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La Visione 2 – Un po’ meglio di una bestia: Visione versione 2.0

Secondo ed ultimo
volume dedicato alla storia che ha cambiato per sempre la percezione del sintezoide
più amato di casa Marvel, se il primo volume scritto da Tom King e disegnato da Gabriel Hernandez Walta era
bellissimo, questo è la sua degna e trascinante fine.

Non è certo un
brutto momento per Visione, il sintezoide creato da Roy thomas e John Buscema
nel 1968 sulla pagine di “Avengers 57”, al cinema è diventato una faccia
(pitturata) ormai nota al grande pubblico dopo il suo esordio nel film di Joss Whedon, ma Tom King in due soli volumi, è davvero riuscito a prendere tutto il
meglio della lunga storia editoriale del personaggio, mescolarlo insieme e
fornirci un Visione perfettamente coerente con il passato, ma che d’ora in poi
guarderemo con occhi del tutto nuovi.
Il primo volume Un po’ peggio di un uomo, era forse più accessibile per i lettori occasionali,
quelli che magari del personaggio conoscevano giusto la controparte
cinematografica interpretata da Paul Bettany, questo secondo volume “Un po’ meglio
di una bestia”, oltre che citare in modo sensato Shakespeare, va dritto nel
passato del personaggio, tutto è molto ben spiegato, ma sappiate che se non
siete proprio aggiornatissimi sui personaggi Marvel, in questo secondo volume
potreste rischiare l’effetto “Entrare in sala a film iniziato”. Ma ribadisco:
Tom King anche da questo punto di vista fa un ottimo lavoro per mettere tutti i
lettori, vecchi e nuovi sullo stesso livello.

Bravo Visione, per conquistare una donna falla ridere, non a letto però!

Abbiamo lasciato
Visione e la sua famiglia nella sua nuova casetta nel sobborgo di Washington,
in una location che ricorda tanto i sorrisi di facciata di film come “American
Beauty” di Sam Mendes, possibile che il fidato androide abbia mentito alla
polizia per proteggere la sua nuova famiglia? Che cosa sta nascondendo?

Il volume si apre
con un bel salto indietro nel tempo, il primo capitolo è davvero micidiale, Tom
King ci fa dare un’occhiata alla vita privata di Visione e della streghetta
Scarlet, donna in carne ed ossa con cui l’androide ha avuto una lunga storia d’amore
e anche due bambini… Non chiedetevi come, la spiegazione può risultare un pelo
complicata.
Tom King dimostra
di aver fatto i compiti prima di mettersi a pestare sulla tastiera, in poche
pagine ci racconta il punto di vista dei due innamorati, riassumendo i passaggi
chiave della loro travagliata storia d’amore, se siete vecchi lettori, vi
divertirete a riconoscere alcune scene mai narrate, ambientate in alcune fasi
storiche della vita dei personaggi, come lo scontro con il Conte Nefaria,
firmato da Jim Shooter e John Byrne, oppure il triangolo amoroso tra Visione,
Scarlett e Wonder Man che ha tenuto banco negli anni ’90, quando a scrivere
era il mitico Kurt Busiek e a disegnare la leggenda George Pérez.


I lettori di lunga avranno pane per i loro denti.

La scena della
barzelletta sul tostapane è dolceamara, all’inizio è un riuscito modo per
stemperare la tensione tra i due amanti, più avanti nella loro storia, una
fredda lapide sulla loro vita come coppia, Tom King e Gabriel Hernandez Walta
si dimostrano un team creativo affiatato, la scena del pranzo nella
(stranissima) famiglia allargata di Visione e Scarlett, si conclude con un
primo piano sull’Androide che sorride felice, tanto felice da risultare inquietante
e con una semplice ellissi narrativa, noi lettori capiamo quando è stato il
momento in cui Visione ha capito che per sentirsi felice e umano, aveva bisogno
di una famiglia.

Uno schema che ha
tentato di replicare creando successivamente sua moglie Virginia e i suoi due
figli Viv e Vin che tutti insieme sembrano la moglie e i figli di Frankenstein
se fossi in vena di paragoni cinematografici arditi.
Il primo volume
si concentrava sui temi della diversità, dell’integrazione e sui segreti della
famiglia Visione, in qualche modo facendoci affezionare, ma anche diventare
complici dei misteri di questa atipica famiglia. Il colpo di genio
di Tom King è quello di espandere ulteriormente il nucleo famigliare,
sfruttando la grande voglia di famiglia del protagonista e la sua conoscenza
del passato del personaggio. Perché non aggiungere anche lo zio Victor? Il
fratello di Visione!


La moglie di Visione, i figli, il fratello e pure il cane, nemmeno Frankenstein aveva osato tanto!

Anche Victor Mancha,
alla pari di Visione, è stato costruito dal terribile androide Ultron per
distruggere i Vendicatori, questo fa di lui un fratelli minore di Visione, ma
anche il ragazzo (si può dire anche se è stato costruito? Diciamo di sì per
comodità) destinato nella sua programmazione, un giorno a diventare Victorious
e a distruggere gli eroi più potenti della Terra.

Victor aveva
esordito sulle pagine di “Runaways” e ha fatto squadra con Visione della
versione robotica dei Vendicatori, gli Avengers A.I. (si, inteso come intelligenza
artificiale), quindi il sintezoide è molto ben contento di ospitare il ragazzo
in cerca di una vita normale per sei mesi a casa sua, la copertina interna
disegnata dal bravissimo Mike Del Mundo, riassume alla grande il concetto di
albero genealogico dei Visione.


Visto copertine meno efficaci in vita mia.

I due fratelli sono
due “Sintetici” (credo che preferiscano il termine “persone artificiali”),
entrambi molto ben motivati nella loro ricerca di una vita normale, l’intelligenza
di King è stata quella di anticipare al lettore fin dal primo volume che
qualcosa di brutto sarebbe accaduto, cosa potrebbe far scattare malamente il
pacifico, ma risoluto Visione? A questo punto, complice anche la copertina del
volume, dovreste aver capito che il nostro Visione è peggio di noi Italiani:
non si scherza con la famiglia!

Non vi sto a
rivelare tutti i segreti, anche perché vi consiglio caldamente di leggerlo voi
stessi, perché Tom King ha firmato uno dei migliori prodotti pubblicati dalla
Marvel di recente. Come fa un androide ad elaborare il lutto, il lutto di un
altro androide per altro, un essere che tecnicamente non è nemmeno da
considerarsi vivo può morire?


Segnale digitale 0 o 1, acceso o spento, vivo o morto.

L’approccio di
Visione ad ogni problema è quello analitico tipico di un androide, estremamente
logico come direbbe Spock, la sua riflessione sulla vita, e sull’assenza di
vita è algida, immobile, ma comunque emozionantissima, Tom King selezionale
ogni parola in modo magistrale toccando le corde giuste del lettore, e Gabriel
Hernandez Walta con le sue matite riesce ad essere essenziale, a disegnare il
vuoto che una vita, anche se sintetica, può lasciare.

A questo punto,
quando la storia ti ha preso allo stomaco, diventa impossibile non patteggiare
per il logico calcolo di Visione, perché da lettori ormai abbiamo capito in
pieno il dramma interiore di un personaggio che, in teoria, non dovrebbe nemmeno
avere dei sentimenti e proprio per questa ragione, quelli che ha li tiene
ancora più stretti per aggrapparsi alla sua umanità. Quando King utilizza due
momenti ultra canonici dei fumetti di supereroi (l’eroe che indossa il
costume e parte all’attacco in una splash page doppia), per la prima volta non
è il solito momento in cui sai che l’eroe farà il culo ai cattivi (anche perché
il suo bersaglio sono proprio gli Avengers), eppure, stai completamente dalla
sua parte.


Come tutti gli altri fumetti di super eroi, ma comunque del tutto diverso.

Ho sempre detto
che Visione è virtualmente il più potente degli Avengers, qui ha l’occasione
per dimostrarlo, ma in questo dramma tutti i personaggi hanno un ruolo e
Visione non è l’unico a portare a termine il suo arco narrativo facendo scelte
etiche anche difficili. Il risultato finale è una storia davvero intensa, mi è
capitato di vedere già Visione in azione tra le pagine di altri fumetti della
Marvel, ma dopo aver letto “Un po’ meglio di una bestia” vi assicuro che non
vedere il sintezoide sospeso a mezz’aria con i suoi colori sgargianti non è più
la stessa cosa, ma qualcosa di decisamente più sinistro.

Pare che Tom King
abbia firmato un contratto in esclusiva con la Distinta Concorrenza, bella presa
ragazzi, avete in squadra uno che sa davvero il fatto suo.
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