
Chi è cresciuto davvero negli anni ’80, con la loro lunga coda strumentale negli anni ’90, tra le pagine di questo feretro svolazzante può trovare spesso materiale di suo interesse o per lo meno, me lo auguro. Da parte mia credo che l’identikit della lettrice o del lettore medio della Bara, sia qualcuno che per anni si è “nutrito” dei filmacci, comunque di serie A che andavano in onda puntualmente sulla Rai e sulle reti Mediaset (allora Fininvest), ma anche roba decisamente meno di classe, adorabile ma impresentabile per i cinefili con la puzzetta sotto il naso, come i film che popolavano i palinsesti di che so, Odeon Tv. Sempre sia lodata.
Il compleanno di oggi è molto sentito per me, come pilota di Bare Volanti, potete facilmente intuire che questo film, fosse non solo uno dei preferiti di Johnny Lawrence, ma anche del sottoscritto. Con una traiettoria di volo più ampia, la prendo alla lontana, io mi auguro conosciate tutti Groucho Marx, non solo per i fumetti di Dylan Dog, purtroppo il suo genio non è stato ricordato abbastanza perché Groucho ha avuto la sfortuna di morire tre giorni prima di Elvis Presley, notizia che ha leggermente monopolizzato il globo.

Un po’ quello che è accaduto a “L’aquila d’acciaio”, Hollywood somiglia a qualunque altro posto di lavoro del mondo, la gente mormora e le notizie girano, i progetti “gemelli” sono una normalità nella Mecca del cinema americano e il 1986 era l’anno dei piloti di jet, era nell’aria che la marina degli Stati Uniti stesse finanziando un lungo videoclip per l’arruolamento, il soggetto era stato proposto a tutti e stava per diventare realtà grazie a Tony, lo Scott giusto, quindi alla TriStar stavano tutti con il culo stretto, consapevoli che il loro spot per l’arruolamento per l’aviazione americana, sarebbe stato preso a schiaffi in faccia da Top Gun. Ecco perché “Iron Eagle”, che avrebbe dovuto uscire nell’estate del 1986, venne anticipato a gennaio dello stesso anno, risultato? Un inutile affannarsi, ancora oggi, chi ricorda il film fa l’errore di considerarlo la risposta dell’aviazione alla marina, e più in generale, la versione “pezzotto” di Top Gun.

Sta di fatto che ai tempi, “L’aquila d’acciaio” non era stata trattato così male, se il film di Tony, lo Scott giusto, era patrimonio dei palinsesti di Italia 1, il film di Sidney J. Furie passava molto più spesso, io ricordo molto bene repliche anche sulla Rai, per questo film e i suoi seguiti… Volete dei post anche sui seguiti? La sezione commenti esiste anche per questo, esprimetevi!
Lo stesso Sidney J. Furie non era l’ultimo della pista, arrivava dal bellissimo e angosciatissimo Entity e prima del seguito di questo film, avrebbe accumulato ore di volo utili a far decollare anche Big Blue, questo si traduce in scene di volo lunghe, ben dirette, spesso anche più chiare come dinamiche rispetto a quelle di “Top Gun”, ma se lì a volare erano gli F-14, qui a fare la parte del leone sono i fighissimi F-16, soprannominati “Fighting Falcon” motivo per cui non ho mai capito perché il film sia l’aquila d’acciaio e non il falco d’acciaio, ma poco importa, avevo l’F-16 dei G.I.Joe da bambino, quindi ho sempre amato questo modello.
Entrambi i film sono titoli di pura e spudorata propaganda, anzi, “L’aquila d’acciaio” in tal senso è anche più spudorato rispetto a “Top Gun”, sono due spot per convincere i ragazzini che arruolarsi, volare e farlo per l’unico Paese dell’occidente che conta qualcosa, è la cosa più figa del mondo. La differenza principale è che Pete “Maverick” Mitchell tra belle insegnanti del suo corso trascinate in scene bollenti e partite di Beach-Volley all’limite del porno, si giocava la carta degli ormoni, mentre “Iron Eagle”, essendo finanziato dalla TriStar, vola sicuro lungo la traiettoria del film per ragazzi degli anni ’80.

Il film inizia con un paio di gentilissimi piloti americani, impegnati in un normalissimo volo di routine, intercettati da quei bastardi sui “MiG” (in realtà degli IAI Kfir C-2 noleggiati da Israele e ridipinti), l’accusa è di aver violato lo spazio aereo sopra il mediterraneo, di un Paese canaglia noto come Bylia (leggete tra le righe di questa velatissima critica), quindi l’abilissimo e stimatissimo pilota Ted Masters (Tim Thomerson) viene catturato e usato come merce di scambio, dopo un processo farsa presieduto dal Geddafi/Saddam locale, ovvero il ministro della difesa della Bylia, impersonato da David Suchet, meglio noto come Hercule Poirot televisivo, ma non un paio di baffi per gli Yankee diventano mediorientali tutti, anche Poirot.

A casa, nel Paese più libero ed esportatore di democrazia del globo, il figlio dell’asso dell’aviazione, Doug Masters (Jason Gedrick) è la quinta essenza del ragazzino dei film americani degli anni ’80: capelli tipo mullet, mustang decapottabile con cui “segue” gli aerei che atterrano come Maverick faceva con la moto, eterna selezione di pezzi Rock in cuffia e gruppetto di amici nerd, fratellino e proto-fidanzata che vive in funzione della sua esistenza, in quanto seconda generazione Masters, il mondo è la sua ostrica.
Per farci capire che il ragazzo sa comunque il fatto suo e non è un Daniel LaPippa qualunque, Sidney J. Furie si scatena dirigendo il “Serpente”: sfidato dall’inutile funzione narrativa del bulletto di turno (che scomparirà per sempre dalla storia dopo aver svolto il suo ruolo-fermaposto) Doug guida un biplano in una gara di velocità contro una moto, in un percorso di corsa, tutto a ritmo di Rock molto spassoso, che si gioca un altro punto di contatto con il film di quello figo di casa Scott: mentre Doug fa il grosso pilotando il Cessna tra i canyon, a rischiare davvero l’osso del collo è stato il pilota acrobatico Art Scholl, che collaborò anche a Top Gun, per altro perdendo la vita durante le riprese della morte di Goose (storia vera).

Dopo aver vinto il “Serpente” arriva la brutta notizia, Doug con il suo giubbotto da ragazzini dei film degli anni ’80, va direttamente dentro la base militare e un colonello lo aggiorna, perché ehi, lui è il film di Ted Masters, raccontiamogli tutti i segreti di stato: ci sono Paesi che fanno un gioco diverso dal nostro, non abbiamo relazioni diplomatiche con quei bastardi e i maledetti burocrati ci legano le mani. Tuo padre è già stato processato, tra tre giorni verrà giustiziato, mi dispiace ragazzo, non tutti amano la torta di mele e l’esportazione della democrazia come noi Yankee! Poi voi pensate che io scherzi, quindi vi riporto un dialogo completo senza perifrasi: «Come in Iran? No, lì c’era palle mosce Carter, ora alla Casa Bianca abbiamo uno che gli dice dove ficcarsi i loro missili, perché credi che lo chiamino Ronny Rambo?» film di pura propaganda è già stato detto? Ok, andiamo avanti.

Qui entra in scena l’attore simbolo del film, oltre che due spanne sopra tutti gli altri, il migliore del film, quello che ci crede di più e che con questo ruolo, è diventato uno di quelle facce che ho sempre amato ritrovare nei film, Louis Gossett Jr. nei panni di Charles ‘Chappy’ Sinclair è lo Yoda di turno, il Maestro Miyaghi della situazione, che prende il suo nome da cibo per cani dal vero Daniel “Chappie” James Jr. pilota dei leggendari Tuskegee Airmen.

Chappy Sinclair conosce il padre di Doug solo di fama, ma non ha visto le budella sei suoi compagni sparse lungo le risaie in Vietnam per questo! Si ragazzino, tu hai il triplo di ore di volo di qualunque pilota e se avessimo un paio di F-16 potremmo andare ad infilare in culo un paio di Snake Eyes a quei trogloditi senza Dio e salvare tuo padre, ma ora fai il bravo ragazzo americano degli anni ’80 e lascia che nessuno faccia niente, ma con tanta fiducia di ottenere qualcosa.
Ed è qui che “Iron Eagle” sfoggia la sua anima da film per ragazzi degli anni ’80, mentre Doug si allena al simulatore, nel classico “Training montage” che non può mancare sulle note di One vision dei Queen (la facente funzione di “Take my Breath Away” per questo film), la banda di ragazzini amici di Doug mette in crisi l’esercito americano, mette su un’allegra commedia da corte marziale. La US Navy aveva il migliore degli Scott a lanciare la moda dei Ray-Ban a goccia, l’aereonautica si ritrovava con un film dove si facevano scippare due F-16 e tutte le informazioni top secret sulla Bylia dai protagonisti de “I ragazzi del computer”, poi chiedetevi perché tutti ricordano Tommaso Missile e “L’acquila d’acciaio” e roba per piloti di Bare e Sensei del Cobra Kai.

Trovo sempre simpatico che un film così spudoratamente propagandistico, abbia l’ardire di giocarsi uno dei pezzi più celebri dei Twisted Sister, sulle scene di allenamento di Doug, la stessa canzone per cui puntualmente Dee Synder finisce a negare l’utilizzo ai Repubblicani durante le loro campagne elettorali (storia vera), ma dopo l’allenamento tipo dei film per ragazzi anni ’80, Doug e Chappy possono volare a salvare il padre del ragazzo, ed è qui che Sidney J. Furie si scatena con un’altra infilata di scene di volo dirette alla grande, fino alla svolta totale da Maestro Yoda del personaggio di Louis Gossett Jr.
Chappy che viene abbattuto-si-forse-magari-no ma che aveva previsto tutto, lasciando delle cassette pre-registrate a Doug, in cui prevede ogni svolta della missione come uno che il film lo ha visto più volte, anche di me e Johnny Lawrence messi insieme, è l’equivalente dell’usa la Forza Luke di “Iron Eagle”, mi rendo conto che con Louis Gossett Jr. motivatore in cuffia, potrei radere al suolo uno stato canaglia anche io, infatti tutti i momenti più d’azione del film sono qui, compreso papà Masters fatto salire al volo sull’F-16 e un AGM-65 Maverick sparato da terra dentro la pancia di un carro armato nemico… One man, one soul, one vision!

A proposito di musiche, se i pezzi che Doug si spara in cuffia in maniera extra diegetico (… un cinefilo è morto per l’uso di questa parola) sono i più rumorosi, non deve passare inosservato il tema musicale di “Iron Eagle” composto da un dimenticato Titano come Basil Poledouris, perché la soluzione della missione vede un “Boss di fine livello” da abbattere a colpi di missili e “frasi maschie”, ben prima di tutti gli ID4 di questo mondo, un presidente viene eletto dal suo popolo se sa pilotare e un jet, anche nei momenti di crisi, mentre io sono quarant’anni che mi chiedo se Doug, potesse ambire a ruolo di nuovo ministro della difesa della Bylia, il rientro a casa è trionfale.
Il presidente degli Stati Uniti mette a disposizione l’Air Force One per coprire un’operazione da Black OPS tirata su da quattro ragazzini che non hanno ancora avuto un incontro ravvicinato con una ragazza. A patto di non parlare mai più con nessuno di questa storia, Doug riceve il classico calcio in culo per entrare all’accademia, cioè, poteva ricevere informazioni segrete da un colonello in quanto figlio di suo padre ma l’accademia no? Mai capito, non importa, “L’aquila d’acciaio” non va capito, se lo capisci, lo trovi un film di becera propaganda, in tal senso non è invecchiato di un giorno perché questi rigurgiti guerrafondai contro il Medioriente sono più di moda presso gli Yankee oggi, dell’ossessione per gli anni ’80.
“L’aquila d’acciaio” non va capito, va amato per quello che è, la miglior prova di Louis Gossett Jr. la fantasia adolescenziale del volo applicata ad un’idea eroica di rapporto padre-figlio, “L’aquila d’acciaio” è come l’F-16 un “ferro” bellissimo meno amato del più celebre F-14, e se volete sentire parlare dei seguiti esprimetevi… A vostro rischio e pericolo. Signore, signori… Buon volo aquilotti!


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