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Marjorie Finnegan – Ladra temporale (2022): la bandita del tempo di Garth Ennis

Per prima cosa, Garth Ennis ha pensato ai cigni con i
guantoni da boxe al posto della testa. Pare li abbia sognati e questo ci dice
molto dell’subconscio dello scrittore di origini nord irlandesi.

Dopodiché, mentre si annoiava guardando “Vikings” sul
divano, come abbiamo fatto tutti guardando quella serie, Ennis ha pensato alla
scena della nave vichinga affondata dall’artiglieria pesante (storia vera). A
quel punto gli mancava solo un titolo ad effetto per unire i puntini, perché di
trovate sui viaggi nel tempo in testa ne aveva parecchie, gli mancava la
scintilla, accesa dalle parole “Marjorie Finnegan temporal criminal”. Il gioco
ormai era fatto.

Gli egizi fanno i conti con il dottor dodici in azione.

Una trama veloce come per lo scrittore è stato veloce
rimettere insieme tutti questi pezzi sparsi nella sua testa, Marjorie doveva
essere una bionda – a detta dello scrittore, le più divertenti – bella senza
curarsene, da qui la salopette in stile Chucky con cui viaggia nel tempo. Ci
voleva poi qualcuno come spalla comica, eternamente corrucciato per il suo
dover sopportare l’entusiasmo di Marjorie, ed ecco quindi Tim, una sorta di capoccia
sotto vetro tipo “Futurama” che permette grazie alla tecnologia (ovviamente
illegale) di far saltare la protagonista ovunque nello spazio tempo.

Se Marjorie è gioiosa, irresponsabile e criminale, perché
non mettere nella storia il suo perfetto opposto, la sorella Harriet detta
Harri (si quasi come il “Dirty” di Eastwood, perché il cuore di Ennis è sempre
dal lato giusto), poliziotta con una benda su un occhio dura come un chiodo da
bara.

Se pensavate che Marjorie fosse pericolosa, ecco sua sorella maggiore (e incazzata)

Per i cattivi invece, uno con l’aspetto da malvagio di nome Stan, a
cui tutti dall’asilo dicono che nel suo nome mancano alcune “A” per renderlo
identico al suo aspetto da Satana e come spalla, un trucido perdente buono a
nulla. Solo che l’aspetto inganna, Stan sembra cattivo ma è solo un idiota, il
vero malvagio è il suo compare, che non a caso si fa chiamare il signore del
male. Potrebbe sembrare un omaggio a Carpenter, ma un cattivo dal nome maligno
in una storia di banditi del tempo, a me ricorda più Terry Gilliam.

Non fece la storia, la rubò (quasi-cit.)

Mentre la sorella sceriffo cerca di arrestare la sorellina
ladruncola che rubacchia tesori qua e là lungo i flussi del tempo, Ennis trova
il modo di dare l’ennesima picconata alla religione, anzi, a tutte le religioni
attraverso il piano del cattivo, insomma un tema classico per il papà di
Preacher che non perde occasione per ribadire la sua posizione. Lo fa anche qui in
un paio di occasioni riguardo ad un certo ex presidente americano, quello
identificabile dal colore arancione, a cui caga in testa, espressione colorita
che NON ho scelto a caso, anche se Ennis riesce ad essere più caustico sulla
politica quando utilizza i dialoghi, anche più di quando lascia che le matite
di Goran Sudžuka si scatenino.

Se non fosse chiaro, questi due sono i cattivi.

Se poi utilizzi tecnologia per rubare tesori in lungo e in
largo, capita che ti fai nemici strani e alleati ancora più strani, la migliore
resta Dina, la Velociraptor che vi farà pensare a Orange is the new black con
occhi differenti. Insomma “Marjorie Finnegan” è uno spasso, uscito negli Stati Uniti per la AWA di Alex Alonso e qui da noi in uno strambo Paese a forma di
scarpa in un volume per SaldaPress.

Orange is the new raptor.

La storia si conclude, ma a ben guardare potrebbe anche
essere solo la prima avventura per Marjorie Finnegan, verrebbe quasi da
augurarselo, in ogni caso se vi piace il Garth Ennis più grottesco e
provocatorio, fossi in voi non me lo perderei, anche perché esiste un volume
con la copertina alternativa disegnata dal grande Frank Cho, uno che sa come
disegnare le belle figliole e per Marjorie Finnegan era la scelta ideale.

Un po’ di Frank Cho non si nega mai.
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