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La bella e la bestia (2017): Ridatemi indietro Gino Paoli, subito!

Mi sembra giusto
chiarirlo, perché poi sembra che lo faccio apposta a parlare sempre male del film del momento, quindi lo scrivo
chiaro e tondo: no, non sono alla ricerca di attenzioni, non mi frega nulla di
fare il bastian contrario a tutti i costi così, perché fa figo. Spero che sia
chiaro, perché poi magari qualcuno si offende.

L’unica mia
priorità è quella di vedere bei film, ovviamente, non è fisicamente possibile,
ma trovo ridicolo che il film del momento sia una brutta copia di uno già
uscito ventisei anni fa e che a tutti (ad oggi questo film viaggia sui 17
milioni al botteghino) vada benissimo così, quindi a costo di risultare pedante
lo ripeto: no, io non odio la Disney a prescindere, però davanti ad un film
come questo mi viene da pormi delle domande. Poi, se vi fa piacere, immaginatemi
pure come Maga Magò mentre impreca contro la luce solare: “Odio! Io odio, odio!
odio!”.



Avrei preferito Mago Merlino, ma per questa volta mi accontento.

“La bella e la
bestia” nel 1991 fu uno dei titoli che confermò il rilancio della Disney
iniziato con “La sirenetta” (1989), la casa di produzione di Zio
Walt cercò di portarlo al cinema per anni, ma ci riuscì davvero solo nel ’91,
compensando il tempo perso con premi e badilate di ex presidenti morti stampati
su carta verde portati a casa.

Lo dico subito:
sono piuttosto sicuro di averlo visto al cinema ai tempi, ma non è mai stato
uno dei miei classici Disney preferiti, quel titolo è saldamente nella mani de
“La spada nella roccia” e “Robin Hood”. Questo remake è riuscito nella notevole
impresa di smuovermi un minimo di orgoglio, di farmi sentire il film del 1991
più vicino, perché a fine visione ho pensato: ma possibile che mi debba salire
il sangue al cervello per il remake di un film che nemmeno mi piaceva così
tanto?!



Libri e scacchi, forse non ho del tutto buttato via il tempo

Capisco anche le
persone che dicono di essersi stufati dei film di super eroi, comprensibile, ne
esce uno al mese, a volte anche due, ma non è nemmeno da sottovalutare il
filone di quelli tratti o ispirati alle fiabe famose che stanno, a loro modo,
seguendo lo stesso andazzo dei loro cugini in tutina aderente, ma procedendo
con l’avanti veloce e con titoli (molto) meno riusciti.

Per quanto mi
riguarda “Alice in Wonderland” di Tim Burton, è stato il peggio del peggio, è riuscito a farmi rimpiangere la migliore versione cinematografica
del romanzo di Lewis Carroll (quella della Disney, visto? Ci sono anche film
Disney che mi piacciono) e il Burton che fu, registra eccentrico e di talento,
non l’arredatore di interni che è diventato oggi
Mi tocca, però (e
lo faccio molto contro voglia) spezzare non dico una lancia, ma almeno uno
stuzzicadenti a favore del film di Burton: nel suo essere orrendo, almeno
tentava di essere una specie di seguito, ok se ne fregava in parte del vero
seguito scritto da Carroll (“Attraverso lo specchio”), ma era un tentativo
timido di novità, mandato in vacca da quintali di faccette di Johnny Depp.



Ma pure lui a faccette mi pare ben messo.

Non mi fate
nemmeno partire a parlare di “Maleficent” (2014) che partiva dal presupposto
di avere una cattiva (cavolo si chiama Malefica di nome!) che poi nel film era
più buona dei buoni, peggio di quei piagnoni della Suicidiosquadra!

“La bella e la
bestia” da questo punto di vista è il crimine perfetto: non puoi davvero
sbagliare se rimandi in sala lo stesso identico film. Infatti, così è stato! Stanno spaccando i botteghini di tutto il mondo, mietendo almeno il consenso
del pubblico. Ora, avete visto il film? Vi è piaciuto tantissimo? Siete usciti
dal cinema felici? A mia volta sono felice per voi, credetemi, dovrebbe essere
sempre così se vivessimo a Disneyland, ma io che in una fiaba al massimo potrei
fare l’Orco scorbutico tipo Shrek (a voler essere ottimisti) mi chiedo: a cosa
serve un’operazione del genere?
La trama non
serve raccontarla, avete visto il film del 1991? Ecco, è uguale, le canzoni? Le
stesse, l’unica differenza è l’aggiunta di un personaggio omosessuale, non
dichiarato chiaramente, ma nei modi di fare che a me sono sembrati dei cliché
al limite (ed oltre) quelli dello stereotipo, ma in Russia, Malesia e in un
cinema del Kansas (gestito da uno che ha sicuramente votato Trump) il film è
stato bandito (storia vera), però non ho sentito nessuno lamentarsi dello
stereotipo, a parte io, che sono un orco cattivo.



“Non li vogliamo gli uomini sessuali nel vostro cinema”, “Baciamo stupido”.

Visto che mi sono
impantanato del discorso minoranze, la Belle di questo film non ne esce
benissimo. Ok, è una giovane ragazza indipendente che alle avance di Gaston
(Luke Evans, che ancora non si è deciso che attore vuole essere da grande)
preferisce di gran lunga una biblioteca piena di libri. Come darle torto,
visto che le attenzioni di Gaston nel film sono al limite dello Stalking, del
maniaco sessuale che ti segue la sera in metropolitana, roba del tipo “Mi
rifiuta perché mi vuole”? No, sul serio, avrei voluto entrare nel film tipo Last Action Hero, solo per dare a Belle
dello spray anti aggressione e, magari, anche uno sfollagente da tenere in
tasca, non si sa mai.

“Gaston ti avverto, conosco il Krav Maga… che non è un personaggio della Disney”.

Sarò mal pensante
io, ma quando Belle vede la fornitissima biblioteca, nell’enorme castello della
Bestia, inizia subito a vederlo un po’ più carino di come la (pessima) CGI lo
mostra, inquietanti segnali di somiglianza con il “Femminismo” (virgolette
obbligatorie) della protagonista di “Cinquanta sfumature di nero” (sì, perché ho
visto pure quella porcata!): sono bella giovane ed indipendente e voglio
far carriera con le mie forze, ma va bene lo stesso se il mio fidanzato
milionario compra l’azienda dove lavoro e mi nomina nuovo capo.

Capite cosa
intendo? Due film (brutti) che hanno incassato un sacco, mostrano protagoniste che
più che femministe, mi sono sembrate femministe di plastica, figlie di un’epoca
in cui Hollywood pretende eroine nei film, solo per un buonismo di facciata.
Poi, siete liberi di pensare che io sia afflitto da gretto materialismo
maschilista (citando gli Elii) e magari pure un Hater della Disney, ma trovo
comunque spaventosa questa tendenza.



Visto che ormai ho sbracato, tanto vale che me la ballo…

Il film? Che vi
devo dire? E’ uguale, ma molto più noioso, non aiuta nemmeno che duri 129 minuti
(contro gli 89 della versione a cartoni animati), già sapete che io con i film cantanti ho più di un problema,
qui più che il mio solito fastidio da canzone, mi è preso un fastidio da dejà vu, perché anche le canzoni sono proprio le stesse del film originale e qui
metteteci pure la mia insana passione per Gino Paoli che non aiuta a farmi
stare simpatico questo film.

Gino Paoli con
la figlia Amanda Sandrelli, cantava la versione italiana del tema principale
del film. Ora, non pensiate che io normalmente mi spari in cuffia i brani di
Gino Paoli, ho altri gusti, però da quando ho scoperto che il buon
Gino ha un proiettile nel cuore (storia vera), ho deciso immotivatamente di
mitizzarlo e poi parliamoci chiaro: la versione di Ariana Grande e John Legend
non gli allaccia nemmeno le scarpe al grande Gino!



Non so come si dica “Bitch please” a Monfalcone, ma il senso è quello…

Tutto mi è stato
chiaro quando ho realizzato che a dirigere tutta questa mera operazione di
marketing, c’è il solito regista connivente, il mio vecchio amico Bill Condon,
l’unico che ha avuto il fegato di dirigere non uno, ma ben DUE film di Twilight
(Breaking Dawn, parte 1 e parte 2), quindi propenso a calarsi le braghe davanti
ai soldi di una Major.



“Beh se si cala le braghe così, quasi quasi…”.

I risultati si
vedono, gli attori sono quasi tutti sprecati, il doppiaggio italiano ci fa
perdere le prove vocali di Ewan McGregor, Stanley Tucci e Ian McKellen, in
compenso, ci lascia con una Emma Watson spaesata, magari nella versione
originale caccia fuori una voce meravigliosa, purtroppo non lo so, ma la Watson
continua a confermarsi un vuoto pneumatico di carisma, almeno per me, se volete
aggiungere anche “Hater di Emma Watson” alla lista, fate pure.

E’ nell’uso
della computer grafica che il film va sotto bevendo dall’idrante contro il
cartone animato originale: teiere, candelabri e orologi in CGI perdono lo
scontro diretto con le loro contro parti realizzate con vecchia animazione 2D,
ma è proprio con il personaggio della Bestia che il film del 2017 fallisce
completamente.



Uhm impressionante, non potresti fare nemmeno lo spaventatore di “Monster & Co.”

La Bestia di
questo film è inconsistente, sarà pure un bestione cornuto, ma si muove come se
non avesse una massa, un peso, nell’unica scena di “azione” nel finale si vede chiaramente,
la Bestia fa un salto e non smuove nemmeno la neve su cui atterra. Il risultato
è che l’occhio lo percepisce così finto e distante dagli attori in carne ed
ossa, da non superare la prova della mia sospensione dell’incredulità. La cosa
pazzesca è che mi sono rivisto Bigfoot ei suoi amici, pochi giorni dopo aver visto questo film ed è assurdo che degli effetti speciali (se pur fatti da sua maestà Rick Baker) vecchi di trent’anni,
siano migliori della costosa computer grafica moderna.

Ma mi rendo conto
che è un dettaglio (chiamalo dettaglio!) che guardo solo io, perché i pareri
che sento e leggo in giro su questo film sono gli stessi “Bellissimo! E’ uguale
al cartone animato!” e allora io dico: porco mondo! Ma perché non ti riguardi
il cartone animato? Mannaggia!



Trova le dieci piccole differenze.

A chi serve un
film così? Al pubblico che si mette in coda in sala, invece d’infilare il DVD
del vecchio film nel lettore? Alla Disney per tirare fuori dai magazzini i vecchi
gadget del 1991 con cui riempire i Disney Store del mondo? Non costa di più
rifare un film che rimandare in sala quello originale?

Eppure, sta
incassando, il pubblico è felice, quindi è un problema solo mio, ma mentre
guardavo ‘sta roba pensavo che il prossimo passo cosa sarà? Uno scazzato
Robert De Niro tutto dipinto di blu che interpreta il genio della Lampada di “Aladin”?
Michael
Fassbender con le orecchie posticce nei panni dell’astuto Robin Hood, impegnato
a salvare Nottingham dal vile principe Giovanni Bryan Cranston? Con Bruno Mars
nel ruolo di Cantagallo? Il potenziale è infinito, oppure è finito, nel senso
di Game over man!



“Io in realtà voglio fare il vile principe Giovanni”.

Una storia come “La
bella e la bestia” è un tale archetipo narrativo che se pur ripetuto, potrebbe
comunque sempre generare qualcosa d’innovativo se solo si volesse farlo, un
film fotocopia come questo, secondo me, non serve a nulla. Ora venite a dirmi
che non era meglio “La bella e la bestia” con Ron Perlman e Linda Hamilton, ma
poi di che sto parlando? Quella era la mia incarnazione preferita della storia!
Altro che Disney, ma va va…

Disney tzè! Questi due sono ancora imbattibili!
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