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Mato Grosso (1992): L’uomo della medicina

Quando si
parla della filmografia di un regista, è fisiologico imbattersi in qualche
titolo minore, eppure ero piuttosto curioso di rivedermi “Mato Grosso” che poi
è il film di oggi per la rubrica…
John McTiernan had a gun!

Se siete più o
meno della mia leva, anno più o anno meno, sicuramente Sean Connery è stato una
presenza quasi costante della vostra televisione durante l’infanzia, senza
nemmeno scomodare i vari James Bond di cui sono sempre stato appassionato, lo Scozzese era protagonista di un serie di classici della mia infanzia, da Il Vento e il Leone, fino ad Highlander o Il nome della Rosa. Poi c’erano un paio di film meno famosi che,
però, venivano replicati all’infinito, uno era “Mato Grosso”, l’altro? Magari
una volta di queste ne parliamo.

Ecco, l’unica
differenza con “Mato Grosso” è che spesso andava in onda su Canale 5, canale
che frequentavo meno, perché solitamente i film che piacevano a me, erano
decisamente più caciaroni e, quindi, relegati al palinsesto di Italia 1 o della
RAI, nei momenti in cui era particolarmente ispirata.
Sì, perché c’è
quell’altra componente del fascino di Sean Connery che su di me non ha mai
avuto molto effetto, su di me no, ma su migliaia di signore e signore davanti
alla tv sì, il fattore “Bell’uomo” che ha sempre fatto la fortuna del vecchio
Sean, se volete fare i giusti paragone con il presente, fate conto che George
Clooney non gli allaccia nemmeno le scarpe, o se preferite, non fa nemmeno
la decalcificazione alla macchinetta del caffè allo Scozzese.



“Tranquilla, solo un serpente, anche mio figlio Henry li odia”.

Di “Mato
Grosso” ricordo fondamentalmente Sean Connery capellone che si aggira per la Foresta Amazonica, con una bionda generica, una alla Meg Ryan, ma meno, meno caruccia,
meno fastidiosa, in generale meno memorabile. Ricordo che dovevano fare
qualcosa d’importante, non ricordavo cosa, e, soprattutto, non ricordavo
nemmeno il finale, strano, ma vero. Il che mi lascia pensare che probabilmente
iniziavo a vedere il film per via della presenza di Sean Connery e poi passavo
a far altro per eccesso di noia.

In effetti, “Medicine
Man” (titolo originale ben più figo), è una strana scelta nella carriera di
McTiernan, mi sono fatto un’idea, però, soprattutto quando ho letto il nome “Sean
Connery” alla voce “Produttore Esecutivo”. Sì, perché lo Scozzese per questa
interpretazione si è portato a casa, ben dieci milioni di ex presidenti morti
stampati su carta verde, mica roba da poco e non facciamo battute sugli Scozzesi attaccati ai soldi, dai!



“Guarda la vastità del mio conto in banca”.

Forti del
successo di critica e di pubblico, di quel clamoroso capolavoro che risponde al
titolo di Caccia ad Ottobre Rosso,
attore e regista si ritrovano sullo stesso set, mi viene da pensare che in
veste di produttore esecutivo, Connery abbia voluto proprio McTiernan, per la
serie: mi fido di pochi, ma mi faccio dirigere da ancora meno eletti.

La storia è
grossomodo quella che ricordavo: la ricercatrice Rae Crane detta “Bronx” (Lorraine Bracco) rappresentante
di una casa farmaceutica americana, viene spedita nella giungla amazzonica (in
realtà il messico, come per Predator)
alla ricerca del Dott. Robert Campbell (Sean sean!), l’obbiettivo è quello di
chiarire la natura e gli eventuali progressi che lo scorbutico dottore sta
portando avanti tra gli indigeni locali.



“Insomma Bronx un po’ di collaborazione, sto giocando al Dottore”.

La scoperta è
clamorosa: una rara pianta che cresce a trenta metri sopra gli alberi secolari,
potrebbe contenere il segreto per debellare per sempre il cancro, ma bisogna
prima sintetizzare il medicinale mantenendo stabile il famigerato “Picco 37” e,
ancora più complicato, convivere con il Dottor Campbell!

“Mato Grosso”
è esattamente quello che vi aspettate da un film che viene etichettato come “Adventure/Romance”:
lui è scorbutico, divorziato e perfettamente a suo agio con i locali nella
giungla, felice di avere come unico confort moderno, le sue mazze da golf per
fare due tiri ogni tanto. Per altro lo sport preferito di Connery, quindi
vedete che quella questione “Executive producer” torna buona.
Lei prossima
al matrimonio, con la fobia dei serpenti, prontissima a mettere in discussione
il lavoro di questo “Mengele con la coda di cavallo”, ma anche a dimostrarsi
molto capace come ricercatrice. Chiaro, come solo al cinema può essere, che
questi due opposti finiranno per attrarsi.



“Il finto affogamento, è il trucco più vecchio del mondo”.

Prima tacca
alla cintura di McTiernan, il film non abbraccia la svolta inevitabilmente
romantica per un tempo incredibilmente lungo, anzi, sarà necessario arrivare
fino alla fine per vedere il classico bacetto, certo, lungo il percorso non
mancano i soliti punti fermi, tipo lei che fa la doccia nella cascata e lui che
arriva di soprassalto, oppure l’immancabile momento comico per la serie “Facce
ridè” (che, infatti, non fa ridere), qui riassunto da una Lorraine Bracco in
botta di zuccheri, dopo essersi scolata la caffeina pura dell’albero di Yoko, ovvero
come passare dal mal di testa al dopo sbornia senza passare dal via.

Bisogna dire
che John McTiernan ha un certo stile nel cercare di non inciampare in proprio
tutti i clichè di un film come questo, si vede che è molto più a suo agio
quando può rifugiarsi nel suo cinema estremamente visivo, non è un caso se
forse la scena migliore di “Medicine Man” è l’arrampicata dei due protagonisti
sugli alberi alla ricerca della rara pianta. I due sfruttano l’attrezzatura da
arrampicata per salire e poi per tornare giù, prendono la scorciatoia
scivolando lungo il cavo teso.
Una roba al
limite del Disneiano che McTiernan dirige (bene) con una facilità irrisoria, il
problema è che la sceneggiatura di Tom Schulman (autore di cosine come “L’attimo
fuggente”, e “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi”) lascia ben
poco alla parte “Adventure” della storia. Quando la Bracco in botta di zuccheri
becca la classica scarpata e rischia di finire giù nel vuoto, in un attimo
McTiernan cambia registro al film passando da commedia a suspence,
semplicemente una zoomata all’indietro sul vuoto sotto e interrompendo di colpo
la musica.



“Si sta come d’autunno in Predator sugli alberi le foglie”.

Va un po’
peggio quando si ritrova a dirigere la lotta tra i due “Medicine men”: da una
parte Connery e dall’altra il vecchio sciamano della tribù. Siccome dei due il
giovane è Sean (il che è tutto detto), il combattimento non è proprio la scena
più dinamica che potreste aver visto al cinema, mettiamola così: sembra più la
sfida a colpi di spada e insulti di “Monkey Island”, se ricordate quel
capolavoro dei videogiochi sapete di che parlo.

“Io sono la gomma e tu la colla” (Cit.)

Purtroppo, per
gran parte del tempo è costretto a dirigere battibecchi tra i due protagonisti,
i dialoghi non sono nemmeno malissimo, se non altro caratterizzano bene i
personaggi, anche se Lorraine Bracco in certi momenti è fin troppo petulante ed
esagerata, tanto che si portò a casa una nomination per i famigerati Razzie
Awards. Pensare che pur di prendere parte a questo film, la Bracco rifiutò il
ruolo di Catwoman in “Batman Returns”, ma d’altra parte ve la immaginate una
che di cognome fa Bracco, interpretare la parte di una donna Gatto?

Per il resto,
la storia si ripete, perché non riuscivo a ricordare la protagonista femminile
di questo film, malgrado le svariate visioni (spezzettate) durante la mia
infanzia, in compenso per tutto il film non ho mica riconosciuto che Lorraine
Bracco era la stessa che interpretava la dottoressa Melfi, psicanalista di Tony
Soprano e pensare che “I Soprano” è una delle mie serie preferite!



Non faccia così Dottoressa! Non l’avevo riconosciuta.

Connery, invece,
è sempre stiloso anche in braghini corti, qui si toglie anche lo sfizio di fare
il capellone (sempre il discorso sul “produttore esecutivo”), pare che la
capigliatura l’abbia presa in prestito dal compositore del film, il leggendario
Jerry Goldsmith, quando i due si sono visti per la prima volta Connery ha
puntato il dito dicendo “Voglio i tuoi capelli!”, risposta laconica del
Goldsmith, “Non puoi, sono i miei”. In ogni caso, un modo alla fine Connery lo
ha trovato, si sa che la faccenda della pelata è sempre stata l’unico punto
debole del più famoso degli 007.

“Sfotti pure Cassidy, sono comunque più figo di te”.

“Medicine Man”
non è affatto un brutto film, certo ora ho capito perché lo replicavano sempre
su Canale 5, però ha un messaggio ecologista forse un po’ facilone, ma assolutamente
etico e condivisibile, nel 1992 come oggi, visto che non siamo migliorati molto
quando si parla di maltrattare Madre Natura.

Certo, se il
film avesse avuto più momenti d’avventura, forse lo avrei apprezzato di più
allora ma anche oggi, far venir già John McTiernan per dirigere un film come
questo, è un po’ come chiedere a Banksy di darti il bianco alle pareti di casa.



“Perché si è portato limoncello nella giungla?”,”Quello è il mio test delle urine”.

Non è un
film con il ritmo di, che so, “All’inseguimento della pietra verde” (titolo a
cui potrebbe avvicinarsi) e malgrado il fatto che nella filmografia di
McTiernan, salti all’occhio come un bianco sul marciapiede di Harlem, alla fine
si lascia guardare, pensate che sono riuscito a vederlo tutto fino alla fine,
non posso dire di avere lo stesso fegato quando si tratta di certe commedie
romantiche moderne.

Per oggi è
tutto, la prossima settimana torniamo dalle parti dei film che, invece, su Italia
1 passavano spesso, sento già risuonare gli AC/DC in lontananza.
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