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Last Man vol. 1: I due dell’Operazione Tenkaichi

Avevo messo gli occhi su “Last Man” da un pezzo, ho sentito molti etichettarlo come il “Dragonball per adulti” ho capito il perché del riferimento al manga di Akira Toriyama, un po’ meno la seconda parte… Ma posso dire che mi è piaciuto.


Con grande lungimiranza la Bao ha portato in Italia questo strambo esperimento, francese di passaporto, ma giapponese nell’indole, scritto da Balak e Bastien Vives per i disegni di Mickaël Sanlaville, di fatto è un fumetto essenziale, qualche pagina a colori all’inizio (e alcuni gustosi adesivi alla fine… Un fumetto per adulti eh?), ma la maggior parte dell’albo è in bianco, nero e alcuni toni di grigio, con un’impostazione delle vignette tipica del Manga. Proprio come i fumetti giapponesi, la lettura è veloce, infatti mi sono divorato il volume in un solo boccone.

La storia è minimale, ma popolata di personaggi ben fatti.
In un’ambientazione medioevale non ben identificata (futuro? Passato? Un mondo alternativo? Non si sa…) ogni anno si tiene un grande torneo di lotta che mescola arti marziali e magia, su tanti ring si disputano le eliminatorie, ma è obbligatoria la partecipazione dei combattimenti a coppia.
Adrian viene steso da un clamoroso due di picche.

La storia racconta del piccolo Adrian Velba, non proprio il più forte combattente della sua scuola di arti marziali, che vorrebbe tanto vincere la Coppa del Re per garantire un po’ di stabilità economica a lui e alla sua bella mamma, ma resta senza compagno il giorno del torneo. Al banco delle iscrizioni incontra Richard Aldana, misterioso combattente arrivato da chissà dove, avete già intuito come continua…

Vi ricordate quando leggevamo Dragon Ball esaltandoci per i passaggi di turno dei protagonisti durante il Torneo Tenkaichi? Ecco, “Last Man” ricalca le stesse atmosfere, se vi divertivate a seguire i vari combattimenti e a gustarvi i possibili sfidanti dei turni successivi, allora “Last Man” fa proprio per voi, ma dove il fumetto sale di colpi è nella caratterizzazione dei personaggi.
Balak e Vives non perdono tempo a riempiere la storia di flashback, mantengono la narrazione veloce e leggera, tratteggiano alla grande i personaggi, la determinazione di Adrian, o il modo premuroso con cui sua madre si preoccupa per lui, ma dove l’albo ti conquista è proprio con il personaggio di Richard Aldana.

Richard Aldana il vostro prossimo personaggio preferito.

Arriva al torneo all’ultimo minuto (lasciando una tipa addormentata nel letto) cerca un posto dove comprare le sigarette e non lo trova, sembra il protagonista di “Un americano alla corte di Re Artù” di Mark Twain, è totalmente fuori contesto in questo mondo medioevale, sia per come parla che per come si comporta… Ma soprattutto, per come combatte.

Odia la magia e preferisce i KO, picchia come un fabbro e mena nel modo spiccio e diretto con cui parla, basta dire che nota il piccolo Adrian, rimasto senza compagno per il torneo, per caso, solo perché si è voltato a guardare il culo di sua madre (storia vera), sembra un po’ Han Solo e un po’ il Bruce Lee di “I tre dell’Operazione Drago” il personaggio ideale per cui fare il tifo, insomma.
Ho apprezzato moltissimo il primo volume, penso che continuerò a seguirlo, un fumetto “di menare” scritto con questo piglio mi compra subito!
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