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Late Phases: Vedo sorgere una luna cattiva

Siccome sono
sempre alla ricerca del mio prossimo film Horror preferito (SPOILER: Non è
questo) ogni tanto leggo in giro per Internet le valutazioni che danno ai nuovi
film, anche solo per procacciarmi qualche titolo nuovo, quando mi sono
imbattuto in “Late Phases” ho letto per prima cosa le due righe di sinossi, ve
le riassumo: una roba di licantropi fatta alla vecchia maniera.

Figo no? Ecco,
la cosa che faceva ben sperare è che praticamente ovunque, con rarissime
eccezioni, il film ha fatto il vuoto, gente pronta a giurare sulla propria
madre che questo film è la cosa più bella capitata ai Licantropi dei tempi
dello shampoo per sciogliere i nodi. E’ “L’Ululato” di Joe Dante e “Un lupo
mannaro Americano a Londra” di John Landis messi insieme. Ok, mi sono detto, va bene, sono i
soliti esagerati che appena vedono un film di un genere devono per forza
paragonarlo al film più grosso del suo stesso genere.
Io non mi fido
nemmeno molto dei commenti in uscita dai film festival, perché se dopo due film
Norvegesi e un dramma minimalista Brasiliano in bianco e nero fatto con attori
tetraplegici, ti capita di inciampare in un horroricchio che è anche solo
simpatico, il cinefilo piagato dal Film festival è già pronto a gridare al
capolavoro. Se dura 90 minuti e ci sono più di tre dialoghi è come vedere la
luce alla fine del tunnel, poi però se pure Bloody Disgusting, non proprio
l’ultimo sito Internet a tema Horror (tipo quello che state leggendo ora per
capirci) gli dà un votone, beh, dai, qualcosa vorrà pur dire no? (SPOILER: No! enne-o! Ma non mi ascolti allora!)



“Caro! penso di aver visto un topo in cucina!”
La cosa
divertente è che il regista di “Late Phases” è, guarda caso, uno spagnolo con tre
nomi (Ultima moda in campo di Horror), ma non uno a caso, è Adrián García Bogliano
, una mia vecchia
conoscenza, si perché quel Bogliano di un Bogliano, è lo stesso che ha già
regalato al mondo “Penumbra” una sciochezzuola innocua con il colpo di scena
finale più ridicolo e anti climatico di… Azzardo… Tutti i tempi! Ma è anche il
regista di “Here come the Devil”, il film che prometteva l’arrivo del Diavolo,
ma in soldoni poi… Non arriva mai. Bah, sarà, vuoi vedere che Adrián García Bogliano 
alla fine, dagli
che ti ridagli, ha azzeccato un film? (SPOILER: NO!)
Nick Damici
(Visto in “Stake Land” e “Cold in July” poi magari ne parliamo) è un anziano
cieco, che deve scoprire cosa sta succedendo nell’ospizio in cui vive (già mi
immagino nei vari film festival fare i paragoni con “Bubba Ho-Tep”), per altro
i Lupi Mannari tanto sbandierati, sembrano delle creaturine uscite da un fondo
di magazzino di un film Horror anni 80… Forse sarò io, ma a me questo film non
sembra proprio per niente bello come è stato pubblicizzato da praticamente
tutti. Mi sembra davvero assurdo che gente così esperta di Horror, si sia
sciolta per sta roba, poi magari non ho capito niente io, però… Bah…
Girato in maniera abbastanza anonima, non ho visto grosse intuizioni a livello
visivo, molta attesa e costruzione dei personaggi, il che però si
traduce in lunghi minuti di noia, ma noia vera, perché ok costruire, però non è
obbligatorio non far succedere per forza nulla, lo puoi fare ma devi sapere come gestire il tutto (ogni riferimento
a Ti West è puramente voluto…).



“Sono il nonno di Shaun” (Of the Dead)
Il problema grosso
è che quando il film dovrebbe iniziare a far paura, facendo vero Horror,
sembra quasi una parodia: su tutto domina l’umorismo involontario. Quindi direi
“Un lupo mannaro Americano a Londra” magari è ancora un’altra categoria, un
altro campionato e in generale, proprio un altro Sport.

Tra le
recensioni lette in giro per l’Internet, molti si sono detti entusiasti per la
scena della trasformazione, a parte il fatto, che quasi tutte le trasformazioni
del film, avvengono off-screen, e vabbè, l’unica che si vede, non è un piano
sequenza, come ho letto in giro, ma in realtà la regia si vuole dare un tono, stacca e usando un paio di
trucchi ottiene qualcosa che somiglia ad un piano sequenza, ma di fatto non lo è.
Gli effetti
speciali non sono male, diciamo nella media di un Horror con un budget appena
decente, resta il fatto che a me, quelle creature, più che sembrare dei
Licantropi, mi hanno fatto pensare ai Muppets con addosso il loro costume da
Halloween, che non sarebbe male, se tutto fosse condito con un minimo di ironia,
ma quel Bogliano di un Bogliano non solo ha il senso dell’umorismo di un
impiegato di un ufficio statale, ma in compenso gira film Horror fatti a tirar
via… Insomma, detta fuori dalle zanne: se ‘sta roba è meglio di “The Howling”,
vuol dire che del film di Joe Dante, non avete visto nemmeno la custodia
incelofanata del DVD in esposizione nel reparto “Horror”.



I migliori effetti speciali disponibili nel 1985…ehm cosa!?
L’unica
spiegazione che mi sono dato, oltre alla teoria del film festival, che fiacca
la mente e il corpo del cinefilo, è quella che tutto questo Tsunami di
recensioni entusiaste del film, sia stato generato da persone che in media
guardano un paio di Horror l’anno e se un film, somiglia anche solo
lontanamente agli Horror degli anni ’80, allora deve essere figo per forza.
Penso che
anche un Horror con i pupazzoni, per prima cosa, devi saperlo fare, l’idea che
mi sono fatto di Adrián García Bogliano
 è di un regista che prima di fare un film,
sceglie il genere e la tipologia, pescando dal mazzo dei film Horror, gira una
roba a casaccio con più entusiasmo che vero talento e poi si atteggia
paragonandosi ai migliori, facendo il giro dei film festival snocciolando nomi a capocchia nelle
interviste; in pratica non è un regista, ma è uno che si atteggia e si spara le pose
(più che un regista mi sembra un tronista).
Preferisco 100
volte uno che fa un Horror onestamente caciarone, piuttosto che uno che si
atteggia a grande regista, questo approccio fa male al genere tanto quanto gli Horror
precotti fatti per una platea di Teen agers che per motivi anagrafici, il
genere Horror lo conoscono poco (gli Ouija della situazione per capirci).
Quello che so
è che aspetto la prossima Luna piena e poi vado a sgranocchiarmi Boglione, nel
frattempo, consoliamoci così:
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