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La bambola assassina (2019): hai un amico in me (Chucky 2.0)

Sarà anche nato in un film che tradotto in Italiano letteralmente significa gioco da ragazzi, ma a casa Cassidy Chucky, la bambola assassina è un argomento serissimo, se volete degli appassionati veri di quel rosso bastardello é a noi che dovete citofonare (ore pasti).

Proprio per questo l’idea di un reboot della saga ha fatto storcere più di un naso qui a casa, anche se la palma dei più incazzati del mondo va, ovviamente, al suo creatore Don Mancini e a Brad Dourif, la voce ufficiale di Chucky. Si sa che le anime del personaggio – giocattolo per bambini con ripieno di spirito di Serial Killer – sono sempre state un problema per Chucky, ma molto più materialmente, la saga è sempre stata idealmente spezzata in due filoni: da una parte i fan che preferivano i film fino al terzo capitolo, quelli intitolati Child’s Play, più vicini a dei classici Slasher, dall’altra gli appassionati del filone più matto del personaggio, inaugurato con il bellissimo La sposa di Chucky 

Ecco, questa “scissione” di Chucky in due è tornata a colpire, perché Don Mancini creatore del personaggio dal 1988 non ha mai smesso di occuparsi di lui, tanto che l’ultimo film della saga (il settimo) è uscito da pochissimo ed insieme alla Universal Picture detiene i diritti sul personaggio e sul nome Chucky. Mentre la MGM ha ancora le grinfie sul primo capitolo e sul titolo “Child’s Play” ed è più o meno dal 2000 che cerca di lanciare un reboot per tornare a fare soldi.

Ecco il nuovo modello, pronto a conquistare il mondo.

Per farlo ha dato il benservito prima a Brad Dourif e subito dopo a Don Mancini che non l’ha presa per niente bene (e si è fatto togliere dai crediti del film) difficile dargli torto. La sua risposta non si farà attendere, pare che sia al lavoro su una serie tv dedicata a Chucky che porterà avanti la storia e, a dirla tutta, sembra un po’ il destino di tante “maschere” dell’Horror con cui siamo cresciuti, è già successo lo stesso ai Critters e, prossimamente, pare anche ad Hellraiser.

Purtroppo, funziona così: è Hollywood, bellezza! E tu non ci puoi fare niente. Così mentre io imito (male) Bogart, sotto i nostri occhi è arrivato questo Reboot, date il benvenuto a Buddi che con un nome così mi ricorda un pezzo abbastanza famoso di ormai parecchio tempo fa.

La notizia vera? Malgrado tutto e malgrado i precedenti (anche recenti) questo Reboot non è così “Reboottante”, fa il suo dovere in modo diligente, guardando al primo La bambola assassina come modello, offrendo ammazzamenti divertenti. Certo, gli manca quel certo non so che, però arrivati ai titoli di coda tutto si può dire, ma non che sia una completa tragedia il che, con i tempi che corrono nel cinema odierno, è già un traguardo non così scontato.

Se il capostipite iniziava con una mamma che risparmiava a fatica i soldi per regalare al figlio una bambola “Tipo bello”, questa versione targata 2019, tiene conto che siamo… Beh, nel 2019 e applica al personaggio una modifica sostanziale: basta Voodoo, dimenticatevi serial killer che invocano Damballa, via tutto! Applicando alla lettera la massima di Arthur C. Clarke – Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia – la nuova magia nel 2019 si chiama Wi-Fi.

Oh! Comunque meglio della critica all’acqua di rose di Terminator Genisys.

La Kaslan, multinazionale del settore che spazia dai robot per la pulizia del pavimento ai dispostivi a cui chiedere un po’ di musica, vende piuttosto bene con la bambola modello “Buddi”, un’intelligenza artificiale totalmente sicura che con tanto di dito luminoso (alla E.T.) può connettersi a tutta la tecnologia di casa via Internet, imparando e assorbendo informazioni come una spugna per garantire un totale divertimento in sicurezza ai vostri figli. Ora, tutto avrei mai pensato, ma mai di vedere Skynet indossare una salopette!

«Solo per curiosità caro bambolotto, dove ti trovavi il 29 agosto del 1997?»

Aubrey Plaza ha un età per cui per interpretare la parte della mamma single spiantata che lavora in un cento commerciale e amoreggia con uno stronzo (pardon con uno “Stronzo vero”) come il rosso Shane, deve sottolineare che suo figlio Andy (Gabriel Bateman) è nato quando lei aveva sedici anni per risultare credibile nel ruolo, ma trattandosi di Aubrey Plaza nei panni della mamma, vi chiedo di andarci piano con un certo acronimo a cui state tutti pensando (sporcaccioni!), facciamo finta di averlo detto e andiamo avanti, ok?

«Oddio sono diventata una MILF!»

Andy non è un bambino, inizia ad essere un po’ grandicello per una bambola Tipo Bello Buddi, vorrebbe un cellulare nuovo, ma tocca accontentarsi di uno di quei bambolotti restituiti al negozio dove lavora mammà, perché difettoso e anche perché tanto, tra pochi giorni uscirà il nuovo modello e tutti quelli che non sono già in fila per un nuovo i-Telefono, stanno aspettando un “Buddi 2”.

Mettici poi che la famiglia Barclay vive in un postaccio dove per strada il meno losco spaccia e nel palazzo anche il tipo che si occupa della manutenzione ha la faccia di un maniaco sessuale capace di nascondere videocamere ovunque per spiare Aubrey Plaza mentre fa la doccia (SPOILER: non si vede nulla, non vi agitate!), forse giocare con questa bambola è un’alternativa migliore.

Si parlava di anime per Chucky, il primo film nasceva come critica satirica al Consumismo salvo, poi, diventare in corsa uno ottimo slasher grazie alla regia di Tom Holland. Il nuovo “La bambola assassina” si gioca il MacGuffin di un programmatore vietnamita, vessato e licenziato dal campo che pensa bene di cambiare la programmazione di una bambola, prima di suicidarsi, dopodiché con un software senza protezioni a fare quello che una volta faceva il Voodooo, il film si concentra tutto su Andy e il suo nuovo tecnologico amico e riesce a farlo anche piuttosto bene.

Va bene che sei giovane, ma non si fa giocare a Risiko un’intelligenza artificiale, non lo hai visto Wargames!?

Non lo avrei mai detto, perché del regista Lars Klevberg avevo visto solo il recente “Polaroid” (2019) un orroricchio adolescenziale fuori tempo massimo (basta il titolo per capire quanto) talmente scontato da non meritarsi più di queste due righe di commento. Eppure, se l’originale Chucky era un piccolo Terminator inarrestabile, la nuova versione è più che altro un programma che al pari di un bambino non capisce nulla, nemmeno la satira e che impara tutto per emulazione, seguendo meno direttive primarie di quante ne aveva Robocop (che ad un certo punto nel film viene anche citato, forse perché anche questa pellicola è prodotta dalla Orion), la sua unica missione è rendere felice Andy, costi quel che costi.

Quando potrebbe prendere il volo questo nuovo “La bambola assassina” si limita a fare un ottimo lavoro, portando in scena ammazzamenti variopinti e molti divertenti, tirando fuori qualcosa dall’apparente mancanza di sentimenti del protagonista, al quale scappa di chiamarsi Chucky, anche se lo chiamano così davvero poco, infatti Andy voleva battezzarlo Han Solo, una bella strizzata d’occhio al fatto che a doppiarlo è solo uno dei più quotati doppiatori degli Stati Uniti d’America: Mark “Luke Skywalker” Hamill.

«Chucky, tirami il dito»

In Italiano, ovviamente, la sua prova viene completamente piallata dal doppiaggio, ma il doppiatore del Joker a cartoni animati, va un lavoro divertito e divertente (ne potente sentire un esempio sul finale del tema del film, firmato da Bear McCreary), il nuovo Chucky non bestemmia come uno scaricatore di porto (purtroppo), ma si limita a ripetere frasi innocue che ha sentito poco prima, che pronunciate nel momento giusto diventano spaventose tipo: «È ora di aprirti, vediamo che c’è lì dentro», ma anche «Questo è per Tupac» che forse in originale suonava più spaventoso, bah!

«Tupac non è morto… a differenza tua»

Lars Klevberg fa un compito più che decente e non tira via la mano quando è ora di mostrare il sangue, il problema arriva da una trama che, nel secondo atto, snocciola alcuni momenti del tutto poco credibili. Tutta la faccenda del “regalo” consegnato alla signora dell’appartamento 408 (casualmente anche madre del Detective Mike, che in questa versione del film ha il volto di Brian Tyree Henry ed è poco più di una spalla comica) richiede un’enorme sospensione dell’incredulità, così come il fatto che gli amici di Andy, nel veder tornare un secondo bambolotto tipo Buddi, proprio nello stesso palazzo, non sospettino NULLA.

Ma poi, andiamo, parliamo di una bambola controllabile da un App sul cellulare, possibile che a nessuno venga l’idea di usarla fin da subito? Qui si vede che la trama è stata scritta da un adulto (o presunto tale: qualcuno sa quanti anni ha lo sceneggiatore Tyler Burton Smith?) perché un ragazzino dell’anno 2019 sarebbe arrivato alla stessa soluzione dopo dieci secondi netti, garantito al limone.

Quando l’App smette di funzionare, delle sane e vecchia mazzate sono l’alternativa migliore.

Superati questi difetti che poi, ammettiamolo, sono comuni a molti Horror, “La bambola assassina”, se non altro, regala due ore di intrattenimento senza guizzi, ma con parecchio sangue e considerando la natura “tecnologica” di questo nuovo Chucky iper connesso in rete, in caso di buoni incassi, non è nemmeno difficile capire come faranno a farlo tornare, ve lo dico prima di tutti, vediamo se azzecco una previsione: backup automatico su Cloud!

Veramente impossibile non notare poi i punti in comune con un altro film piuttosto popolare che ha dei giocattoli come protagonisti, infatti non solo “La bambola assassina” è uscito a ridosso di Toy Story 4, ma la sua (ammettiamolo geniale!) campagna promozionale vedeva il nuovo Chucky impegnato ad uccidere Woody, Buzz e tutti gli altri, forse era dai tempi del primo Deadpool che non si vedeva tanta creatività in fase di promozione.

Quando si dice: Mettere KO la concorrenza.

Ecco, proprio per quello mi viene da pensare che con un po’ più di coraggio e meno referenza verso il modello originale, si sarebbe potuto fare e magari anche riuscire a non fare incazzare Don Mancini. Sì, perché la bambola Buddi è stata realizzata con un misto di vecchi trucchi animatronici e CGI usata con giudizio, l’effetto finale è volutamente retrò, ma forse spaventoso fin da subito (la mia Wing-Woman dice che Buddi somiglia a Kevin Spacey. Storia vera) e decisamente fuori tempo massimo.

Io capisco l’iconografia di Chucky, le lentiggini i capelli rossi, la maglia e righe e la salopette, ma è una bambola credibile come giocattolo degli anni ’80, che funziona quando un oggetto così palesemente fuori dal suo tempo, brandisce un coltello e cerca di tagliarti la gola insultando te, i tuoi avi e tutta la tua genealogia fino all’ultimo dei parenti defunti. Ma nel 2019? Non è un po’ fuori luogo?

«Mi stai dicendo che tuoi essere insultato Cassidy?»

L’idea di puntare tutto sulla tecnologia si è rivelata buona, allora perché non cavalcarla fino in fondo, dando a Buddi, oltre che un nuovo nome, anche un nuovo aspetto, ho pensato alla bambolina dell’episodio con Miley Cyrus dell’ultima stagione di Black Mirror. Non sarebbe stato meglio creare “La bambola assassina” del 2019, con un aspetto adatto a quest’anno? Troppo creativo? Troppo originale?

Ecco, allora cos’è quel “non so che” che mi è mancato, ne avrà anche l’aspetto e anche lui è piuttosto divertente da guardare quando sbudella gente in modo fantasioso, però non ha la personalità di Chucky, gli manca Charles Lee Ray dentro, oppure un po’ più di voglia di osare per davvero.

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