salverà la serata, quello sì.

Nel calderone
Pop, MancaCoGnome getta dentro di
tutto, da “We are the champion” dei Queen al più classico dei «Giochiamo a fare
la guerra?», citazioni che spero non necessitino di spiegazioni altrimenti
consideratevi banditi da queste pagine!
Se proprio devo
dirla tutta, nel finale abbiamo anche una scena che a me è sembrata un omaggio
grosso così a Christine – la macchina infernale, ora io lo so di essere parecchio ossessionato dal Maestro, però
quella scena lì mi sembra un chiaro omaggio, guardatevi il film e fatemi
sapere.


“Margot vedi di fare spazio che sto in rampa di lancio”.

Insomma, al netto
di un’operazione in equilibrio tra lo slasher e “Scary Movie”, Netflix è
riuscita a prendere per i capelli anche il vecchio McG, per la prossima volta
caro MancaCoGnome, solo due
zollette nel caffè, invece delle quattordici che hai usato questa volta, ma è
già incredibile che non sia arrivato a fine visione con il solito senso di
nausea che i tuoi film mi provocano e non è tutto solo merito di Samara
Weaving, quindi per questa volta vai, ma vedi di fare il bravo.

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