
Continuiamo con i festeggiamenti di fine anno, che qui sulla Bara Volante vedono nel giorno 18 dicembre una tappa di avvicinamento al Natale fondamentale, visto che oggi è il compleanno di uno degli eroi di questo feretro, Steven Spielberg.
Per festeggiare ho scelto uno dei suoi film più inutilmente controversi, perché in tutta onestà le enormi critiche raccolte dagli anni, per un film che al botteghino è andato forte ma senza frantumare tutto, tanto da fermarsi al quarto posto dei migliori incassi di quell’anno, anche se è giusto ricordare che il podio, era occupato da tre maxi saghe imprendibili.

Essenzialmente “War of the Worlds” è ricordato per due dettagli chiave, il primo, il quantitativo di decibel, direttamente proporzionale al numero di timpani spaccati prodotto dagli acuti di Dakota Fanning e per le aspettative, spesso più letali dei virus. Se parliamo di Spielberg e degli alieni, i precedenti sono illustri, se non molto illustri, ma parliamo anche di un modo di guardare alle stelle speranzoso, direi anche ottimista.
Ci ha provato la storica socia di Spielberg, ovvero Kathleen Kennedy, a raccontare a tutti che anche E.T. inizialmente era nato come una storia più cupa e poi sviluppato in maniera differente, ma eradicare dalla testa del pubblico la combinazione zio Steven e gli alieni buoni beh, vuol dire cercare di fermare la pioggia. Bisogna dire poi che siamo in quella porzione della filmografia di Spielberg, dove il nostro ha puntato il suo occhio bionico in una direzione precisa. Minority Report non le mandava a dire riguarda alla politica americana del “Patriot Act”, tanto che Tom Cruise, fece il diavolo a quattro come solo lui sa fare, pur di convincere il regista a fare subito un altro film insieme, ma il buon Steven aveva le idee chiare, nessuno se lo vuole ricordare, ma nello stesso anno, subito dopo questo rifacimento in chiave aliena, Spielberg ha diretto uno dei suoi migliori film, uno di quelli che non viene ricordato mai, ma ci pensiamo noi Caballeros a farlo.

La parte veramente bizzarra della genesi di questo film però è un’altra, uno dei titoli che fa storcere fin troppi nasini agli spettatori diretto dal buon Spielberg, era nato per essere un progetto diretto da colui che pur amandolo e cercando di imitarlo in tutti i modi, è la negazione stessa di Steven, lui, il maledetto, il mio arci nemico, GIEI GIEI Abrams che mi dispiace dover citare in un post su Spielberg, ma il suo coinvolgimento nella serie tv Lost gli ha impedito – per fortuna! – di dirigere questo film, lasciando campo libero ad un regista vero, uno che ha utilizzato la trama per dire qualcosa di secondo me molto interessante.
La prima bozza di copione scritto da Josh Friedman è stato rimaneggiato da David Koepp con l’entrata in scena di Spielberg, alzando ancora un po’ il livello delle aspettative, perché questa coppia di nomi non può non far pensare ad uno dei film più amati della storia del cinema, la voce narrante di Morgan Freeman in apertura e chiusura del film è farina del suo sacco ad esempio (storia vera). Eppure “La guerra dei mondi” è molto coerente all’interno della filmografia di cui fa parte, anche se gli alieni questa volta sono tutt’altro che carini e pucciosi, risulta un lavoro ancora più coerente della porzione di filmografia in cui è posizionato, certo, bisogna digerire il fatto che l’uomo che ha insegnato al mondo a guardare alle stelle con speranza, nel 2005 era piuttosto accigliato. Se E.T. ha preso a scoppole film come La Cosa, mi rendo conto che all’uscita in sala de “La guerra dei mondi”, uno come John Carpenter può aver tirato due bestemmie, anche se questo non cambia il valore di un film dal mio punto di vista fin troppo bistrattato.

Oltre alle urla di Dakota Fanning, le critiche che vengono mosse più spesso al film sono non aver dato alcuna motivazione all’invasione aliena e che le creature non vengano da Marte come vuole la tradizione del racconto originale di H. G. Wells, due scelte che trovano semplici risposte logiche, la prima nei precedenti, quasi nessuno degli altri film tratti da Wells, aggiungevano chissà che motivazioni all’invasione e se posso dirlo, meglio così, perché rende tutto ancora più sinistro e poi quella roba rossastra tipo sangue, sembra chiaramente un tentativo di ricreare sulla Terra il microclima del pianeta d’origine delle creature, che non è chiaramente Marte, perché già nel 2005 era stato chiarito non ospitasse la vita, sarebbe stata una scelta molto anacronistica.
Anche la resa visiva delle creature è molto sfiziosa, in linea con la tradizione dei precedenti adattamenti del racconto ma con quel tocco di innovazione nel design tutta basata sul numero tre: tre occhi, tre dita per ogni mano e soprattutto tripodi, che per altro non piovono dallo spazio ma spuntano dalla terra, cambiando l’asse di invasione non più dall’alto verso il basso ma viceversa, ma questo è tutto riscaldamento per arrivare a dove Spielberg ci vuole portare.
Ogni storia di alieni di zio Steven è una storia di famiglia, Incontri ravvicinati era quella di una famiglia che iniziava a spezzarsi, ricalcata su quella di Spielberg, E.T. invece parla di un divorzio e di un padre assente, “La guerra dei mondi” tiene alta la tradizione, abbiamo un altro padre molto in là lungo la via del divorzio, ovvero Ray Ferrier (Tommaso Missile) un operaio portuale residente nel New Jersey, che deve tenere i figli Rachael (Dakota Fanning) e Robbie (Justin Chatwin) per il fine settimana, per far sì che l’ex moglie Mary Ann (Miranda Otto) possa trascorrere del tempo a Boston con il nuovo fidanzato, gli alieni rovineranno i piani a tutti.

Se in Hook la partita di baseball del figlio del protagonista diventava un casus belli, qui lo scontro tra generazioni è riassunto nei berretti (sempre dello stesso sport) di Papà Tommaso, New York Yankee e del figlio ribelle, fan invece dei Boston Red Sox, infatti ancora una volta Spielberg ci parla di una famiglia e di una padre, il tutto in corsa, utilizzando l’arma del cinema e la narrazione per immagini (se serve anche i berretti da Baseball) per un’altra storia di famiglia che si ricongiunge, che poi è il suo grande desiderio dell’ex bimbo, figlio di divorziati, Steven Spielberg, che però, già è un campione del mondo di inseguimenti, corse e film d’avventura, figuriamoci se il suo protagonista è Tommaso Missile.

“War of the Worlds” ha un bel ritmo sostenuto, in certi momenti è il trionfo dell’elemento anticipatore (l’auto a cui stanno sostituendo il pezzo di ricambio) e funziona alla grande quando deve raccontare una società con regole e ordine fino ad un minuto prima, che di colpo scivola nel caos più totale, ed è qui che con piccoli tocchi Spielberg si conferma un regista di un’altra pasta, uno capace di infilare sempre la zampata da campione in ogni suo film.
La satirica inquadratura sulla scritta “No littering” quando crolla la chiesa, oppure ancora meglio, la scena filtrata dal punto di vista di non una, ma di due macchine da presa, la prima, quella del regista (o del suo operatore) che inquadra la telecamera caduta a terra, che ci porta tutti a fare quello che un regista fa sempre di mestiere, guardare e riprendere la realtà attraverso l’obbiettivo, poi considerando che il suo film gemello, sempre con Tom Cruise, era un film sullo sguardo, la continuità si trova anche qui.

Poi ovviamente, il tema che tiene banco per “La guerra dei mondi” è il filtro del cinema, in questo caso quello fantastico, sempre molto caro a questa Bara e a Spielberg, con cui il regista elabora gli attentati dell’11 settembre, proprio come fa inquadrando la telecamera caduta a terra, zio Steven usa lo stesso approccio per portare in sala la polvere delle torri gemelle che abbiamo visto sollevarsi in tv, che qui, con enfasi drammatica, ricopre Tom Cruise, anche se è quella generata dai corpi disintegrati dagli alieni.

Il punto di equilibrio di “La guerra dei mondi” è la scena dell’aereo di linea precipitato in mezzo alle case, realizzato spargendo pezzi di un vero Boeing lungo tutto il set, che è l’apice del discorso che Spielberg vuole far arrivare al pubblico, ed è da ormai vent’anni che mi chiedo cosa ci sia di patriottico in questo film, quella quasi satirica se non proprio sommessa bandiera americana sullo sfondo? Le accuse di sfrenato patriottismo per questo film per me sono semplicemente ridicole, questa non è la storia di una grande vittoria Yankee contro quei bastardi proto-Marziani, anche perché se gli alieni di Emmerich non erano a conoscenza del basilare utilizzo di un anti-virus, quelli di questo film non hanno mai visto “La spada nella roccia” («Sono solo molto piccolo Magò, un virus!»), perché in realtà il film parla di resistere, di restare insieme anche nei momenti peggiori, il caro vecchio persone ordinarie in situazioni straordinario, insomma puro Spielberg.
Cosa mi piace di questo film? Beh le urla di Dakota sono notevoli, secondo me più del virus avrebbe potuto proprio lei cacciare gli invasori facendo loro sanguinare le orecchie, ma per me il momento migliore resta LA scena, quella che vi dicevo lassù, la zampata che è presente sempre in TUTTI i film del regista e che qui si manifesta nella lunga sequenza dello scantinato.

Per prima cosa, scegliere un attore storicamente ultra democratico come Tim Robbins, per la parte del survivalista e complottista per me è brillante, tutta la scena è il classico lungo momento in cui da spettatore, ogni rumore ti fa sobbalzare, ti fa venire voglia di urlare ai personaggi nel film di fare silenzio, ma di farlo a tua volta a voce bassa, infatti anche la scelta, chiamiamola morale, fatta dal protagonista pur di proteggere la sua famiglia, è da arrotolare e dare sul muso a tutti quelli che cantano la solita canzoncina che sa di frase fatta, per cui Spielberg è smielato e caramelloso, see lallero!

Risultato finale, a distanza di vent’anni dalla sua uscita, “La guerra dei mondi” non è, ma di sicuro mai sarà, il film con alieni più famoso della filmografia di cui fa parte, ma è un titolo dal ritmo invidiabile, diretto come al solito da una gran mano dove Tom Cruise può correre a perdifiato e Dakota Fanning urlare nello stesso modo, per il doppio compleanno, ci tenevo a scrivere di questo film e se ancora pensate che sia “scarso”, provate a guardarvi l’omonimo titolo uscito proprio quest’anno in streaming, con Ice Cube protagonista e ditemi se vela sentite di scommettere contro il festeggiato di oggi… auguri Steven!
Ecco il resto del blog tour di compleanno, che vede protagonista Vengono fuori dalle fottute pareti che viaggia ai confini della realtà e il Zinefilo che si lancia in un duello stradale!


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