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Luke Cage – Le citazioni: They say this cat Cage is a bad mother…SHUT YOUR MOUTH!

Ormai è una
specie di tradizione, le serie nate dall’accordo tra Marvel e Netflix sono una
gioia per gli amanti delle citazioni, gli Eastern Eggs e le strizzate d’occhio,
vale lo stesso discorso anche per la prima stagione di Luca Gabbia, lo dico solo per essere chiaro: da qui in poi gli
SPOILER sulla prima stagione volano come pallottole, quindi assicuratevi di
essere a prova di proiettile come Luke Cage, o per le mano, di aver già visto
la serie prima di lanciarvi nella lettura.

Who is the man
that would risk his neck…
Anni ’70, i
pantaloni a zampa, la Disco music, il successo della Blaxploitation,
un filome cinematografico con attori, registi, ma soprattutto protagonisti neri:
colori sgargianti, colonna sonora Soul e Funk come se non ci fosse un futuro,
ma anche una gran sfacciataggine e stereotipi raziali da far diventare rossi
di rabbia anche le Pantere Nere.
“Shaft”,
“Superfly”, ma anche “Blacula” e i film della mitica Pam
Grier come “Coffy” o “Foxy Brown”, un filone d’oro che
abbracciava anche le arti marziali, con titoli come “Johnny lo svelto” con Jim Kelly, tutta roba che non si limita agli omaggi di Tarantino nei
suoi film, ve lo posso assicurare.

Then we can dig it?

La Marvel
Comics, per non restare indietro, sfornò ben due personaggi uno per calamitare
gli appassionati di Blaxploitation l’altro per accalappiare i fanatici dei
Kung-Fu movie, nascono così Luke Cage e Pugno d’acciaio (Iron Fist), uniti a
filo doppio fin dal loro esordio e anche nelle serie Netlix. Nel 2017 vedremo
la serie dedicata ad Iron Fist e detto fuori dai denti: non vedo l’ora!

Creato dal
grande Roy Thomas, con il contributo di Stan Lee e Archie Goodwin, Luke Cage esordisce
nel 1972 sul numero uno della serie “Hero for hire”, disegni di George Tuska,
su schizzi preparatori di un’altra leggenda Marvel: John Romita Sr.



I favolosi look anni ’70 dei personaggi Marvel.

Carl Lucas
ospite della prigione di Seagate, colpevole di un crimine che non ha commesso,
si offre volontario per un esperimento, con l’obbiettivo di farsi dimezzare la
pena. Come sempre nei fumetti di supereroi l’esperimento finisce male, Carl
fugge dalla prigione e si ritrova con nuovi poteri: super forza e una pelle
indistruttibile, a prova di proiettile.

Tornato nel
suo quartiere di origine, Harlem nasconde la sua identità diventando Luke Cage,
soprannominato anche Power Man, non il primo supereroe nero di casa Marvel
(quello è Pantera Nera visto in Civil War),
ma il primo a guadagnarsi una serie regolare tutta sua.



Nuovo look, ma sempre la solita inossidabile coppia.

Con la fine
della Blaxploitation, il personaggio è caduto a lungo nel dimenticatoio, ma i
ragazzini che leggevano la sua rivista allora sono cresciuti e non si sono
scordati di lui, tra questi, Brian Michael Bendis, oggi come oggi uno dei nomi
più grossi di casa Marvel, che ha iniziato il suo percorso di conquista sulle
pagine di “Daredevil” e “Alias” dove faceva il suo esordio il personaggio di
Jessica Jones. In entrambe le serie comparivano abbastanza spesso sia Luke Cage
che Iron Fist, per la semplice ragione che Bendis andava giù di testa per loro da
ragazzino. Se ora abbiamo serie tv su questi personaggi, sapete a chi
dare la colpa, o il merito, fate voi.

The name is CAGE!
Sapete chi è
un altro che è venuto su leggendo i fumetti della Marvel? Nicolas Cage che
deve il suo nome d’arte proprio al vecchio Luke, ma di questa storia, vi avevo
già abbondantemente parlato QUI.

Complimenti per la poltroncina morigerata Nick!

Eroi in vendita

Nel primo
episodio della stagione, Luca Gabbia chiarisce di non essere un “Eroe in
vendita”, oltre ad un riferimento alla sua serie a fumetti solista, anche al
nome del super gruppo da lui fondato appunto gli: “Heroes for hire”. Gli eroi in
vendita, un piccolo gruppo indipendente che pagando il giusto quantitativo di
dollarazzi, viene giù a risolvere problemi, roba da supereroi, però, non vi
portano fuori il cane e nemmeno vi lavano la macchina, per quello dovrete
arrangiarvi.



Avete presente l’A-Team? Ecco una cosa del genere.

La formazione
è cambiata negli anni svariate volte, tra i componenti più celebri, il nostro
Luke, Iron Fist, la Gatta Nera, Shang-Chi (versione Marvel di Bruce Lee) e
Misty Knight e a questo proposito…

Misty Knight
Creata dal
solito Roy Thomas e dal grande Ross Andru, “Nebbiosa Cavaliere” è una cinica
ex detective della polizia di New York che lavorava in coppia con il suo partner
di Rafe Scarfe (e fino a qui siamo perfettamente allineati al personaggio della
serie tv).
Per
scongiurare un’esplosione in una banca, Misty perde prima il braccio destro e
poi il lavoro in polizia, armata di un braccio bionico costruito da Tony Stark,
provate a dire a quale braccio viene ferita Misty nella serie tv?



“Devo confessarti che questo è il mio braccio più debole” (Cit.)

Misty ha
fondato un’agenzia investigativa con la sua compare Colleen Wing che nella
serie tv si sente come voce sulla segreteria telefonica di Misty.

Misty e
Colleen, note come “Le figlie del drago”, sono la versione femminile di Luke
Cage e Iron Fist, il look di Misty Knight, invece, è volutamente ispirato alla
Pam Grier del film “Coffy” e questo è il motivo per cui nel finale della
stagione, l’attrice Simone Missick sfoggia il vestino rosso e la pettinatura
afro, tipica della sua controparte cartacea. Visto che stiamo parlando di
look…



“Non è una pettinatura Afro, è l’umidità che me li arriccia”.

Sono gli anni’ 70 bimba!

Alla fine
dell’episodio 1×04, grazie all’esperimento e alla successiva fuga dal carcere
di Seagate (che poi è lo stesso dove veniva rinchiuso il Mandarino di “Iron Man
3”), per qualche secondo Luke Cage sfoggia il suo classico look anni’ 70,
ovvero la tiara in testa, i bracciali ai polsi, la catena in vita e la
camiciona giallo canarino, tranquilli: si vede solo per pochi secondi…
Fiiiuuuuu!



Ed il premio come miglior Cosplayer va a…

Sweet Christmas! (il dindarolo della parolaccia)

Una cosa che
ho molto apprezzato della serie, è il fatto che abbiano trovato un modo per
rendere credibile la classica affermazione di stupore di Luke Cage, ovvero
“Sweet Christmas!” (da noi “Cristoforo Colombo!”), la sua personale versione
del “Giuda Ballerino” di Dylan Doggiana memoria.



Avessi uno di quelli in ufficio, dovrei devolvere tutto il mio stipendio.

Nei fumetti
degli anni ’70, anche per colpa del rigidissimo visto censura dei fumetti (il
famigerato “Comics Code Authority”), era un’espressione imposta che poteva
funzionare, ma in una serie tv adulta del 2016? Per questo gli autori sono
stati bravi a sfruttare l’idea del barattolo di Pop, in cui tutti sono
costretti a mettere dentro soldi, ogni volta che usano una parolaccia. Avete
presente il famoso “Dindarolo della parolaccia” dei Simpson? Stessa cosa!

Ritorno al futuro:
Questa l’ho
scoperta grazie agli amici di Movieplayer,
in un trafiletto di giornale, mostrato (di sfuggita) nella serie, un articolo a
margine, omaggia palesemente il film Ritorno al futuro, anche se con nomi
modificati, per ragioni di copyright. In pratica, siamo passati da Sweet
Christmas! a Great Scott!


Ci vuole la super vista per leggere il trafiletto.
Cultura nera:
Luke Cage è
una serie che omaggia la cultura nera in quasi tutte le sue forme, persino le
felpe con il cappuccio e la successiva forma di rivolta non violenta degli
abitanti di Harlem (che indossano tutti felpe bucate), ricorda molto i tristi
fatti legati alla morte di Trayvon Martin, ragazzo di colore ucciso per strada
dalla polizia, colpevole di indossare una felpa a coprire il volto.
Ma gli omaggi
alla cultura nera sono ovunque: dai discorsi sulla NBA nella bottega di
barbiere di Pop, fino alle discussioni sugli scrittori, i preferiti di Luke sono
quelli della costa Est (per ragioni di orgoglio cittadino). Tra cui Ralph Waldo
Ellison, il suo romanzo più famoso “Invisible Man”, viene citato
apertamente.



“Netflix? Non guardo la tv, mi piace solo leggere”.

Per maggiori dettagli sui libri citati nella serie, vi rimando al blog di Lucius Etruscus, che ne sa una più di Luke Cage.

Per quanto
riguarda la musica, invece, avete solo l’imbarazzo della scelta, nel club “Harlem’s
Paradise” suonano Raphael Saadiq o Jidenna, invece tutti gli episodi hanno il titolo di una canzone dei Gang Starr.



“Chissà se fanno felpe con cappuccio in Kevlar?”.

In un cameo
(rappato) compare anche Method Man del Wu-Tang Clan, il gruppo preferito di
Luke Cage, visto che li ascolta in cuffia, mentre prende a schiaffoni gli
sgherri di Cottonmouth e a proposito di VIP…

Stan “Mr.Cameo” Lee.
Anche questa
volta il vecchio sorridente fa capolino, le tradizioni non si cambiano!



Dov’è Wally? No, Dov’è Stan!

Facce note:

Direttamente
dalla prima stagione di Daredevil,
l’attore Rob Morgan ritorna nei panni di Turk e questo spiega la sua battuta
“Voi siete matti, io me ne torno ad Hell’s Kitchen”.
Alla radio si
sente la voce di Trish Walker, già vista nella prima stagione di Jessica Jones e, ovviamente, non manca la solita
Rosario Dawson, nei panni dell’infermiera Claire, per la prima volta qui,
battezzata da uno degli sgherri del cattivo come “Infermiera di notte” che, poi,
è il nome del suo corrispettivo nei fumetti, nei fumetti della Marvel non in
quelli porno!!
In compenso,
nel finale della serie, proprio Claire si iscrive alla scuola di Kung Fu di
Colleen Wing e se siete stati attenti a questo punto già sapete chi è. Un gran
bel gancio per la serie dedicata a Danny Rand, ovvero Iron Fist.



Claire, con i tizi che frequenti, due lezioni ti faranno comodo.
Bad boy bad boy
(whatcha gonna do):
Cornell
“Cottonmouth” Stokes  è uno
storico cattivo avversario di Luke Cage, quindi non poteva esimersi da tediare
il personaggio anche nella sua trasferta sul piccolo schermo, ma sono gli
altri cattivi a regalarci le chiche maggiori.



Il monociglio è davvero un colpo di classe, distrae dai gemelli.

Hernan
“Shades” Alvarez, interpretato da Theo Rossi (il Juice di “Sons of
Anarchy”), indossa sempre gli occhiali da sole, una piccola strizzata, è il caso
di dirlo, d’occhio, alla sua controparte cartacea, la cui arma sono proprio un
paio di occhiali che sparano raggi laser. Nella serie, invece, sono normalissimi
Wayfarer neri in stile Blues Brothers.



Per andare in moto con i ragazzi di SAMCRO indossavi le lenti a contatto vero?

Willis
“Diamondback” Stryker, è il personaggio che è stato modificato più di
tutti nel passaggio al piccolo schermo, anche se mantiene i suoi stretti legami
con Luke Cage. Se avete visto la serie, sapete di cosa sto parlando. W
illis Harold
Stryker, noto anche come Diamondback, è un amico d’infanzia di Luke Cage/Carl
Lucas, membro insieme a lui della gang nota come “Rivals”.

La banda! Dobbiamo rimettere insieme la banda!

Cosa può
dividere due amici? Facile: una donna. Reva Connors che s’innamora di Luke
Cage, rifiutando il nostro (che cavolo stai dicendo) Willis che, pazzo di
gelosia, decise d’incastrare l’ex amico, nascondendo a casa sua un pacco di
eroina. In pratica, un biglietto sicuro di sola andata per Seagate.

Con Luca
Gabbia, a tutti gli effetti in gabbia, Stryker diventa un nacrotrafficante con
il soprannome di “Diamondback” la sua carriera termina, contro i pugni di Luke,
evaso di prigione e lievissimamente incazzato come una belva con lui, ma
Diamondback, ci regala una gioie e anche l’ultima citazione della serie…

I Guerrieri della notte:
Quando entra
in scena fucile alla mano, inseguendo Luke e Claire, Stryker urla ai due
inseguiti “Can you dig it!?” la mitica frase di Cyrus, il capo gang
del mitologico “The Warriors” (I guerrieri della notte, 1979) di Walter Hill.


Il primo che non indovina la citazione è degli Orfani!!

Ma giusto per
non farci mancare nulla, un attimo dopo Stryker rende palese la citazione
dicendo “Come out to play!” che non credo abbia davvero bisogno di altre
spiegazioni. 

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