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Mad Max 2 – Road Warrior (1981): come ti codifico il futuro Post-Apocalittico al cinema

Continua la mia personale rincorsa in attesa del nuovo “Mad Max: Fury Road”, la scorsa settimana abbiamo parlato del primo film della serie (trovate tutto QUI), questa settimana ovviamente si parla del sequel, un film talmente grosso che merita una seconda introduzione, in arrivo tra poche righe…

La pallacanestro mi ha insegnato che i fondamentali individuali sono la base di tutto, la stessa cosa vale per il cinema, ci sono alcuni film talmente importanti, che è impossibile non averli visto un milione di volte. Pellicole che hanno saputo dare una spallata alla storia del cinema, facendogli cambiare (un pò) direzione. Non ho la pretesa di insegnare niente a nessuno, prendetelo solo con un sentito omaggio a tutti quei film che io personalmente considero dei veri e propri classici, quelli che per me sono dei classici, e in questo tali ho deciso di chiamarli: I CLASSIDY!

Un pò alla volta ne arriveranno altri, tutti indicati da questo inquietante banner rosso qui sopra, per inaugurare questa rubrica, ho deciso di scegliere proprio “Road Warrior”. Buona lettura!



Cosa succede se fai un film con due lire e incassi cazzilioni di Cangur-Dollari trasformando il tuo anonimo protagonista in un Divo mondiale?
Facile, fai il sequel…. Solo con molti più soldi!

Il sequel di “Mad Max” (in uno strambo Paese a
forma di scarpa “Interceptor”) si intitola “Mad Max: Road Warrior” (nello
stesso strambo Paese a forma di scarpa di cui sopra “Interceptor – Il Guerriero
della Strada”, per tutti i dettagli vi rimando QUI), con un budget 10 volte superiore a quello del primo film,
ovvero circa 2 milioni di dollari Yankee (ora ci pagano sì e no il catering, un
volta ci facevano i film), il film è stato per anni il più costoso della storia
del Cinema australiano, cose che capitano se nel bel mezzo dell’Outback australiano, tiri su la raffineria che è al centro della storia, e poi… La fai
esplodere sul serio!

Sapete come lo chiamo io questo? Un buon modo per spendere i soldi del budget.

Girato interamente a Broken Hill (Nuovo Galles
del Sud) una location perfetta per rendere il deserto Post-Apocalittico. Giusto
perché nel deserto non piove mai, le riprese del film tardarono di una
settimana, causa pioggia battente, dopo 4 anni senza nemmeno una nuvola in
cielo. Quando si dice la fortuna…
Con l’aumento del budget sono arrivate anche
un paio di cose che hanno fatto lievitare il livello della qualità generale di
questo sequel: molte più comparse, molte più auto e soprattutto… Dean Semler.
Vi è piaciuta la fotografia di “Balla coi
Lupi”, ringraziate Dean Semler. Nessuno lo accredita nemmeno come aiuto
regista, ma se guardate il film, viene da pensare: “Col Cavoletto che qui non
c’è il suo tocco!”.
Due parole su Semler: a volte basta lui a fare
un film, un giorno, sarebbe bello fare un post dal titolo “Fotografia che
levati, in film di merda”, sono sicuro che il nome di Semler verrebbe fuori
numerose volte.
Per concludere il discorso su Broken Hill,
altri due titoli meritevoli sono stati girati (ed ambientati) qui, ovvero: Razorback,
ma anche Apocalypto, il cui regista, guarda caso, è lo stesso che in questo
film va in giro con la giacca di pelle e la V8.

“Non starai mica parlando di me vero?”.

La sceneggiatura di George Miller è uno di
quei pochi casi in cui, chi non ha visto (o anche solo sentito parlare) del
primo film, può comunque guastarsi il secondo, un altro titolo? Di getto direi
solo “Evil Dead 2”. Ma di fatto questo secondo film è estremamente in
continuità con il primo, la differenza principale è che grazie ad un
budget maggiore, George Miller ha potuto spingere molto sulla parte
“Futuro Post-Apocalittico”, cosa che nella prima pellicola non ho potuto fare
più di tanto.
Se il film precedente mostrava una società
marcia al limite dell’anarchia, “Mad Max 2” fa il passo successivo. L’Apocalisse
si è già consumata, il mondo ancora florido del primo film è appassito in un
deserto, in cui gli umani si aggirano come avvoltoi, cannibalizzando ciò che ne
resta, la sopravvivenza è dettata da quante armi hai, ma soprattutto da quanto
è potente il tuo mezzo di trasporto. Le tacche della benzina nel serbatoio scandiscono
la vita dei protagonisti che, letteralmente, sono pronti ad uccidersi per un
goccio di carburante.

“Voi avete anche il coraggio di lamentarvi quando vi aumentano il prezzo del Disel”.

Il film, come detto, è maniacale nella
continuità, stessi font dei titoli di testa, una voce-off (si scoprirà solo a
fine film a chi appartiene) ci racconta di Max, spingendo a tavoletta
sull’epica del personaggio. L’ispirazione dichiarata di Miller arriva dai vari “Yojimbo”/”Per
un pugno di Dollari”, dai Western di John Ford e come già detto anche per la
prima pellicola da A boy and his dog e “Il Cavaliere della valle solitaria”.
Mel Gibson nel film snocciola la bellezza di
16 frasi, 15, se consideriamo che la frase “Sono venuto per la benzina” viene
ripetuta due volte. A parlare meno di lui solo “Feral Kid”, ma alla
luce della rivelazione finale, secondo me, il primato lo detiene il personaggio
di Wez. Anni fa lessi qualcosa in merito ad un parallelismo con l’Iliade: Max è
Ulisse, Lord Humungus Agamennone. Bah, ci potrebbe anche stare e non metto in
dubbio il valore educativo di “Road Warrior”, ma continuo a farmi impressionare di
più dalla ricostruzione del futuro e dal mega inseguimento finale!

Kid non parla. Kid Agisce.

Il rispetto della continuità si nota
soprattutto nei dettagli legati al protagonista: la giacca di pelle di Max ad
inizio film è senza un braccio, per colpa di uno dei motociclisti alla fine del
film precedente e il nostro se ne va in giro con una specie di tutore
improvvisato al ginocchio sinistro… Sempre effetto del finale del primo film.
Anche la caratteristica ciocca di capelli bianchi di Max arriva dritta dai
traumatici eventi visti in precedenza.
Lo stesso livello di ossessività per il
dettaglio è applicato a tutto il film, infatti, subito dopo il deserto e la
lotta per la benzina, la prima cosa che colpisce di “Road Warrior” è il look
dei personaggi: dopo questo film, Fumetti, Videogames, cartoni animati
Giapponesi e calciatori con la cresta, non sarebbero mai più stati gli stessi.
Per trovare gli abiti tutti matti indossati
dagli abitanti della raffineria e dagli uomini di Lord
Humungus,
George Miller ha sguinzagliato il reparto costumi che ha battuto al tappeto
mercatini dell’usato, negozi di articoli sportivi (questo spiega le spalline da
Football e la maschera da Hockey di Lord Humungus), ma soprattutto… I Sexy Shop.
Se vi siete sempre chiesti da dove provenissero i pantaloni di Wez, quelli con
i buchi sulle chiappe, ora lo sapete.

“Ho freddo alle chiappe!!”.

A grandi linee la trama è questa:
viaggiando solo (con un cane) per le strade,
Max si imbatte in una comunità di reietti che sognano di raggiungere l’oceano
grazie alle benzina che estraggono loro stessi dal sottosuolo. Il nostro viene
prima catturato, poi si offre volontario per recuperare una motrice, da
utilizzare per spostare il carico di benzina e rompere l’assedio che
Humungus
e dei suoi predoni hanno imposto all’accampamento.
Metteteci Indiani e gente a cavallo, sostituite la
benzina con quello che vi pare (la Fanta, o la Pepsi se preferite) e se non è
un Western questo, allora non ci sono i Western!
Il cambio di rotta con il primo capitolo è radicale,
quello era un Revenge Movie stradale, questo è un Western Post-Apocalittico, il
primo era nemmeno tanto velatamente Horror, questo sfoggia la violenza tipica
dei film Western revisionisti degli anni ‘70.

“Che dite sono abbastanza Western per i vostri gusti?”.

Visivamente “Road Warrior” alza lo standard, basta
guardare il numero di paccottiglia che i sopravvissuti si portano dietro, oppure
quella che utilizzano per agghindarsi, se escludiamo la biondina con la coda di
cavallo e i fuseaux (che gridano fortissimo anni ‘80) gli altri sembrano
veramente gente che sopravvive raccattando nella monnezza quello che riesce a trovare.
Tutta la prima parte del film si concentra sul
protagonista, la sicura (esplosiva) per non farsi rubare la benzina, il modo in
cui afferra al volo il serpente, ma anche solo il cane con cui se ne va in giro,
sono tutti dettagli che servono a sottolineare la scaltrezza del personaggio e
a contribuire alla sua iconografia.
Piccola parentesi che interessa anche i cinofili e non
solo i cinefili: il cane che segue Max, addestrato apposta per il film, era
senza nome, sul set la troupe lo chiamava solo “Dog”. Ma dovettero dotarlo di
appositi tappi per le orecchie, perché il rombo dei motori lo spaventava un
casino, quindi meglio i tappi che doverlo inseguire per tutto il deserto australiano! A fine riprese, il cagnetto venne adottato da uno dei Cameraman
del film, storia vera.
Ad esempio, una delle cose che mi ha sempre colpito
fin dalle mie prime gagno-visioni (negli anni ne sono seguite parecchie…)
è come Max si mangi di gusto il cibo per cani Dinki-Di, che per altro in slang
Aussie vuol dire “Genuino” (Sì, credici!). Una scena che può sembrare da poco,
ma serve a darti immediatamente la dimensione di quanto l’umanità sia mal messa
nel futuro.

“Per me è genuino di sicuro…”.

Con il passare dei minuti il mondo di “Mad Max” si
espande: prima incontriamo il personaggio di Bruce Spence e poi i
sopravvissuti, tra cui la bonissima Virginia Hey (Hey!) la tipa con l’arco da
caccia, sono sicuro che l’avete notata.

Su le mani tutti quelli che stavo facendo commenti sull’Arciera del film.

Ogni dettaglio, apre spirargli su questo mondo post-Apocalittico:
ad esempio Lord Humungus, nella prima stesura dello script, sotto la maschera
del cattivo avrebbe dovuto esserci… Moderato SPOILER in arrivo….
Jim Goose, il socio di Max sopravvissuto alle ustioni
del primo film.
Fine del moderato SPOILER.
L’idea è poi stata accantonata, in favore di un
personaggio che da solo con il suo look, ha influenzato tutti i cattivi di “Ken
il Guerriero”. Restano sparsi qua e là, alcuni dettagli legati a quell’idea
originale, ad esempio: il fatto che alcuni dei suoi predoni utilizzino le V8
della polizia.
Tutto quello che sappiamo di Lord Humungus lo vediamo
quando prende le munizioni per la 44 Magnum che utilizza, all’interno della
valigetta si vede il simbolo delle SS e la foto di una donna in piedi vicino
ad un uomo in divisa Nazista (Mamma e Papà?), giusto per ribadire
ulteriormente la cura dei dettagli che possiamo trovare in questo film.
George Miller con il suo personaggio, è andato a
riempire una casella allora vuota, creando vera e propria iconografia, certo, forse
30 anni fa era più facile farlo rispetto ad ora, però intanto lo devi fare.

“Jason Voorhees! Mi hai copiato il look, e per questo la pagherai cara!”
I personaggi del film sono iconici: il pilota d’elicottero Bruce Spence, il “Feral Kid” con il suo boomerang affilatissimo, lo stesso Wez, un pazzo esaurito vero e proprio cane da guardia di Humungus, la sua frase simbolo “You can run but you can’t hide” è diventata un classicone grosso così. La leggenda vuole che sia un omaggio ad un celebre match di Boxe degli anni ’40, in cui uno dei due contendenti si esibì proprio in questa frase. Per altro Vernon Wells tornò a indossare i (pochi) panni di Wez qualche anno dopo… Se avete visto “Weird Science”/”La donna esplosiva” di certo ve lo ricorderete.

Bubusettete! (Che in australiano vuol dire “Moh sono razzi tuoi”).
Ma il più iconico di tutti i personaggi iconici è proprio Mad Max, solitario anti-eroe reso pazzo dal dolore, costretto a vagare senza meta aiutando tutti, in un’auto flagellazione continua, per poi sparire all’orizzonte, o sfumare nella leggenda. In questo senso l’utilizzo della voce-off, che si sente solo ad inizio e a fine film, è ottimo, anche se io non sono un grande ammiratore della voce narrante utilizzata in questo modo.

Mel Gibson che nel frattempo era diventato un divo anche negli Stati Uniti (dove il film uscì solo con il titolo “Road Warrior”, anche perché il primo titolo non era ancora stato distribuito), è totalmente calato nel ruolo, per me l’immagine simbolo, è quella con lui seduto sulle mura della raffineria, mentre ascolta gli uomini di Valiant/Pappagallo spennarsi (non ho potuto resistere!) tra di loro, poi li zittisce tutti dicendo: “Se volete salvarvi, è a me che dovete chiedere”, inattaccabile e figo come la neve a Natale!

Like a Boss 2 – Road Warrior
Siete arrivati fino a questo punto del commento? Non avete proprio niente di meglio da fare!?!
No, scherzi a parte, tutto questo qui sopra, conterebbe poco se non fosse per LA scena di “Road Warrior”, ovvero: il mega inseguimento finale (oh… Yeaaaah!)
Ciocchi fortissimi, roba sfasciata malamente e pneumatici che urlano… in pratica il vostro normale ingorgo mattutino.
Max guida la motrice mentre i sopravvissuti di Pappagallo fuggono, il Kid ovviamente si arrampica sulla cabina di guida, da qui parte una delle scene di inseguimento più fighe della storia di sempre. Steven Spielberg, grande esperto di inseguimenti al cinema (ne ha diretti giusto un paio in vita sua) solo sulla base di quella scena, ha voluto George Miller tra i registi del film ad episodi tratto da “Ai confini della realtà”. L’Australiano ha deciso di vincere facile, scegliendo “Terrore a 20.000 piedi” di Richard Matheson… Scusate se è poco!

Macchine che sbandano, vanno fuori strada e prendono dei ciocchi fortissimi, le frecce random di Wez che sembrano poter colpire ogni cosa, Max si spara un’inversione a “U” in mezzo alla strada con la motrice. Kid prendi la cartuccia, la cartuccia Kid! Prendila!! Scusate, ogni volta mi lascio esaltare.

La cartuccia Kid!! Prendi la cartuccia!!! (Quanti ricordi…)
Insomma, per me “Mad Max 2 – Road Warrior” è un filmone, un vero classico, sicuramente il migliore della trilogia, a mio avviso riesce ad andare oltre i suoi effettivi meriti proprio perché allora riuscì a creare dell’iconografia nuova, qualcosa di mai visto prima. Per questo e per quell’inseguimento finale, “Il Guerriero della strada” dovrebbe essere il film di esempio per tutti quelli che vogliono fare film d’azione, sci-fi o post-apocalittici. A distanza di anni non perde un colpo, è ancora capace di folgorare giovani menti oggi come allora: Pietrona Miliare! In definitiva… un Classido!

Prossimo giro, ultima fermata (per ora) della trilogia, ci vediamo qui per Gara 3, allacciatevi le cinture, andiamo oltre la sfera del Tuono!

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