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L’uomo d’acciaio (2013): crederete che un uomo possa volare (al rallentatore)

Non posso solo invitarvi a rileggere ancora la parodia di Leo Ortolani? Tanto meglio del Venerabile non si può fare. No, vero? In che guaio mi sono ficcato. Vabbè, forza! Ormai ci siamo, quindi balliamo: benvenuti all’ultimo capitolo della rubrica… I Am, I Am, I Am Superman!

Prima di tutto ho una confessione da fare, qualcosa di forte, qualcosa che forse vi farà perdere la (poca) stima che avete per me: c’è un film di Zack Snyder che io ho visto centinaia di volte. Lo so, lo so non è da me, ma mi sento in dovere di ammetterlo.

Sì, perché è un film bellissimo, cioè oddio, bellissimo, è un film pieno di messaggi positivi, è una storia di crescita anche umana piena di momenti epici ed esaltanti, ha delle musiche pazzesche e parla di un supereroe imbattibile che sapeva volare e sì, è stato diretto proprio da Zack Snyder, quel film s’intitola… Michael Jordan’s Playground (STORIA VERA).
La sacra trilogia, direttamente dalla collezione privata di casa Cassidy.

Per tutta la mia adolescenza non ho fatto altro che vederlo e rivederlo, se “Come fly with me” era la BIBBIA del fanatico di Jordan e “Air Time” il nuovo testamento (perché si riferiva solo alla stagione 1992), “Playground” era… Che era? Una cosa che solo Snyder (che arrivava dalla pubblicità) poteva dirigere. Parla di un ragazzino che non viene scelto, viene “tagliato” dalla squadra della sua scuola e, per altro, mentre lo vediamo giocare, ci sono anche diverse scene al rallentatore (storia vera). Tutto risentito e solo al campetto, il ragazzino riceve la visita di Michael Jordan che gli racconta di quella volta in cui anche lui è stato tagliato. Insomma, una cosina motivazionale che mi ha regalato un paio di tormentoni e alcune scene di vero volo di His Airness che sta alla pallacanestro come Superman ai supereroi.

Tutto questo per dirvi che io non odio Zack Snyder, non ho mai condiviso il livore nei suoi confronti che ha raggiunto nel tempo punte d’infamia che solo l’era dei Social-Cosi può regalare. Per me Snyder è pura estetica e zero sostanza, è uno che arriva dalla pubblicità, dai video con MJ e poteva tranquillamente stare lì, perché quello che sforna è esteticamente bellissimo, ma poi stringi stringi, ben poca roba. Ecco perché le foto promozionali dei suoi film sono tutta meravigliose e accendono l’INTERNET come un albero di Natale il 24 di dicembre, ad esempio, guardate questa qui sotto.
Zack Snyder e l’arte della patina luccicosa fine a se stessa.

La prima foto di Henry Cavill nei panni di Superman, distribuita in rete nel 2011, guardate la posa fatta per non far notare che questa volta, l’ultimo figlio di Krypton si è messo le mutande rosse SOTTO i pantaloni e, di conseguenza, non far agitare la vecchia guardia dei fan del personaggio. Guardate la tutina rigata che tiene meglio la cottura (ed è perfetta per il ragù), guardate lui, Enrico Cavillo, scelto di persona dal produttore perché, a sua detta, era perfetto per stare dentro il costume. Cavillo è il Superman perfetto per uno tutta estetica come Snyder, statuario come un Dio greco e senza un cazzo da dire, infatti nel film il suo Clark Kent? Non pervenuto.

Certo, le ha provate tutte per starmi sul culo il vecchio Zack, tipo mettere le mani su un capolavoro e poi su un paio di fumetti a cui voglio molto bene, ma quando nel 2011 hanno annunciato che sarebbe stato lui a dirigere questo “Man of steel” sapevo che sarebbe finita male, non per colpa sua, ma per via del suo produttore, quello che godeva della fiducia del pianeta, ma non della mia.
«Christopher mi sento un po’ le braccia legate», “«Era proprio così che ti volevo»

Dai, a me potete dirlo, quanti di voi hanno pensato «Ok, Snyder è un cretino in fissa con i rallenty, ma DIO NOLAN saprò redimerlo»? In tanti sono andati maledettamente sotto con Il cavaliere oscuro, era legittimo pensare che con lo stesso uomo a tirare le fila e persino lo stesso compositore, colui che rende quasi tutte le colonne sonore indistinguibili tra loro ovvero Hans Zimmer, sarebbe andato tutto bene. Non ho mai sentito così tanta puzza di guaio come allora, ve lo dico onestamente.

No, Snyder non lo odio e nemmeno Nolan, anche se più penso a lui più mi rendo conto che fa solo cose che non sopporto, ma in generale, quando bazzica attorno ai supereroi, fa più danni della grandine, tipo affidare la sceneggiatura ad uno dei suoi discepoli, David S. Goyer, uno che lavora ancora solo perché dice di essere un appassionato di fumetti e forse questo basta, visto che Snyder è stato assunto per la stessa ragione.
Henry Cavill senza mutande! (con questa spero di beccare
qualche click in più grazie alle ricerche su Google).

Ma senza più la rete di sicurezza del lavoro di menti davvero brillanti e senza poter più sfruttare le idee di signori come George A. Romero, Frank Miller e Alan Moore, qui toccava inventarsi qualcosa oppure affidarsi a Nolan completamente. Così hanno fatto e, lasciatemelo dire, hanno preso una vacca per le palle.

Se il Batman di Nolan vagava per il mondo alla ricerca di se stesso, mettendo al bando l’umorismo come se fosse il peggiore dei crimini e puntando tutto sul realismo, qui bisogna fare lo stesso, come se tra un umano senza poteri che usa i soldi e l’allenamento per combattere il crimine e un Dio venuto da Krypton per salvare l’umanità che può volare e sparare raggi laser dagli occhi non ci sia nessuna differenza. Ecco perché qui Lois Lane viene interrotta mentre pronuncia il nome di Superm… SHHHH! Zitta! Non lo dire che poi sembra un fumetto! Qui siamo persone serie e mature, non leggiamo quella roba da bambini, noi leggiamo i graphic novel. E i Nolaniani sotto a dire che tutto era graphic novel, da Preacher alle strisce di Calvin & Hobbs. Tiramolla? Graphic Novel, anche lui e zitto!
«Toc toc, mi hanno detto di entrare nel post ogni volta che Cassidy sta per arrabbiarsi. Quando mi vede gli vengono gli occhi a forma di cuore e si tranquillizza»

Salvo, poi, non cagarli di pezza i fumetti graphic novel fumetti, perché ci sarebbero anche storie mature di Big Blue volendo, ma no, Nolan è la via! Si fa come si dice lui (e zitti), infatti il film comincia senza titoli di testa, senza il titolo, ma con una donna che urla durante il parto, per la gioia dei genitori che hanno portato i bimbi a vedere Superman e dovranno spiegare che api, fiori e cicogne erano tutte una metafora.

Se la Krypton di Richard Donner era futuristica, colorata, quella di Nolan Snyder dev’essere austera, mesta e triste una Gotham city di un altro pianeta, dove invece di Skype per comunicare si usa una specie di lega polimetallica mimetica metallo liquido, anche se, a ben guardarlo, a me ricorda quel giochino con i chiodini di metallo che si usava da bambini, avete presente?
Avanzatissima tecnologia Kryptoniana.

Su Krypton i bambini nascono in provetta, coltivati con tanto di polipone meccanico come in una scena velatamente rubata a Matrix, però se v’interessa, potete svolazzare sopra un drago, perché se può farlo quella bionda tinta della khaleesi di Giocotrono, credete che Nolan non possa permetterselo? Tzè!

Jor-El è interpretato da Russell Crowe che per tutta la vita non ha fatto altro che dichiarare che il suo mito era Marlon Brando, quindi dopo aver interpretarlo lo stesso ruolo che aveva lui nel Superman di Donner, Crowe si è impegnato a raggiungere l’unico altro obbiettivo che gli restava nella vita: DIVENTARE Brando, pareggiando il suo peso in chili, infatti recita come un uomo arrivato pronto ad affrontare le abbuffate future.
I could walk like Brando right into the sun, then dance just like a Casanova (cit.)

Ma Krypton è in rivolta, i conservatori guidati dal generale Zod (Michael Shannon, una scelta di casting perfetta che non si traduce in un ruolo memorabile) sono incazzati e non credono alle teorie catastrofiche di Jor-El che, però, ha letto il fumetto è sa che Krypton è spacciata, quindi con questa scusa ha convinto la moglie e concepire un figlio alla vecchia maniera. Vecchio sporcaccione di un Jor-El, la vecchia scusa del pianeta che sta per esplodere, un classico! Che, per altro, spiega come mai i Kryptoniani siano così nervosi, incazzati e molto propensi alla violenza.

«Mi avevi detto che era per il bene di Krypton, ora sono piena di smagliature, porco!»

Zod e i suoi vengono arrestati e rinchiusi dentro sarcofaghi la cui forma è già stata descritta da Leo Ortolani, un chiaro modo per farsi beffe di loro ricordando le gioie del sesso che non hanno mai conosciuto. Ellisse narrativa: Clark Kent barbuto e senza occhiali sta su un peschereccio sulla Terra alla ricerca delle sue origini, alla faccia del cammino dell’eroe pensato da Richard Donner.

“Si capirà che SuperAAH! Non si può dire, che Kal-El è il messia venuto a salvarci? Zackino! Mi butti dentro due o tre riferimenti Cristologici come se non ci fosse un domani? Non ti preoccupare se Bryan Singer è stato criticato per la stessa ragione, tu esagera!”.
Il Vangelo secondo Snyder.

Infatti, nel film ad ogni piè sospinto Enrico Cavillo ha la posa con le braccia aperte come se fosse in croce, quando si presenta agli umani dice che è sulla Terra da trentatré anni e dopo il discorso a reti unificate di Mattarella Zod, si confessa con il prete che non fa una piega, ma, anzi, parla di provvidenza, così, giusto perché sia chiaro.

Ogni volta che s’impantana e lo fa spesso, questo “Man of steel” si rifugia in uno spiegone che ammazza il ritmo, i 143 minuti si sentono tutti e a scandirli sono solo i momenti cretini, gli unici che si ricordano davvero. Non ho problemi ad accettare il fatto che Lois Lane e Clark si siano conosciuti prima di diventare colleghi al Daily Planet, trovo meno logico che lui racconti la storia della sua vita ad una giornalista che lo ha inseguito per tutto il pianeta come se fosse di colpo affetto da “Lalalite”, ovvero la propensione dei personaggi a spifferare tutto e a cantarsela, facendo La La La La-La! La La La La La-La! Voglio sperare che almeno Clark cercasse di fare colpo sulla bella Amy Adams che aveva sostenuto il provino per la parte già ai tempi di Superman Returns e qui si trova protagonista di momenti idiotissimi, tipo quando i Kryptoniani anzichè rinchiuderla in una cella (o in un coso dalla forma palesemente fallica) la mettono in una stanzetta da cui ha accesso alle scialuppe di salvataggio, una roba che mi ha fatto pensare che David S. Goyer una volta è riuscito a farsi assumere alla motorizzazione dicendo «Sono appassionato di fumetti!»… No, sul serio, che calcio in culo ha questo uomo?
«Toc toc Cassidy, stai diventando verde, hai bisogno di una rossa»

Vogliamo parlare di Jor-El che è come il gatto di Schrödinger? Sì, perché è morto, ma grazie alla tecnologia dei chiodini allo stesso tempo è un ologramma interattivi tipo Siri, a cui puoi chiedere quello che vuoi, indistinguibile da una persona viva. Tanto che quando si presenta e dice «Sono tuo padre, tu sei un alieno, ora mettiti il costume di famiglia e, ah sì, la “S” sta per speranza», davvero? Io pensavo stesse per un’altra parola che inizia sempre per “S” che sarebbe perfetta per descrivere questo film.

…Believe it or not, I’m walkin’ on air.

Ma visto che abbiamo aperto il vaso di Pandora dei padri di Kal-El, l’esperto di fumetti David S. Goyer fa un errore drammatico, a furia di seguire le direttive di Christopher Nolan, un anatema che consiste più o meno in «Pentimento! Costernazione! Pentimento! Costernazione!», trasforma il personaggio Jonathan Kent in un ignavo disgustoso, uno che insegna al figlio il valore dello stare infrattati, ben nascosti e non fare nulla fuori dal seminato.

«Che ne dici di una bella maschera, come fa quello che si veste da pipistrello?»

Il padre di Clark è sempre stato quello che spingeva il figlio ad essere il meglio di se stesso, qui ci vuole una lezione di vita tipo “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” qualcosa di severo ma giusto… Che cacchio di supereroe può venire fuori se la sua massima di vita è: «Zitto, muto e nascosto, pentiti!!»?

Tutta questa aurea di mestizia, oltre a rende il film una palla colossale, costringe gli attori a prove insipide, se Michael Shannon non si divora mai il film come potrebbe fare, anche la scelta brillante di affidare a Kevin Costner il ruolo del padre di Superman, va a donnine di facilissimi costumi, se poi lo fai morire come un cretino. No, sul serio, nel film di Donner Jonathan moriva d’infarto, facendo capire subito a Superman l’unica cosa che non poteva fare, qui, invece? Gli basterebbe volare velocissimo per salvare padre, cane e magari anche un paio di passanti, ma la verità è che a Kevin Costner, basta così: «Datemi il mio assegno, piuttosto che un altro film così, vado a fare la pubblicità del tonno in scatoletta.»
Negli occhi, la stessa gioia di quando vende il tonno in tv.

Vogliamo parlare di quanto sia moscia la Kryptoniana che ammicca e basta? Oppure, quanto sia ridicolo vedere che a salvare la situazione è il povero Christopher Meloni costretto a sacrificarsi per l’umanità, mentre Superm… Oh, insomma quel tizio in pigiama, è impegnato a limonare con Amy Adams (chiamalo scemo)? Sul serio si può andare avanti per 143 minuti a fare e pezzi questo film, anzi qualcuno lo ha fatto e vi consiglio di non perdervelo perché fa morire dal ridere!

“L’uomo d’acciaio” è stato spernacchiato da così tante persone prima di me che non potrò mai competere, sarebbe una perdita di tempo, l’unica cosa che posso fare è provare a spiegarvi perché questo film sia così completamente sbagliato.
Se quasi tutto il film è dominato dal pugno di ferro con cui Nolan ha piegato tutti alla sua volontà (me lo immagino sul set ad urlare «Inchinati di fronte a Nolan!») nel finale Zack Snyder che fino a quel momento non fa altro che eseguire con le orecchie basse, può finalmente scatenarsi, anche se nelle scene di volo la CGI mostra già il fianco e parliamo di un film del 2013 che, però, tra molti anni potrà ancora contare su una sceneggiatura di ferr….AHAHAHahah No, scusate! Non riesco nemmeno a scriverlo!
FACCIAPALMO in CGI (la faccia di Shannon, dico solo questo, la faccia di Shannon).

Nel finale DIO Nolan concede ai ragazzi di giocare un po’, Goyer e Snyder hanno finalmente l’occasione di fare quello che vogliono e, ovviamente, rimettono mano ai fumetti, peccato che ancora una volta Snyder dimostri quello che penso di lui, ovvero che nella vita, gli unici fumetti che abbia letto siano quelli di Frank Miller e quelli di Alan Moore, forse non li ha nemmeno capiti benissimo, perché, di fatto, il finale di “L’uomo d’acciaio” è una brutta copia di Miracleman, scritto da chi? Guarda un po’ proprio Alan Moore.

Anche questo Snyder? Ti sei già preso tutto, anche questo!? Amy dove sei!?

La battaglia tra Miracleman e Kid Miracleman che devasta Londra è uno dei momenti più cruenti del fumetto di supereroi moderno, qui Snyder lo porta in scena con Superman e Zod negli stessi ruoli, con la piccolissima differenza che non puoi utilizzare le stesse dinamiche di un personaggio revisionista come Miracleman con uno che basa tutta la sua etica su valori postivi come quelli di “Azzurone” e non basta un costume dai toni più scuri per trasformarlo in un altro personaggio.

Non ha senso che Superman non si curi minimamente della morte degli innocenti, salvo, poi, convertirsi quando una famigliola di turisti è in pericolo lì, davanti ai suoi occhi. Ancora meno sensato è il fatto che Superman spezzi il collo a Zod, una trovata che non sarebbe adatta per Batman (citofonare Frank Miller per conferma), figuriamoci per Superman. Volete farmi credere che due esperti di fumetti come Goyer e Snyder non abbiano mai letto Che cosa è successo all’Uomo del Domani? Eppure, anche quella è scritta da Alan Moore, ma forse qualcuno ha dimenticato di definirla una Graphic Novel, quindi credendolo solo un fumetto, lo hanno snobbato.
Michael era scritto che distruggessi la DC, non che ti unissi a loro! (Quasi-cit.)

L’ultima beffa di questo film che si merita giusto di essere preso per i fondelli, è giocarsi i celebri occhiali di Clark Kent nell’ultima scena, sollevando Henry Cavill da un compito che, come ha dimostrato nei film successivi, non è in grado di svolgere, ovvero interpretare un Clark Kent credibile quanto il suo Superman.

Sul serio, volete un bel film su un supereroe che vola diretto da Zack Snyder? Vi consiglio Michael Jordan’s Playground, tutta la vita, quello aveva anche Jordan che ballava (oddio, ci provava) sui titoli di coda, questo è una porcheria in cui il vero colpevole e Snyder sì, perché come dice il mio secondo Canadese preferito, il regista è sempre responsabile del film finito, ma il Lex Luthor della situazione qui è Christopher Nolan, tu ed io non abbiamo ancora finito Chris. La rubrica su Superman terrmina qui, siamo stati a Metropolis, chi viene con me a Gotham City?
Nolan vengo a prenderti. Non ci sarà foto di Amy Adams che ti salverà da dove io ti manderò.
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