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L’Armata Delle Tenebre (1993): Dammi un po’ di Classidy, baby

Un giorno, da qualche parte verso fine anni ’90 primi
anni 2000, me ne torno a casa, i piedi non mi toccano terra dalla gioia, ho
appena acquistato la mia copia de “L’Armata delle tenebre” in DVD. Trovo mia
madre a casa, le dico che ho appena comprato l’agognato disco, era una vita
che lo cercavo, lei mi risponde: “Sì, guardavi quel film già da piccolo” con la
serenità che solo gli anni di rassegnazione ti possono dare, tuo figlio non può
drogarsi come tutti gli altri, no, troppo facile.

Penso non ci sia davvero nulla da aggiungere, persino mia
madre è consapevole del fatto che suo figlio sia cresciuto guardando “L’Armata
delle Tenebre”, ma solo nei momenti in cui non mi riguardavo “Darkman”… Ma
questa è un’altra storia. Per ora vi racconto quella di questo film, che è senza la minima ombra di dubbio nel mio cuoricino… Un Classido!

Raramente un terzo capitolo tanto distante dai due film
precedenti (e soprattutto dal primo) si è rivelato comunque un successo.
“L’Armata delle tenebre” è di fatto il terzo capitolo della trilogia di “Evil
Dead”, ma come (l’intelligente) cambio di titolo sottolinea, è anche un completo
cambio di scenario e di atmosfera: il terzo capitolo della saga è
decisamente quello più Splastick di tutti ed è anche la celebrazione assoluta
del mito di Ash, ma soprattutto di Bruce “The King” Campbell. Se devo dirla tutta, è anche la perfetta incarnazione di una caratteristica che stimo molto nelle persone, ovvero: la capacità di prendere molto seriamente quello che fanno, ma non loro stessi, penso che sia un buon modo per riassumere anche Sam Raimi.

Puoi dirlo forte Ash. Groovissimo!
Con l’aumentare del budget, Sam Raimi ha l’intelligenza
di non perdere il gusto per i film fatti tra amici, in maniera più artigianale
possibile, “Army of Darkness” è la naturale evoluzione di due amici chiusi in
uno chalet del Tennessee a inventarsi quintali di iconografia cinematografica.
Ritroviamo Ash da qualche parte attorno al 1300, insieme
alla Oldsmobile Delta 88 del ’73 (The Classic!) è precipitato in pieno Medio
Evo, come visto alla fine del secondo capito, qui viene prima fatto prigioniero e poi riconosciuto come il salvatore degli uomini dal male. Per farlo e per poter tornare nel suo tempo,
dovrà recuperare il Necronomicon… Voi non mi vedete, ma io sto ridendo perché
penso a tutti i casini che Ash combinerà per rimettere le mani (anche quella
robotica costruita da lui) sull’antico testo sumero.

The Classic in versione corazzata… Anche in questo film fa la sua gloriosa comparsata.
Il film è la celebrazione di Ash e di Campbell, nel
secondo titolo della saga il personaggio si è guadagnato sul campo i suoi
simboli distintivi, le cicatrici in faccia, la camicia blu con la manica
strappata, la motosega rossa agganciata alla mano mozzata e il Remington a
doppia canna, calibro 12, siccome è una celebrazione, tutti sappiamo che è il
migliore del suo supermercato, lo si trova nel reparto caccia e attrezzi
sportivi. Questo adorabile, ma terribile aggeggio lo fanno nel Michigan, costa
100 dollari e 95 scontato, ha il calcio in noce, le canne di acciaio blu
cobalto e un grilletto sensibilissimo, proprio così. “Magazzini S-mart, i
migliori d’America”, o come viene chiamato in originale “This is my
boomstick!” che per quanto mi riguarda è una frase che sta lassù, nel Valhalla
delle frasi più mitiche della storia del Cinema, mentre se ne beve un paio con
le varie “Suonala Sam”, Hasta la vista baby, “Gli farò un’offerta che non
potrà rifiutare” e tutte quelle altre frasi che sono uscite dalla storia del Cinema, per diventare linguaggio comune, iconografia alla stato puro. Ma se
vogliamo questo film di frase mitica ne ha almeno un’altra, cosa vogliamo dire
di “Dammi un po’ di zucchero, baby”? Quanti schiaffoni in faccia avete ricevuto
dal gentil sesso per colpa di questa frase?

Kids, remember… Don’t try this at home.
Se vi capiterà di inciampare nel merchandising di questa saga (e vi capiterà tranquilli), troverete Ash quasi sempre rappresentato come
compare qui, che siano T-Shirt, poster, Funko, Gadget, l’Ash che
vedrete sarà sempre quello di questo film, quello che con il montage
definitivo, si costruisce in casa una mano bionica sostitutiva, partendo da una
vecchia armatura da Cavaliere (“Groovy!”). Quando pensate a John Mcclane lo
immaginate scalzo e in canottiera lurida, quando vi dicono Jena Plissken a voi
salta alla mente la benda, la canottiera nera e la giacca di pelle, se vi dico
Ash, se siete personcine a modo vi mettete a gridare “This is my boomstick!”…
Mica male per un terzo capitolo che in comune con il primo film
della saga ha davvero solo le persone coinvolte e il nome del protagonista.

This i my Booms…. No sul serio, mi emoziono tutte le maledette volte!
Bruce è il protagonista assoluto, è talmente straripante
che non solo interpreta Ash, ma anche il suo doppio Malvagio (“Sei un bravo
ragazzo! Sei un bravo ragazzo!” BANG! “Non così bravo”) ed è così incontenibile
che interpreta anche i pestiferi mini-Ash che perseguitano il protagonista
nella scena del mulino.

Uno così irritante si merita proprio una fucilata a brucia pelo…
Sam Raimi, come l’amplificatore degli Spinal Tap, mette
su 11 il livello di Splastick del film, dando libero sfogo a tutte le gag
comiche che gli passano per la testa. Avete presente la classica scena
dell’accecamento con le dita che ha reso celebri i The Three Stooges (da noi i
Tre Marmittoni)? Qui viene rifatta identica, usando solo il primo piano di
Bruce Campbell e finte manine scheletriche di plastica (“Tenete lontano dalla
mia bocca le vostre luride ossa!”). Sam Raimi trasforma il suo amico di scuola
e il protagonista del film in un cartone animato, letteralmente, il film rompe
gli indugi anche sull’incolumità fisica di Ash, sottoponendolo ad ogni genere
di tortura, è costretto a bersi dell’acqua bollente direttamente dal bollitore
per fare fuori il mini-Ash finito del suo stomaco e nella scena dei tre
Necronomicon, si ritrova con un mascellone deforme (anche più grosso di quello
che sfoggia Campbell di solito) degno di un cartone animato, perché “L’Armata
delle tenebre” è questo: un cartone animato… Con streghe possedute, morti, un
occhio che spunta da una spalla e il più grosso esercito di scheletri mai visto
al cinema, il genere di cartone animato per cui un bambino con il gusto per il
macabro adorerebbe… Mi dichiaro colpevole vostro onore!

Frasi prendere a cazzotti in faccia dallo Splastick.
“Army of Darkness” ha momenti horror che funzionano, come
la fantastica scena del pozzo (ammettetelo, anche voi fate il tifo quando Ash
manda a segno un cazzotto, o impugna al volo al sua motosega… Vi conosco
mascherine!), ma è impossibile prescindere dalla sua componente comico/goliardica
e gli effetti speciali, visibilmente e volutamente retrò (anche per il 1993)
non fanno che aumentare il livello di coinvolgimento della storia.
Sì, perché di fronte a scheletri con gli occhi rotanti,
dispettose maniche ossute e l’urticane balletto di Evil-Ash, non potete non
ridere, no sul serio, se questa roba non vi fa ridere o non è di vostro
gradimento, io non vi conosco e non vi voglio nemmeno conoscere!
Proprio gli effetti speciali fatti alla vecchia maniera,
aiutano a sospendere l’incredulità quel tanto da accettare Bruce Campbell come
novello Wile il Coyote, quindi ci sta anche che con un Remington a doppia
canna, possa sparare quattro colpi senza ricaricare. La sceneggiatura fa il
resto, perché se nel secondo capitolo Ash era uno sbruffone, qui le cose
vengono portate alle estreme conseguenze: Ash parla SOLO attraverso Punch-line
degne del miglior eroe dell’azione. Non è un caso se quasi tutte le frasi
mitiche della saga di “Evil Dead” si trovino in questo film, una delle mie preferite
è quando parla con Enrico il Rosso e gli dice “Salve Signore dalle strane
mutande, in questo momento sei il capo di due sole cose. Del cazzo e della merda
e anche di quelli per poco”.

Like a Boss!
Il doppiaggio “Ignorante” (del senso migliore del
termine) rende bene la cafonaggine di Ash secondo me, anche se, purtroppo, ci fa
perdere almeno un paio di frasi diventate di uso comune nella lingua inglese
come “Groovy” e “Hail to the king, baby” sostituita da una sensata, ma meno
incisiva “… Ma non mi posso lamentare, a mio modo sono un re!”.
Una delle 87648 cose belle de “L’Armata delle tenebre” è
il modo in cui Sam Raimi sia riuscito a rielaborare dei classici, rendendoli
ancora più mitici, dal film di Robert Wise del 1951, “Ultimatum alla Terra” il
buon Sam prende in prestito le parole che l’alieno utilizzava per disattivare
il letale robot Gort, ovvero “Klaatu barada nikto”, che qui diventano le parole
che Ash deve pronunciare prima di prendere il Necronomicon e che, siccome è un
casinista, non riesce a ricordare (“Come è questa parola? Come faccio a non
ricordarla? Di sicuro cominciava con la N…”), mentre l’esercito dei morti,
gli Scheletri con elmi scudi e spade che marcia verso il castello non è altro
che un omaggio di Sam Raimi al grande maestro della Stop Motion Ray Harryhausen
(Ciao Maestro!) e agli scheletri del film “Gli Argonauti” del 1963… Malgrado il
fatto che i due film citati siano due classici e due capolavori senza sterzo,
sono sicuro che quando si parla di Klaatu barada nikto o di un esercito di
scheletri, l’80% delle persone pensa ai casini combinati da Ash, anche questo
è merito del talento di Sam Raimi, che ha saputo omaggiare e riutilizzare in
modo intelligente, ma rispettoso. Giovani registi e sceneggiatori, prendere
appunti grazie.

Un pò magrolini per essere dei soldati ma comunque piuttosto minacciosi.
A suo volta, però, Sam Raimi ha creato iconografia da cui
altri hanno pescato a piene mani, uno tra tutti Peter Jackson, forse il regista
attualmente in circolazione più debitore al Cinema di Raimi. Nella sua
trilogia de “Il Signore degli Anelli” ha omaggiato “Army of Darkness” due
volte: la scena in cui dopo il discorso di Ash, i pochi rimasti offrono le loro
armi per aiutarlo nella battaglia, è stata ripresa identica ne “La compagnia
dell’anello”, mentre la scena in cui il mago avvicina la polvere esplosiva alla
candela e viene fermato appena in tempo da Ash, è stata diretta da Jackson
identica, ma con Saruman e Vermilinguo come protagonisti ne “Le due torri”.
Per altro, in questo film al solito compositore di
fiducia Joseph LoDuca, autore delle musiche per tutti e tre i film della saga
di “Evil Dead”, viene affiancato Danny Elfman, alla seconda collaborazione con
Raimi dopo “Darkman”, la sua “March of the dead” è ancora oggi uno dei pezzi
migliori del famoso compositore e non ne ha propriamente firmati pochi nella
sua carriera.

Poche scene sono in grado di farmi fare il tifo per un personaggio come questa.
Una cosa che ho sempre trovato divertente è il fatto che
malgrado Raimi abbia avuto carta bianca per ambientare un film nel Medioevo e
dargli un tocco splastick, il finale che aveva pensato non piacesse
ai produttori. L’idea originale per la conclusione del film, a mio avviso, era
molto più in linea con il personaggio di Ash e anche con il finale “tragico”
de La Casa 2. Qui il mago preparava ad Ash
una pozione che lo avrebbe fatto dormire (senza invecchiare) fino al suo tempo,
ma mi raccomando, soltanto sei gocce! Ovviamente Ash che è un casinista ne
prende troppa e si risveglia (molto barbuto), in un futuro prossimo devastato
dalle forze del male, seconda occasione per Bruce Campbell per esibirsi in un
ululante “No” di disperazione lanciato contro il cielo. Se non avete mai visto
questo finale lo trovate QUI:
Quindi Sam Raimi dovette improvvisare un altro finale, questo
spiega il cameo di suo fratello Ted, nei panni di un collega di Ash ai
magazzini Smart, per altro, Ted compare anche tra i cavalieri del castello…
Continuando la sua tradizione di personaggi interpretati in questa saga, un
vero Jolly quel ragazzo!

Ogni volta provo a contareil numero di proiettili sparati, ed ogni volta perdo il conto…
Siccome questo film è una mosca bianca, per una volta
anche il finale imposto dai produttori al regista risulta una figata pazzesca, perché
“L’Armata delle tenebre” è così: ha tutto quello che non vorresti mai vedere
nel terzo capitolo della tua saga cinematografica del cuore, eppure forse è il
più mitico (nel senso Homer Simpsoniano del termine) di tutta la trilogia,
tutto merito dell’incontenibile talento di Sam Raimi e della faccia da schiaffi
di Bruce Campbell… Hail to the King, baby! 

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