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La cosa – Inferno di ghiaccio di John W. Campbell Jr. (2022): indovinate COSA ho letto di recente?

Nel mese di maggio,
il mensile Urania sul suo numero 232 ha pensato di farmi un regalo, così come a
tutti gli appassionati di fantascienza, da Carpenteriano nell’anno del quarantesimo
compleanno di La Cosa, non ho proprio potuto resistere.

Nato a Newark nel
1910, John W. Campbell Jr. è sempre stato un personaggio che definire
pittoresco sarebbe peccare di ottimismo, il suo amore per la scienza e la
fantascienza sono cominciati già in giovane età, un lungo periodo passato a
scrivere parecchio. Ma come accade spesso le storie hanno genesi lunghe e
complicate, quella più celebre scritta da John W. Campbell Jr. gettava i suoi
primi semi nel racconto “I ladri di cervelli di Marte”, considerato ancora
troppo derivativo rispetto alle fonti dell’autore, che di sicuro non si è dato
per vinto.

Ripescando il titolo
di un altro suo vecchio racconto, “Frozen Hell” era la prima bozza davvero
valida della storia, circa 85 pagine suddivise lungo otto capitoli, bocciate
dagli editori per via di una prima parte forse eccessivamente tecnica, in cui l’autore
di dilungava ad esporre il differente funzionamento di bussole e magneti in
prossimità dei poli, accurato per una storia ambientata in Antartide, ma un po’
noioso per il lettore medio di riviste come “Astounding Stories”.

La svolta arrivò nel
1937, quando John W. Campbell Jr.
subentrò alla direzione della rivista che curò fino alla propria morte, cosa
fece appena arrivato? Essenzialmente due COSE (scusate, non ho resistito) la
prima cambiare il nome della rivista in “Astounding Science Fiction”, la
seconda pubblicare in forma definitiva il suo racconto “Who Goes There?” anche noto
come “Chi va là?” ma decisamente più celebre con il titolo di “La
“cosa” da un altro mondo”.

Campbell nel luogo dove ha passato più tempo, la scrivania a scrivere.

Campbell inaugurò la
cosiddetta “epoca d’oro” della fantascienza che caratterizzò gli anni
quaranta e cinquanta del Novecento, la sua “Who Goes There?” è ancora
considerato un classico della fantascienza, ma le storie dello scrittore furono
d’ispirazione per autori come A. E. Van Vogt e Edmond Hamilton e al pupillo di
Campbell, Isaac Asimov. Per decenni dalle pagine di “Astounding Science Fiction”,
l’autore scrisse editoriali al vetriolo su tutte le sue principali passioni, ma
anche sulle sue teorie sulla vita aliena e sulla Terra, che nel corso degli anni
riuscirono a fargli guadagnare ogni genere di etichetta, tutte selezionate tra
le meno edificanti che vi possano saltare alla mente, bisogna dirlo.

Ma “Who Goes There?”
era una versione alleggerita del
manoscritto originale, cinque capitoli a cui Campbell aveva mozzato la testa, i
primi tre iniziali, per rendere la trama e la lettura più snella, fu solo
grazie ad una raccolta fondi nel 2019 che l’originale manoscritto di “Frozen
Hell” spuntò fuori dal cassetto dove era finito, con la traduzione di Fabio
Feminò (autore anche di una corposa postfazione sulla vita dell’autore) è riemerso
dai ghiacci e pubblicato per la prima volta in italiano sul numero di maggio
2022 di Urania, completato dal racconto “La voce dell’ignoto”, un altro dei
viaggi spaziali scritti da John W. Campbell Jr.

Copertine di un certo livello.

Avevo già letto “Who
Goes There?” nella versione disponibile fino a qualche settimana fa, ed è stato
ancora più divertente affrontare anche questa “versione estesa” della storia,
dove l’approccio scientifico di Campbell si avverte tutto ma la lettura resta
piacevole e veloce, anche con i tre capitoli iniziali inediti.

Bisogna dire che il
film del 1951, “La cosa da un altro mondo” diretto da Christian Nyby e dal
maestro Howard Hawks, non accreditato ma attivissimo durante la produzione,
riprende solo lo spunto di base della storia e in parte la dinamica del
ritrovamento tra i ghiacci. Posso confermare che la versione di John Carpenter
è molto più aderente al racconto originale, non solo perché recupera molti dei
nomi dei protagonisti, ma anche per una porzione delle dinamiche tra personaggi, Howard
Hawks ne aveva fatto una metafora sull’invasione Comunista, oltre ad aver
cambiato la natura della Cosa in un essere vegetale non telepatico come nel
racconto.

Carpenter e il suo sceneggiatore
Bill Lancaster sono stati molto più aderenti al racconto originale, farina del
loro sacco invece è il finale, solo uno dei migliori diretti da Carpenter (esperto in
gran finali per i suoi film), anche se devo dire che la conclusione da “proiettile
schivato” di Campbell mi è piaciuta molto, mantiene alto il livello di ansia
anche nelle ultime pagine del racconto, solo che nel confronto con la versione di Carpenter la sua Cosa è per certi versi anche meglio dell’originale. 

In ogni caso, ben
felice che Urania abbia offerto a tutti noi Carpenteriani la possibilità di
aggiungere alla collezione questo racconto, la Cosa mi conquista sempre, in
ogni fase della sua evoluzione.

Visto che siamo in tema, vi ricordo lo speciale dedicato al Maestro e la pagina del faccio libro de Il Seme Della Follia – Fan Page italiana dedicata a John Carpenter.

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