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Michael Jackson – Thriller (1983): quella volta in cui John Landis ha portato l’horror nelle case di tutti

Quante volte avete visto Una poltrona per due? Tutti i Natali della vostra vita lo so, Jamie Lee che si spoglia, i Duke in bancarotta, irresistibile lo so. Ok, allora quante volte avete visto The Blues Brothers? Ma potrei andare avanti così all’infinito, lo so io, lo sapete voi e lo sanno anche coloro che non conoscono il nome del regista, ma esiste un singolo audiovisivo diretto da John Landis che è stata visto, rivisto, studiato, cannibalizzato e citato più di tutti gli altri suoi lavori messi insieme, anche i più famosi.

Quest’anno abbiamo celebrato parecchi compleanni di film del mio amico John Landis, ma per festeggiare il compleanno del regista di Chicago, che si ripresenta puntualmente ogni 3 di agosto, oggi completo l’opera. Il video di “Thriller” di Michael Jackson è stato proiettato in anteprima per la prima volta il 21 novembre del 1983, ma visto che per allora ne scriveranno tutte le testate specializzate in musica, io mi porto avanti sul quarantennale e scelgo il compleanno del mio amico John per trattare il videoclip più famoso di sempre per quello che è, ovvero un film di Landis e cogliere l’occasione per omaggiarlo e analizzarlo in quanto tale.

Uno dei momenti chiave degli anni ’80 e chi lo ha orchestrato? Il mio amico John!

Anche perché parliamoci chiaro, del disco omonimo, dei premi portati a casa e dei milioni di copie vendute sapete già tutto, un pezzo dance-funk, scritto e composto da Rod Temperton e prodotto dal geniale Quincy Jones. Riconvertito in chiave “Horror” in tempi record, la leggenda vuole che Temperton lo abbia fatto durante un viaggio in taxi da casa allo studio di registrazione, perché originariamente come il disco, il pezzo avrebbe dovuto intitolarsi “Starlight”, ma per fortuna della canzone e di questa Bara, si è optato per i brividi di “Thriller” e quindi alla necessità di coinvolgere qualcuno che dell’argomento fosse esperto.

Chi conosciamo che dà del tu al genere Horror, che conosca e ami la musica “black” e che magari, sia anche colui che praticamente da solo teneva alta la torcia degli anni ’80? Un nome ci sarebbe, se lo è trovato davanti agli occhi lo stesso Michael Jackson la prima volta che ha visto Un lupo mannaro americano a Londra, per altro adorandolo. Ed è così che il mio amico John Landis è entrato in gioco.

«Lasciatelo dire, sei il mio MJ preferito ad Ovest di Chicago»

Ci sono stati due momenti in cui gli anni ’80 sono cominciati per davvero, la prima volta che è andato in onda il pilota di Miami Vice e quando Jackson ha sganciato sul mondo quella bomba Pop di “Thriller”. Se gli anni ’80 erano Galactus il divoratore di mondi, il loro araldo, la loro personale versione di Silver Surfer non poteva che essere John Landis, che ha fatto di “Thriller” un suo film, a tutti gli effetti visto che ne esistono diverse versioni, per la precisione quattro: quella integrale, della durata di 13 minuti e 42 secondi, quella da 8 minuti che inizia quando i protagonisti escono dal cinema e poi la versione più popolare, quella di circa 6 minuti che inizia con la prima strofa e finisce dopo il celebre balletto.

Ne esiste anche una versione ancora più breve che omette le strofe della poesia letta da Vincet Price e poi beh, la versione in 3D, restaurata dallo stesso Landis in occasione dei primi trentacinque anni del video, mostrata in anteprima alla 74esima mostra del cinema di Venezia nel 2018. Io che sono completista, per il post di oggi prendo in considerazione la versione integrale e taglio la testa allo zombie!

Ovviamente esiste anche il celeberrimo The Making of Thriller diretto da Jerry Kramer proprio sul set, uno spasso se amate vedere le coreografie di danza, il dietro le quinte degli effetti prostetici di Rick “Monster Maker” Baker o John Landis che salta e ruggisce, mentre spiega a Michael Jackson come si muove un lupo mannaro. Ti voglio bene John, non cambiare mai!

«Ricorda, muso in alto, sguardo rabbioso e poi ringhia, ringhia molto»

Oggi che la musica si fruisce in streaming, dove le copertine degli album o il concetto di disco hanno perso un po’ del suo significato, quindi può sembrare strano, ma un tempo il video musicale, oltre ad essere il principale veicolo per pubblicizzare una canzone era anche una forma d’arte, che Landis ha contribuito a portare ad un altro livello. Con il suo osteggiato budget di mezzo milione di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti defunti, “Thriller” è diventato di colpo il video più costoso della storia della musica, almeno fino a quando qualcuno non ha pensato bene di ritoccare la classifica, nello specifico, Michael Jackson e sua sorella sull’astronave di Scream, posso dirlo? Figo ma non allaccia nemmeno le scarpe al gioiellino horror diretto da Landis.

«A causa delle mie forti convinzioni personali, desidero sottolineare che questo film non sostiene in alcun modo una credenza nell’occulto» – Michael Jackson. Questa è la frase d’apertura con cui inizia “Thriller” che forse dice più dell’auto proclamato (e ancora acclamato) Re del Pop più che del suo pezzo, anche perché l’inizio del video è già un omaggio ai classici del cinema Horror degli anni ’50, visto che due ragazzi vestiti proprio con lo stile del decennio d’oro per gli Stati Uniti, parcheggiano la loro auto per fare beh, immagino quello che fanno i ragazzi strapieni di ormoni quando “parcheggiano”, d’altra parte horror e porno spesso iniziano in modo simile. Diciamo che differiscono sul finale, ma mi sa che sto divagando e con questo discorso, avrei urtato la sensibilità della signora Jackson.

Infatti la mamma di Michael, estremamente religiosa, non era tanto contenta che il figliolo passasse del tempo con l’attrice scelta da Landis, visto che La Ray nel giugno del 1980 era stata Playmate del mese su Playboy (storia vera). In compenso l’inizio è molto anni ’50 va detto, anche perché l’impacciato protagonista interpretato da Michael Jackson dopo aver dato l’anello di fidanzamento alla ragazza, le confessa di essere diverso. No aspetta Mike, in che senso?

D’altra parte per Landis la licantropia è un METAFORONE sull’adolescenza, tanti peli che spuntano, roba così.

A salvarci dall’ambiguità (diavolo di un Landis!) ci pensa l’inquadratura sulla luna piena e gli effetti del fidato Rick Baker, che ci regalano una trasformazione in favore di macchina da presa, che altro non è che quella di Un lupo mannaro americano a Londra, solo velocizzata, un po’ meno curata (nel confronto diretto il film vince ancora a mani e zampe bassissime) ma ci regala una riuscita versione di Jackson in versione micione mannaro? Lince mannara? Insomma ha molto del gattone, però mette paura, inoltre con la giacca da liceale, si rifà immediatamente all’iconografia dell’adolescente licantropo di classici come “I Was a Teenage Werewolf” ( 1957) di Gene Fowler Junior che il mio amico John Landis conosce benissimo.

MIIIIIIAAAAOOOOO!

Stacco e siamo in un cinema degli anni ’80, in questo giochino meta-video-cinematografico che a Landis viene benissimo, si capisce che siamo stati catapultati nel 1983 perché Ola Ray sembra pettinata come il cantante dei Sexual Chocolate, infatti i due ragazzi escono dalla proiezione, proprio mentre la voce annuncia il titolo del prossimo film in programma… “See You Next Wednesday”, il finto film che viene citato o trova sempre il modo di comparire in tutti i lavoro di John Landis, secondo voi poteva mancare qui?

Il miglior meme per le risse su “Infernet” di sempre!

Fuori dal cinema, il furore citazionista del mio amico John si scatena a colpi di locandine, sono ben visibili La maschera della morte rossa e “La maschera di cera” (1953) entrambi interpretati da Vincent Price, ma anche quella di Slok e Un lupo mannaro americano a Londra del nostro John. Da qui parte la porzione di video che conoscete tutti, Jackson con la tuta rosso-nera che zompetta intorno ad Ola Ray durante la prima strofa del pezzo, ma i brividi arrivano attraverso un’altra classica trovata alla Landis.

Locandine Landissiane e dove trovarle (dietro la cotonatura)

Vuoi non infilare anche in questo suo film qualche ospite illustre? In fondo John trova sempre spazio per attori e registi classici, i suoi eroi pronti ad apparizioni in ognuno dei suoi lavori, quindi perché non il vocione di Vincent Price? Che leggendo una poesia (erroneamente accreditata come “Rap”) idealmente fa uscire i morti dalle loro tombe. Se la voce di Jackson era inimitabile, quella di Vincent Price non era certo da meno, quindi accoppiata perfetta.

The Walking Dancing Dead

Se la trasformazione iniziale di Jackson regala brividi, staremmo qui a parlare della fuffa se non fosse per i due minuti di sfoggio di talento da parte di Rick Baker, che in un battito di ciglia ci regala una carrellata apparentemente infinita di incubi zombeschi uno più spaventoso dell’altro. Non solo Landis fa la scelta ultra classica di farli risorgere dalle loro tombe, ma permette a Baker di scatenarsi, abbiamo zombie a cui cadono le braccia, altri che sputano sangue dalla bocca, una serie di primi piani da incubo che per molto pubblico sono stati un trauma e per altri, semplicemente il primo incontro con il cinema Horror, che Landis ha portato al grande pubblico, quello a cui non si sarebbe avvicinato mai, qui dritto sparato nella loro tv di casa nella sua forma più pura, senza troppi compromessi, in un modo che oggi sarebbe impossibile su più livelli, traumatizzandone molti ma convertendo alla causa altrettanti. Perché se Landis ha sempre portato alta sopra la testa la fiaccola del fuoco degli anni ’80, ha fatto lo stesso per il genere Horror, diventando un Master anche con una filmografia piena di commedie, anche grazie al fatto che con i pochi minuti di “Thriller” ho potuto portare l’horror ad una platea di pubblico che i suoi colleghi non potevano nemmeno sognarsi.

Su questa Bara io tratto il cinema, quindi sulla coreografia di ballo non ho molto da dirvi, se non che è così famosa che potrei ballarvela anche io, non solo perché la conosco, ma perché ho le articolazioni e le movenze di un morto vivente, quindi andiamo avanti.

Testa spalla baby one two three.

Visto che “Thriller” è un horror in miniatura che riesce nell’impresa di vedere una canzone, ma anche di portare al grande pubblico un’enorme fetta del genere, spaziando dagli anni ’50 agli ’80, può mancare una casa? Un assedio? Gli zombie che escono dalle fottute pareti? (quasi-cit.), proprio no! Infatti Landis trova il tempo di metterci anche tutto questo, oltre ad un’altra trovata classica, una che lui conosce molto bene, quella del risveglio dal sogno con sorpresa, presa in prestito da Landis da Il fascino discreto della borghesia di Luis Buñuel e affinata con il suo lupo mannaro americano, che qui diventa la conclusione ad effetto del video, in finale con (brutta) sorpresa che è una tradizione del genere horror. Occhi gialli di Jackson, la risatona di Vincent Prince e il video musicale più famoso della storia è servito!

Questo vale come il tipico sguardo in camera dei personaggi di Landis.

Nel video Landis ci mette tutta la sua ironia (leggete i titoli di coda fino alla fine) e tutto il suo mestiere, “Thriller” è la vetrina perfetta per il talento di Michael Jackson ma è un video che è tutta farina del sacco del mio amico John, il cui impatto non è nemmeno calcolabile, in termini di incassi e popolarità siamo davvero di fonte ad uno dei pilastri degli anni ’80, il fatto che sia un horror al 100% ci dice di quanto influente fosse il genere allora e ancora oggi.

In termini di influenza sulla cultura popolare, da dove inizio? Quanti altri video musicali hanno pescato da qui? Penso a Lady Gaga, Gorillaz, Alien Ant Farm ma l’elenco sarebbe infinito. I cartoni animati hanno reso omaggio, da South Park ai Simpson giiiiiiiù fino a titolo riassuntivo degli anni ’80, infatti anche in Ready Player One il protagonista indossa l’abito di Jackson visto nel videoclip più famoso della storia.

Influenza sulla cultura popolare ne abbiamo?

Questi pochi minuti per peso specifico, potrebbero fare di John Landis il regista più influente degli ultimi quarant’anni, o semplicemente il vero araldo degli anni ’80, d’altra parte lui non si monta la testa e non se ne cura, anzi sono sicuro che con qualche minuti in più avrebbe avuto anche il tempo di infilarci delle tette e una scimmia, come da sua abitudine, ma direi che anche così “Thriller” resta piuttosto riuscito e ancora estremamente affascinante. Non potevo perdere l’occasione della doppia festa per portarlo sulla Bara, quindi auguri John e auuuuuuuguri a quella volta in cui quel diavolaccio di Chicago ha portato l’horror a tutti!

Sepolto in precedenza giovedì 3 agosto 2023

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