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Love, Death & Robots – Vol. 3 (2022): breve, ma questa volta intenso

Tra le poche certezze rimaste a Netflix, metteteci
tranquillamente Love, Death & Robots che procede a vele spiegate con
la sua terza stagione, o terzo volume se preferite, rimettendosi in carreggiata
dopo una seconda stagione (o volume) ben poco ispirata. Analisi episodio
per episodio? Diamoci da fare!

3×01 – Tre robot: Strategie d’uscita
Titolo originale: Three Robots: Exit Strategies
Diretto da: Patrick Osborne
Scritto da: John Scalzi
Tratto dall’omonimo racconto di John Scalzi

Avete presente i tre simpatici robottini dell’episodio
1×01? Qui tornano per continuare a criticare l’umanità dal loro mondo post
apocalittico, in cui di noi strambi ex inquilini del pianeta sono rimasti solo
i cadaveri e i (vani) tentativi di salvarci dal disastro, tra prese per i
fondelli ai ricchi e ai paranoici survivalisti, convinti che con fucili e carne
di cervo si potesse prosperare. La parte migliore è l’omaggio a Douglas Adams
(il saluto «Addio e grazie per tutto il pesce») e poco altro, diciamo che per
quanto simpatici i tre robot servono a giustificare la parola dopo la “E”
commerciale nel titolo della serie e poco altro.
Con loro, la quota robotica minima della serie è garantita.

3×02 – Un brutto viaggio
Titolo originale: Bad Travelling
Diretto da: David Fincher
Scritto da: Andrew Kevin Walker
Tratto dall’omonimo racconto di Neal Asher

Pronti via, un gigantesco crostaceo mangiatore di uomini si imbarca con la forza a bordo di una nave cacciatrice di squali in mare
aperto, massacrando buona parte dell’equipaggio e piazzandosi abusivo nella
stiva. E questi sono i primi due o tre minuti della puntata, tanto per stare
allegri.

Il capitano Torrin sarà costretto a trattare con le
bestia, che usa i cadaveri come marionette ed evidentemente un tocco di
telepatia per “parlare”, il suo obbiettivo è raggiungere l’isola di Phaedin,
dove potrà nutrirsi con tutta calma degli umani residenti. Torrin vorrebbe
evitare un massacro di innocenti e mentre sfama la creatura con i cadaveri dei
suoi uomini trapassati, tratta con quelli vivi per un piano alternativo,
mollare Sebastian su un’isola abbandonata e filare prima che mangi la foglia (e
loro).
A vederli così non sono bellissimi, ma l’episodio lo è.

L’animazione è a metà tra un viaggio nella Uncanny Valley per i volti eppure estremamene dettagliata a livello di texture
(l’acqua è impressionate per realismo), sta di fatto che l’episodio diretto da
David Fincher è il migliore e anche quello più Horror, Torrin prova a far
valere la democrazia ma tu metti degli umani nello stesso luogo, introduci una
minaccia e poi aspetta la natura umana, pronta a venire a galla con tutta la
sua ferocia, a mani e chele basse l’episodio migliore del lotto.

3×03 – La pulsazione della macchina
Titolo originale: The Very Pulse of the Machine
Diretto da: Emily Dean
Scritto da: Philip Gelatt
Tratto dall’omonimo racconto di Michael Swanwick

L’astronauta Samantha Cristoforetti Martha
Kivelson dopo un incidente resta sola sulla superfice di Io, la luna di Giove
più egocentrica della galassia, a sentire lei è tutto un Io qui, Io lì, a
questo aggiungete che l’unico modo per sopperire al danno della sua tuta
spaziale è collegarsi all’ossigeno rimanente nel supporto vitale della sua
compagna di viaggio, l’ex astronauta Burton defunta nell’impatto. Come Django
invece che trascinarsi una bara, Kivelson deve portarsi dietro il corpo morto
di Burton, quindi è normale che poi faccia la pensata più logica: se non arrivo al punto
di sbarco in tempo sono morta, tanto vale non morire sobri e si spara della
morfina in vena per far fronte al dolore del suo braccio rotto.
Tutti noi, la prima volta che abbiamo visto il finale di “2001 odissea nello spazio” (1968)

Qui comincia a succedere di tutto, perché questa sorta di
The Martian comincia ad andare sotto acido come con Coca Cola e aspirina
e ciao, il viaggio (anche lisergico) sarà metafora di altro, per un segmento
che sfrutta alla grande i colori per farci respirare un po’ l’aria di quella
fantascienza acidella degli anni ’70, insomma una discreta bombetta.
 
3×04 – La notte dei minimorti
Titolo originale: Night of the Mini Dead
Diretto da: Robert Bisi, Andy Lyon
Scritto da: Robert Bisi, Andy Lyon
Tratto dall’omonimo racconto di Jeff Fowler e Tim Miller
 
Premio simpatia della stagione: quante notti dei morti viventi abbiamo visto al cinema? Quante volte gli zombi si sono divorati la
nostra civiltà nell’immaginario? Tante, ma nessuno di loro però era così
carinoooooo! Piccolini, microscopici, come rimpicciolire tutti i cliché sul
genere e riderci sopra. Geniale, nel suo piccolo.
Mai fare del mini sesso in un mini cimitero, potreste scatenare la mini apocalisse zombi!
 
3×05 – Morte allo squadrone della morte
Titolo originale: Kill Team Kill
Diretto da: Jennifer Yuh Nelson
Scritto da: Philip Gelatt
Tratto dall’omonimo racconto di Justin Coates

“Siete potenti?”, “Si!”, “Siete fetenti?”, “Si!”, “Chi
siete voi?”, “Cartoni animati!”

 
Una squadra di cazzuti berretti verdi guidati dal
sergente Nielsen, sulle tracce della squadra B, scoprono i loro resti tra i
denti in titanio di un orso grizzly potenziato ciberneticamente. Sia lode a Walter Hill e a Jimmy Cameron che è il suo profeta, per aver creato il
modello, quello dei militari che vengono “presi a calci nella palle” (cit.) da
una forza esterna, se di natura aliena tanto meglio. L’errore in questo caso è
sempre quello di far passare la presa per i fondelli al militarismo per
machismo, questa banda di soldati tira giù una notevole infilata di parolacce,
alla moda dei dialoghi scritti da Gualtiero Collina ma appunto, vengono
spazzati via da una forza superiore, scoprire la sua natura non fa che ribadire
il messaggio anti-militarista. Sarà pure un modello che hanno ripetuto in
tanti, da Neil Marshall a scendere ma che funziona sempre, infatti questa
stagione (o volume) di “Love, Death & Robots” lo fa ben due volte, questa è
la migliore perché il sangue non manca ma nemmeno l’umorismo nero.
 
3×06 – Sciame
Titolo originale: Swarm
Diretto da: Tim Miller
Scritto da: Tim Miller, Philip Gelatt
Tratto dall’omonimo racconto di Bruce Sterling
“Oh no! Ancora Tim Miller che cerca di imitare Cameron”
 
Il dottor Simon Afriel, nel corso della sua missione di
ricerca, raggiunge un sistema stellare alieno abitato da una razza insettoide, una
mente alveare chiamata “Sciame”. Sul posto trova un’altra
ricercatrice umana, Galina Mirny, insieme i due esplorano lo Sciame con
obbiettivi diversi. Tim Miller si gioca la quota S-E-S-S-O della stagione e si
mette in testa di fare qualcosa a metà tra “Avatar” e un horror, problema: lo
sappiamo cosa succede quando Tim Miller si mette in testa di fare il James
Cameron della situazione, niente di buono, quindi bella l’animazione 3D
ma Tim, anche no grazie.
 
3×07 – Mason e i ratti
Titolo originale: Mason’s Rats
Diretto da: Carlos Stevens
Scritto da: Joe Abercrombie
Tratto dall’omonimo racconto di Neal Asher
Topi nel fienile, il massimo problema del contadino
scozzese Mason, ma la società di disinfestazione Traptech ha la soluzione per lui,
droni per la caccia ai topastri che però si stanno armando, dando vita ad una
resistenza contro le macchine degna di John Connor. A topi estremi, estremi
rimedi, il secondo drone è una macchina da guerra questa volta davvero in grado
di mettere in difficoltà i topini, anche se a prevalere sarò altro: lo spirito
scozzese.
Scotland the brave!
 
Può il tuo peggior nemico rivelarsi più simile a te di
quello che credi? Per quanto un po’ frettolosa nella conclusione il senso dell’episodio
arriva forte e chiaro, mai sottovalutare i più piccoletti, sono spesso i più
combattivi.
 
3×08 – Sepolti in sale a volta
Titolo originale: In Vaulted Halls Entombed
Diretto da: Jerome Chen
Scritto da: Philip Gelatt
Tratto dall’omonimo racconto di Alan Baxter
 
Altri militari, altre blatte cannibali con facce umane,
altre parolacce, la situazione di partenza è la stessa di “Morte allo squadrone
della morte” con Lovecraft al posto dell’umorismo nero e l’animazione 3D al
posto dei disegni, infatti il gioco è riconoscere nei volti dei soldati Christian
Serratos, Jai Courtney e Joe Manganiello. Tirando le somme un buon episodio,
solo troppo ravvicinato al suo cugino con Colonial Marin… Ehm, soldati.
“Io dico decolliamo e manganelliamo”

3×09 – Jibaro
Titolo originale: Jibaro
Diretto da: Alberto Mielgo
Scritto da: Alberto Mielgo
 
Il meglio per la fine: nessun dialogo, solo suoni
ovattati, le grida di una sirena che a bordo lago urla la sua vendetta che però
un cavaliere sordo in armatura non può sentire. Un ritmo coinvolgente per una
trama che boh, non è chiarissima ma qui lo stile diventa sostanza, infatti la
resa visiva è incredibile con tanto di omaggi a “Il bacio” di Gustav Klimt, lo schermo di casa sembra diventare un quadro, tutto molto lirico, tutto molto bello, un po’ come questa terza stagione (o
volume), che risolleva le sorti di questa antologia che pareva già essersi persa
per strada.
Visto episodi appena un po’ peggio di questo in questa serie eh?
 
Insomma “Love, Death & Robots”, il cuginetto da
piccolo schermo di Heavy Metal fortemente voluto da David Fincher si rimette in
carreggiata e torna a sorprendere, buon lavoro a tutti per la quarta stagione (o
volume) la strada è quella giusta, metteteci più robot e follia e saremo tutti
contenti.
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