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La morte dell’Universo Marvel (1998): quando Garth Ennis incontrò Frank Castle

Ci sono giorni in cui il destino ti mette davanti una scelta: maturare, diventare una persona responsabile, magari mettere da parte qualche soldo… oppure comprare compulsivamente l’ennesimo fumetto di Garth Ennis trovato per puro caso su un banchetto polveroso di un mercatino. Indovinate quale ho scelto.

Stavo rovistando tra pile di volumi mezzi scollati, ed eccolo lì: “La Morte dell’Universo Marvel”, afferrato in velocità, perché di Garth Ennis compro praticamente anche le liste della spesa, figuriamoci la sua prima storia per la Marvel, per di più col Punitore protagonista. A quel punto, il mio destino era segnato: soldi consegnati, moralità lasciata nel cassetto, fumetto in borsa.

Il titolo italiano è già bello melodrammatico, ma quello originale “The Punisher Kills the Marvel Universe” è proprio un riassunto esaustivo dell’opera. Garth Ennis non gira attorno alle cose: pigia l’acceleratore e ti avvisa subito che supereroi, mutanti, alieni e creature assortite avranno, beh, una pessima giornata.

La premessa è di una semplicità quasi poetica: basta un piccolo ritocco alla storia di origine di Frank Castle e il domino cade da solo, la sua famiglia non muore più per colpa della mafia, ma finisce schiacciata come una zanzara durante uno scontro tra supereroi e Skrull a Central Park. A quel punto, la rabbia di Frank non si orienta più verso criminali da quattro soldi, ma contro TUTTI i superesseri Marvel, non importa il colore del costume o la nobiltà delle intenzioni: per lui sono solo armi di distruzione di massa con un pessimo controllo qualità.

Qui arriva la parte divertente: Ennis fa Ennis, cioè prende l’universo Marvel, gli sorride, e poi gli tira una ginocchiata nelle costole, la sua firma definitiva sul personaggio: quel Frank Castle disilluso, feroce, pragmatico, che elimina i problemi invece di discuterne. Una vera ventata d’aria fresca… ammesso che l’aria fresca profumi di benzina e sangue secco.

Il comparto grafico? Doug Braithwaite fa il possibile per mettere ordine nella folla di personaggi che Ennis gli scaraventa addosso, lo stile un po’ pudico di un fumetto del 1998, che non sapeva ancora come gestire Ennis, si nota: Frank fa cose orribili, ma non le vediamo mai succedere davvero sulla pagina. Anche se il finale, che unisce i due ragazzi di Hell’s Kitchen, ovvero Frank Castle e Matt Murdock, funziona benissimo anche così.

Detto questo: “La Morte dell’Universo Marvel rimane un cimelio curioso, uno scherzo nero che anticipa il Punitore ennisiano arrivato dopo. Una specie di prova generale in cui Ennis scalda la voce e prende confidenza col palco Marvel, prima di trasformarlo in un cratere fumante.

Io me lo sono letto felice come un bambino davanti al gelato, perché ok, magari si tratta di una prova generale, ma per la mia collezione un gran pezzo, che mi ricorda la gioia di leggere e di scovare titoli così al mercatino: Missione compiuta.

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