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L’età dell’innocenza (1993): Ernesto sbuffa, Evaristo sospira, Scorsese dirige

Succede a tutti prima o poi, dovrebbe quasi diventare un motivo di vanto, ci sono film che per quanto bellissimi come quello di oggi, si chiamano proprio un post scritto dai miei due recensori si punta, anzi, a tuttotondo, lascio quindi che siano Ernesto ed Evaristo a presentarvi il nuovo capitolo della rubrica… Non è cinema, è Martin Scorsese.

ERNESTO: (sbuffa come uno che ha appena scoperto che la partita è stata rinviata) “Oh, guarda, te lo dico subito: due ore di gente che si guarda e basta. Nessuno che s’incazza, nessuno che tira uno schiaffo, niente. E poi ‘ste donne… tutte conciate da bomboniere. Michelle Pfeiffer così coperta non è cinema: è un’offesa personale, rivoglio Catwoman!”
EVARISTO: “Perché sei tu che non sei in grado di cogliere la vera violenza del film. Qui la violenza non è fatta di pistole e sangue, ma di convenzioni sociali, di sguardi trattenuti, di amori soffocati. È un affresco di repressione Ernesto.”
ERNESTO: “Affresco… ma come cacchio parli? Daniele Giorno Luigi, dentro quel busto così tirato, pare che se dovesse sudare, potrebbe esplodere, lui e tutta la giacca”
EVARISTO: “A proposito, Day-Lewis dopo questo è tornato da Scorsese proprio in Gangs of New York.”
ERNESTO: “E non potevamo guardarci quello!? Almeno lì si ammazzano! Qui manco uno che scivola sulle scale!”
EVARISTO: “Arriverà nella rubrica. Comunque sappi che secondo Scorsese questo è il suo film più violento.”
ERNESTO: “Certo. Violentissimo. Mi ha quasi steso. Sono sopravvissuto solo perché ho mangiato un pacco di taralli a metà film.”
A quel punto, Evaristo si sistema gli occhiali che non ha, ma sembra averli solo per darsi un tono, e parte come un’enciclopedia con le gambe (che non ha nemmeno quelle).

«Ernesto ed Evaristo? Sono due miei connazionali, ma sono anche due cogl…»

EVARISTO: “Il punto è che Scorsese, per ricostruire questa New York ottocentesca, si è affidato a uno dei migliori: Dante Ferretti. Qui era una delle loro prime vere collaborazioni a tutto tondo, e pensa che poi sarebbero diventati una coppia artistica stabile. Praticamente un matrimonio. Hanno fatto insieme tanta roba dove Ferretti crea mondi interi come niente.”
ERNESTO: “E allora perché qua ha costruito un mondo dove tutti sono vestiti come mobili antichi? Dammi un Ferretti che mi costruisce un bar sporco, uno stanzino con tre coltelli, non ‘sto museo ambulante.”
EVARISTO: “Perché questa era New York nel 1870. O meglio: era come doveva apparire a quella gente. Ferretti ha dovuto ricostruire non solo gli ambienti, ma l’ideale estetico dell’epoca. Filtri di luce naturali, case così piene di oggetti preziosi che sembrano soffocarti, salotti che sembrano prigioni ricoperte d’oro…”
ERNESTO: “Soffocarmi c’è riuscito, te lo assicuro.” EVARISTO: “E non hai notato le scenografie? Hai visto quei salotti che sembrano inghiottire i personaggi? Quelle sedie, quei pannelli di legno, le tende che paiono pesare più dei muri? Ferretti lavora così: ti costruisce ambienti che non sono sfondi, ma personaggi. Il film è pieno di spazi che giudicano, osservano, condannano. Le case dei buoni erano come mausolei, e i colori… guarda che lavoro.” ERNESTO: “Colori, mausolei… sì, okay. Ma dimmi una cosa: con tutto ‘sto ben di Dio di arredamento, almeno una scena con Winona Ryder nuda c’è?” EVARISTO: “No.”
ERNESTO: “E allora, tutto ‘sto dettagliamento, per cosa? Guarda che io vivo bene anche con il minimo di donne nude, cioè, Michelle e Winona e cosa mi fai vedere, una roba dove sono abbottonate fino a sopra il mento”

«Mantieni le distanze, altrimenti poi Ernesto si agita»


EVARISTO:  “… E poi ci sono i costumi. Perché guarda che il lavoro della costumista Gabriella Pescucci qui è fenomenale. Ha vinto pure l’Oscar. Ogni abito non è solo bello: racconta chi sono i personaggi, il mondo da cui provengono e soprattutto le regole che li incatenano. I vestiti diventano quasi armature. L’eleganza qui non libera, imprigiona. La contessa Olenska è quella che più si distingue, con colori più morbidi, più imprevedibili rispetto alle rigide tonalità della società newyorchese.”
ERNESTO: “Sì, sì… armature… prigionia… io invece dico che imprigionano me! Perché se la Pfeiffer fosse in tuta da ginnastica almeno qualcosa si sarebbe intravisto, e non intendo a livello metaforico.”
EVARISTO: “Sei una bestia. Cioè… capisci che la tragedia è tutta interiore? La violenza non è fuori, è dentro. Quando Newland Archer capisce di amare la contessa ma non può neanche sfiorarla senza che la società lo divori… quello è un colpo di coltello. Invisibile, ma fa più male.”
ERNESTO: “E allora dammi un coltello vero, almeno so dove colpisce. Al corpo, per noi alle balle”
EVARISTO: “Ma guarda le scene delle cene! Scorsese ha detto che ha coreografato tutto come un balletto. Ogni gesto è misurato. Ogni posata è al posto giusto. Ogni sorriso è calibrato. È un mondo in cui se sbagli posata ti tagliano via la reputazione.”
ERNESTO: “A me ‘ sta roba taglia la gola che non ho e mette sonno, altroché!”

Qui non si corre il proprio il rischio che Ernesto si agiti.


EVARISTO: “E pensa che molte case non le hanno potute usare come erano. Hanno dovuto modificarle, aggiungere pareti, togliere dettagli moderni, ricreare ambienti esatti dell’epoca. Un lavoro maniacale. Ferretti e Scorsese hanno inventato una New York che non esiste più.”
ERNESTO: “Per forza: hanno speso tutto in tende e stoviglie!”
EVARISTO: “Tra l’altro, i fiori nelle scene non erano decorazioni messe lì a caso: erano veri, freschi, ricomprati ogni giorno, perché Scorsese voleva che avessero la stessa ‘vita’ dei personaggi. Un dettaglio che costa un occhio della testa.”
ERNESTO: “Che spreco… con quei soldi potevamo finanziare almeno tre inseguimenti in macchina, due sparatorie e almeno una scena di sesso!”
EVARISTO: “Ti ho gi detto che sei una bestia? Il punto è che la società dell’epoca è un personaggio a parte. Non ti lascia respirare. Ogni gesto, ogni parola, ogni visita è regolata. Newland e Ellen sono due anime che vorrebbero solo toccarsi, ma non possono farlo. Mai. E più non possono, più soffrono.”
ERNESTO: “E io con loro, te lo giuro! Soffro! Soffro!!”
EVARISTO: “E allora dovresti capire che…”
ERNESTO: “Io ho capito solo che se la Pfeiffer fosse nata oggi, con Instagram, avremmo risolto tutto in dieci minuti.”
EVARISTO: “Dammi la forza, perché non sono nato monorchide”

Laggiù, vedo i titoli di coda che arrivano come una liberazione.


Ernesto si stiracchia come uno che ha appena corso la maratona — o dormito tutto il tempo.
Evaristo si sistema la maglietta immaginaria da critico accademico.
ERNESTO: “Oh, bello eh. Ma la prossima volta, per favore: un po’ di sangue, un po’ di casinó, un po’ di vita. E un bottone in meno.”
EVARISTO: “E invece no. La prossima volta Gangs of New York. Così sei contento.”
ERNESTO: “Finalmente! Quello sì che è Scorsese! Qui… qui è tutto un mezzo respiro. Ribadisco troppi bottoni!”
EVARISTO: “Ma è proprio il respiro trattenuto che fa male.”
ERNESTO: “Sì, infatti mi è venuto il singhiozzo.”

[Musica che aumenta, titoli di coda che scorrono lenti, molto lenti, più lenti del ritmo del film]

THE PLAYERS

Man who almost died soffocato dalle tende di scena: Cassidy
Evaristo (critico da salotto buono): Himself
Ernesto (portatore sano di turpiloquio e allergico alle regole sociali): Himself

Costume Department Supervisor:
Gente che ha passato sei mesi a stirare guanti, colletti, merletti e crinoline finché non hanno perso la vista.

Scenografia:
Un team che ha imparato a temere e rispettare Dante Ferretti.
Lista di persone che scorrono sullo schermo.
Altre persone che sembrano inventate ma che suonano importanti tipo Joanny Carpentier.
Tre o quattro cognomi da romanzo russo.
Un paio di fantasmi vittoriani.

[Simboli che appaiono e scompaiono senza spiegazioni]
𓂀 ☿ ✵ ⟁ ⍥ ⟟ 𖤐

Soundtrack:
Faust
(Opera)
Written by Charles Gounod

THE AUTHOR WISH TO THANK:
GOD, John Carpenter
His Brother, Joanny Carpentier
Martin Scorsese
Dante Ferretti e le sue scenografie che valgono come quaranta personaggi
Gabriella Pescucci e le sue armature di seta
My Wing-woman
Tutti i lettori che hanno resistito fino a qui
Sergio (Sorry man!)
La contessa Olenska per l’eleganza
Ernesto per il turpiloquio
Evaristo per la cultura
Nessuna tenda ottocentesca è stata maltrattata nella stesura di questo post

Ernesto & Evaristo will return in…
“Cortesie per gli ospiti, regalità a corte con i due commentatori a tuttotondo – THE MOVIE”

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