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La notte del giudizio – Election Year (2016): Il film preferito di Donald Trump

Trovo
incredibile che un film intitolato “La Purga” sia riuscito a diventare una
trilogia, ma Jason, “Braccino corto” Blum, può permettersi questo e altro, nel
giro di tre anni la trilogia di “The Purge” si completa, giusto in tempo per
uscire nel 2016, anno di elezioni.

Il primo
capitolo “The Purge” del 2013, il cui titolo in Italia è stato adattato in “La
notte del giudizio” per non provocare soffocamenti da risate al pubblico, era
di fatto un home invasion, il genere preferito dal produttore,
ideale per piazzare tutti gli attori in una sola location tenendo al minimo i
costi. Ma il soggetto di base era talmente interessante che dopo tre film non
ha ancora esaurito la sua forza.
In un futuro
prossimo che potrebbe essere dopodomani, gli Stati Uniti d’America hanno
adottato il sistema definitivo per fronteggiare la violenza dilagante: una sola
notte in cui tutte le leggi decadono, specialmente l’omicidio, polizia e
servizi non sono garantiti e le persone possono dare libero sfogo alla loro
violenza, per poi stare buoni e tranquilli il resto dell’anno.
Consumato l’interesse
per lo spunto iniziare “La notte del giudizio” diventava un home invasion con
un Ethan Hawke assolutamente in palla. Successone al botteghino e l’anno
successivo, il 2014, arriva il sequel che porta la trama fuori dalle mura casalinghe,
“Anarchia – La notte del giudizio” (The Purge: Anarchy) introduceva il
personaggio di Leo Barnes (Frank Grillo l’attore più improbabile di sempre in
un ruolo d’azione) e ci portava tutti tra le strade notturne d’America, in
preda alla legge del più forte, tutta roba che grida fortissimo 1997 Fuga da New York, ma anche il
cinema di Walter Hill, insomma: avercene, avercene a coppie, avercene a palate!



Noi abbiamo Beppe, loro hanno Frank Grillo, ad ognuno il suo.
James DeMonaco,
regista e sceneggiatore dei primi due film torna in azione con il terzo
capitolo che, com’è facilmente intuibile dal titolo italiano, metà in Inglese
metà in Italiano, si fa più politico e parliamoci chiaramente: forse la saga
di “The Purge” è quella più adatta di tutte per parlare di cosa vuol dire
mettere delle armi in mano a persone incazzate e pronte ad usarle, considerando
che negli Stati Uniti di Yankeelandia puoi uscire con un calibro 12 carico e regolarmente
pagato, anche se vai nel loro equivalente del Decathlon. “Cara i calzini 100%
cotone non li ho trovati, ma ora possiamo sistemare il vicino di casa che
continua a fregarci il giornale”.



Diritto a possedere un arma, Americano come la torta di mele.
La scusa che James
DeMonaco utilizza per portarci di nuovo tutti a fare “Dolcetto o grilletto”
durante la notte della purga è squisitamente politica: la senatrice democratica
Charlene “Charlie” Roan (Elizabeth Mitchell, ve la ricordate la
bionda di Lost? Ecco lei) porta avanti la sua campagna per abolire la notte del
giudizio, cosa s’inventano i Repubblicani per zittirla? No, dai sul serio,
avete già capito come va avanti il film.



Una delle poche cose buone uscite dalla serie tv “Lost”.
Per fortuna la
senatrice Roan può contare sulla presenza di Leo Barnes nella sua scorta (Frank
Grillo questa volta un pelo più credibile come eroe d’azione, altre dieci o
undici seguiti e poi magari Stallone lo chiamerà negli Expendables, ma non
tratterrei il respiro aspettando), mentre sulle sue piste una SWAT di neo
Nazisti con svastiche sulle tute e tatuate in faccia. Seguono corse notturne e
sparatorie assortite.
A questo
aggiungete il solito corollario di resistenti notturni, come il gestore del
Seven/Eleven, che di giorno fa l’errore di scacciare dal suo negozio la tizia
sbagliata e di notte si ritrova a doverla affrontare insieme alla sua banda, un
gruppo di ragazze che sembrano la versione afroamericana delle sciroccate di “Spring
Breakers”, ma dopo aver visto Mad Max -Furiostrada troppe volte.



Tipo “Everytime” di Britney Spears ma suonata da Junkie XL.
Incredibile
come una trama così interessante, si risolva in un thriller d’azione
assolutamente convenzionale, pure troppo convenzionale, se dobbiamo dirla tutta,
almeno il secondo capitolo “Anarchy” era riuscito ad espandere un minimo questa
storia portandola fuori nella strade, qui, invece, DeMonaco morde pochino.


Sì, certo, ci
sono i turisti stranieri che sbarcano in America per prendere parte (vestiti
da Ex Presidenti nemmeno fossero Point Break) alla purga notturna, turisti violenti anzichè turisti sessuali,
ma l’annunciata (fin dal titolo) politica della storia latita fin troppo, ma Blum
e DeMonaco hanno avuto ragione: anche questa volta, super incasso negli Stati
Uniti, quindi: Tu-tu-tum-tum-tum, another one bites the dust, aggiungete una
taccca alla cintura di Jason Blum.



Se lo vede Donald Trump come minimo lo utilizza per la sua campagna.

In fondo, il
film garantisce tutto quello che promette, mi è mancato il cambio di passo che c’è stato tra il primo e il secondo capitolo. Senza fare per forza
quello che rimpiange i Maestri del cinema con cui siamo cresciuti, avrei
preferito una maggiore presa di posizione politica, qualcosa di meno buonista e
più decisamente incazzato, allora si sarebbe stato il finale idea di una
trilogia, così? Con questi incassi, davvero Frank Grillo fa in tempo a farsi un
curriculum da star dei film d’azione. 

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