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Lee Cronin – La mummia (2026): un altro mucchietto di bende polverose

I mostri della Universal sono patrimonio dell’umanità, in quanto icone del cinema Horror sono destinate a tornare, eternamente perché si sa, i mostri dei film dell’orrore non muoiono mai. Fin dai tempi della sua primissima apparizione, resa iconica da un Boris Karloff avvolto nelle bende, la mummia è sempre, puntualmente, tornata al cinema, dall’amatissima saga con Brendan Fraser fino ad arrivare al disgraziato tentativo di rilancio con Tom Cruise, quello che ha soffocato la versione costosa del Monster-verse della Universal nella culla.

Dopo quella tranvata presa in piena faccia, alla Universal hanno pensato che forse ridimensionarsi poteva essere una buona idea, infatti i celebri mostri sono tornati, un po’ alla spicciolata a partire dall’uomo invisibile, passano per l’uomo lupo, grazie alla Blumhouse di Jason Blum e alla Atomic Monsters di James Wan.

Una Bara, decisamente non volante, per quello ci penso io.

Questa volta il regista scelto è Lee Cronin, potreste averlo notato, perché il film, come dire, ci tiene a farvelo sapere fin dal titolo che si merita un discorsetto a parte, in arrivo sul binario uno: il suo esordio in patria “The Hole” lo abbiamo visto in tre (mi sembra di averne anche scritto) anche se per il grande pubblico resta il regista di La casa – Il risveglio del male, che all’alba del suo terzo film ha l’ardire di utilizzare già il genitivo sassone nel titolo, che purtroppo va perso nella versione italiana, ridotto ad un meno efficace “Lee Cronin – La mummia”. Posso dirlo? Non è una novità assoluta l’uso del genitivo sassone nei titoli dei film, a memoria mia però non ricordo che i nostri adattamenti se ne fossero mai davvero curati, non ho mai visto nessuno dei “John Carpenter’s…” venire riportati ufficialmente nel titolo. Insomma capisco che Cronin lo abbia chiesto e ottenuto, ma anche considerando il risultato finale, non una grande idea.

“Lee Cronin’s The Mummy” (titolo giusto), parte da una premessa interessante, anche un po’ obbligata perché con il suo budget non può permettersi di ricreare l’Egitto dei faraoni, quindi deve portare la storia in un momento spazio temporale contemporaneo: nel prologo viene aperto un po’ incautamente un antico sepolcro egizio, liberando l’entità demoniaca al suo interno, che come la frase di lancio del film ci ricorda, è poco amichevole: Alcune cose devono restare sepolte….

… TIpo questo film, ad esempio.

A pagare il prezzo più alto è la famiglia Cannon, papà Charlie (Jack Renoir) e mamma Larissa (Laia Costa), documentaristi americani in Egitto per lavoro, la cui figlia più piccola, Katie, scompare, visttima di uno rapimento inspiegabile. Malgrado gli sforzi Katie non torna, a tornare invece negli Stati Uniti sono i Cannon ancora distrutti dal lutto, nonostante il figlio maggiore Sebastián ora abbia a sua volta una figlia, Maud, della stessa età della sorellina scomparsa, la perdita non è mai stata assimilata per davvero, la telefonata dal commissariato egiziano che riporta che quella è la nipote di Mubarak Katie è stata ritrovata, traumatizzata, coperta di lesioni ma viva.

Essendo, almeno per il grande pubblico, quello delle trovate gore del nuovo Evil Dead, il film aveva come motivo di interesse anche questo elemento, oltre al ritorno di un’icona Horror come la mummia, purtroppo Lee Cronin, anche autore della sceneggiatura, sbatte il naso con il problema strutturale di tutti i film sulle mummie: se le togli dal loro ambienta naturale, da tutta quella mistica fatta di sarcofagi e piramidi, sono solo scheletrini bendati, degli zombetti che come qualcuno ci ha ricordato, possono essere anche poco minacciosi.

Nell’amatissima saga con Brendan Fraser ad esempio, era stata aggiunta l’avventura, nell’incarnazione con Tom Cruise protagonista si era tentata la strada di M:I, insomma, se gli togli l’antico Egitto, la mummia va impiattata e servita con qualcosa intorno come contorno, purtroppo la scelta fatta da Cronin è la più banale possibile, dopo essersi ricordato il prologo di L’esorcista, avendo per le mani una bambina al centro della storia, avete capito dove voglio andare a parare? Proprio dove è andato Cronin.

Tutto quello che NON ci si aspetta minimamente di vedere nel vostro classico horror sulle mummie.

Una volta abbracciata questa scelta, il regista tenta di cavalcarla perdendo più volte il fuoco e le briglie, ad esempio la detective impersonata da May Calamawy, sembra un personaggio chiave della storia, ma progressivamente perde di mordente e di importanza, in una trama che diventa l’ennesima versione di un film sull’esorcismo, quindi mi viene un po’ provocatoriamente da domandarmi: va bene la grande attenzione profusa nell’uso del genitivo sassone, ma la mummia del titolo, dove sarebbe? Se poi ci mettiamo anche la questione di una durata francamente eccessiva per la storia che ha da raccontare (due ore) direi che gli scricchiolii che sentiamo, non sono quelli di un sarcofago che si apre.

Il titolo giusto dovrebbe essere “Lee Cronin’s Generic Exorcist movie”, quindi sbandierare tutta questa autorialità non è stata una grande idea, quando la tua minaccia sovrannaturale è un demone, uno qualunque e la mummia, con tutta la sua iconografia e quello che ci si aspetta da una mummia, scivola via nella banalità di un film che oh, niente da dire, curato, ben realizzato e capace di strappare qualche spavento, ma drammaticamente generico e anche fuori fuoco, specialmente se prometti al pubblico un film sulle mummie, ma poi, fai altro, anche più banale.

«Are you my mummy?» (quasi-cit.)

Ma visto che sono un fautore della scuola di pensiero per cui, i film vadano giudicati, per prima cosa per quello che sono e poi, per la filmografia di cui fanno parte, partendo da questo secondo metro di giudizio, allora “Lee Cronin’s The Mummy” è estremamente coerente con la filmografia a cui appartiene, ancora una volta  il regista ci parla di gruppi familiari minacciati da un orrore antico e misterioso che arriva, prima da un buco nel terreno, poi da un libro sacrilego e qui, da un sarcofago egiziano. Di sicuro non è la coerenza tematiche ma manca a Cronin, purtroppo infilare citazioni a Shining e qualche secchiata di sangue non basta a fare un buon film sulle mummie.

Risultato finale: Scusate, è previsto che si vedano delle mummie, nel vostro film sulle mummie? Insomma al terzo capitolo del rilancio a basso costo dei mostri Universal, le mie amate mummie fanno ancora una volta una figura barbina, peccato perché essendo rappresentante dell’unica città in uno strambo Paese a forma di scarpa, che ha un museo pieno di vere mummie egizie, voglio sempre bene a questo bendato mostriciattolo, purtroppo Lee Cronin mi ha lasciato con l’amato in bocca, mannaggia!

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