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MAN vs. MOVIES: Macbeth (2015)

Mi chiamo Cassidy, sono un appassionato di Cinema
che ha visto ogni tipo di film.

La mia missione, è scovare il mio prossimo film
preferito, ma nella mie abbuffate cinematografiche mi sono scontrato con
pellicole indigeribili, veri e propri mattoni che rendono la visione uno
scontro all’ultimo sangue. Non sono un recensore professionista, sono solo un
ragazzo normale, con un appetito Cinematografico Anormale!
Toglietevi i sassolini dalle scarpe e allacciatevi
i guantoni, questa è l’estrema crociata del Cinefilo, questa è…MAN vs. MOVIES!!

Bentornati ad
una nuova puntata di MAN vs. MOVIES, era da Into the Woods che non mi ritrovavo a fare i conti con un film difficile da
mandare giù, oggi mi tocca affrontare il piatto principale cucinato dal regista
Justin Kurzel!

Una sola
enorme portata di 113 minuti, che porta in scena l’omonima tragedia di William
Shakespeare, faccio subito Mea Culpa dicendo che non ho mai letto le rime del
Bardo, ma in passato mi sono già pappato con gusto i piatti cucinati da Orson
Welles e Akira Kurosawa, quindi si tratta di un tipo di portata che esalta
sempre le mie papille gustative, ma non perdiamo altro tempo, inizia la sfida!
Justin Kurzel
parte forte con una scena di battaglia, guerrieri brutti sporchi e cattivi in
una landa fredda e fangosa, tutta roba che mi fa sempre aumentare la
salivazione, infatti senza colpo ferire mi divoro la prima battaglia in poche
forchettare, molte delle quali, però, assestate a rallentatore, come la tecnica registica
scelta dallo Chef Kurzel, una spolverata di “300” in polvere, utilizzata dal
regista per dare un retrogusto piccante al suo piatto, anche se Zack Snyder non
lo reggo proprio, per fortuna non ho problemi con il piccante e passo subito
ad affondare i denti del resto della portata.



“Avete provato ad imboccare la via del dialogo?”.
Quello che mi
ritrovo a masticare è troppo cotto e non sa se essere filetto o
costata, anche se mi verrebbe da citare Elio dicendo che non sembra né carne né
pesce, la volontà dello Chef Justin Kurzel è quella di dare un look molto
realistico al suo lavoro, lo fa grazie ad un comparto tecnico eccellente,
musiche, fotografia e costumi sono davvero ottimi, il problema è che spesso,
tutta questa volontà di realismo fa a cazzotti con scene che sembrano venire dalla
recitazione teatrale.
Mastica, mastica
e mi sembra che il pappone sfornato da Kurzel non vada in nessuna direzione,
come se dentro ci fossero troppi ingredienti poco amalgamati tra di loro, la
messa in scena realistica rende indigesti e fuori luogo i versi Shakespeariani,
come fanno a essere realistici se parlano un linguaggio così forbito e
ricercato?
Di certo il
doppiaggio italiano non rende il piatto più invitante, sono sicuro che la
pronuncia corretta del nome Macbeth preveda quel “TH” finale molto marcato, ma
il risultato è una serie di frasi tipo: “Hai ragione MacbeSSSSFFFFHH!”, oppure: “Siamo
con te MacbeSSSSSFFFFHHHH!”, in un tripudio di sputi e sputazzi come se tutti i
doppiatori si fossero improvvisamente trasformati nel Sir Biss di “Robin Hood”.



“Smettila di chiamarmi per nome, mi stai lavando la faccia…”.
I minuti
passano, il mio masticare diventa sempre più lento e faticoso, la bocca si
secca per l’assenza di epica dalla storia e il più delle volte, alcuni momenti
al limite del tragicomico mi smontano tutta la poesia… Avete fatto caso a
quanti dialoghi pronunciati da Lady Macbeth (Marion Cotillard conciata per
somigliare a Gollum), ruotano intorno alla parola “Mammelle” penso che sia una
specie di record del mondo. Mastica mastica e la mia maratona è cadenzata solo
dalla francesina che parla delle sue mammelle, che per altro non si vedono
nemmeno, affronto!!
Kurzel spesso
si salva solo grazie ad un’ottima fotografia, ma non riesco a capire se il
marito di Essie Davis (quella di Babadook)
abbia davvero capito come cucinare questa raffinata pietanza, mastica mastica
e mi ritrovo a pensare che per non tradire le origini teatrali della storia, lo
Chef abbia deciso di dare al tutto un tocco più moderno, utilizzando il
montaggio e le (apocalittiche) pennellate di rosso con cui riempie lo schermo…
Bellissime da vedere, eh? Ma se in un piatto a cinque stelle come “Macbeth”
(detto MacbeSSSSFFFFHH) mi ritrovo a guardare la fotografia, perché la storia è
un mattonazzo indigeribile, vuol dire che qualcosa non quadra.
Gnam e Gnamme
e il boccone è sempre più amaro, la lingua secca, le mandibole doloranti, il
mio stomaco impegnato a cercare di digerire, mi lancia sguardi di odio misti ad
imprecazioni che è meglio che io non vi trascriva. Macbe… Meglio se non lo
pronuncio o potrei sputazzare un boccone sul tavolo… Il film mi sta fiaccando,
mi gira la testa, sto per cedere e nemmeno gli attori mi vengono incontro…



“Leva quella mano o te la mozzico…”.
Non so se il
protagonista sia volutamente sottotono, oppure Michele Piegaveloce è
semplicemente troppo intento a ricordare tutti i versi del Bardo, l’unico
personaggio che ci mette un po’ di sangue è Macduff, la prova di Sean Harris è
ottima, me ne rendo conto anche se mastico a fatica e mi devo slacciare il
primo bottone per non scoppiare…
Macbeth mi sta
per sconfiggere, mi mancano pochi bocconi, ma mi sento pieno come durante il
pranzo di Natale quando tuo suocero ti urla “Mangia che è buono!! Sei
sciupato!! Mangiaaaaaaaaa!!”. Tutto il mio sangue affluisce d’urgenza allo
stomaco, nel disperato tentativo di digerire la pietanza, i globuli rossi
fuggono dal cervello come invitati che non vogliono pagare il conto, la mente
inizia a vagare… Cominciano le visioni.



Forse non avrei dovuto ordinare i peperoni come contorno…
Le patate
bollite del contorno mi guardano e sputazzano MacbeSSSSFFFFHH! Lady Macbeth con
le sembianze di mucca dei cartoni animati sprizza latte dalla mammelle, mi compaiono
di fronte agli occhi tre peperoncini Habanero, uno rosso, uno giallo e uno chocolate,
che mi guardano e in corso canticchiano: “Nessun piatto cucinato da uomo potrà
nuocere CassidSSSSHHHHHHHH”.
Un secondo
primo di cadere con la faccia nel piatto mi sveglio dal torpore gridando: “Il
giorno di San Crispino!!!” affondando quattro morsi rabbiosi mi caccio in bocca
gli ultimi bocconi, poco importa se questo è “Macbeth” e non “Enrico V” (“Enrico
V – L’Impero colpisce ancora” come direbbe Leo Ortolani).
Non so nemmeno
come, è finita, il piatto è vuoto! Di una pellicola che è stata venduta come “Shakespeare
incontra Game of Thrones” (complimenti a chi ha curato la compagna
promozionale, nemmeno un po’ ruffiana) l’unica cosa che mi viene da pensare è
che se questo è Il trono di Spade, io voglio indietro “Il trono di sangue” di
Kurosawa, ma anche questa volta, con enorme fatica e sacrificio, nello lotta
tra l’uomo e il film… L’uomo ha vinto!
Con un pugno
al cielo come Rocky e un mano sulla panza piena, mi trascino verso il bagno,
mentre il pubblico urla “Cretino”, ma qualcuno anche:
MAN vs. Movies!
MAN vs. Movies!
MAN vs.
Movies!

MAN vs.
Movies!

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