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La Torre Nera (2017): Io non uccido con la pistola, io uccido con il mio Blog

Non potete dire
che non mi sono impegnato ad affrontare questo adattamento cinematografico
della saga della Torre Nera di zio Stephen King in maniera lucida e distaccata.


Pensate che
parlando con “The Genius” (fate ciao a The Genius) mi aveva anche fornito una chiave di lettura possibile per questa
nuova versione della storia, con tanto di Roland ben poco somigliante alla sua
versione cartacea, di fatto un Clint Eastwood moro. Ma di fronte ad una roba
come questa (chiamarlo film sarebbe davvero troppo) è davvero impossibile
restare distaccati, dopo 90 minuti di visione (90 minuti, porco mondo!) bisogna
mandare giù il rospo. “La Torre Nera” di Nikolaj Arcel è uno di quei
filmetti fantasy tratto da una saga letteraria, destinato a schiantarsi al
primo capitolo senza vedere mai una continuazione al cinema. Quella robe come i
vari “La bussola d’oro” (2007) che ti fanno pensare che magari la spunto
iniziale non è nemmeno male… Ma dopo un inizio come questo va anche bene così,
grazie ho visto abbastanza, il fatto che abbiano fatto questo ad una saga
meravigliosa come quella di Roland e del suo Ka-Tet merita davvero che io metta
mano ai miei revolver (con calcio di sandalo).



Forza Cass al lavoro, hai un film da riempire di piombo.

“L’ultimo
cavaliere” pubblicato per la prima volta nel 1982, dopo una gestazione durata
molti anni è ancora oggi il libro più anomalo mai scritto da zio Stevie, anche
la ricerca delle parole utilizzate è diversa dal solito vocabolario Kinghiano.
La volontà del 19enne (occhiolino occhiolino) King quando iniziò a scrivere la
storia, era unire un viaggio epico come quello de Il signore degli anelli di
Tolkien, agli spaghetti western di Sergio Leone (giù il cappello!).

Diversi anni, un
incidente stradale contro un Minivan e sette volume (e mezzo) dopo, la saga
della Torre Nera rappresenta un’opera omnia che coinvolge oltre a svariati
altri racconti brevi di King, personaggi provenienti da altri romanzi, ma
anche una serie a fumetti pubblicata dalla Marvel Comics. Insomma, un
quantitativo di materiale enorme che non è fisicamente possibile riassumere in
90 minuti. No, sul serio, no. ENNE-O!



Due lune, vi ricorda nulla? Occhiolino-Occhiolino.

Ora, potrei
tranquillamente trasformare questo commento in un’enciclopedia di differenze
tra libro e film che non credo davvero servirebbe a nessuno, perché i fan della
Torre Nera, che rappresentano solo una piccola parte rispetto ai tantissimi
lettori di Stephen King (almeno secondo la mia esperienza) li avranno già
notati tutti, preferisco quindi ricordare il volto di mio padre e limitarmi a
prendere a revolverate il film.



Questo compitino
di 90 minuti (ancora non ci credo…) è il frutto di una pre produzione durata
più di dieci anni, passata dalle mani di GIEI GIEI Abrams (che per il suo LOST
ha sempre dichiarato di essersi ispirato alla Torre Nera, storia vera) a quella
di Ron Howard e Akiva Goldsman. Se il primo è un regista di tutto rispetto, il
secondo non mi fa proprio dormire sogni tranquilli, ma i due insieme avevano
avuto l’intuizione giusta, ovvero quella di iniziare con un film introduttivo,
procedere con una serie tv dedicata al passato di Roland (quindi tratta
dall’amatissimo quarto romanzo “La sfera del buio”) e poi continuare con un
altro film ad alto budget.

L’uomo in nero fuggì nel deserto e l’uomo nero lo seguì (questa era facile lo so).

Peccato che la
Columbia Picture non abbia mai creduto a questo progetto, quindi ha messo sul
tavolo 60 milioni di ex presidenti morti stampati su carta verde arruolando
come regista uno passato a lasciare il curriculum come Nikolaj Arcel, regista
di roba come “Kongekabale” (2004), “De fortabte sjæles ø” (2007 il simbolo del
diametro è quello che serve a misurare le dimensioni delle balle degli
spettatori) e “Sandheden om mænd” (2010). Non faccio nemmeno finta di sapere
cosa ho scritto, so solo che mi sento tanto come Olaf il cuoco Svedese dei Muppet.

Ora, potreste
aver notato che Idris Elba non somiglia moltissimo ad un Clint Eastwood moro,
oddio per essere moro lo è, però a parte facili battutacce, voglio essere
chiarissimo. Ero pronto a vedere un adattamento della Torre Nera, che in virtù
del finale dell’ultimo libro avrebbe anche potuto giustificare un Pistolero
tutto nuovo, ma poi parliamoci chiaro: le chiacchiere stanno a zero perché Idris
Elba è un fenomeno, quindi con le polemiche dei fanboy ultra integralisti
Kinghiani che invocano il Charyou Tree me ne batto i maroni e ci condisco l’insalata.



“Vedo delle fiamme laggiù, saranno i Kinghiani integralisti o gli amici di Trump?”.

Il casting del
film non è affatto un problema, perché sia Idris Elba che Matthew McConaughey
funzionano alla perfezione nelle rispettive parti, anzi viene voglia di
mordersi le nocche perché non avremo mai la possibilità di vedere questi due
attori recitare tanti dei momenti che abbiamo amato nei libri. Veniamo al
dunque: circa un’era geologica fa, già si fantasticava su un possibile
casting di un film sulla Torre Nera (ciao Claudio!), questo perché i libri di
King sono già pronti per il cinema, a patto di rispettarne il tono che guarda
caso è proprio quello che hanno completamente sbagliato in questo ridicolo
adattamento.

Roland di Gilead
è un anti-eroe pronto a sacrificare tutto e tutti pur di raggiungere la Torre e
seguire l’uomo in nero fuggito nel deserto, “L’ultimo cavaliere” al cinema
avrebbe dovuto essere adattato con lo spirito, il noto e la polvere di alcuni
vecchi western degli anni ’70 oltre al casting posso giurarvi che io come
immagino molti altri lettori dei romanzi, ho una versione in testa di questo
film immaginario suggerita dal talento di Stephen King cento volte migliore di
questa roba che al cinema purtroppo, ci è arrivata davvero. Magari una volta di
queste ci scrivo su un post, ora vedo.
La storia di Jake
Chambers (Tom Taylor) ragazzino di New York perseguitato da visioni di torri,
pistoleri e uomini in nero di fatto è un “La storia infinita” con un Pistolero
nero al posto del Fortunadrago, una lungo girotondo che sostituisce gli
psichedelici portali magici con in stile teletrasporto di Star Trek (e vabbè!)
il tutto applicato ad una storiellina Fantasy praticamente innocua (cit.) in
cui ogni scena a rischio censura è sparita e l’epica non si vede nemmeno usando
un binocolo molto, ma molto potente.



Written on the pages, is the answer to a neveeeeeer eeeeeending stoooooory.

Quello che
troviamo dentro, invece, sono palate di strizzate d’occhio ai lettori, tra foto
dell’Overlook Hotel e citazioni a Pennywise, graffiti a forma di rosa sui muri
ed un’infinità di altri dettagli gettati dentro totalmente a caso giusto per
dare qualcosa in pasto agli appassionati. Matthew McConaughey che giocherella
con una sfera nera tra le mani (oltre ad essere una metafora del film) volete
dirmi che non sono contentini per gli appassionati totalmente gratuiti?

“…I’m a Texasman in New York”.

Il momento migliore per me, quando
Roland in televisione vede una pubblicità con alcuni procioni parlanti e chiede
a Jake «Nel vostro mondo gli animali parlano?» con aria schifata. Come se gli
sceneggiatori di questa roba pensassero che Oy, l’animaletto parlante dei
romanzi originale fosse un’idea stupida… Ok, forse lo è, ma invece un cristone
di due metri vestito da pistolero, che entra in un ospedale di New York con un
proiettile in corpo e un avvelenamento radioattivo in corso, senza uno straccio
di documento (e per di più NERO, negli Stati Uniti di Trump!) ah quella sì che
è una signora idea di sceneggiatura, ma sì, bravi!

Il film, oltre ad
annacquare le premesse del primo libro “L’ultimo cavaliere”, trasforma una
delle parti più gustose del terzo libro (a mani basse il mio preferito di tutta
la saga) “La chiamata dei tre” in un’allegra scampagnata di Jake e Roland nel
mondo cardine, nella nostra New York, che a ben guardarlo non sembra altro che
una versione frettolosa triste di The Last Action Hero senza idee.



“Non ci sarà un La Torre Nera 2 per te!”.

Mentre dal quinto
romanzo “I lupi del Calla” (2003) rubacchia l’idea dei bambini rapiti il cui
potere mentale viene sfruttato per far crollare la Torre, sempre perennemente
mostrata per tutti i 90 minuti (arrrrgh!) del film senza il minimo di enfasi,
fosse la torre del municipio che segna l’ora, sarebbe più o meno la stessa
cosa.

Vi prego di non
fare l’errore di giudicare la saga originale di zio Stephen King sulla base di
questo adattamento che ha dimenticato il volto di suo padre fatto da Nikolaj
Arcel, vi assicuro che sarebbe un errore gravissimo. Di fatto, è talmente povero
nei contenuti e frettoloso nella messa in scena da essere riuscito nella non
proprio eroica impresa di farmi rivalutare anche “V for Vendetta” (2005) che ho
sempre considerato un bignami per bambini del romanzo di Alan Moore, ma che
almeno un paio di scene le azzecca, questo? Nemmeno quelle!



“Poi ripeti quella filastrocca della mano e della pistola e puff! Sei un Pistolero”.

Nikolaj Arcel non
ha idea di come si diriga una scena d’azione, l’unica presente in tutto il film
non solo sembra scopiazzata da “Matrix” (1999) con tanto di colonne sbriciolate
dai proiettili (scena a sua volta scippata dall’originale Ghost in the Shell), ma non ha davvero nessuna logica. Perché
uno degli sgherri cattivi dovrebbe gettarsi da una balconata in direzione dei
proiettili di Roland, quale vantaggio otterrebbe da un gesto del genere? A
parte morire prima impiombato come un tordo intendo? Voleva per caso imitare
uno degli Stuntmen di “The Raid”?

Inoltre, Arcel non
ottiene l’azione muovendo la macchina da presa, ma semplicemente affidandosi al
montaggio e alle musiche di Junkie XL che non riesce a mandare a segno un tema
epico da applicare all’ultimo Pistolero della sua specie nemmeno per sbaglio,
no sul serio, una tragedia su tutta la linea!



Matthew ha chiamato Fassbender, vuole indietro la sua mossa alla Magneto.

Tra misuratori di
“Tocco” che ricordano troppo la conta dei Midichlorian, le porte che aprono varchi verso infiniti mondi possibili
(però hanno soltanto 9999 codici tra cui pescare) e un duello finale che mi ha
ricordato più quello della freccia d’oro del Robin Hood della Disney che quelli
dei film di Sergio Leone (quindi bene ma non benissimo), il film se ne va
portando a casa solo sbadigli, quando non riesci a strappare nemmeno un brivido
usando (tre volte nel corso del film) il giuramento del Pistolero, vuol dire
che davvero dovresti andare a fare altro nella vita, il cinema dovresti
guardarlo sul grande schermo Nikolaj, fatto da altri, però.

Quello che fa
davvero incazzare non è un brutto adattamento di un romanzo di King in sé,
quanti ne abbiamo visti nella nostra vita? Non è certo questo il primo e non
sarà l’ultimo. Quello che fa ruotare non il Ka ma un’altra cosa è lo spreco.



Schiavi del Fan Service a testa alta, verso l’hype che ci esalta (Quasi-Cit.)

Da quando Pietro
Di Giacomo ha realizzato il suo sogno adolescenziale di portare al cinema “Il
signore degli anelli”, il cinema è alla ricerca della prossima grande saga
Fantasty da sfruttare, a furia di pescare dai libri ha dato vita al genere
“Young Adult”. Poi, però, quando finalmente hanno per le mani una saga come
quella della Torre Nera, che potrebbe generare “Not one, not two, not three,
not four…” (Cit.) sequel, con relativo movimento di soldi e di merchandising
cosa fai? Dai un calcio al secchio del latte sfornando un filmetto da 90 minuti
(grrrr…) che magari ti fa fare qualche soldino subito, ma verrà dimenticato (per
fortuna) in meno di 90 minuti.

Ormai sono sempre
più convinto che abbia ragione Lucius:
il cinema dal 2000 in poi è sempre più bollito, meglio fare il dodicesimo StarWars per fare soldi sicuri, oppure tentare altre operazioni messe su per
sfruttare nomi amati dal pubblico, tipo il remake yankee di Fantasma dal benzinaio, oppure che ne so,
“Death note”? Tranquilli di quello ne parliamo a breve.



Ultimi sei colpi e poi qui ho finito.

Voglio concludere
con un augurio e una certezza. Sono piuttosto certo che prima o poi arriverà
qualche talento degno della bellezza della saga scritta da Stephen King e
allora quel preistorico casting immaginario tornerà buono, per ora dobbiamo
tenerci questa versione che sta alla Torre Nera come “Super Mario Bros. Il
film” (1993) sta al videogioco originale (e gli ho già fatto un complimento!),
perché in fondo il Ka è una ruota e tutti noi diciamo grazie.

La mia certezza,
invece, è un’altra: Nikolaj Arcel e i suoi tre sceneggiatori Akiva Goldsman, Jeff Pinker e Anders Thomas
Jensen avranno pure dimenticato il volto dei loro padri, ma state pur certi che
finché avremmo vita e fiato nei polmoni, gli ricorderemo per sempre quale
lavoro facevano le loro madri. Il più vecchio del mondo.
Felici giorni e
piacevoli notti.
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