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Lost River (2015): Fossi figo tutti i giorni sarei in palestra…

Dovevo per
forza sbatterci il naso contro questo Lost River, perché è il classico film
che nel cast può contare solo nomi di gente che per una ragione o
per l’altra, mi convincerebbe quasi sempre a guardare qualunque cosa. A questo
aggiungiamo il fatto che è anche l’esordio alla regia di Ryan “Driver” Gosling,
ecco, non potevo proprio perderlo, come è andata? Mah…

Non devo certo
spiegarvi chi è Ryan Gosling, uno di quei nomi che ogni volta che lo pronunci,
senti in lontananza urletti di donne in preda agli ormoni, in pratica Ryan sta
all’altra metà del cielo come Frau Blücher sta ai cavalli.



“Non posso dirigere con un berretto da Baseball in testa come fanno tutti, mi rovino il ciuffo”.
Mi sono già
lanciato in odi sperticate per il modo in cui, con la fissità tipica
dell’ottuso negli occhi e un numero di espressioni da far invidia a Steven
Seagal, il nostro riesce a tratteggiare personaggi caratterizzati da improvvise
esplosioni di follia sanguinaria. Al suo attivo ha ruoli in cui l’ho trovato
perfetto (“The Believer” e “Le idi di marzo”) e almeno un capolavorone senza
sterzo (ovviamente “Drive”), in mezzo anche film che mi hanno allegramente
scartavetrato i maroni, ma non per colpa sua (Come un tuono). Insomma, bravo, ma
soprattutto “bello bello in modo assurdo” eppure al biondo pare mancare
qualcosa: la voglia di dimostrare di essere anche intelligente. Qual è il modo
migliore per farlo quando di mestiere fai l’attore? Facile: saltare la
barricata ed esordire come regista, e se proprio vuoi fare il grosso, il film,
te lo scrivi anche…
“Lost River” a
mio avviso, è un casino. Un casino non privo di fascino, ma pur sempre un
casino.
La mamma
Billie (Christina Hendricks, se avessi avuto una mamma così sarei stato tutti i
giorni a casa a fare i compiti…) e il suo figliolo Bones (Iain De Caestecker)
vivono in una catapecchia a rischio demolizione, attanagliati dai debiti, in
una città della provincia americana più decadente (ben interpretata da Detroit)
soprannominata “Bullytown”.



“Cassidy, vai subito in camera tua…”.
Su questa
trama stringata, Gosling appiccica di tutto: un tetro di Grand Guignol
utilizzato come coro Greco delle tragedie che si abbatteranno sui protagonisti
nel corso della storia. Deliri a tratti splatter, dei non ben precisati (ma
sicuramente a rischio Metaforone) gusci in cui Billie cerca rifugio… Scusate lo
devo dire, tanto di cappello al poveretto che ha dovuto modellare queste
“Shells” perché potessero ospitare le grazie di Christina Hendricks, il film ti
lascia così tanto tempo di meditare, che non ho potuto fare a meno di pensare
al povero addetto al Plexiglass che torna a casa deluso la sera, dopo una
frustante giornata passata a modellare le poppe della rossa di Mad Men,
giornataccia…

“Secondo me non ci entro tutta lì dentro” , “Bah, magari se trattieni il respiro… Naaaaa!”.

L’atmosfera
generale di “Lost River” è quella di un incubo surreale, più che raccontare una
storia, Gosling riempie il film di immagini acide. Durante tutto l’arco della
pellicola trovate i neon colorati di Nicolas Winding Refn, il montaggio stiloso
e la bella fotografia tipica di Harmony Korine (infatti il direttore della
fotografia è lo stesso di “Spring Breakers”, Benoît Debie), ma anche una lunga
inquadratura su una casa che brucia, che ricorda moltissimo il finale de “La
Rabbia giovane” di Terrence Malick. Ora, personalmente tutti questi nomi, presi
singolarmente e a dosi controllate sono davvero in grado di amarli sul serio,
ma trovarli tutti insieme, per di più scimmiottati da un regista esordiente che
chiaramente prende ispirazione, mi diverte, ma non mi esalta. Un po’come il
concerto di una cover band: puoi essere bravo quanto vuoi, ma rischi sempre di
passare per uno che si atteggia.

Hanno messo la scritta, perchè sia chiaro a tutti che questo NON è “Badlands” di Malick.
Di fatto, “Lost
River” sembra un cortometraggio con un minutaggio che è scappato di mano, in
certi momenti è fin troppo palese lo sforzo di Ryan Gosling di raccogliere
quanti più “Bravò!” possibili, come sceneggiatore invece, secondo me, è ancora
alle aste ed è anche una mossa un po’(troppo) paracula, quella di esordire
con un film che spiega poco e lascia tantissimo all’interpretazione.
Quindi,
sorvolando sul suo talento di scrittore, il film è comunque molto bello esteticamente,
non gli si può davvero criticare nulla dal punto di vista visivo, risulta tutto
molto ben fatto (ribadisco avere Benoît Debie aiuta e nemmeno poco…), inoltre
è chiaro che Gosling sia uno che sa come gestire gli attori, forse perché sono
quasi tutti suoi colleghi o, come nel caso di Eva Mendes, anche compagni di
vita, però le facce che popolano il film funzionano.


Trovo
abbastanza inquietante il fatto che molti registi, avendo Christina Hendricks
del cast, non la valorizzino quasi mai come si deve, anzi, la rossa risulta
spesso abbastanza sciatta, qui invece è credibile nel ruolo della madre del
protagonista, avvenente senza risultare fuori luogo e soprattutto molto brava.
Per dirvi della valorizzazione delle attrici, Gosling in questo film, può
permettersi più di un’inquadratura dove in contemporanea, sullo schermo
compaiono insieme sia la Hendricks che Eva Mendes, mandando in frantumo lo
schermo del “Culometro” lo strumento che misura la rotondità delle curve
femminili, potete fare una ricerca su Wikipedia se volete, esiste sul serio…
… No sto
scherzando, non esiste, non andate a cercarlo state qui con me…
Saoirse Ronan
a mio avviso funziona molto bene in questo film, ma per quanto mi riguarda la
sorpresa è Iain De Caestecker, attore che conosco principalmente per la parte
di Fitz nell’inguardabile “Agents of S.H.I.E.L.D.” (più comunemente conosciuto
come Agents of P.I.R.L.A.), che qui si libera finalmente dei panni del nerds
complessato e per tutta la durata del film ho sinceramente fatto fatica a non
credere che l’attore non fosse il fratello minore di Ryan Gosling.



We almost lost Detroit, come in un pezzo degli anni ’60.

“Lost
River” ha il suo pro nell’uso dei volti: quello di Eva Mendes che fa
l’occhiolino coperta di sangue finto, dal palco del suo macabro teatro. Oppure,
quello della mitica Barbara Steele, ora, la Signora Steele è talmente un’icona,
che meriterebbe un post tutto per lei, qui Gosling gli dedica il ruolo della
nonna ex diva degli Anni ’60, in quello che è chiaramente un omaggio alla sua
carriera. La cosa pazzesca è che a Barbara Steele basta ancora solamente
sgranare gli occhi, per fare il vuoto intorno a sè, si vede proprio che arriva
da un’era in cui essere una Diva era tutta un’altra cosa…

Ora qui lo
dico e non lo nego, va bene l’esordio dalla regia di Gosling, onore e merito
alla Signora Steele, Christina Hendricks io la vorrei vedere in tutti i film,
però il motivo per cui volevo vedere “Lost River” fin dalle prime immagini
promozionali, quando il film aveva ancora il titolo provvisorio di “How To
Catch a Monster” è uno ed uno soltanto, ovvero: la presenza di Matt “Più grande
attore del mondo” Smith.



“GERONIMOOOOO!”
Al suo primo
ruolo lontano dal “Bowtie” del Doctor Who, il giovane attore britannico si
mangia lo schermo ogni volta che entra in scena, rasato a zero, applica tutte
le parti della sua fisicità da cartone animato al bullo di Bullytown, un
simpaticone che risponde al nome di… Ehm… Bully (quando dicevo che il Gosling
sceneggiatore è ancora alle aste).
Tra le
orecchie a sventola, il mento alla Tarantino e la cicatrice sulla testa, Matt
Smith vince tutto, gli basta sbraitare sulle rovine di Bullytown per
guadagnarsi il titolo di personaggio più interessante di tutto il film. A mio
avviso, avrebbe meritato anche più spazio, perché dopo anni
passati ad interpretare un buono come il Dottore, il ragazzo si dimostra
talentuoso anche nella parte del maniaco psicotico e pare averci preso gusto
(ora sta interpretato Patrick Bateman nel musical di American Psycho).



“Provaci tu ad andare in giro in una cabina del telefono e poi vediamo se non diventi un pò toccato anche tu”.
Insomma, non
posso dire che il film mi sia piaciuto, ma nemmeno che sia tutto da buttare, se
i nomi che ho snocciolato durante il commento vi hanno fatto pizzicare il senso
di ragno, questo film potrebbe fare per voi. In generale penso (e spero) che
non sarà questa la direzione della carriera registica di Ryan Gosling, spero di
vederlo alle prese con qualcosa di meno paraculo, ma soprattutto senza l’ansia
da prestazione di uno che pare avere il terrore di essere etichettato solo come
Sex Simbol. Stai sereno Ryan, ti vogliamo bene lo stesso.
Capisco che
sia un problema grosso essere, giovane, biondo, famoso, ricco, fidanzato con
Eva Mendes e con degli addominali da copertina di CG, ti capisco, è dura, sono
problemi gravi questi…
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