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L’Era glaciale – In rotta di collisione (2016): Scratmageddon – Giudizio finale

Ridendo e
scherzando, Manny, Sid e tutta la compagnia dell’era glaciale è arrivata al
quinto capitolo, superando in curva anche l’orco verde di casa Dreamworks per
numero di film… Per ora.

Il film
capostipite del 2002 era davvero uno spasso, anche grazie alla presenza dell’ossessivo
Scrat alla costante e ansiogena ricerca della sua noce, un gran casinista che
non solo faceva molto ridere, ma è diventato il logo della studio Blue Sky, al pari
della lampada della Pixar e del Totoro dello Studio Ghibli.
Il secondo
film del 2006 (L’era glaciale 2 – Il disgelo) già non pareggiava in
brillantezza con il primo, mentre il terzo del 2009 (L’era glaciale 3 – L’alba
dei dinosauri) mi era piaciuto un sacco, la scena dell’elio era uno spasso e,
poi, grazie all’introduzione del mio personaggio preferito, il furetto pazzoide
Buck, tutto il film aveva una marcia in più. Del quarto capitolo del 2012 (L’era
glaciale 4 – Continenti alla deriva) non ricordo quasi niente, mi sono annoiato
un sacco, quindi non avevo molte aspettative per questo quinto capitolo, ma
evidentemente ai ragazzi della Blue Sky portano bene i numeri dispari, perché il
film funziona ed è anche molto divertente.



Anche meglio di “Meit Deimon” (Citando Team America).
L’assunto
iniziale è folle, azzardato e non proprio originalissimo, vi ricordate l’astronave
aliena che si (intra)vedeva nel primo capitolo della serie? Bene, qui torna
prepotentemente di moda, quando Scrat, al costante inseguimento della sua
agognata noce, trova il disco volante tra i ghiacci e dopo averlo rimesso in
moto per errore, parte alla volta dello spazio profondo… Un UFO tra i ghiacci,
eppure tutto questo mi ricorda qualCOSA.



“Signor Noce velocità warp!”.
Da qui inizia
quello che da solo potrebbe essere un riuscitissimo cortometraggio solista, con
l’isterica bestiaccia che nel tentativo di governare la nave spaziale e rimettere
le grinfie sulla noce, scatena un enorme carino cosmico, giocando
(letteralmente) a biliardo con i pianeti del sistema solare e provocando una
pioggia di meteoriti, di cui il più grosso, come da tradizione dei film
catastrofici punterà in direzione di quel gnocco minerale acquoso che noi
chiamiamo Terra.
Solo questa
porzione di film giustificherebbe la visione, perché Scrat manda a segno dei
momenti splapstick veramente divertenti, come la gag della gravità aumentata a
bordo della nave, o i suoi esperimenti con il teletrasporto che citando “La
Mosca” di David Cronenberg creano svariati ibridi di Scatnoce.
La riuscita intuizione
dei registi Mike Thurmeier e Galen T. Chu è quella di far sì che ogni disastro
spaziale di Scrat, abbia un effetto sui protagonisti a terra, che per evitare l’estinzione
totale, dovranno raggiungere il punto di impatto previsto del sassone e
trovare il modo di scongiurare il disastro sfruttando i minerali piovuti dallo
spazio profondo già presenti sul pianeta.



“Dite che dovremmo preoccuparci?” , “Ma no, è solo un puntolino nel cielo”.
Il tutto,
mentre la situazione affettiva e familiare dei protagonisti è cambiata, Ellie,
ma soprattutto Manny dovranno fare i conti con il nuovo arrivato, l’entusiasta
Julian, il nuovo fidanzato della loro figlia Pesca. Ma anche Diego e signora
iniziano a sentire il richiamo della famiglia, l’unico che continua a restare
single (per scelta altrui) è il povero Sid, chissà perché, un così bel bradipo.
Ovviamente, non
mancano i soliti messaggi che sembrano inevitabili nei film d’animazione: la
famiglia, i figli che crescono, l’importanza di lasciare il nido e di lasciare
andare i “piccoli” e così via. Per nostra fortuna, se nello spazio Scrat
garantisce la giusta dose di divertimento, sulla Terra ci pensa Buck, che entra
in scena cantando sulle note della sua personale versione de “Le nozze di
Figaro” di Mozart e poi guida i protagonisti nel loro scontro con il
meteorite, nemmeno fosse Bruce Willis in “Armageddon” ed, in effetti, la
celebre camminata in parata del film di Michael Bay viene replicata identica da
Manny e compagni (storia vera!).



“Vinciamo noi Grace” ma noi chi? Chi??
Non è l’unica
citazione cinematografica che il film si gioca, vengono omaggiati anche Il Pianeta delle scimmie e “Matrix” giusto per fare due titoli dal mucchio. Mi
rendo conto che se non vi è simpatico il furetto Buck, doppiato in originale da
Simon Pegg, potreste mal digerire la sua massiccia presenza (in termine di
battute e minutaggio), ma essendo il mio personaggio preferito
di tutta la compagnia non posso certo lamentarmi.



Sei sempre il numero uno Buck!
Se dovessi
segnalare un difetto, nella parte centrale ambientata a Geotopia si
avverte un certo rallentamento del ritmo, forse per introdurre i nuovi
(mattissimi) personaggi che abitano questo microcosmo farcito di gemme e
cristalli, probabilmente l’idea dei tipi della Blue Sky è quella di
approfondire questi nuovi arrivati nei prossimi film della saga e per quanto
il capo di questa comune Hippy, Shangri Llama, sia spassoso, la storia stagna
un po’ troppo, anche se, per fortuna, si riprende nell’esplosivo (in tutti i
sensi) finale.



Insomma, questa
lunga Era glaciale si prospetta ancora molto lunga, malgrado qualche battuta
che concede un po’ troppo alla modernità (perché Sid il bradipo dovrebbe avere
una foto profilo?), la comicità fisica e schietta continua a funzionare, mi
sono ritrovato a ridere e ridacchiare abbastanza spesso durante la visione, il
che non è mai un male, niente male considerando che durante il quarto capitolo
ho sonnecchiato quasi tutto il tempo.

L’unico
problema ora è che dopo aver portato Scrat nello spazio, cosa potranno
inventarsi mai nei prossimi capitoli? Non lo so, ma se continuano a far ridere,
ben vengano altri film su questa banda di mammiferi. 
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