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Legend (2016): Mio fratello è figlio unico

Guarda un pò
chi si rivede, Brian Helgeland, autore della sceneggiatura di “L.A.
Confidential” tratta da un romanzo molto difficile da adattare, ma che è valso
al vecchio Brian un Oscar per l’ottimo lavoro svolto. 
Lo stesso
Brian Helgeland, che poi, però, è capace di sfornare la sceneggiatura per il
dimenticabilissimo “Aiuto Vampiro”.

Quello che nel
giro di due anni prima sceneggia il non proprio irresistibile “Il destino di un
cavaliere” e poi ti porta sul grande schermo quella bomba atomica di “Mystic
River”. E’ fatto così il nostro Brian! Affetto da personalità multipla anche
come regista, esordisce con il fighissimo “Payback” e poi ciccia fuori con “La
setta dei dannati”, diciamo appena appena meno riuscito…
Questo
dualismo bipolare deve aver attratto magneticamente Helgeland verso altri due
gemelli piuttosto iperattivi, ovvero i leggendari gemelli Kray, Reggie e
Ronnie, indiscussi sovrani della scena criminale dell’East end di Londra negli
anni ’50 e ’60. Una coppia di criminali che al cinema erano già approdati nel
1990 con il film “The Krays” dove erano interpretati da altri due gemelli, i
Kemp, Gary e Martin, due quinti del celebre gruppo Spandau Ballet. Ora gli Spandau
Ballet per chi non li conoscesse erano un grup…
Ma ce la fai a
stare zitto due cazzo di minuti? Hai iniziato il commento da un’ora, sei solo
riuscito a snocciolare nomi e hai fatto due palle così a tutti, basta adesso lo
finisco io questo pezzo, altrimenti ci facciamo notte!
Buongiorno a
tutti, mi chiamo Kassidy, sono il fratello gemello del pirla che leggete di
solito, il film di oggi si intitola “Legend” e no, non è quello di Ridley
Scott.



“Dai metti via il ferro, lo sai che la caffeina ti rende nervoso”.
Mi sembra
banale dire che un film sulla vita di due dei più pericolosi gangster della
storia, scritto e diretto dal tizio che ha regalato al mondo i titoli che il
mio fratellino vi ha elencato, sia un soggetto in grado di far salivare tutti
come cani di Pavlov, gatti compresi. Peccato che il risultato finale sia un
grosso casino: troppa carne al fuoco e un paio di decisioni infelici in fase di
scrittura.
Nulla da
eccepire sulla regia di Helgeland: elegante, ben fatta, anche ben ritmata
quando si tratta di mettere in scena una sana e vecchia rissa in un pub inglese, il problema è che ad un certo punto, nel cervellone bipolare del
vecchio Brian, dev’essere tornato sul ponte di comando la versione di se
stesso che ha scritto “Aiuto Vampiro”, perché invece di raccontarci come i
Kray hanno dominato la scena criminale, diventando icone da tabloid e veri
idoli per gli abitanti dell’East end londinese, il nostro pensa bene di
raccontare tutta la storia dal punto di vista della moglie di Reggie. Frances
Shea, interpretata dalla più bella che brava Emily Browning, la stessa faccina
da bambola di porcellana dai tempi di “Ned Kelly” e “Lemony Snicket”, ma è da
allora che aspetto di vederla anche recitare…



Non sarebbe male nemmeno avere due Emily Browning però… 
Ma perché devi
essere sempre così cattivo dico io, possibile che tu debba sempre parlare male
di tutti? Scusate gente, mio fratello Kassidy è nato quattro secondi dopo di me e soffre della sindrome del fratello minore, ‘sto scemo! Lasciate che vi parli
anche di quanto di buono c’è in “Legend”, ovvero l’ottima (doppia) prova di Tom
Hardy.
Vi dico sempre
che Tommaso Resistente sia bravissimo ad interpretare personaggi con la follia negli occhi e che sappia rubare la scena nei panni del cattivo,
qui è bravissimo ad interpretare l’elegante, affascinante e spietato Reggie e,
allo stesso tempo, a prestare volto e corpo al sociopatico, omosessuale
dichiarato e con gravi crisi di paranoia Ronnie.
Non vorrei
scomodare il Geremia Ferroso di “Inseparabili”, ma in una certa misura la prova
di Hardy ha in comune con quella del doppio protagonista del film di Cronenberg
una caratteristica non da poco: in qualunque momento del film, è sempre
possibile distinguere Reggie e Ronnie, non tanto per la presenza (o meno) degli
occhiali, ma proprio per il linguaggio del corpo diverso che Tom Hardy
utilizza per distinguere i due gemelli. Oggi come oggi, attori in grado di “abitare”
un personaggio, creandolo dal nulla attraverso piccoli tick o movenze del corpo
come fa Hardy, sono rimasti davvero in pochi.



“Da quella parte, sulla porta trovi scritto ‘Gentlemen’ ma tu non farci caso ed entra lo stesso…”.
Anche se,
bisogna dire che i dialoghi di Ronnie in alcuni momenti rischiano di
trasformarlo in un personaggio un po’ troppo macchiettistico, alcuni monologhi
lo fanno quasi sembrare un gangster scappato da un film di Guy Ritchie e finito
per caso in questa pellicola. A riequilibrare il tutto ci pensa l’Helgeland
regista, che in una scena in particolare, grazie ad un sapiente utilizzo di
campi e controcampi, rende del tutto credibile anche una rissa tra fratelli
interpretati dallo stesso attore, il che per un film del genere è una cosa notevole,
se poi pensat…
Hai finito? No,
davvero, hai finito? E poi non erano quattro secondi, tre, tre secondi! Ora,
caro il mio Cassidy, fammi il piacere di tapparti quella fogna e farmi finire
il commento, perché a sentire te, “Legend” sembra il film più bello dell’anno,
quando, invece, è una sciacquatura di palle, che tira un calcio al secchio del
latte di un soggetto già fighissimo di suo.



Una scena del film “Tommaso Resistente e la Belva umana”.
Come può
venirti in mente di trasformare la storia dell’ascesa (e della caduta) dei
gemelli Kray in un dramma familiare io proprio non lo so, probabilmente
l’ossessione per la coppia e il dualismo congenito di Helgeland, lo ha portato
a fissarsi sui suoi (doppi) protagonisti e le loro vite private, dimenticando
che le loro azioni pubbliche erano davvero la parte più interessante da
raccontare.
A questo
aggiungete il quintaletto di carne al fuoco messa da Brian e la frittata è
fatta. Helgeland inizia a parlare dell’omosessualità di un duro come Ronnie,
per poi mollare l’argomento e passare alla mogliettina che cerca di salvare
Reggie dall’escalation criminale, per poi introdurre il Detective incaricato di
fermare i Kray, salvo poi farlo scomparire dal film dopo un paio di scene… Ed
essendo interpretato da Christopher Eccleston questo è un peccato non da poco!



“Tutto questo non è per nulla ‘Fantastic’, proprio per niente…”.
Insomma, due
personaggi del genere, con vite che sono puro materiale da cinema, avrebbero
meritato un adattamento molto meno introspettivo e, allo stesso tempo, è un
crimine azzoppare l’ottima doppia prova del tuo protagonista, con una
sceneggiatura incapace di prendere una direzione precisa, a questo aggiungiamo
anche il fatto che…
Aggiungiamo
anche un cazzo! Mi hai frantumato le palle Kassidy! Adesso ti riporto nello
scantinato, se hai rotto la catena un’altra volta giuro che la uso per
frustarti! E scordati la tua razione di teste di pesce giornaliera! Questa è la
prima e l’ultima volta che ti voglio vedere infastidire i lettori, abbiamo già Brian
Helgeland che fa film schizofrenici, non è il caso di confondere anche chi
legge… Non potevo nascere figlio unico, no? Troppo facile…
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