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Last Action Hero (1993): il miglior film di Arnold Beckenbauer (salute!)

“No, no, no, no… YES!”
Immaginatevi
un allenatore di Basket che vede il suo giocatore talentuoso, ma discontinuo,
sbattersene dello schema, andare in palleggio dal lato sbagliato e mandare a
segno il tiro matto e forzato che magari ti fa vincere la partita. Trasferendo
questa metafora nel mondo del cinema, il film di oggi fa esattamente la stessa
cosa, bentornati alla rubrica… John McTiernan had a gun!

Un film
difficile da etichettare come genere, il cui protagonista è arrivato a definire
come “L’inizio del declino della mia carriera”, un enorme flop al botteghino,
eppure una pellicola invecchiata magnificamente, a tratti geniale malgrado i
difetti, con un’infilata di battute una più mitica dell’altra e la parola
definitiva sull’argomento film meta cinematografici. Un caso emblematico di “No,
no, no, no… YES!” applicato al cinema, forse non tutti saranno d’accordo, ma
per me “Last Action Hero” è un Classido!



Daniel
“Danny” Madigan (Austin O’Brien) è un ragazzino di dodici anni che,
come voi e me, è un super appassionato di cinema, in particolare il suo eroe
preferito è Jack Slater, interpretato dall’attore Arnold Schwarzenegger. Danny
passa le sue giornate nel cinema prossimo alla chiusura gestito dal vecchio
proiezionista Nick (Robert Prosky visto in tutti i film) ed è proprio lui a regalate al ragazzo un magico biglietto del
cinema, ricevuto da Harry Houdini in persona. Il biglietto, dotato di una
volontà propria, ha il potere di portarti dentro i film, ma non si tratta di una
metafora romantica da cinefilo, no no, può trasportarti LETTERALMENTE dentro il
film, cosa che per Danny avviene durante la proiezione notturna e privata di
“Jack Slater IV”. Trasportato nel mondo fittizio del film, Danny si troverà
fianco a fianco con il suo eroe. Segue una bomba di film!
Il soggetto
del film è frutto del lavoro di Zak Penn (X-Men 2) e Adam Leff, ma è stato pesantemente riscritto da uno dei più grandi
sceneggiatori della storia, quel gran fenomeno di Shane Black… Vi lascio il
tempo per applaudire. Chi è stato ad assumere il grande Black? La star del
film, Arnold Schwarzenegger che per questa parte non ha soltanto portato a
casa 15 milioni di ex presidenti defunti stampati su carta verde, ma ha anche
esordito come produttore. Proprio in questa sua nuova veste, perché non
chiamare quello che nel 1993 era (giustamente) considerato il migliore regista
di film d’azione disponibile sulla piazza? Con John McTiernan dietro la
macchina da presa, “Last Action Hero” diventa il titolo di punta per l’estate
della Columbia Picture, oltre che una rimpatriata di persone che avevano già
collaborato insieme per produrre Predator.


Mimetizzato tra le foglie, c’è anche un Predator, tornato per la rimpatriata.

Giusto per
dirvi di quanto Swarzy abbia fatto il bello e il cattivo tempo sul set del
film, avete presente la pazzesca colonna sonora? Un tripudio di Megadeth, Def
Leppard, Alice in Chains e via dicendo? Il pezzo principale era “Big Gun”
composta dagli AC/DC apposta per il film. Sapete perché il celebre gruppo
australiano ha accettato di partecipare? Perché gliel’ha chiesto Schwarzenegger
in persona! Che non pago ha pensato bene di comparire anche nel video della
canzone esibendosi nel celebre balzello di Angus Young.

Ma dopo le
prime proiezioni di prova, la risposta del pubblico fu piuttosto freddina,
quindi il film venne sforbiciato di svariati minuti, portandosi via anche
svariati passaggi logici della trama che, in effetti, a ben guardarla,
specialmente per le regole auto imposte (lasciatemi l’icona aperta che ripasso…)
risulta piuttosto lacunosa.

Lo stesso
McTienan, parlando della storia produttiva di questo film, è arrivato a definirlo
una specie di Cenerentola senza il lieto fine, perché il grosso budget del
film, venne quasi tutto sperperato nella massiccia campagna di promozione e, malgrado i 130 milioni di ex presidenti stampati su carta verde
raccolti, lasciò freddino critica a pubblica, ma, soprattutto, ricevette clamorose
scoppole da un altro titolo uscito in sala solo una settimana prima, una roba
con dei dinosauri diretta da Spielberg, potreste averne sentito parlare.

Il Box office del Giugno 1993 riassunto in un immagine.

Lo scontro
diretto con Jurassic Park non può essere l’unica spiegazione del flop, il
problema va cercato altrove, ad esempio: come mai quel cacchio di
biglietto magico, nelle mani di Danny, funziona solo quando vuole lui, mentre
quando finisce nelle mani del Benedict (Charles Dance nel suo cattivo più
riuscito di sempre! Altro che Tywin Lannister!) inizia ad andare come un Rolex,
permettendo al cattivone del film di rimbalzare a piacimento tra la realtà e il
mondo immaginario di “Jack Slater IV”?
Certo, è un
dettaglio importante, ma che, comunque, passa quasi in secondo piano nel grande
arazzo postmoderno messo su da McTiernan in questo film, un genuino e
scoppiettante (in tutti i sensi) omaggio al cinema, costruito intorno a quello
che a pieno diritto, potrebbe ambire a titolo di “Ultimo eroe dell’azione”,
ovvero: Arnold Schwarzenegger.


“Ciao, gli altri candidati per il titolo sono terminati”.

Delle tante
cose incredibili della vita e della carriera di Arnold, quella più pazzesca è
il modo in cui è riuscito a sospendere a tempo indeterminato l’incredulità di
tutti gli spettatori del pianeta, ha interpretato personaggi americanissimi con
nomi come Ben Richard o John Matrix, senza che nessuno si ponesse mai il minimo
problema sul suo marcatissimo accento austriaco.
Malgrado le
sue affermazioni su questo film, attraverso una capacità di scegliere i
personaggi impressionante, non ha mai sbagliato un film, riuscendo a “scomparire”
nei suoi personaggi (l’apice assoluto? Terminator), il gioco si è rotto quando
ha pensato che il pubblico volesse vedere Schwarzenegger fare cose non Arnold
Schwarzeneggeriane (tipo partorire) e allora arrivò “Junior” (1994) e tanti
saluti.


Segni di continuità: La legge di gravitazione universale di John McTiernan.

Grazie all’ironia
e ad un’intelligenza più impressionante dei suoi muscoli, ha fatto fronte alla
sua incapacità d’impersonare qualcuno di diverso da Arnold Schwarzenegger,
replicando se stesso in ogni film. La cosa incredibile, di questo enorme gioco
di specchi, è che i personaggi scelti spesso si trovano alle prese con
personalità multiple da interpretare (Codice Magnum, “Atto di Forza”, “True Lies” ma a ben pensarci un po’ anche Conan il Barbaro e “Un poliziotto alle elementari”), oppure con molteplici
copie di se stessi (“Il sesto giorno” o la saga di Terminator). Questa sua micidiale capacità, trova in “Last Action
Hero” un apice, Schwarzenegger interpreta la parodia del classico personaggio
alla Schwarzenegger (Jack Slater) e l’attore che nel mondo reale lo
interpreta, ovvero Arnold Schwarzenegger, il tutto con ironia e autoironia che
pochi divi possono permettersi.

“Tu mi somigli molto di più di Danny DeVito”.

La sua entrata
in scena riassume tutto il tono del film: sulle note del tema principale del
film, Jack Slater arriva, schiva il Sindaco Tina Turner (uno dei tanti camei
celebri del film), fa battutacce in odore di autoironia sul vice-governatore
della California (“Chiamami quando arriva il governatore”) si fa urlare dietro
dal suo capo, in quella che per tutto il film diventerà una delle gag più
spassose in assoluto e poi affronta il cattivo da solo, con il disprezzo per
le regole e i regolamenti tipico dell’ispettore Callaghan o di Cobra.
Il cattivone è
lo spietato Squartatore, interpretato da Tom Noonan che fa sfoggio
anche lui di grande autoironia, nel mondo reale, impegnato nel doppio ruolo dello
squartatore e di se stesso, il suo agente gli dice: “Vuoi interpretare serial
Killer a vita?”, chiaro riferimento al suo celebre ruolo di Dollarhyde in “Manhunter”
di Michael Mann.


Ma a quanti film fighi a preso parte Tom Noonan in carriera?

Per noi
spettatori è l’inizio del film, ma è chiaro che siamo di fronte ad un
personaggio con un passato già strutturato, la sensazione è quella di iniziare
a leggere un fumetto partendo dal numero cento e il tono fumettistico molto
marcato è presente per tutta la pellicola.
McTiernan
nella sua intelligenza dirige alcune scene andando di molto sopra le righe, una
delle mie preferite è l’inseguimento in auto: Slater spara ad un cattivo
scaraventandolo contro il camion dei gelati che improvvisamente esplode, trasformando
i gelati in proiettili che colpiscono alla nuca lo sgherro professionista Al
Leong, come finisce la scena? Con Swarzy che dice: “L’ho freddato quel tipo” (“I
iced that guy”).


Ci manca solo che il clacson faccia Beep Beep!

Sembra quasi
di guardare un cartone animato di Chuck Jones (infatti i cattivi lanciano
candelotti di dinamite ACME), in alcuni momenti McTiernan fa la parodia dei suoi
film: la caduta a rallentatore di Slater dall’ascensore, ricorda quella di Hans
Gruber in Trappola di Cristallo. In altri, invece, prende gioiosamente in giro tutto il genere action. La mia
battuta preferita, è sicuramente quella dello sbirro anziano, che muore dicendo:
“A tre giorni dalla pensione…” strizzando l’occhio al Roger Murtaugh di “Arma
Letale”, guarda caso, un altro film scritto da Shane Black.

“Agguanta il gatto!!!” (Cit.)

Evidentemente,
nel 1993 il mondo non era pronto, forse visti i nomi in gioco il pubblico si
aspettava qualcosa di diverso, ma considerare “Last Action Hero” un brutto
film solo sulla base del flop al botteghino sarebbe un… Madornale errore!
Proprio il suo
essere difficile da etichettare rende questo film un capolavoro che pare
migliorare invecchiando, ha tutto per piacere agli amanti dell’action, perché malgrado
l’ironia, è pieno di momenti mitici, ad esempio, la gara “a chi si butta per
primo” giusto per citarne uno. Inoltre, grazie al numero ESAGERATO di battute
geniale, strizzate d’occhio e dialoghi scritti come Shane Black comanda, sfido
chiunque a non divertirsi guardando questo film.


Come prendersi gioco del PG-13, prima che il PG-13 iniziasse a prendersi gioco di noi.

La combinazione
tra i dialoghi al fulmicotone di Black e l’ironia di Schwarzenegger è
micidiale, giuro che potrei ripetervi a memoria tutti i tentativi fatti da
Danny, per spiegare a Jack che il mondo in cui si trovano è quello irreale di
un film, ma tra cose tipo “Sono il famoso comico Arnold Beckenbauer” e la mia
battuta preferita (quella sul cassetto dei calzini) questo film mi ha regalato
un’infinità di momenti comici micidiali.
Shane Black
qui si supera, riuscendo a mandare a segno l’ennesima sceneggiatura piena dei
suoi tratti distintivi (l’ambientazione Natalizia, il bambino saccente, ma a suo
modo simpatico, etc..) e allo stesso tempo a scherzare su tutti i clichè dei
film d’azione. Devo confessare che per me è stato formativo scoprire e
consumare (a ripetizione) questo film, durante la mia infanzia, il modo in cui
mette gioiosamente alla berlina le armi che non si ricaricano mai, le
automobili che esplodono con un solo colpo di pistola, o i finestrini che si
rompono con un pugno (ma anche il catrame che non appiccica, e mille altri
clichè) mi ha permesso di sviluppare un senso critico, ma anche un
incontrollato amore per il cinema non solo di genere.


Dylan Dog e Tex Willer hanno un guardaroba molto simile a questo.

Parliamoci
chiaro: qualunque appassionato di cinema vive il suo amore in maniera
viscerale, la capacità di estraniarsi e perdersi in una pellicola, è tipica dei
cinefili. Danny, per quando dotato di una voce fastidiosissima e dei momenti di
saccenti che levati (ma levati proprio), ha tutti i tratti peculiari del
fanatico di film. Personalmente, mi riconosco molto nel suo continuo pensare al
cinema, anche nei momenti più improbabili, manifesto di questo è la scena dell’Amleto
che nella testa di Danny diventa la versione del capolavoro di Shakespeare che
tutti avremmo SEMPRE voluto vedere sul grande schermo, con Schwarzenegger nei
panni del principe di Danimarca (“Essere o non essere? Non essere!” BOOM!).

Di un po’ William, a questo non avevi mai pensato vero?

In effetti,
Danny ha le sue buone ragioni per rifugiarsi nei film, McTiernan fa un ottimo
lavoro nel mettere a contrasto il mondo reale da cui proviene il ragazzo (e
noi) sporco, piovoso, popolato da ladruncoli, in cui il Cinema è in decadenza
come il teatro gestito da Nick che, infatti, è l’unico che si ostina a
proiettare film d’azione, mentre i suoi colleghi nelle vicinanze hanno già
ceduto ai porno. In perfetto contrasto il mondo fittizio di “Jack Slater IV”,
dove c’è sempre il sole, ad ogni angolo c’è un dettaglio proveniente da un
film, tipo Sharon Stone che fa un cameo vestita come in “Basic Instint” o ci
sono agenti di polizia che, in realtà, sono gatti dei cartoni animati.

“Se stai cercando un ragazzino biondo sappi che non sono io!” 

Il primo a
sfruttare le differenze tra i due mondi è Benedict, l’iconico cattivo con l’occhio
di vetro intercambiabile (e multiuso) interpretato da Charles Dance che ricorda a tutti che la differenza sostanziale tra la nostra realtà e la
finzione cinematografica è che qui da noi, i cattivi possono vincere.

Billy Wilder diceva alcuni chiudono un occhio solo per mirare meglio. Ecco appunto.

Infatti, la sua
sconfitta finale è doppiamente consolatoria, perché a vincere è la normalità,
una volta sconfitto il cattivaccio, quasi una routine per Slater (“Non ci sarà
Benedict 2 per te”), il personaggio scopre le gioia della normalità, accettando
a cuor leggero la consapevolezza di appartenere all’immaginario.
La realtà, nel
frattempo, un paio di scoppole le prende pure lei, gli attori impegnati nelle
parte di loro stessi si prendono in giro, tra un cameo di Little Richard e uno
di Van Damme, c’è anche John Belushi che fa il cascamorto alle prime dei film,
o lo stesso Schwarzenegger che con la solita autoironia si porta in scena come
una marionetta poco sveglia, nella mani della moglie che lo bacchetta quando
parla in pubblico dei ristoranti della catena “Planet Hollywood”.


“Jean-Claude anche tu qui per il film?” , “Veramente mi chiamo Kurt Sloane”.

Di fatto, non
sappiamo nemmeno cosa succede a Danny una volta tornato nella realtà, però
trovo significativo che il vero elemento “magico” del film, sia il biglietto,
vero MacGuffin che mette in moto la storia e che proviene dal nostro mondo. Un
modo simpatico per dire che il cinema è una bella evasione e che ogni tanto
quando fa capolino nella vita reale, può essere anche utile ad apprezzarla un
po’ di più.
Ecco se “Nuovo
cinema paradiso”, fosse stato diretto da uno dei migliori registi action di
sempre, scritto da uno sceneggiatore stiloso e dall’enorme talento e farcito
di esplosioni e battutacce, sarebbe stato “Last Action Hero”.


“Non so perchè continui a chiamarmi Salvatore, ma ho capito il concetto”.

Tutta questa
qualità ha pagato dividendi negli anni, “Last Action Hero” sembra migliorare
col tempo come il buon vino, ancora oggi rappresenta la nota più acuta, degna
di Brian Johnson, mai suonata sul versante metacinematografia. Se, per assurdo,
uscisse in sala oggi, così, identico a se stesso, McTiernan verrebbe celebrato
come un genio e questo film come il capolavoro che è, tutto questo postmodernismo
sarebbe molto più adatto al 2016 che al 1993, visto che oggi le strizzate d’occhio
e la malinconia per i film dell’infanzia, sono all’ordine del giorno e gestite
da gente molto meno capace di McTiernan.

Per molto meno di così, oggi il pubblico andrebbe giù di testa.

Per concludere,
una riflessione: McTiernan ha saputo chiudere un’Era, quella degli eroi d’azione
degli anni ’80 primi anni ’90, con un film celebrativo ed esaltante, con il
ritmo di un pezzo degli AC/DC, tra vent’anni qualcuno riuscirà a fare la stessa
cosa con i film di supereroi? La palla è nel vostro campo filmaker del futuro,
quando sarà il momento, ricordatevi del film di John McTiernan, non farlo
sarebbe un… Madornale errore!
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