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La casa dei 1000 corpi (2003): capitani (Spaulding) oltraggiosi

Rob Zombie è riuscito a realizzare il sogno segreto di qualunque appassionato di Horror, vivere eternamente nella settimana di Halloween, il giorno della marmotta a fine ottobre invece che inizio febbraio. In vista dell’uscita del suo nuovo film 3 from Hell, diamo una ripassata ai due capitoli precedenti! Non credo abbia più bisogno di troppe presentazioni il nostro Roberto Non-Morto, cantante dei White Zombie e poi solista con il pallino per la regia e i film dell’orrore, uno che ha dedicato la vita e la filmografia al giorno di Halloween, omaggiato in maniera esplicita ma anche numerica.

Il suo esordio come regista di lungometraggi è la diretta continuazione della sua esperienza come regista di videoclip delle sue canzoni, che hanno tutte dei titoli già pronti per diventare dei film horror, “living dead girl”, “Jesus Frankenstein” anche se quella scelta come film d’esordio è stata House of 1000 Corpses.

Voi lo chiamate Halloween, lui lo chiama lunedì-martedì-mercoledì-giovedì-venerdì-sabato-domenica.

Film dalla produzione abbastanza snella, ma dalla distribuzione complicata, finito di girare nel 2000 con un budget di sette milioni di fogli verdi con sopra le facce di altrettanti presidenti defunti, i casini per Zombie sono iniziati dopo. Un lungo braccio di ferro con la Universal che reputandolo troppo violento non voleva distribuirlo, a cui niente è valso rigirare alcune scene (come l’omicidio iniziale a colpi di ascia) in due versioni, con e senza sangue (storia vera). A salvare la pellicola da un’uscita diretta sul mercato dell’Home video ci ha pensato la Lions Gate Films, portando a casa anche qualche soldino, diciassette milioni di dollari per un film solo da distribuire sono comunque un affare.

Il film vede la luce il buio delle sale nel 2003, quando l’ho visto io al cinema, per altro a poche settimane di distanza dal famigerato “House of the Dead” di Uwe Boll. Se ve lo state chiedendo si, ho visto anche quello al cinema (storia vera).

Per una settimana è diventato un tormentone con i miei amici (storia vera)

“La casa dei 1000 corpi” ha la trama più canonica della storia degli Horror, gruppo di ragazzotti che fanno da carne da macello – il più caratteristico è Rainn Wilson, ancora mi chiedo come ci sia finito qui – e dopo la classica deviazione sbagliata finiscono nelle mani di un branco di pazzi. Il modello per Rob Zombie è chiarissimo, la famiglia di assassini di Non aprite quella porta, anzi a voler essere proprio precisi il nostro Robertino si rifà in tutto e per tutto a “Non aprite quella porta – Parte 2” (1986) film senza la quale Zombie probabilmente oggi farebbe ancora solo il cantante, se non proprio che so, l’idraulico.

«Di un po’, ti piacciono i film di Tobe Hooper?»

Bill Moseley, che qui interpreta Otis B. Driftwood, arriva proprio dal film di Tobe Hooper, dove interpretava il fratello di Faccia di cuoio. Senza girarci troppo attorno “House of 1000 Corpses” rivolge tutta la sua attenzione ai cattivi, che sono ben più coloriti e caratteristici dei protagonisti, un cambio di punto di vista che diventerà evidente nel secondo capitolo, e che se ci pensate è abbastanza logico per uno che vive eternamente nella settimana di Halloween, probabilmente da quanto è nato.

Infatti sono i cattivoni quelli che restano più impressi, a partire dalla notevole scena iniziale ambientata il 30 ottobre del 1977, dove facciamo la conoscenza di quel mito del Capitano Spaulding, un gentil uomo del sud che campa vendendo pollo fritto e “memorabilia” a tema horror, truccato come l’incubo di ogni Coulrofobico. Ad interpretarlo è il grande Sid Haig, una vita da faccia brutta al cinema, a cui però proprio Rob Zombie ha regalato forse il ruolo più celebre.

«Mettiamo un bel sorriso su quel faccino!» (Cit.)

Il Capitano Spaulding – come verrà dichiarato apertamente nel secondo capitolo – è uno dei nomi dei personaggi scelti da Rob Zombie per rendere omaggio ai Fratelli Marx, solo che parla con i caratteristici dialoghi del nostro Roberto, tutti infarciti di ogni variante possibile della parola “culo” vi possano venire in mente, e frasi di culto tipo: «Più la presa è tonda, più la spinta affonda». Insomma un eroe delle classe operaia il nostro Capitano Spaulding, uno con John “Il Duca” Wayne tatuato sull’avanbraccio, che durante una rapina al suo negozio, risulta molto più pericoloso (e pazzo!) degli improvvisati rapinatori.

Dopo un inizio così, verrebbe da pensare che gli sprovveduti ragazzi in viaggio per l’America in cerca di stramberie locali finiti del suo emporio, siano in pericolo, vero ma non è completamente esatto visto che il Capitano Spaulding è il primo strato del carotaggio nella follia a chilometro zero in cui si imbatteranno i poveretti, attratti dalla leggenda del Dottor Satana, pazzoide locale finito, si dice, appeso per il collo ad un albero poco distante.

Il cinema di Roberto Non-Morto in tre parole (che non sono sole, cuore e amore)

Il giretto nel tunnel dell’orrore del Capitano Spaulding è solo la versione edulcorata di quello che accadrà ai personaggi nel finale, che nel tentativo di cercare il famigerato albero, decideranno di dare un passaggio alla bella Baby Firefly (Sheri Moon, che allora non era ancora la signora Zombie, ma lo sarebbe diventata a breve), peccato che quanto ti piace una, devi sobbarcarti anche la sua famiglia, è quella di Baby è composta da una ragguardevole banda di pazzi.

Tra questi spicca mamma Firefly, interpretata dalla mitica Karen Black, che non era così macabra dai tempi di beh, “Ballata macabra” (1976) e qui interpreta una specie di Morticia Addams del profondo sud, solo che al posto di Pugsley e Mercoledì, come figli si trova Baby e Tiny, interpretato dai quasi due metri e trenta di Matthew McGrory.

Dietro ad un grande pazzoide degli horror c’è sempre un grande mamma (chiedete conferma a Jason)

L’impegno di Rob Zombie è tutto per far brillare la sua banda di pazzoidi, con le solite inquadrature “a posteriori” sulle parti migliori di Sheri Moon, e una serie di scene e scenette che vanno dal matto (la cena di Halloween indossando le maschere) al decisamente degenerato (le creazioni di Otis), in un acido crescendo di follia, che raggiungerà il suo massimo quando entrerà in scena il famigerato Dottor Satana.

Dicono che nella vita sia importante averlo. Sheri Moon lo ha!

La regia di Roberto Non-Morto sembra la continuazione dei suoi video musicali, fotografia acidissima, scene intervallate da inserti pescati un po’ da ovunque, anche da qualche film (tipo “Al di là del mistero” 1944, con Boris Karloff). Verrebbe da etichettarlo come un esordio “videoclipparo”, ma bisogna dire che Zombie maneggia già discretamente il ritmo di un lungometraggio, gli 89 minuti di “La casa dei 1000 corpi” filano via belli lisci, ma più di così però non aspettatevi altro, se volete l’originalità dovrete andare a suonare al campanello di altre case.

Quello che trovo significativo e che a mettersi sulle tracce dei ragazzi scomparsi, siano un paio di sbirri locali, anche loro ben messi a “facce brutte”, i baffoni di Tom Towles troveranno il modo di tornare anche in altri film di Rob Zombie, Walton Goggins invece qui si deve accontentare della parte dello sbirro giovane. Riesce a bucare lo schermo lo stesso ma è quasi un peccato, con il suo accento del sud e quella faccia da matto, avrebbe potuto puntare a recitare in tutti i film di Roberto Non-Morto da qui all’infinito!

«Vic dove sei? Vieni a salvarmi ti prego!»

Come tutti i film di Rob Zombie, anche “House of 1000 Corpses” finisco sempre per rivedermelo con cadenza abbastanza puntuale, la sua forza sta proprio nell’amore sconsiderato di Zombie per i suoi diabolici personaggi, una banda di disadattati che sono puro materiale da film Horror. Il difetto resta che l’operazione pur omaggiando alla grande tanto cinema degli anni ’70 a partire da Tobe Hooper (ma nella sparatoria al rallentatore con musicotta allegra a metà film, ci sono anche tracce di Sam Peckinpah), non ha la stessa potenza delle fonti da cui trae ispirazione.

Resta un (doppio) giro nel tunnel dell’orrore, una dichiarazione d’amore sentita, a tanto cinema orgogliosamente brutto, sporco e cattivo degli anni ’70, fatto da uno che arrivato finalmente a dirigere un film dopo averne visti tanti, un’ansia di omaggiare che non inventa molto, infatti per vedere qualcosa di meno legato alle fonti d’ispirazione (e anche un po’ più originale), bisognerà aspettare il prossimo capitolo, in arrivo a breve su queste Bare. Perché oh! Rob Zombie terrà sempre il calendario fisso sulla pagina di ottobre, ma quando si tratta di svolazzare nell’horror, anche questa Bara ha qualcosa da dire.

Sepolto in precedenza martedì 22 ottobre 2019

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