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Life – Non oltrepassare il limite (2017): il ritorno del biologo che tocca gli alieni

Ero curioso di vedere questo “Life”, l’ultima fatica di Daniel Espinosa, un film che ha attirato l’attenzione anche per un curioso caso di “Telefono senza fili” applicato all’Era di Internet. Un utente di Reddit dall’occhio particolarmente allenato (complimenti per la vista ragazzo!) si è accorto che nel trailer di “Life” compariva una scena di massa, riciclata da “Spider-Man 3” di Sam Raimi, vista la trama e la comune casa di produzione (Sony/Columbia Picture) è giunto alla conclusione che il film di Espinosa fosse una specie di prequel segreto di un possibile film su Venom, il linguacciuto avversario dell’Uomo Ragno, dalle origini spaziali.

Gli sceneggiatori Rhett Reese e Paul Wernick, si sono sbrigati a far partire la smentita ufficiale, ma trovo la storiella indicativa sull’andazzo preso dal cinema moderno, ormai da spettatore vediamo connessioni, legami e universi narrativi anche dove non ci sono.

La mia reazione quando ho scoperto che eravamo nuovamente a rischio prequel.

“Life” di suo, le tenta davvero tutte per far pensare ad altri film, anche se la trama, bisogna dirlo, avrebbe potuto spaziare… Avete capito? Spazi… Ok, la smetto! L’equipaggio della stazione spaziale internazionale, riesce con successo a recuperare una sonda spaziale inviata su Marte e porta a bordo un campione extraterrestre, una sola singola cellula che potrebbe rappresentare la risposta alla domanda: c’è vita nello spazio? Sì, e non solo il sabato sera.

La scoperta viene celebrata sulla Terra, alcuni bambini di una scuola, vincono la possibilità di battezzare la cellula, loro scelgono Calvin in onore della loro scuola e non in omaggio al grande Bill Watterson. Peccato! Ma mi accontento lo stesso.
Gli astronauti in volo sono un gruppo eterogeneo di diverse nazionalità, si va dal biologo disabile Hugh Derry (a gravità zero le gambe non sono poi così fondamentali), l’astronauta russa Katerina Golovkin (Olga Dihovichnaya), l’esperta di sicurezza fissata con le “barriere di sicurezza” Miranda North (Rebecca Ferguson vista in Mission: Impossible -Rogue Nation), il pilota in crisi con la razza umana David Jordan (Jake “Donnie Darko” Gyllenhaal) e Ryan Reynolds nella parte di Ryan Reynolds che fa cose alla Ryan Reynolds.
«Hey Hiroyuki, dimmi se non sembra la scena del pilota automatico de l’aereo più pazzo del mondo?»

Daniel Espinosa, svedese di passaporto e cileno di origine, non è certo l’ultimo della pista, eppure ha una sinistra capacità di non riuscire mai ad incidere davvero, del suo “Safe House” (2012) ricordo la presenza di Denzel Washington, di Ryan Reynolds e poco altro, mentre Child 44, mi aveva deluso anche di più.

Qui inizia forte: un bel piano sequenza della durata di diversi minuti, ci mostra la spavalda mossa dell’astronauta Ryan Reynolds, che prima agguanta al volo la sonda in arrivo da Marte e poi fa mettere la sua foto in posa su Instagram (!) in modo che sia chiaro che lui è quello giovane e spavaldo della cumpa!

Ryan Reynolds realizza che dopo Deadpool, sarà sempre quello buffo del cast.

Impossibile non
pensare a “Gravity” (2013) di Alfonso Cuarón per questo inizio, ma il destino
del film di Espinosa, come detto, è quello di ricordare sempre qualche altro
titolo, nella fattispecie Alien di Ridley Scott che, poi, è il titolo a cui abbiamo pensato TUTTI guardando il
trailer del film.

Non che sia un male,
eh? Alien è uno stra capolavoro, mi sembra ovvio che ancora oggi dopo
quarant’anni dalla sua uscita, ci siano registi pronti ad ispirarsi a
quel filmone, il problema, però, è che il coinvolgimento tende un attimo a
perdersi, come lacrime nella pioggia (per stare in tema di Ridley Scott) quando
gli astronauti a bordo, per studiare Calvin, fanno scelte a dir poco
discutibili.


Chissà perchè tutto questo mi ricorda qualcosa

Nel tentativo di
rianimare la cellula dell’alienucolo, ci dobbiamo sorbire Ryan Reynold che cita
Re-Animator, sempre per ribadire il
concetto che lui è quello simpaticone del gruppo, ma il problema è il biologo Hugh
Derry, che dietro ad un vetro e armato di grossi guantoni, tipo quelli che si
utilizzano per armeggiare con materiale radioattivo, si mette a tocchicciare,
coccolare e spacioccare la cellula Calvin che all’inizio è piccolino e
tenerino, poi cresce e diventa prevedibilmente bastardo.

Il risultato è
che tu spettatore, sei lì seduto in poltrona e ti viene voglia di sgranare gli
occhi dicendo: “Ma che cazzo fai? Ma non l’hai visto Prometheus?”. Ecco che ci
risiamo, come ben sottolineato dal grande Leo Ortolani siamo di nuovo qui, un
altro biologo che tocca gli alieni invece di farsi i fattacci suoi. No, ma sul
serio? Ok, che Ortolani non è mai sbarcato negli Stati Uniti (Rat-man è
intraducibile! … Questa la capiranno in quattro), ma possibile che dopo tutte le
critiche al film di Ridley Scott sbagliato, siamo ancora qui al “Biologo tocca
alieno parte seconda”?


…Ma che ti tocchi? Stai fermo con sto dito porco mondo!

Bisogna dire che
“Life” si gioca almeno un colpo di scena che non voglio rovinarvi, ma se vi
capiterà di vedere il film, potreste rimanere stupiti dall’ordine con cui i
personaggi vengono fatti fuori, che sovverte le regole degli Horror, anche se,
bisogna dirlo, i protagonisti ci lasciano in una serie di morti degne dei
“Darwin Awards”, tra scelte discutibili e dialoghi ancora più assurdi, la frase
“Chiedo il permesso di ammazzare quel bastardo” resta lo (s)cult della
settimana!

Peccato, perché di
suo Calvin che piano piano cresce fino a diventare un essere tentacolare
bastardo e parecchio furbo, anche più degli astronauti (anche se non ci vuole
poi molto…) è un personaggio niente male. Ok, non ha certo un design che passerà
alla storia, mettiamola così, HR Giger ai tempi si era impegnato un po’ di più,
però alla fine il tentacolare bastardo si rivela un cattivo non così male, ho
sperato forte in un altro paio di evoluzioni che lo rendessero più minaccioso,
ma anche così non è malaccio, anche se per lunghi tratti sembra di stare
guardando: Life – la vendetta del polpo Paul!


“Faccio una previsione? Gli umani passeranno un brutto quarto d’ora”.

Come detto, il
film prende volutamente una piega alla Alien, con alcune differenze
sostanziali. Calvin non è minaccioso e inquietante nell’aspetto come uno
Xenomorfo e i personaggi umani, fanno cose troppo stupide per guadagnarsi il
tifo del pubblico, invece di Ripley, Dallas, Kane e il resto dell’equipaggio della Nostromo, sembrano
quel branco di fessi tocca alieni che non sanno svoltare a sinistra mentre
corrono di Prometheus, il che come
direbbe Jack Slater è un madornale
errore.

I personaggi del
film (e in particolare quello interpretato da Jake Gyllenhaal) cercano di
buttare nel mucchio anche temi mica male, come l’incomunicabilità tra noi
rappresentati dell’umana razza. Un po’ mi ritrovo anche nel discorso del pilota
David Jordan che schifa l’umanità e mentre guarda il mostro pianeta da lassù
sottolinea che non ci sono confini in natura… In natura no, ma dai tempi sei
mesi a The Donald e poi ne riparliamo!


Mi sa che stai meglio lassù tra le stelle Jake…

Il doppiaggio
italiano, poi, ci mette lo zampino, dopo una mezz’ora di film, stavo giusto
pensando che non era così male il lavoro di adattamento che mi colpisce tra
capo e collo il solito AIRLOCK che ormai da Interstellar ci perseguita,
niente! Non gli puoi concedere un minimo di credito al doppiaggio che loro ti
puniscono in questo modo.

Ho trovato
incredibile il fatto che un film così pieno di temi che m’interessano, sia
allo stesso tempo così anonimo, l’idea degli scienziati che oltrepassano il
limite e utilizzando la scienza si portano a casa qualcosa di maligno, è
troppo Lovecraftiana per non piacermi, c’è persino un mostro tentacolare che
forse sarebbe piaciuto al solitario di Providence.
Il film ha lo stesso modo di guardare al progresso e alla scoperte scientifiche
con timore dei racconti di Lovecraft, un approccio alla Punto di non ritorno che forse il sottotitolo italiano ha cercato
di sviscerare e sottolinea…. Naaaaa! Il solito sottotitolo applicato per la
nostra distribuzione fa schifo e basta!


“Ragazzi ho visto una cosa strana la fuori” , “Riattacchi con la storia del coniglio gigante ora?”.

Anche la fine del
film (che non vi racconterò, tranquilli!) è proprio il tipo di finale che ad un
Carpenteriano come me non può non piacere, ma che risulta depotenziato se
durante i precedenti 100 minuti e spiccioli del film, non mi sono appassionato
ai personaggi e alle loro vicende. Insomma, un peccato, per la terza volta Daniel Espinosa firma un film bello, ma non bellissimo.

Poteva andarci
peggio, poteva davvero solo essere un grosso prequel per “Venom”, per
fortuna è fatto abbastanza bene da non essere un riempitivo nell’attesa del
prossimo “Alien Covenant”, ma a fine visione si resta con la fame e non
completamente soddisfatti. Ora ci tocca sperare in Ridley Scott, anche se lo
dico: il suo nuovo Alien mi preoccupa più di un finto film preparatorio per
Venom. Speriamo bene.



Ah! Quasi dimenticavo, vi consiglio passate anche dal Zinefilo, che ha da dirvi la sua su questo film.
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