
L’estate del 1985 è stata piena di ragazzini alle prese con roba scientifica, a ben guardare l’onda lunga del successo di E.T. – L’extraterreste aveva generato una corsa agli armamenti da parte di tutte le case di produzione, l’ordine di ogni scuderia era lo stesso: sfornare roba con ragazzetti. Solo che alla Universal avevano un’arma segreta che rispondeva al nome di John Hughes.

Dopo aver mandato a segno il suo primo film “Sixteen Candles” (1984), ottimo per farsi le ossa e con una buona fetta della sua poetica – e dei suoi attori feticcio nel cast – il geniale sceneggiatore e ormai regista di Chicago era pronto a sfornare una trama che gli stava molto, ma molto a cuore, il mezzo ricatto a cui ha dovuto sottostare era proprio la direttiva di scuderia della Universal, perché in cambio di “Weird Science”, scritto in due settimane dal vulcanico Hughes pescando dall’albo a “made of the future” di Al Feldstein, pubblicato dalla EC Comics negli anni ’50 di cui il produttore, Sua Maestà Joel Silver aveva acquistato in blocco i diritti per evitare ogni genere di problemi, il nostro John ha avuto in cambio carta bianca per girare il suo Breakfast Club, salvo poi dover combattere con la solita Universal, asserragliata fuori dalle porte del liceo dove stava girando, per mettergli fretta, la scuderia non poteva attendere (Storia vera).
Anthony Michael Hall ha fatto carte false per tornare ad essere diretto da Hughes, ma un elemento chiave della riuscita e del successo del film, che ha contribuito al suo marchiarsi immediatamente a fuoco nell’immaginario collettivo sono state le gambe chilometriche di Kelly LeBrock musiche degli Oingo Boing, se per caso non foste a conoscenza del nome del rosso con lo sguardo da psicopatico che cantava nel celebre gruppo, si tratta di un certo Danny Elfman, non un omonimo, ma proprio QUEL Danny Elfman, che si stava giocando gli ultimi colpi del suo gruppo prima di passare in pianta stabile al cinema.
“Weird Science”, da noi adattato dando ben più attenzione alla sua protagonista – come se ci fosse modo sulla Terra di farla passare inosservata – perché sì, a noi abitanti di uno strambo Paese a forma di scarpa ci sono due cose che ci piacciono, la seconda è il cinema. Come posso riassumerlo per chi non lo avesse mai visto e magari provasse a farlo oggi, all’alba del suo compleanno per i suoi primi quarant’anni? Mettiamola così, Hughes nel suo essere più avanti dell’avanguardia aveva già fatto un film su chi si innamora dell’I.A. e allo stesso tempo, aveva portato in scena una fantasia adolescenziale demente e spassosissima, anche rivedendolo in occasione della festa, sembra un grosso cartone animato sì, ma demente, una sorta di Mary Poppins con Lisa al posto della bambinaia volante, perché parliamoci chiaro, da bambini potevano andarci benissimo le canzoni di Julie Andrews ma da adolescenti, decisamente meglio avere un’amica fatta a forma di Kelly LeBrock, che prende due sfigatoni come Gary (Anthony Michael Hall) e Wyatt (Ilan Mitchell-Smith) e li trasforma o meglio, li spinge oltre la soglia perché alla fine, fanno davvero tutto loro in questo spericolato romanzo di formazione. Però demente.

I due ragazzi sono talmente sfigati che come bullo scolastico hanno Robert Downey Jr. che li smutanda in palestra ad inizio film e che li ricopre di frullato nel centro commerciale, dove per altro, in alcuni passaggi televisivi del film, la successiva sfilata di Lisa, sulle note del pezzo reso celebre da “Pretty Woman” è stato sostituito dagli Oingo Boingo, per sentire Roy Orbison reintegrato nel film, abbiamo dovuto attendere l’home video (Storia vera).

Come ho iniziato il 2025? Con dolore e sofferenza ok, ma anche con il compleanno di una delle più iconiche donne nate da due uomini della storia del cinema, La moglie di Frankenstein è proprio uno dei film che i due sfigatoni guardano in tv mentre – come noi – sono impegnati a disquisire di film Horror, è quello che fornisce loro l’idea, una creatura di Frankenstein ma più carina e mettile un cervello, così ci giochiamo a scacchi. Perché tanto lo spunto è proprio quello scelto da Hughes, un’altra donna creata da due uomini sulla base di un Mambo Jumbo informatico inspiegato ed inspiegabile (o al massimo, fatevi bastare il rituale dei reggipetto in testa e della bamboletta) che porta in vita Lisa, la donna perfetta ed esplosiva che altera la realtà attorno a lei e troverà il modo di far credere il loro stessi anche Gary e Wyatt.

Il tutto in un fine settimana di puro delirio, in cui i genitori sono fuori e l’unico (pseudo)adulto a controllare è quel grandissimo idiota di Chet, fratello maggiore di Wyatt che è solo uno dei tanti ruoli iconici del mai abbastanza compianto Bill Paxton, qui con capello a spazzola militare anche nel finale, quando Lisa gli insegnerà un po’ di buone maniere.

Nel mezzo? Di tutto, docce vestiti, nonni congelati nella credenza, i genitori di Gary traumatizzati a vita tanto che la gag ricorrente del padre, che non ricorda chi sia questo Gary di cui sente tanto parlare, risulta una delle più spassose in un film strapieno di trovate tutte da ridere. Sul serio “La donna esplosiva” è una cornucopia, ovviamente demente, di soluzioni una via l’altra, sulla base di una trama semplicissima, composta per accumulo di trovate brillanti… Classido? Potete scommetterci il vostro Commodore 64!

Quando sembra aver trovato una sua naturale conclusione, “Weird Science” mette su undici il livello dell’amplificatore ed esagera oltre misura, non basta la distruzione “al contrario” della casa, ripresa ovviamente alla rovescia, anche se sul set, la casa è stata devastata sul serio, ci vuole proprio che i due ragazzi vengano messi davanti ad una prova di coraggio per conquistare le loro due belle, e nel delirio ultra Pop di questo film, tale prova non può che essere una sorta di citazione semovente e su due ruote.
Di colpo, senza preavviso, “Weird Science” dimostra di confinare con il deserto post-apocalittico creato da George Miller e fa entrare in scena una versione appena più socialmente accettabile – alla catena si porta dietro una fidanzatina-schiava questa volta e non più un amichetto biondo – direttamente da Mad Max 2, Vernon Wells torna a vestire i panni del suo personaggio.

Per altro, qui a capo di una folle banda di motociclisti tra le cui fila fa bella mostra di se anche il leggendario Michael Berryman, perché non vuoi dare al mondo una lezione di come sfruttare il citazionismo in modo creativo? Ci voleva John Hughes per farlo.

Forse l’unico difetto che riesce ad imputare a “Weird Science” è il fatto che non siano i due ragazzi, ormai “maturi” (si fa per dire…) dopo la loro prova di coraggio, a dare quello che si merita a Chet, però che volete dirgli, la soluzione scelta da Hughes è talmente iconica del suo essere beh, lo avete capito, demente, che va benissimo così, anche perché Kelly LeBrock fa il bello e il cattivo tempo, letteralmente, visto che fa nevicare in camera di Chet e comparire una testata nucleare in casa.

Bella? Nemmeno da mettere, iconica? Anche di più, lei che arrivava dritta dal successo di “La signora in rosso” (1984) qui credo cambi acconciatura ad ogni inquadratura o giù di lì, sfoggiando ogni genere di look anni ’80 possibile immaginabile, se il film è vulcanico come il cervello di Nughes, la Lisa di Kelly LeBrock è la rappresentazione fisica di tutte queste trovate, per un film che pur essendo invecchiato, perché trasuda anni ’80 da ogni fotogramma, fila ancora che è una meraviglia, certo, visto a ruota dopo Breakfast Club fa ancora un certo effetto, ma i film si giudicano sulla base di quello che sono è questo, del suo essere completamente folle, fila ancora dritto come… Forse è meglio se non dico missile.

Insomma, i primi quarant’anni de “La donna esplosiva” proprio non li potevo perdere, anche perché minaccio sempre una rubrica su John Hughes e se mi date il tempo di scrivere di “Sixteen Candles” (che per altro mi sono anche rivisto da poco, storia vera), sono in linea per sfornarla, per fortuna un compleanno sulla Bara non lo nego a nessuno, figuriamoci poi al cinema di quel geniaccio del regista di Chicago.



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