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La lega degli straordinari gentlemen Vol.3 – Century: Alan Moore a spasso per il 20esimo secolo

No, niente, mi ripeto, mi ripeterò fino allo
sfinimento ed oltre, quando si commenta qualcosa, le parole “Genio” e
“Capolavoro” sono sempre da usare con parsimonia, per non sembrare dei mitomani
(più di quanto io non sembri già), ma quando si parla di Alan Moore sono le due
parole da cui bisogna cominciare, quindi: Alan Moore è un Genio e il terzo
volume della “Lega degli straordinari Gentlemen” è un Capolavoro, considerate
che per me erano già dei Capolavori i primi due, ma questo? Questo va ad un
altro livello…

I primi due numeri della saga si “limitavano”
all’intuizione geniale di unire i personaggi letterari vittoriani in un Team-Up
degno dei super eroi Americani, ma se quelli rappresentavano un
ciclo a se stante, è con questo terzo libro che Moore punta più in alto.
Avendo a disposizione molti personaggi
immortali (come Mina e Allan Quattermain) Moore non è più limitato dal tempo,
quindi la storia di questo volume si svolge lungo tutto il 20esimo secolo: si
parte dal 1910 (Capitolo 1) per arrivare al 2009 (Capitolo 3), passando per il
1969 (Capitolo 2). Tra un capitolo e l’altro la storia continua non come
fumetto, ma sotto forma di testo, mostrandoci il 1958, o il viaggio di Mina nel
Mondo Fiammeggiante…

Quel Punk di O’Neil sa sempre il fatto suo quando si tratta di disegnare…

Il volume è meraviglioso, Moore maltratta i
suoi personaggi per tutto il secolo, ai due volti noti aggiunge Orlando,
evoluzione del concetto, dai ad un uomo dei poteri e diventerà un super
degenerato. Non mi metto nemmeno a raccontarvi la storia, sarebbe fare un torto
al volume. Come sempre con Moore, non ti ritrovi mai ad essere uno spettatore
passivo, l’autore ti solletica l’intelletto così tanto, da farti sentire proprio
il cervello dolorante, come quando vai a correre dopo settimane di pausa, le
parti del tuo cervello che non usi mai, si risvegliano doloranti per lo sforzo!

Non credo di aver mai letto in vita mia un’opera con così tante citazioni, viene dato per scontato che il mondo dove si
svolgono gli eventi è quello dei personaggi della letteratura (e della cultura),
quindi è normale che non ci sia mai stato un Adolf Hitler, ma c’è stato un
Adenoid Hynkel, ovvero “il Grande dittatore” del film di Chaplin (genialata!).
Capito questo concetto, sarà più facile
entrare nel “mood” dell’opera.


La banda al gran completo, mentre viaggia in prima classe sul Nautilus.
L’Atmosfera è spudoratamente Inglese,
troverete un certo agente segreto, un maghetto e una Bambinaia (ma dopo questo
fumetto NON la vedrete mai più con gli stessi occhi… Giuro!), tutti i figli
della letteratura inglese, ma non solo: Kevin O’Neil riempie le tavole di camei
illustri, si vedono Andy Cap (Capitolo 1) e il Doctor Who (Il primo e
l’Undicesimo… Si vede anche un Dalek nella splash page lisergica ad Hyde Park).
Il primo Capitolo è fantastico, la figlia
di Nemo (Jenny Diver, altro giro, altra genialata) e la sua vendetta, tengono
banco, inoltre in tutti i capitoli, la musica è importante, c’è sempre qualcuno
che canta quello che succede, come a svolgere la funzione di coro Greco. Nel
primo capitolo assistiamo ad una specie di Musical improvvisato, nel secondo il
concerto ad Hyde Park (con il primo pezzo della Purple Orchestra che fa il
verso a Sympathy for the Devil dei Rolling Stone, già citata da Moore in “V for
Vendetta”). Mentre, nel terzo capitolo sono Mina e Allan a cantare quello che
di fatto è il coro greco della loro rovina. Tra la fine del sogno Hippie e il
nichilismo del Punk, la pagine si fanno Oscure e il coro Greco diventa un pezzo
Punk… Fantastico!!


C’è un motivo se li chiamavano gli psichedelici anni ’60.
Ma “Century” è un’opera immensa che
funziona su più piani di lettura, Moore cita e si auto cita (il prigioniero di
Londra parla di Wells e dice “Comunque mi è piaciuto quel secondo volume” e più
avanti, parla di una finta fumeria d’oppio per Johnny Depp… Frecciatina). No
sul serio, io non ho mai letto nella mia vita un’opera così piena di citazioni
di ogni tipo, che per altro provengono da ogni direzione, per dire: si vede una
locandina di un concerto dei Drive Shaft il gruppo immaginario della serie tv
“Lost”.
I disegni di Kevin O’Neil sono al meglio,
la struttura è quella classica di tanti fumetti di Moore, ogni pagina contiene
9 vignette, che O’Neil rompe letteralmente, specialmente nel capitolo 2, Mina
si cala un acido e noi con lei vediamo la realtà (la griglia delle vignette)
deformarsi, come a voler abbattere le “Porte della percezione” della realtà dei
personaggi… L’ho già detto che è un fumetto favoloso?


Adesso sapete chi si occupava del look di Ozymandias.
Anche le parti di puro testo, sono piene di
citazioni e riferimenti, avrebbero potuto essere da sole un altro volume della
serie. Moore le inserisce come parti extra, dimostrando che ancora una volta,
quando si parla di fumetti, lui fa il bello e il cattivo tempo.
Potrei parlarne per ore e non credo sarei
in grado di descrivervi il numero infinito di citazioni, o quanto sia
stratificata la storia, leggetevela, io quasi quasi vado subito a rileggermela,
per fortuna, a seguito di questo volume è arrivato “Black Dossier” di cui
parlerò molto presto… Restate tonnati!
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