
Mi viene sempre in mente Chris Rock, presentatore della cerimonia dei VMA nel 2003 che fa la sua, beh, sparata, sul disco di 50 Cent, pubblicizzato parlando della musica? Di chi lo produce? No, l’unica forma di promozione attorno al disco era ripetere ossessivamente che avevano sparato nove volte al rapper.
“Evil Dead Burn”, reso in uno strambo Paese a forma di scarpa con un nuovo titolo, sempre più bizzarro (non avrebbe senso iniziare anche noi a chiamarlo Evil Dead?) è stato pubblicizzato così: chi lo dirige? Il più gore della saga! Ok, ma di che parla? Il più gore della saga! Va bene, ma la tram… Il più gore della saga!! Sapete che vi dico, non è mai un buon segno quando succede.

Un proverbio, se non ricordo male cinese recitava: per non ingelosire gli dèi, in un’opera perfetta, metti almeno un difetto. Il difetto nell’opera perfetta che risponde al nome di Sam Raimi è il suo lavoro come produttore, se leggo “Prodotto da Sam Raimi”, il mio senso di ragno pizzica, anche se trovo non nobile, ma nobilissimo, il fatto che il regista del Michigan continui a dare spazio e possibilità a registi emergenti dalla scena Horror, ecco perché con i compari di sempre Robert Tapert e Bruce Campbell, abbiamo un nuovo “La Casa”, affidato al francese Sébastien Vaniček, quello dei ragni di Vermin.
Uff! Devo davvero farvi la premessa di quanto io sia appassionato della saga? No dai, spero che dopo tutti questi anni di Bara Volante e post su ogni singolo capitolo della trilogia, io mi sia almeno guadagnato il credito di non dovermi giustificare, ma anche l’onere di dover passare subito al lavoro sporco: “La casa: il rogo del male” è competente e dimenticabile in parti uguali.

Credo che in questo momento, al pubblico, generalista sì, ma anche quello dei fanatici di Horror, interessi solo vedere i Deadites, i posseduti mostruosi di “Evil Dead” stanno a questa saga come Darth Vader a quella a Guerre Stellari. Non importa se viene sfornato un nuovo titolo della saga di Star Wars di dubbia o infima qualità, se compare Darth Vader sarà bello in automatico. Più di una persona, in varie conversazioni mi ha detto di aver amato Lee Cronin – La mummia, perché somigliava ad un capitolo di “Evil Dead”, fotte seghe che avrebbe dovuto esserci dentro, beh, una mummia (storia vera).
D’altra parte Lee Cronin ha rifatto altrove quello che aveva già fatto in La casa – Il risveglio del male, altro titolo che continua a scapparmi di mente, per quanto io l’abbia trovato competente ma usa e getta, anche rivedendolo, divertente, ma mi dice davvero poco e mi fa prudere il naso quella strizzatona d’occhio ai fan infilata nel finale, tra poco ci torneremo.
Ormai la saga di “Evil Dead” è diventata quasi antologica, cambia il regista, cambia di poco l’ambientazione, protagonisti nuovi ad ogni capitolo, poi spunta il libro, ovviamente i Deadite (… E tutti sono felici) e la formula si ripete come la maledizione del Necronomicon. Dopo il prologo che di gioca tutti questi elementi, facciamo la conoscenza di Alice (Souheila Yacoub davvero bravissima), donna costretta a ritrovarsi nella casa di campagna, con la famiglia di suo marito scomparso da poco, per via di un incidente stradale di cui per altro, Alice si sente anche piuttosto colpevole. Ovviamente poro nonno aveva fatto studi sul libro, avete già capito no? Bene, andiamo avanti.
Il funerale sarà l’occasione per riaprire vecchie ferite, dinamiche familiare storte, dissapori, insomma un vero orrore, come solo le riunioni di famiglia possono essere e poi beh, arrivano le creature del Necronomicon, ma dopo essere costretti a stare in famiglia, sono quasi il problema minore.

Diciamolo subito, se il film è stato pubblicizzato con “Gore! Gore! Gore!” è perché il sangue non manca, le teste staccate, la cera di candela rovente bevuta a goccia tipo chupito e tutto quello che sarebbe lecito attendersi (ma anche di più!) da “Evil Dead” lo troverete, insieme ai Deadite, quindi è già partita la solita canzone su Infernet: «Il più bel capitolo dei tempi di…» Perché proprio come “Star Wars” la novità deve essere per forza il più bello o il più brutto di sempre. Che palle, si può dire che palle? Che palle!
Sébastien Vaniček fa un ottimo lavoro, sa come muovere la macchina da presa in modo dinamico, si inventa inquadrature tutte matte che, insieme all’ottima prova di Souheila Yacoub fanno di “La casa – il rogo del male” un film più bello del suo titolo italiano, ma tutto risulta molto scollato, sfilacciato, per assurdo ben poco in stile “Evil Dead”. Mi hanno intelligentemente suggerito (ciao Cinzia) che somiglia più ad un film su Amityville, sono d’accordo, per via di tutta la questione dei familiari posseduti e delle dinamiche tra parenti, ma ci aggiungo il carico.
Secondo me il titolo italiano corretto avrebbe dovuto essere “Evil Dead – Quel mostro di suocera”, perché proprio il personaggio della vecchia, in versione horror, è quello a cui il film si aggrappa, cercando di tirare fuori momenti di umorismo nero, che non so nemmeno se definire umoristici, non è un caso se una delle due scene dopo i titoli di coda, sia tutta dedicata alla vecchietta.

Non so come sia successo che “Evil Dead” sia passato dalla saga in cui la creatività, le scelte (anche di regia) matte e l’anarchia generale, abbiano lasciato il passo ai METAFORONI, cioè, lo so, è colpa di quella scoreggetta di remake, quello firmato da Fede Álvarez che lo so! Lo so! Lo amate tutti perché ci sono i Deadite, la gente che si affetta la lingua, ma ho sempre trovato una porcheria anche per come gestisce (male) il METAFORONE della disintossicazione. Il successo di quel remake ha fatto sì che la gente abbia ignorato la serie tv, dando campo libero a film in cui, a turno, bisogna trattare un tema, inoltre ho il sospetto che molti vedano l’umorismo come fumo negli occhi, vogliano i loro prodotti del cuore trattati in modo serissimo, quasi greve… Ma allora perché vi piaceva Evil Dead che cavalcava il registro del grottesco fin dal primo capitolo? Mistero!
“Evil Dead Burn” poteva essere un bel dito medio sventolato davanti alla faccia dei valori della famiglia, invece è un film che scambia l’elencare (ancora, ancora e poi ancora) i traumi dei personaggi per profondità, e che pensa che dover parlare dei grandi temi, quelli associati all’aggettivo “tossico” (che ormai si usa per tutto, tranne per i rifiuti) sia il suo obbiettivo principale. Sarà un caso se da tre capitoli a questa parte (remake compreso) da questa saga non emerge una protagonista o un protagonista carismatico che sia uno? Ma se io non ho qualcuno a cui aggrapparmi, qualcuno, chiunque, che vorrei vedersi salvare da questo orrore infinito, che ci sto qui a fare? La risposta è naturale, a contare quanti Deadite ci sono nel film e a sentirmi dire che è il più “Gore! Gore! Gore!” di tutta la saga. L’associazione di idee più semplice, rimanda subito alla New French Extremity, perché e il regista di un Horror è francese va citata, come pare obbligatorio citare Cronenberg se si tratta di un Body Horror, anche se la CGI pezzente è quella che mi è balzato più agli occhi, specialmente nell’ultimo atto del film, l’altra frase fatta che sto amando (sapete che io vado pazzo per le frasi precotte applicate al cinema) è: «Il più europeo di tutti gli Evil Dead», ora spero che Raimi scelta un regista orientale per il prossimo capitolo, solo per leggere un’altra frase fatta.

Il capitolo precedente, sceglieva questa via e poi, molto ruffianamene (proprio come il remake) si giocava una Ash in gonnella con motosega per dare un contentino ai fan. Ho apprezzato molto che Sébastien Vaniček non lo abbia fatto, “Evil Dead Burns” è molto più coerente come titolo della sua filmografia, piuttosto che come nuovo capitolo della saga di cui fa parte, almeno fino alla seconda scena dopo i titoli di coda, quella sì, una concessione bella grossa ai fan, guarda caso che succede, torna Bruce Campbell? No, una scena che ruota intorno all’ennesimo Deadite, in una saga che ha sacrificato la creatività, anche la follia, in favore di una formula collaudata e tanti METAFORONE. Nasci incendiario e muori da pompiere.
I 109 minuti di “La casa – il rogo del male” scorrono via veloci, non ci si annoia, ma sono sicuro che tra tre giorni, già nella mia testa, lo confonderò con il capitolo precedente, ma tanto per quanto riguarda “Evil Dead” sono un Don Chisciotte e verrò tacciato di ogni tipo di ‘ismo possibile. Proprio per questo, vi dico che dovreste vedere o rivedere il miglior remake di Evil Dead possibile, ovvero Deadstream, che aveva quel livello di follia e creatività che ormai non si trova quasi più nella saga ispiratrice.


Creato con orrore 💀 da contentI Marketing