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Masters of the Universe (2026): Io ho il potere (di convivere con il mio bambino interiore)

Ciao, mi chiamo Cassidy e da un anno, sono più vecchio dell’attore Danny Glover, quando interpretò la parte di Roger Murtaugh, se lui era troppo vecchio per queste stronzate, figuratevi io.

Questo però mi pone in una fortuna posizione, quella di essere un ‘enne pacificato con la sua età anagrafica. Come sosteneva il Dottore di Tom Baker, cosa serve essere invecchiati se non si può bambineggiare ogni tanto? Per questo il 95% del mio tempo penso alla dichiarazione dei redditi, al tagliando dell’auto, alle bollette da pagare e alle scadenze e ogni tanto, decido che ne ho avuto abbastanza di fare l’adulto. Per questo se ho voglia di guardare un film di Ken Loach, guardo un film di Ken Loach e se ho voglia di comprarmi un Lego, mi compro un Lego. Sapete cosa NON faccio invece? Non mi lamento su “Infernet” se non fanno fare a Ken Loach un film sui Lego, perché non ho bisogno di avere una qualche forma di certificazione, sul fatto che le passioni del mio bambino interiore, siano roba seria, da persone adulte della mia età, non lo sono, non lo devono essere, e va bene così. Purtroppo là fuori, molti dei quali su “Infernet”, ci sono un sacco di ‘enni non pacificati con la propria età anagrafica, che dovrebbero spendere più dallo psicologo e meno in Lego. Con questa mi sono giocato per sempre la sponsorizzazione dalla famosa casa di mattoncini, devo puntare tutto su Freud e compagni.

Tutto questo per dire che, come al solito, ho trovato ridicolo il piagnisteo che ha anticipato l’uscita di questo “Masters of the Universe”, l’uso dei pronomi in una scena (per un personaggio che è letteralmente un pronome con la spada, ma davvero?) o per il coinvolgimento di Idris Elba, scusate se hanno solo scelto un attore bravissimo e carismatico per un ruolo che richiede carisma. Ma la verità è che io, il film dei MOTU, non è che lo attendessi così spasmodicamente, anzi, scusate se mi ripeto, ma sono un ‘enne.

Il Man-At-Arms di Idris Elba spiega dimensioni e problema di invidia dei molti fan per il suo “Arms”.

Come vi ho già raccontato, io non ho mai avuto tanti Masters da bambino, li aveva un mio amico, ci giocavo a casa sua, io ne avevo solo uno, il più sfigato, il principe Adam. Per “trasformarlo” in He-Man dovevo togliergli la giacchetta di feltro e combatteva nemici immaginari, visto che non avevo nessun altro MOTU (storia vera). L’unico ricordo affettuoso che ho legato ai giocattoli della Mattel è di molto successivo, quando ho conosciuto la Wing-Woman ho scoperto che lei aveva più MOTU di me, ben tre, uno era il principe Adam (uniti nell’amore e nella sfiga), Skeletor ed Evil-Lyn, la sua trama principale era far beh, non combattere, Evil-Lyn con il Principe, perché almeno era carino e con un faccino da biondino, mentre Skeletor era il classico da “sacchetto di carta sulla testa”, figo solo di fisico, perché era letteralmente uguale ad Adam, solo di un altro colore. Ora capire perché una sponsorizzazione dall’ordine degli psicologi, su questa Bara ce la meritiamo no? Bene, andiamo avanti.

Giocare con Adam mi ha insegnato a non essere uno di quei maschietti che teme il colore rosa? Forse, qualche film con Clint Eastwood che guidava una Cadillac di quel colore deve aver influito, ma l’unico altro MOTU entrato a casa mia, ci è arrivato mesi fa, nei miei scambi per il mio altro passatempo, ed è uno Skeletor. Ma con la maglietta corta e rosa…

… STORIA VERA (venite a trovarci qui)

Questo fa di me un traditore degli anni ’80? Del mio genere? Del codice segreto dei maschi che giocavano solo con i MOTU fighi ed erano pronti a demolire questo film? Non lo so, so solo che Travis Knight si è preso una bella gatta da pelare: sei riuscito a non farti ammazzare dai fan dei Transformer? Bene, ora veditela con quelli dei Masters!

Travis Knight, che mi piace molto di più per la sua produzione animata, ma mi ha fatto piacere notare che quell’anima lì, non l’ha rinnegata anche dirigendo attori in carne ed ossa, va detto che i quattro sceneggiatori che si sono occupati del copione, solo in base ai rispettivi CV, è facile capire quale compito avessero, portare più o meno testosterone, più o meno temi caldi targati 2026, insomma, i soliti paletti che i prodotti “Per tutti” devono schivare, e visto che siamo all’inizio di un’estate vera, piena di Blockbuster in uscita, fino ad almeno luglio, sarà un tema da tenere bene a mente.

Tranquilli, tra qualche anno tutto questo verrà realizzato con l’I.A. proprio come troppi nerd sognano già oggi su “Infernet”.

Cosa azzecca Travis Knight? Per me quasi tutto, a partire dall’approccio, “Masters of the Universe” non nega il suo mito e non chiude la porta in faccia al suo bambino interiore, capisce benissimo che un cartone animato, nato per vendere i giocattoli ai bambini (e QUESTO dovreste leggerlo tutti, specialmente se siete vecchi Nerd non pacificati) non è proprio un intoccabile testo sacro, molti nerdacci – di cui faccio parte quindi posso denigrare la categoria – lo hanno mitizzato, ma parliamo di una storia dove un principe vestito di rosa, diventata LUI-UOMO e sconfiggeva il male con i suoi amici dai nomi buffi.

“Masters of the Universe” tutto questo non lo nega, lo abbraccia, per The Mandalorian & Grogu parlavo di rovesciare a terra la scatola dei giocattoli, qui è la stessa cosa, se quella scatola prevede il vecchio e da sempre bistrattato film con Dolphone nostro, va bene, tiriamo dentro anche quello, infatti, ancora una volta la storia inizia sulla Terra.

Permane il problema dei colori sbiaditi che arriva dai film di Super Pigiami, ma direi che ormai ci abbiamo fatto il callo.

Adam è stato spedito sulla Terra come Superman prima della distruzione di Krypton, per tenerlo al sicuro dall’avanzata di Skeletor, nuovo malvagio imperatore di Eternia. Qui è cresciuto un po’ disadattato, un bimbo con i ricordi pieni degli eroi del suo mondo, che lui non conosceva, se non per le loro gesta, per questo la sua cameretta è piena di disegni alle pareti di guerrieri che lui chiama Man-At-Arms o Fisto e se posso dirlo, penso che questo sia il miglior riassunto (se non amorosa critica) al 95% del pubblico di riferimento di questo film, complimenti per il fegato.

Crescendo Adam Glenn finisce nelle risorse umane, con il cartellino con il pronome sulla scrivania (piangete, ma per me è un’idea spassosa) a cercare di mettersi in contatto, capire i sentimenti delle persone e qui già fa ridere, non perché sia un barbaro a farlo, ma uno delle risorse umane, si sa che quelli hanno meno sentimenti di Skeletor.

«Cassidy si sta facendo nemici ovunque con questo post», «Lui ha il potere, di rompere i cogli…»

Adam Glenn cerca di viversi la sua mascolinità beh, nel 2026, e anche il suo personal trainer Svedese (occhiolino-occhiolino) gli ricorda che belli i muscoli, ma non sono solo quelli a fare di un uomo un uomo o un He-Man, quando poi il nostro ritrova la sua spada e ritorna su Eternia, l’arco narrativo in stile film d’animazione prosegue, ben pilotato da Travis Knight.

Grazie alla fotografia di Fabian Wagner, Eternia è un posto coloratissimo, come lo era il cartone animato della Filmation con cui siamo tutti cresciuti, allo stesso tempo, grazie al tono Metallaro o comunque, molto Rock dato alla colonna sonora di Tom Holkenborg, il film suona molto bene. Il compositore ha potuto avvalersi della chitarra dello stramaledetto Brian May dei Queen che trova un altro modo per monetizzare spudoratamente, questo spiega come mai nel film si senta anche l’azzeccata “Princes of the Universe” (anche se arrivava da un altro classico degli anni ’80) oppure la nominativa “Masters of the Universe” dei The Darkness, anche se la mia preferita resta l’uso che hanno fatto di un certo pezzo, molto ma molto famoso dei Cure, in un momento particolarmente malinconico, bravi! Inoltre il cast funziona benissimo, ho apprezzato la Teela di Camila Mendes, mi ha fatto molto ridere la Evil-Lyn di Alison Brie e ho avuto conferma del fatto che la mia preferita era sempre stata Sorceress, qui fatta a forma di Morena Baccarin, non vedo errori.

Sul fronte maschile, si sprecano le battute su Ram-Man (Jon Xue Zhang) e su Fisto (Jóhannes Haukur Jóhannesson) perché questo film abbraccia tutta la mitologia dei MOTU, anche i meme nati in rete che sono stati legna secca sotto il fuoco della malinconia dei fan per anni. Anche se il migliore resta Nicholas Galitzine, l’ho visto recentemente nel film con le pecore detective (divertente, dovrei scriverne) qui tira fuori un registro del tutto diverso, ma senza perdere mai il senso infantile di meraviglia che il suo personaggio si porta dietro, l’arco narrativo, anche di ogni episodio del cartone animato, era dai ai bambini il POTERE, qui sull’andamento viene mantenuto e aggiornati ai tempi moderni.

Tanto lo so che state pensando a questo, vi conosco.

Belli i muscoli, figa la spada, ma solo le dimensioni di entrambi a fare di un uomo un uomo? Faccio parte della generazione del prendersi le proprie responsabilità, dell’essere un leader con l’esempio, del non lasciare nessuno indietro specialmente se puoi tendere la mano a qualcuno che ha bisogno di te, ma vista la mia età non più verde (diciamo verde scuro) ho imparato che nessuno si salva da solo, e per essere degno di rispetto, non devi per forza essere quello più grosso che urla più forte, il vero potere è quando il gruppo te lo riconosce, te li devi conquistare uno alla volta lavorando di squadra, allora si avrai il potere di Greyskull, che poi è una buona lezione, anche meno caramellosa di quei due minutini finali, pieni di buoni sentimenti, alla fine di ogni puntata del cartone animato, perché come detto, questo film non nega niente della mistica dei MOTU, nemmeno i passaggi più imbarazzanti, sapete, è così che si cresce e si diventa beh, He-Man, con il pronome. Il problema grosso? Quando si potrebbe mollare le battute e abbracciare l’epica, il film non cambia passo, mantiene lo stesso registro di battute e battutine, quando potrebbe raggiungere un climax eroico (specialmente dopo un certo evento in particolare, non potrete non notarlo vedendo il film), questo è il vero peccato, ma per il resto, bene così.

Menzione speciale? Doverosa… Skeletor rischia di diventare un cattivo di culto, sarebbe stato più facile sbagliarlo che azzeccarlo, lo hanno totalmente azzeccato per quello che mi riguarda. Vorrei rivedermi il film perché in sala, sono riuscito a trovarlo solo in versione doppiata, purtroppo così ho un’idea parziale della prova di Jared Leto, che per ovvie ragioni è tutta vocale, ma il bello di Skeletor è che beh, è Skeletor, uno che sa di essere cattivo e se la gode: fa battute sul fatto che non può avere lo scontro faccia a faccia che gli chiede la sua nemesi, perché banalmente, non ha una faccia, ma fosse solo questo.

Questa incarnazione del personaggio tiene conto del cartone animato, dei meme e non si nega nulla della sua cattiveria, ride troppo a lungo delle sue stesse battute, gongola della sua malvagità ed è totalmente spregevole nelle sue azioni, avete presente i cattivi moderni che sono tutti degli aspiranti buoni con i problemi? Bene, dimenticateli, questo Skeletor è un bastardo egomaniaco esagerato e teatrale nelle reazioni, come ti aspetteresti da Jared Leto, se non fosse che ha gli occhi realizzati in CGI (in generale medio-scarsa) è il tipo di personaggio che potrebbe guardare in camera per sottolineare: «Visto quanto sono cattivo?» insomma non si poteva chiedere di meglio, se non forse quel tocco che gli hanno davvero aggiunto.

Secondo me hanno rubato qualche idea alla Wing-woman su come realizzare questo cattivone.

Se questa incarnazione di He-Man, riflette su cosa sia il potere maschile, all’interno di un prodotto giocattoloso (nel senso migliore del termine) e che non ha nessuna voglia di pontificare e mandare messaggi alti (a differenza di altri Mattel-Film), il buono e il cattivo hanno questo rapporto ambiguo, con Skeletor che fa battute sul perizoma e le dimensioni della spada del suo avversario. Ora, a qualcuno verrà un infarto in sala forse, ma secondo me, se il senso è provare a giocare anche con esempi positivi di mascolinità, secondo me questo tipo di umorismo ha la sua cittadinanza, ribadisco, io ho uno Skeletor con la maglietta corta a rosa, e penso che questo personaggio, potrebbe spopolare nella comunità Queer, che sia stato pensato anche per questo in fase di scrittura non lo so, so che è un cattivo riuscitissimo, che fa guadagnare almeno un paio di punti ad un film, su cui non avevo le minime aspettative e che sostanzialmente, ha tutto per piacere. Anche perché parliamoci chiaramente: megalomane, egoriferito, che ride (troppo a lungo) delle sue stesse battute, convinto di essere il migliore e onnipotente, non è Skeletor, è il profilo psicologico di Jared Leto, ed ora, fate Spin-off su di lui, utilizzatelo come la lampada della Pixar, da mascotte, ma fate coprire questo ruolo a Leto a vita. Voi restate dopo i titoli di coda per il mio MOTU preferito, sperando che ci sia un futuro, perché questo film al primo fine settimana (l’unico che conta) ha perso come prevedibile male, contro il titolo di cui parleremo domani, sarebbe un peccato sprecare Leto proprio ora!

Non so come la prenderanno i fan oltranzisti e tradizionalisti, ma contro una versione idealizzata di un cartone animato per bambini pensato per vendere i giocattoli, nessuno può davvero vincere. Ora, io non so se questo film ha IL potere, perché come detto sono uno strambo caso di sottoprodotto degli anni ’80 che amava i MOTU ma preferiva altri giocattoli, però devo dire che ha un potere tutto suo che funziona, meglio di quanto mi sarei mai aspettato, la stagione dei grandi titoli estivi si apre molto bene, ed è già una notizia che dopo decenni di uscite in differita, abbiamo anche noi il potere dei Blockbuster nelle nostre sale in piena estate.

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