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Lo specialista (1994): sono un pirata ed un signore, professionista dell’esplosione

Ho sempre sostenuto che specialmente negli anni ’90, zio Sylvester Stallone sarebbe stato un Frank Castle quasi perfetto, anzi, per un certo periodo abbiamo quasi rischiato che tutto questo accadesse davvero, pensate un po’ proprio negli anni ’90, oggi che uno degli eroi di questa Bara compie gli anni, mi sembra giusto tirare fuori la storia di un film “Infranto” (come direbbe Lucius), che ne ha generato un altro.

Prima di Frank Castle il Punitore e ancora prima di Rambo (tanto per restare in tema), il primo personaggio americano dell’immaginario ad andare a combattere in Vietnam, per poi tornare portando la guerra in casa è stato uno solo, il mitico Mack Bolan l’esecutore, personaggio da cui da anni Shane Black minaccia se non una sua regia, almeno uno dei suoi copioni e che ad un certo punto degli anni ’90, sembrava finito nella mani di un altro eroe della Bara: William Friedkin.

Zio Sly, il caso Friedkin è tuo.

Hurricane Billy alla regia, Sylvester Stallone come protagonista, chi possiamo affiancare di altrettanto spavalda a due così? Che dite Cynthia Rothrock potrebbe andare bene? La regina incontrata del cinema di menare di cassetta più duro e puro degli anni ’90, era ben felice di far fare alla sua carriera un salto quantico recitando accanto a zio Sly, tanto che di ritrovarsi davvero al telefono con Friedkin le sembrava una follia.

In realtà era tutto vero, il copione era in fase di definizione ma esisteva, Cynthia, finisci pure di girare “Colpo marziale” (1990), il tuo prossimo film lo farai con Stallone. Ecco, bene ma non benissimo, visto che al ritorno in patria, Rothrock ricevette una seconda chiamata da Friedkin, aveva mollato il film per via di un copione che riteneva orribile, in compenso l’attrice è stata pagata, per altro mai così tanto nella sua vita, per un titolo in cui non ha girato nemmeno un fotogramma (Storia vera).

Va detto che nel 1990, gli eroi d’azione muscolari americani erano ad un bivio, un po’ per motivi anagrafici un po’ per il cambio in corsa della “pancia” del pubblico, il cinema di genere era ad una svolta, con il 1994 come hanno cardine. Come abbiamo visto anche di recente, il pubblico era pronto a fare il tifo per eroi differenti, come Keanu Reeves in Speed ad esempio, mentre a Stallone toccava accontentarsi di titoli d’azione prodotti dalla Warner Brothers ma non proprio scintillanti malgrado il coinvolgimento del leggendario produttore Joel Silver, titoli come “Lo specialista” appunto.

Chi si muove sui mezzi pubblici conosce bene queste dinamiche (ogni riferimento a “Speed” è casuale eh?)

Va detto che “The Specialist” riesce ad intercettare, o almeno a provarci, anche un altro filone del cinema americano degli anni ’90, quello con due attori famosi, messi in scena per fare le zozzerie, quasi una sorta di genere inaugurato idealmente da Basic Instinct, da cui arriva dritta proprio Sharon Stone, un corpo bollente, un nome che fa vendere i biglietti, in coppia con Stallone, che arrivava dalla promozione di un altro suo lavoro, che ruotava attorno alle foto del suo calippo come per Demolition Man, insomma, sesso, sesso ovunque, cosa avrebbe potuto andare storto? Beh a dirla tutta, parecchio.

Didascalie che non leggerà mai nessun presenta: Sharon Pietra (e Giovanni Boschi invisibile dietro)

Dopo aver speso tutto per comporre la coppia di protagonisti, “Lo specialista” viene affidato ad un regista, il peruviano Luis Llosa, che si era fatto un nome con il ganzissimo “One shot one kill” (1993) ed è poi finito a dirigere roba come “Anaconda” (1997), nel mezzo, marionetta per Stallone perché tanto si sa che ogni film di zio Sly è segretamente diretto da lui se non proprio in persona, almeno di sponda facendo valere il suo carisma, anche se va detto che “Lo specialista” fa parte di quella fase in cui qualcosa stava cambiando nell’industria.

«Ma se l’industria può cambiare, ed io posso cambiare… No? Mi sa di no questa volta»

Il ruolo di Stallone questa volta è quello di pensate un po’? Lo specialista (chi lo avrebbe mai detto) di esplosivi, lo sappiamo perché nel prologo del film, il suo personaggio, il capitano Ray Quick, è pronto a far saltare per aria tutto con il compare in mimetica, il colonello Ned Trent, impersonato dal ghigno di James Woods. Fermi tutti! Bambina nella zona dell’esplosione! Non siamo mica animali che ammazziamo poveri innocenti a caso pur di beccare uno spacciatore di passaggio sul ponte minato! Quick corre veloce come il suo cognome ma questo non basta, la prima grossa esplosione del film arriva presto e così l’inizio della faida con Trent.

Salto in avanti, il disilluso Quick ha portato le sue labbra e le sue bombe ad un indirizzo nuovo (quasi cit.) ed ora fa esplodere gente a casa per conto della CIA, ma solo chi a sua detta se lo merita, quindi si potrebbe cavillare sul fatto che non faccia altro che portare avanti la stessa attività che lo ha reso disilluso, ma a parti invertite, quindi in buona sostanza alla fine, sembra andata meglio a Trent, espulso dalla CIA ora si gode la vita lavorando per il potente boss mafioso Joe Leon, che altri non è che Rod Steiger in vestaglia che mangia, perché il canone cinematografico vuole il boss in vestaglia avido e impegnato a mangiare. L’avete visto Last Action Hero no?

Rod padre nobile del lavoro in vestaglia e ciabatte, comodamente da casa.

Altro giro, altro elemento pescato dal canone, il figlio del Boss come deve essere nei film? Un coglione totalmente inetto a pieno di boria, che poi è la descrizione più efficace possibile di Tomas Leon, qui impersonato da Eric Roberts che passa il tempo a recitare frasi spesso imbarazzanti, continui doppi sensi di cui non so se lo sceneggiatore abbia davvero valutato la portata, perché una cosa è il classico sfottò del cattivo al buono di turno, la sfida, anche verbale il più delle volte a colpi di “frasi maschie”, ma qui ogni volta che Roberts apre bocca sembra che voglia testare l’orientamento sessuale di Quick per capire se, vuoi che, magari magari ci scappa una sveltina? Capito no, lui è Quick, la svelt… Ok la smetto!

«Hai più permanente in testa di tua sorella Eric»

Insomma, sotto questi strati di imbarazzo si fa largo il film che riporta subito gli ormoni su binari più canonici, anche per l’anno di uscita ovvero il 1994, e lo fa con l’entrata in scena di May Munro, ovvero il personaggio di Sharon Stone che rappresenta il 50% della coppia di famosissimi americani che in un film degli anni ’90, dovrà finire inevitabilmente a fare le zozzerie, ed è qui che “Lo specialista” vive e muore.

A distanza di anni, sono emerse grazie alle varie interviste, le grandi verità, tra Stallone e Stone chimica poca, lei sarà anche stata bollente per Paul Verhoeven ed eternamente ingabbiata nel ruolo della Femme Fatale ma qui, per quanto il quantitativo di epidermide esposta fosse parecchia, la scena di sesso tra i due nella doccia, sauna, bagno Turco o quello che è, resta una delle robe più fredde e distaccate mai viste, in netto contrasto con i corpi esposti, entrambi ancora in gran forza e la temperatura (percepita) della scena. Da una parte Sharon Stone che non si voleva spogliare, dall’altra zio Sly a cui il continuo rimandare dei ciak, aveva fatto allegramente scendere la catena, risultato? Per girare la scena il nostro si è svuotato una boccia di quello buono e poi via, che venga come venga ‘sta scena maledetta, insomma, per essere il fulcro del film, bene ma non benissimo.

Le zozzerie, però in macchina (esempio di guida NON sicura)

Infatti “Lo specialista” non è mai stato uno dei miei film di zio Sly del cuore, anche se va detto che l’esplosione “controllata” dell’appartamento del protagonista, che precipita a picco nel mare eliminando i cattivoni invasori è una trovata che ho sempre gradito, mi piace l’idea di fondo, sei spalle al muro quindi abbandoni il tuo covo e non lasci indietro niente, nemmeno i tuoi nemici, ma ancora di più mi piace l’idea di un esperto bombarolo che quella casa se l’è scelta proprio per l’effetto esplosivo che avrebbe potuto generare, quindi dopo averla amorevolmente arredata o magari ristrutturata, l’ha anche scientificamente minata. Sfido a trovare in giro chiunque altro che abbia fatto riflessioni del genere su “Lo specialista”, molti lo hanno visto più che altro per verificare se Sharon Stone qui avesse le mutande e la risposta è sì, si vede nella scena in chiesa anche se le prova tutte per altare il livello di “sesso a pile” del film.

Ance se poi forse, quello più a suo agio in questo film è stato quell’agente del caos di James Woods, uno che deve aver capito che esagerare, era la via per rendere almeno memorabile la sua presenza, oppure alternativamente, siccome Giacomo Boschi ha l’esagerazione come stile di vita, non ha fatto altro che essere il più matto e naturale possibile, risultato? Un cattivo valido e con un cattivo così, metà del film è in cassaforte, a Stallone infatti, basta sistemare lui per chiudere la pratica chiamata “Lo specialista”.

«Continua a lodarmi Cassidy, non mi dispiace, continua pure»

Ma visto che oggi è il compleanno di zio Sly, mi sembra doveroso fare gli auguri ad uno degli eroi della Bara con il film che proprio quest’anno spegne le sue prime trenta candeline, un titolo che tentava ancora la strada del cinema muscolare degli anni ’80, ma allo stesso tempo provava ad abbracciare le mode del cinema Yankee dei primi anni ’90, la terra di mezzo anche della produzione Stalloniana, proprio per questo non poteva restare lontano da questa Bara.

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  1. Non è proprio uno dei migliori film di Zio Sly, d’accordo (ché l’occasione di esserlo, migliore, credo l’abbia persa in partenza con l’abbandono di Friedkin), ma per il suo compleanno ci può anche stare 😉

    • Compleanno di Sly, compleanno del film, posso resistere a tutti tranne che alle feste 😉 Cheers

  2. Tanto per renderci conto di come stavamo messi, mi ricordo che a parte alcune eccezioni nella quasi totalita’ dei film dove veniva spacciata per protagonista principale, nel combattimento decisivo il cattivo finale veniva sempre e comunque sconfitto da UN UOMO.
    Che in genere era il co-protagonista che gli faceva da spalla.
    E perche’ mai? Perche’ era una donna, tutto qui. E quindi non poteva vincere lei il combattimento finale.
    Al massimo poteva stendere qualche sgherro, ma il combattimento col boss era predominio maschile.
    Assurdo.
    Se oggi molte cose sono cambiate, il merito e’ anche delle signore come lei e di tutti i bocconi amari che hanno dovuto ingoiare.
    Guarda “Furiosa”, ad esempio.
    Siamo al punto in cui molta gente esulta per il fatto che al cinema e’ andato maluccio.
    Perche’ forse e’ la volta buona che la piantano con le protagoniste femminili, che hanno stufato.
    Sul serio, gente.
    Voi non state bene, datemi retta.

    • No stanno bene per niente, una mia amica ha la definizione ideale per questi soggetti, ma la lascio volutamente in sospeso 😉 Cheers

  3. Dimenticavo…menzione d’onore alla grande Cynthia Rothrock, che hai citato.
    Atleta e artista marziale di primo livello.
    E si’, anche ottima attrice. Perlomeno nella categoria di appartenenza.
    Una che come Gina Gershon ha sempre avuto due attributi tanti. E non ha mai avuto paura di nulla, sul set.
    E contiamo che per le donne non era certo facile, a quei tempi.
    La Stone non se la sentiva di spogliarsi, e fin qui pienamente legittimo.
    Ma se penso a quel che i personaggi interpretati da Cynthia subivano, tra botte e violenze di ogni tipo (persino abusi. Che a momenti la violenza carnale era considerata poh, robetta. Si’, dagli sceneggiatori prevalentemente maschi. Tocca dirlo) c’e’ da non crederci.
    Tutta roba che nel cinema di oggi non farebbero minimamente passare, e giudicherebbero moralmente inaccettabili.
    E direi.
    Grandissima. Sia lei che Karen Shepard.
    Le consideravano rivali, ed entrambe ci giocavano un po’ su.
    In realta’ erano ottime amiche, oltre che colleghe. E alle volte ognuna cedeva un film all’altra per i troppi impegni.
    Perche’ saranno state pure produzioni di serie b, ma le due povere donne sgobbavano peggio dei muli!
    D’altronde c’era da fatturare a manetta. I ritmi erano quasi quelli di un serial televisivo.
    Due star assolute, nel loro genere. Avrebbero meritato un’occasione nel cinema che conta.
    Lo zio Sly dovrebbe farci un pensierino, nel prossimo Expendables…

    • Altro che menzione d’onore siamo nel Valhalla! Sono entrati negli “Espansibili” gente che non vale un suo mignolo. Cheers

  4. Tanti auguri, Sly!!
    Ne leggevo giusto ieri, mi pare.
    Gran peccato. Chissà cosa ne sarebbe venuto fuori, con Friedkin.
    Beh, un film con lo zio Sly non lo si rifiuta a prescindere, a casa mia.
    Riguardo alla scelta di fare saltare in aria il proprio covo, il buon dottor Westlake avrebbe da dire la sua, in merito…
    Infatti il pensiero mi corre subito a “Darkman”, dove il protagonista arriva a distruggere la sua stessa base operativa, pur di togliere di mezzo le carogne che lo hanno sfigurato.
    Ma mi viene in mente anche un altro specialista in bombe, ovvero quello di “Hot – Shorts!! 2”.
    “Una volta che sara’ tutto finito mi comprero’ una bella casa col garage, col giardino e con il barbecue, per mia moglie e i miei bambini. Poi, quando sara’ tutto pronto…piazzero’ le cariche nei punti giusti e la faro’ esplodere!!”
    Impagabile, davvero.
    Divertente, dai. Lo metto ilnella categoria di film con cui Stallone stava cercando disperatamente di rilanciarsi.
    Un po’ come “Assassins”. O “Daylight”.
    Senza riuscirci, purtroppo. O non del tutto, perlomeno.
    Il risultato complessivo sta un po’ a meta’, e non convince appieno.
    Si lascia più che vedere, per carita’. Ma non c’e’ quel salto di qualita’ che renda la pellicola memorabile, e che Sly tanto auspicava.
    Ora faccio una piccola provocazione: scommetto che se ci fosse stato Schwarzie, le cose con la bella Sharon sarebbero finite ben diversamente.
    Forse sbaglio, ma Sly con le donne almeno nei film l’ho sempre visto un po’ algido e impacciato.
    Per non dire piuttosto frigidino, senza offesa (senno’ mi sdruma, come minimo).
    Arnoldone su certe cose e’ decisamente piu’ spigliato, a parer mio. E non solo nell’anticipare i gusti del pubblico…
    Basti vedere com’era andata con un’altra bella biondona di nostra conoscenza…
    Alla fine la cosa che funziona di piu’ e’ quella che non ti aspetti o meglio che ti aspetti benissimo ma che non consideri, ovvero
    Woods nei panni del cattivo ed ex-collega, nonche’ rivale. Che si illude di conoscere alla perfezione il protagonista e di poter prevedere le sue mosse.
    Azzecca almeno quello e meta’ dei problemi li hai risolti.

    • In effetti Friedkin e Stallone sarebbe stata tanta roba, intanto ho trovato il modo di portarli sulla Bara lo stesso insieme 😉 Cheers

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