
Abbiamo scavallato nella seconda metà degli anni ‘90, Tim Burton non è ancora ossessionato dall’infilare Johnny Depp intento a fare facce e faccette in ogni suo film, insomma è ancora un autore con una visione originale, artisticamente vivo, lontano dal trasformarsi nell’arredatore di interni che è oggi. Ha appena firmato una storia molto personale a cui teneva moltissimo, insomma ha carta bianca totale, e lui decide… Di distruggere il pianeta Terra. Poi chiedetevi perché allora, era ancora uno dei miei registi del cuore.
Con i soldi della Warner Brothers, il ricciolone di Burbank, mette su uno di quei casting che ancora oggi fa puntare il dito allo spettatore, in direzione schermo, per assurdo alcuni nomi sono più famosi oggi che nel 1996, ma quello che mi colpisce è la scelta del soggetto. Una roba che andava fortissimo negli anni ‘90, almeno quanto Tim Burton erano le cards, differenti dalle figurine perché stampate su cartoncino su entrambi i lati, non si appiccicavano da nessuna parte, si collezionavano, ne avevo un sacco – per ovvie ragioni – sui giocatori dell’NBA ma questo tipo di collezionisti aveva radici più antiche negli Stati Uniti. Basta dire che la Topps nel 1962 aveva messo in commercio questa collezione di carte con brutali marziani invasori, che trucidavano e facevano esperimenti di ogni sorta sugli umani, sul come i ragazzi siano passati dal collezionare le carte di “Mars Attacks!” a dare la caccia ai Pokemon, io proprio non lo so, so solo che non saprei descrivere meglio la parabola della decadenza della nostra società, al massimo, potrei paragonarla al degradarsi progressivo della filmografia di Tim Burton.

Ho amato visceralmente “Mars Attacks!” dalla prima visione in sala, nel mio cinemino di provincia dove per altro vidi per la prima volta anche Independence Day (tra poco ci torniamo…), me lo sono goduto e rigoduto ad ogni nuova visione e anche rivedendolo in occasione dei suoi primi trent’anni, continuo a trovarlo fantastico, un lucidissimo e sentito omaggio a tutti i B-Movie e la fantascienza anni ’50 (ma non solo), carico di un umorismo nero, nerissimo, che uno che gestisce una pagina di cinema che si chiama la Bara Volante non può non amare, ho pochi dubbi… Classido!

Eppure a pensarla così, non siamo stati in tanti, non nel 1996, dove il film, costato alla Warner la cifra di settanta milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti ammazzati dai marziani morti, come incasso ne ha portati a casa “solo” cento, chiudendo ad un misero 39esimo posto nella classifica degli incassi del 1996 dominata, pensate un po’, dal film con cui quello di Burton viene confuso più spesso, il già citato Independence Day. La critica più comune mossa a questo ferocissimo gioiellino di satira era proprio questo: «Ma ‘sta roba è una parodia di ID4!», guardando il dito invece della luna che esso indicava, nessuno dei compatrioti di Burton ha capito l’operazione volutamente retrò e volutamente satirica. Uscito in sala il 13 dicembre 1996, ha pagato lo scotto di un pubblico dalla memoria breve (anche cinematografica) che negli occhi aveva ancora il film di Roland Emmerich, uscito nel giugno dello stesso anno, non il primo ma nemmeno l’unico caso di due soggetti simili, sfornati da major di Hollywood a breve distanza uno dall’altro, mecca del Cinema piccola, la gente mormora!

Per fortuna ci ha pensato Padre Tempo, il miglior critico cinematografico del mondo, a rendere “Mars Attacks!” il Cult che è oggi, quello che si merita di essere, malgrado questo, ancora troppo pubblico, normalmente quello che ama Tim Burton per la sua desolante trasformazione in un arredatore d’interno, non cita mai il suo film con i marziani bastardi, mai! Nemmeno per sbaglio. Questo ho già avuto modo di dirlo, ma lo ripeto anche qui nero su Bara, ci sono due film nella filmografia di Burton che rappresentano delle splendide anomalie, uno è proprio “Mars Attacks!”, che riesce a passare per lo stramboide di turno, anche in una filmografia piena di Freak, non è da tutti, anzi.
Boh, l’analisi potrebbe finire anche qui, perché “Mars Attacks!” è talmente dritto nella ferocia belluina con cui si scaglia contro tutto e tutti, da essere un gioiello di umorismo nerissimo, quando vedi la first lady Glenn Close, intenta a modificare le stanze storiche della Casa Bianca, come l’attuale first lady in carica, ma prima (e già nel 1996 si lasciava intendere fosse un atto di lesa maestà), capisci che questo film non invecchierà mai, se non per un dettaglio, che va doverosamente citato.

L’unico modo per migliorare “Mars Attacks!” sta nel fatto che originariamente Tim Burton avrebbe voluto animare dischi volanti e stronzissimi marziani a passo uno, se lo avesse fatto, per lo meno questo film oggi, verrebbe associato mentalmente ai suoi classici in stop motion, giustamente amatissimi ancora oggi. Per quanto fighissimi nel 1996, gli effetti digitali e più economici della Industrial Light & Magic portano tutti i segni degli anni che hanno sulle spalle, risultano più retrò oggi di quanto non fossero alla loro uscita, e se Tim Burton non fosse uno dei pochi registi, al tempo capace di risultare espressivo usando il colore (come il rosso degli scheletri carbonizzati dalle armi dei marziani), “Mars Attacks!” sarebbe perfetto per un’edizione in bianco e nero che ne esalterebbe la sua natura di B-Movie, ma posso dirlo? Va benissimo così, anche con la CGI invecchiata.

La sceneggiatura di Jonathan Gems è più classica del vischio a Natale, invasione aliena, con le creature che arrivano ovviamente da Marte, raccontata da tutti i punti di vista, da tanti personaggi, chiaramente tutti americani (l’unico Paese sulla Terra dove atterrano i dischi volanti), che siano persone normali o i vertici della più grande Democrazia del mon…AHAHAHA ehm scusate, torno serio.
Il tono è subito stabilito da come i marziani si manifestano, dando fuoco ad una mandria di mucche per poi non guardarsi più indietro ed ora, mi dispiace per voi, arriva la lunga porzione in cui elenco tutto il cast, lo sapevate già, mettetevi l’anima in pace.

Jack Nicholson torna ad essere diretto da Burton dopo quella cosina, diciamo famosina, che avevano già fatto insieme, vi riporto la deduzione della Wing-woman, talmente azzeccata da meritare una citazione: «Con quello che costa avere Nicholson in un film, ci credo che gli ha fatto fare due ruoli, almeno lo ha sfruttato al massimo», non vedo errori, anche perché il suo presidente degli Stati Uniti e il gestore del casinò di Las Vegas sono due macchiette incredibili, vestite in modo diverso, ma simili nello spirito.

Di Glenn Close vi ho già detto, Natalie Portman invece è la figlia del presidente, la quota adolescenti strambi ma con la testa sulle spalle del film, l’altro 50% è il nipotino ideale fatto a forma di Lukas Haas, che grazie ad una nonna dura d’orecchio, fornirà l’arma definitiva contro i marziani, la sabbia negli ingranaggi, il dettaglio non considerato infinitesimale, che come il virus di H. G. Wells, filologicamente farà il suo dovere salvandoci le chiappe.
Nel mezzo tutti, la fricchettona Annette Bening, il professorone con la pipa Pierce Brosnan, il giocatore d’azzardo (stranamente senza cappello a cilindro) Danny DeVito, l’addetto alle pubbliche relazioni Martin Short, il giornalista serio Michael J. Fox, la giornalista scemina Sarah Jessica Parker trasformata in un cane (non farò battute, sarebbero fin troppo scontate), il generalissimo guerrafondaio e inascoltato Rod Steiger, giù fino al pugile finito a fare l’attrazione a Las Vegas Jim Brown, la sua fidanzata Pam Grier e i suoi due figli, che “perdendo tempo” a giocare ai videogiochi, si rivelano i più pronti quando è ora di sparare ai marziani, legittimando così un paio di generazioni di giocatori a rispondere, una volta criticati: «Non sto giocando ai videogiochi, mi alleno a salvare il mondo.»

Ho dimenticato qualcuno? Si, la famiglia di “Redneck” fieri del figlio militare Jack Black, che muore con un patriotico idiota e nessuno crede alla sua morte in diretta tv, e non ho ancora finito, ma mi trattengo perché altrimenti questo post rischierebbe di diventare la trascrizione delle mille trovate satiriche di un film dove a tutto il cast, viene chiesto di impersonare delle macchiette, calcando sulla satira a colpi di umorismo nero, anzi, nerissimo, seppure il film risulta molto colorato.

Dove diventa chiaro che ogni personaggio non vada preso sul serio, ma solo come parodia della porzione della società che rappresenta? Quando nella scena del primo contato, i figli dei fiori fanno volare una colomba, andiamo! Chi l’ha mai visto un hippie nel 1996, ma proprio la questione del pennuto della pace diventa, prima un motivo per interrogarsi sulle difficoltà di comunicazione tra specie, poi una gag riuscitissima, io me la rido come i marziani ogni volta che quelli massacrano l’umanità con il traduttore, che fornendo solo risposte sbagliate come fa oggi l’intelligenza artificiale quando interrogata, regala una colonna sonora di «Non fuggite siamo vostri amici!» mentre quei fottutissimi bastardelli verdi carbonizzano umani a destra e a manca.
Da cosa si vede che “Mars Attacks!” è un film nel 1996? La predominanza dei Democratici alla Casa Bianca, il film piglia apertamente per il culo tutti, da destra a sinistra senza salvare nessuno, forse solo Tom Jones nella parte di sé stesso si salva, ma è chiaro che al tempo, ci fosse un Democratico a governare la nazione, perché il film di Tim Burton risulta uno dei pochi dove gli Yankee, non sono belligeranti fin da subito, fin dal minuto uno, e anche per questo vengono massacrati e presi per il culo, a partire dal generale impersonato da Rod Steiger («Liberali, intellettuali, pacifisti… Idioti!!») fino a passare a gag spassosissimo che oggi però sarebbero irricevibili dal pubblico, come quella con il/lo/la/le giornalista/o/e del tutto androgino (o androgina… oh al diavolo!) che chiede se i marziani hanno due sessi, come noi. A me fa molto ridere, ma io sono quello dell’umorismo nero che pilota Bara Volanti, ricordate?

Dove poi i marchi di fabbrica di Tim Burton si vedono tutti, sono essenzialmente nella notevole colonna sonora del fidato Danny Elfman, che fa valere i suoi suoni ricordando in tutto e per tutti la fantascienza anni ’50 a cui il film strizza l’occhio, ma anche il fatto che la musa di Burton nel 1996, fosse la dimenticata (da voi, non da me) Lisa Marie.
Nei due film più strambi, di una filmografia piena di Freak, Lisa Marie volteggiava senza aver bisogno nemmeno di pronunciare una battuta, qui la sua ciancicante ragazza aliena è sensuale nella misura in cui, è abbastanza palese che sia una parodia di “ginoide” pensata per non risultare indifferente all’occhio, ovviamente maschile e non me ne voglia il/lo/la/le giornalista androgino di cui sopra. Un po’ come se gli alieni avessero pensato alla loro versione del cavallo di Troia, basato sugli studi fatti su questi stupidissimi umani e i loro processi di accoppiamento assurdi, infatti Martin Short ci casca con tutte le scarpe e fa una pessima fine.

I bastardissimi alieni di Tim Burton, sono il braccio armato di un ex ragazzino, considerato strambo da tutti, che li spedisce come commando dietro le linee nemiche, per distruggere nel modo più brutale possibile, una società tutta sbagliata, e nel farlo, quegli stronzi si divertono un sacco, facendo i bulli con i bulli e irridendo tutto, anche i grandi simboli del pianeta Terra, tanto che finisco per giocare a bowling con le capocce dell’isola di Pasqua, giusto per dirne una.
Un atto di manifesta anarchia, mai più toccata da Tim Burton, come se i marziani di questo film fossero sbarcati sulla Terra per vendicare tutti i freak maltrattati della sua filmografia e una volta spazzati via, fossero pronti a lasciare un mondo a misura di giusti, infatti a sopravvivere sono solo i personaggi più gradevoli e ovviamente beh… Tom Jones. Notare che la nuova presidentessa degli Stati Uniti è una donna, giovane e di lì a poco, anche principessa di Naboo già pronta a distribuire medaglie.

A distanza di trent’anni dalla sua uscita, “Mars Attacks!” resta anarchia pura, umorismo nero al 100% oltre ad essere il film considerato strambo, dagli altri film pieni di stramboidi intorno a lui nella stessa filmografia, l’ho amato dalla prima visione quindi non ci provate a fare quelli che saltano sul carro del vincitore, non con me, me li ricordo i pareri tiepidi giù allora, altro che Mercoledì, io ero lì e mi ricordo tutto e con la mia Bara, sono ben felice di avere i piccolissimi bastardi marziani di Burton a bordo… Ack ack ack!


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