
21 settembre, festa nazionale sul pianeta Bara Volante, anche se sono convinto dovrebbe essere festa nazionale e basta, si festeggia il compleanno di zio Stephen King, quest’anno scelta facile facile, avevo due titoli in lista per la festa, uno arriverà in volo a stretto giro grazie a Quinto Moro (a breve su queste Bare), l’altro è il compleanno felino di oggi.
“L’occhio del gatto” è stato il primo film “per tutti” della tornata di adattamenti kinghiani patrocinati da Dino De Laurentiis, un piccolo antologico con tre segmenti, tratto da una grande antologia come “A volte ritornano”, il mio primo libro di King mai letto (storia vera). Ok, forse non sarà il primo e nemmeno il secondo adattamento kinghiano che potrà venirvi in mente nella selva dei film tratti dai suoi lavori, ma il mio affetto per la raccolta originale e una piccola storiella – che sto per raccontarvi, poveri voi! – me lo rendono un piccolo titolo del cuore.

Per anni ho avuto un tedioso collega, nemmeno troppo simpatico, che ogni sei mesi provava a smettere di fumare, fallendo ogni volta miserabilmente e coinvolgendo tutto l’ufficio nelle sue crisi di astinenza, quando ancora provavo a farmelo amico e a tenere buoni rapporti (poi ho capito che era tempo perso), gli prestai il libro dicendo di leggersi “Quitters, Inc.”, risultato: zero soddisfazione, nemmeno una parola sulla storia, non avrà capito nemmeno l’ironia di fondo, la prova che noi appassionati di Horror e i cosiddetti “normali” (o presunti tali), viaggiamo su due frequenze diverse.
“Cat’s Eye” è diretto dallo specialista di animali (ho sempre voluto bene al suo “Alligator” del 1980), ovvero Lewis Teague, che caldo come una stufa, arrivava dritto sparato dall’altro adattamento Kinghiano, questa volta sul lato cinofilo della Forza, mi riferisco a Cujo, qui si è ritrovato a tentare l’impresa impossibile di dirigere un gatto, che come tutti sanno, in quanto padroni assoluti nel mondo, fanno il cazzo che vogliono anche davanti alla macchina da presa, questo spiega come mai anche un titano del montaggio come Scott Conrad, qui sia stato costretto ai salti mortali, con il risultato che molte apparizioni del micio di nome Generale, sembrino inquadrature rubate, perché nessuno può davvero dirigere un felino.

Il film di Teague arriva nel mezzo di una tornata di adattamenti kinghiani, molti dei quali patrocinati da Dinone nostro, penso a titoli come Fenomeni paranormali incontrollabili o Unico indizio la luna piena e roba un po’ meno in odore di B-Movie (detto con il cuore in mano) come La Zona Morta, per altro citato anche nel film di cui parliamo oggi, infatti in una scena un personaggio sta guardando Cronenberg alla tv. Il film è composto da due adattamenti di racconti presenti in “A volte ritornano” e una storia originale, pensata prima per essere un film, e poi diventata cornice in questa antologia, il cui il filo conduttore è proprio il micione di nome Generale.
Sul perché il gatto, decida improvvisamente di attraversare tutti gli Stati Uniti, per andare dalla giovane (anzi proprio piccolissima) Drew Barrymore, non si sa, si sa solo che la spiegazione ufficiale, presente nella prima bozza di sceneggiatura è stata considerata da Dino De Laurentiis una stupidata micidiale e quindi sforbiciata, anche se mi domando e chiedo, l’apparizione del volto di zia Drew, in un manichino in fiamme in una vetrina, mentre il gatto schiva e quasi termina le sue nove vite, minacciato da una serie di auto-citazioni all’universo Kinghiano (prima è inseguito da Cujo e poi quasi viene investito da una Plymouth Fury di colore rosso che dovreste conoscere molto bene) sarebbero una soluzione più intelligente? Non lo so, sicuramente però è un inizio frizzantino che introduce il primo racconto.
Quitters, Inc.
James Woods sta cercando di smettere in tutti i modi di fumare, le ha provate tutte, la sua ultima spiaggia è rivolgersi alla Quitters Inc. perché i loro metodi poco ortodossi sono garanzia di risultato. Nell’adattamento si perde un po’ il senso di angoscia e paranoia del racconto originale, in cui una società può spiare qualcuno ovunque e in ogni momento, per assicurarsi che non si accenda una paglia, pena, torture gravissime ai parenti del soggetto, e anche al nostro Generale, che per fortuna riesce a scappare dalla sala delle torture utilizzata per illustrate i metodi anti fumo della società.

Cresciuto circondato da fumatori, voglio bene a questo racconto, Lewis Teague fa molta più leva sull’anima grottesca della storia, in una scena in particolare, raggiunge l’apice: il povero Giacomo Foreste si trova ad una festa dove tutti, impuniti e felici, fumano come se non ci fosse un domani, sulle note dell’ironica “Every breath you take” (con molta enfasi sulla parte “I’ll be watching you”), ovviamente non la versione originale, perché Sting non viene via per poco, ma una cover ben più economica, il noto braccio di legno di Dinone nostro sempre in azione.
Il cornicione
Un milionario geloso e con la fissa per le scommesse, becca l’amante della moglie e lo costringe a fare un giro completo del palazzo, se ci riesci puoi prenderti donna e soldi, altrimenti ti ammazzo. Dove sarebbe la difficoltà direte giustamente voi? Il giro lo deve fare sul cornicione di un grattacielo, pochi centimetri solidi sotto i piedi e chilometri di vuoto sotto, anche se mi rendo conto che devo aver parafrasato la frase del cattivone di Darkman.

Ultimamente mi sono reso conto di patire le altezze come un tempo non mi era mai capitato, rivedere questo segmento è stato una sofferenza, quando un film è ben fatto riesco ad avvertire il senso di vuoto anche sdraiato sul mio divano, Lewis Teague di puro mestiere se la porta a casa, un buon adattamento del racconto già bello ansiogeno di King, che tra raffiche di vento e piccioni bastardi (con tanto di apparizione lampo del nostro micio Generale) tengono banco, anche se la portata principale resta l’ultimo segmento.
Il Generale
Finalmente arriviamo allo spettacolo personale del nostro gattone, il suo viaggio attraverso l’America termina tra le braccia della piccola Drew Barrymore che gli appioppa il nome militaresco, offrendogli una nuova casa, dove però aleggia una minaccia, un Troll pestifero, un po’ come quelli su “Infernet”.
Questo è l’unico segmento che King ha scritto apposta per il grande schermo e che non è tratto da nessuno dei suoi racconti, ed è anche quello in cui il gatto protagonista della cornice (immancabile negli antologici) diventa assoluto protagonista, malgrado l’accusa infamante di essersi pappato il pappagallino di casa e un viaggio verso il gattile più vicino, con rocambolesca fuga dalla lista degli animali da sopprimere, perché “Il Generale” ribalta almeno un paio di canoni narrativi.

Il primo, quello dei papà che storicamente sono quelli che non vogliono animali in casa, qui è la madre a ricoprire il ruolo ma visto che la vediamo leggere Pet Sematary, ci credo che poi non voglia un gatto! Ma anche quello dei cani salvatori, che arrivano all’ultimo minuto come tanti Lassie a salvare il piccolo Timmy di turno. Anche se un gatto per sua natura, è un predatore ben più che naturale, pronto a dare filo da torcere alla minaccia che sarà anche piccola, ma molto pericolosa, il duello tra il micio e la creatura che non dovrebbe esistere è semplicemente troppo spettacolare per non farmi amare questo antologico, un trionfo di giochi di dimensioni e prospettiva, applicati ad un mostriciattolo gommoso veramente bastardo, che trova la sua conclusione, ancora una volta sulle note di “Every breath you take”, sempre la cover economica, perché nel frattempo Dinone non è diventato uno spendaccione.

Ultima, ma non meno importante, merita una menzione la colonna sonora firmata da Alan Silvestri, vi invito ad ascoltarla, bastano i primi secondi, quelle note ripetute dovrebbero ricordarvi qualcosa di molto familiare, mentre elaborate, io vi sparo due numeri: questo film è uscito nei cinema americani nell’aprile del 1985, Ritorno al futuro invece è uscito a giugno dello stesso anno, quindi anche sulla colonna sonora del film delle nostre infanzia, il gatto ci ha messo lo zampino… Auguri zio Stevie!
Per il resto del compleanno, passate a trovare i miei due storici soci, Vengono fuori dalle fottute pareti sbircia dalle finestre e Il Zinefilo affronta la SIMMIA, che hanno un altro paio di post Kinghiani per voi!


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