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Lost after dark (2015): Il miglior slasher movie anni ’80 (NON girato negli anni ’80)

1984,
Michigan. Un gruppo di ragazzi snobba il ballo scolastico, prende in prestito
(perché rubare è una brutta parola) il Bus della scuola per recarsi in una casa
nel bosco dove fare festa. Restano senza benzina, sbagliano strada finiscono in
un’inquietante fattoria dove fanno la conoscenza di Junior Joad, il più giovane
di una famiglia di cannibali…

Quanti slasher
anni ’80 avete visto che avevano questa trama? Diciamo 879? Bene, “Lost after dark”
è differente perché è il miglior slasher anni ’80, girato fuori dagli anni ’80.
Vedere per credere.
Il canadese Ian
Kessner scrive (insieme al compare Bo Ransdell) e dirige, un gustoso omaggio
agli Slasher, a cui, in tutta onestà, non avrei dato un centesimo (nemmeno in
dollari canadesi) prima della visione, eppure a fine film posso dire di essere
molto soddisfatto.
Perché si
vede che Ian Kessner conosce e ama questo popolare sottogenere Horror, ma non
immaginatevi qualcosa di paragonabile a “Scream” qui non troverete nessuno
giochino meta cinematografico e nemmeno personaggi che spiegano le regole per
sopravvivere ad uno Slasher. “Lost after dark” è il perfetto omaggio al genere
proprio perché non si discosta di un millimetro dalle premesse iniziali, dai
personaggi e dalla dinamiche tipiche degli Slasher, fa di tutto anche per
apparire esteticamente uguale ai film girati negli anni ’80, ma come un buon
meccanico che conosce i motori, Kessner sovverte quei due o tre clichè tipici
e il risultato è davvero gustoso.


AAA Aspirante Final Girl cercasi, obbligatoria verginità e bella presenza.
Il cast è
composto tutto da attori ovviamente giovani, pronti a trasformarsi in carne da
macello da immolare sull’altare dello Slasher e nel film troviamo davvero
tutti gli stereotipi tipici del genere: la brava ragazza vergine solitamente
destinata a diventare la “Final girl” del film, la bionda svampita che quando
sente parlare di Cannibali/Cannibals urla terrorizzata: “I don’t want to be
eaten by a cannonball!” (FACCIAPALMO). Lo sfigato fattone, il simpaticone (si
fa per dire) che fa scherzi da prete per tutto il tempo, l’alternativa conciata
come Madonna nel video di “Like a Virgin”, troviamo tutti i personaggi tipici,
anche il ragazzo di colore e si sa che tra gli Horror e i “Fratelli” non corre
buon sangue, o meglio, corre molto sangue… Il loro di solito.


Casting approvato da Joss Whedon e Drew Goddard…
I personaggi
sono talmente tipici che persino l’arcigno preside della scuola che si mette
sulle tracce dei ragazzi (con la sua Camaro gialla… So eighty!) è un cliché, ma
il preside per tutto il tempo ammorba tutti con il suo passato da soldato in
Vietnam, sembra la versione in carne e ossa del Preside Skinner dei Simpson,
solo che è interpretato da Robert Patrick, il mitico T-1000 di Terminator 2,
che a sua volta aveva moltissimo dell’assassino degli Slasher.


“Bart Simpson! Non si corre nei corridoi!” (Ma allora perchè si chiamano corri-doi? Mah!).
La cosa
divertente di “Lost after dark” sono proprio le modifiche apportate da Ian
Kessner alla classica sequenza degli omicidi, se conoscete il genere, sono
sicuro che leggendo la descrizione dei personaggi, avete stilato nella vostra
testa l’ordine esatto con cui verranno sbudellati durante il corso del film ed
è proprio qui che “Lost after dark” spara il suo colpo migliore, prendendo lo
spettatore in contropiede.
Il film ha
un look volutamente retrò,  la fotografia
di Curtis Peterson è azzeccata, per altro, potevate trovare il suo nome
nei titoli di coda del film “The Changeling”, quindi è uno che conosce molto
bene la materia, certo che pure io, dovrei decidermi a scrivere qualcosa su
quel filmone una di queste volte…
Oltre alla
pellicola finto rovinata, il film verso la metà si gioca anche la gag del rullo
di pellicola mancante, ormai resa (fin troppo) celebre dal “Grindhouse” della
coppia Tarantino/Rodriguez, forse unica concessione alla modernità del film,
che per altro ricostruisce gli anni ’80 piuttosto bene anche nei costumi di
scena e nelle auto utilizzate, l’unico errore che ho notato è che, ad un certo
punto, uno dei personaggi mette su la cassetta di “Lean Into It” dei
Mr. Big, che è un disco del 1991, ma resta comunque un’incongruenza davvero di
poco conto considerando la riuscita finale di tutta l’operazione celebrativa.
Ian Kessner
crea anche il giusto Background per l’assassino di turno, il folle Junior Joad,
attraverso le parole del vecchio sceriffo veniamo a sapere che i Joad sono
degni della famiglia di Faccia di cuoio, infatti la scena di apertura del film,
con la ragazzina in shorts in fuga, sembra uscita proprio dai fotogrammi di “Non
aprite quella porta” di Tobe Hooper.


Omaggio a “Texas chainsaw massacre”? CHECK!

Parlando di Tobe, è anche il nome del Nerd del gruppo di ragazzi, la brava ragazza di turno si chiama Laurie, come la protagonista di “Halloween” di Giovanni Carpentiere, ma troviamo anche un Wesley, come Wesley Earl Craven, non credo che abbia bisogno di ulteriori spiegazioni…

Ma forse il
giochino dei nomi più divertente coinvolge il buffone del gruppo di nome Sean
e il preside interpretato da Robert Patrick, Mr. C, diminutivo di Mr. Cunningham…
Sean, Cunningham, proprio come il regista del primo Venerdì 13, spero di
essere riuscito a farvi capire l’atmosfera con cui va affrontato questo film.
La ciliegina sulla torta citazionista viene dalla cagnolina della bionda
svampita, per altro protagonista di una delle scene più toste del film (chi ha
detto “The Mist”?
Chi l’ha detto?!) che risponde al nome di Precious… Vi ricordate come si chiamava la cagnetta
di Bufalo Bill ne “Il silenzio degli innocenti”? Ecco, poi ditemi che Ian Kessner
non è uno di noi!


Casa isolata di notte e un mucchio di adolescenti…. Certe cose non passano mai di moda.
Il problema di
“Lost after dark” penso sia solo
questo: essendo uno slasher al
100% chi non ama questo genere probabilmente non lo apprezzerà, inoltre, si
tratta del classico film che si rivolge principalmente agli appassionati di
Horror, dato in pasto al pubblico generalista sono sicuro non verrebbe apprezzato
come merita… Ma non credo corra il rischio di uscire in sala in uno strambo
Paese a forma di scarpa di mia e vostra conoscenza.
In ogni caso,
voi non perdetelo e non fate l’errore che stavo per fare io, ovvero
etichettarlo come il solito orroricchio di poco conto, per fortuna non lo è. Celebrare il decennio delle spalline larghe e dei jeans a vita alta ormai è
diventato una moda più vecchia degli anni ’80 stessi, ma trovarsi di fronte ad
una gioiosa ed intelligente celebrazione come “Lost after dark” è una boccata
di aria fresca.
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