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Midway (2019): Rolando avevamo detto 1942, non 1996!

Roland Emmerich, ma io cosa devo fare con te? Sei riciclabile
almeno? Devo gettarti nel bidone dell’umido? In quello della carta? Ok, non era
imprevedibile che questo “Midway” sarebbe stato una ciofeca, ma addirittura una
ciofeca di tale livello Rolando?

Sì, ma la colpa è mia, perché a Roland Emmerich io non voglio
male, ha firmato il più bel brutto film della storia del cinema e “Stargate”
(1994) nel suo essere cretino era meno cretino di quello che vogliono tutti farvi
credere. A Rolando si vuole bene per cosette come “Il patriota” (2000) e lo si
compatisce quando firma il Godzilla sbagliato (quello del 1998). Per il resto,
quando ha un budget consistente, lui sa come gestirlo e usarlo per fare esplodere
le cose in maniera grandiosa sul grande schermo, le trame dei suoi film sono
scemenze fatte con lo stampino che qualcuno potrebbe definire delle “americanate”.
Ma io no, perché odio quella parola (che non vuol dire nulla) e perché Rolando
è tedesco, quindi al massimo sarebbero delle “tedescate”.

Inutile girarci attorno: siamo occidentali, no? Quindi, in
qualche modo siamo culturalmente sottomessi all’egemonia di pensiero Yankee
che qualche volta risulta brillante e anche (auto)critica come nelle canzoni di
Bruce Springsteen, più spesso (e soprattutto al cinema) diventa semi
propagandistica. Rolando è così: più americano degli Americani, il più delle
volte nel senso meno Springsteeniano del termine.

Roland Emmerich nella parte di Burton McKinsey americano medio dell’Iowa (stato americano che si pronuncia sbadigliando)

“Midway” dura un’infinità, per quel poco che ha da
raccontare e per come lo fa (male) molto meglio riguardarsi i 18 minuti del cortometraggio
“La battaglia delle Midway” diretto da John Ford nel 1942 e su questo
lasciatemi l’icona aperta che più avanti ci torniamo.

Aumentiamo la posta in gioco, tiriamo dentro un altro che
tendenzialmente fa storcere parecchi nasi cinefili: Michael Bay. Con questo
post voglio proprio mettermi nei guai. Non ho mai amato il suo “Pearl Harbor”
(2001) era un film di caramellosa propaganda che puntava tutta sulla sottotrama sbaciucchiona che serviva ad attirare in sale le spettatrici, però l’obbiettivo
era chiaro: sfornare un colossal vecchio stampo, non dico proprio “Tora! Tora!
Tora!” (1970), ma quasi.
Ecco, “Midway” sembra il nostro Rolando che scendendo dal
letto una mattina, si sia messo ad agitare le braccia in aria urlando «anche io
Pearl Harbor! Anche io!» ed armato di cento milioni di fogli verdi con sopra le
facce di altrettanti ex presidenti defunti, si è lanciato in questa impresa
fallimentare. Perché, per assurdo, i soldi spesi nel film, quasi non si vedono, l’effetto
“pezzentata” ha la meglio su tutto: ma è possibile che la CGI del 2019 sia
peggiore di quella del 1996?

La CGI del 2019 nella parte della risoluzione grafica del mio vecchio Amiga.

Se al nostro Rolando togliamo da sotto il sedere la sedia
sicura dei suoi effetti speciali, perfetti per garantire esplosioni grosse e
distruzione assortita sul grande schermo, cosa rimane? Beh, le sue trame
piene di personaggi stereotipati, qui tutti interpretati da un cast che tende
verso l’anonimo, malgrado i nomi coinvolti siano tutti mediamente famosi, più l’aggiunta
di un paio di vecchie glorie, quelle a cui Emmerich ha dato da lavorare in suoi
vecchi film, quando ad Hollywood nessuno le voleva e quindi per debito di gratitudine
ora accettano tutto, anche una roba come “Midway”.

Considerate che in “La battaglia di Midway” (1976) di Jack
Smight, recitavano signori come: Charlton Heston, Henry Fonda, Robert Mitchum,
Glenn Ford, Cliff Robertson, Toshirō Mifune, James Coburn, Hal Holbrook, Tom “Magnum P.I.” Selleck, Erik “Poncherello” Estrada e Pat Morita. Invece con chi deve arrangiarsi il nostro Rolando?
Lo vediamo subito.

“Certo che sono nomi grossi con cui avere a che fare”, “Ehm, si ma tu chi saresti esattamente?”
Ed Skrein è un caposquadriglia che fa cose e vede gente,
Luke Evans un pilota che senza addurre motivazioni plausibili, ama atterrare
sulle portaerei a motore spento, spiegando ai propri compagni che un giorno ne
avranno bisogno. Che più o meno è l’equivalente dell’idea «Smetti di respirare,
tanto prima o poi non lo farai più».
Aaron Eckhart compare tre-secondi-tre e mentre io pensavo
«Quello è Aaron… Aaron… Harvey Dent, dài come si chiama? Ma che film ha fatto di
recente?» (storia vera), mentre Nick Jonas e Mandy Moore, entrambi accreditati
come attori in questi film, io non li ricordo nemmeno e se li ho visti, forse
non li ho riconosciti anche perché… Chi cavolo è Nick Jonas?

Aaron Eckhart nella parte di uno con la mia stessa giacca (vi giuro ne ho una uguale, storia vera)

Venendo a due vecchie rocce: Dennis Quaid che recitava in “The
Day After Tomorrow” (2014) evidentemente ha mosso a compassione Rolando che ha
deciso di affidargli una specie di catorcio di sottufficiale, in modo da non
dover nemmeno chiedere a Quaid di calarsi nella parte, visti i suoi trascorsi
personali è il primo caso di metodo Stanislavskij alla rovescia, in cui il
personaggio si adatta alla condizione non proprio scintillante dell’attore che
lo interpreta. Pensare che una volta recitava nei film con la stoffa giusta, fa venire male, non dico al cuore, ma almeno alla
milza.

Dennis Quaid nella parte di uno che guarda la sua carriera ormai in fumo.

Woody Harrelson, invece, era nel pieno del suo periodo “Bob
Marley” quando Rolando gli ha affidato il ruolo del fattone figlio dei fiori
che prevede la tragedia in “2012” (2009), quindi qui paga il suo debito
interpretando l’ammiraglio Chester Nimitz, purtroppo per farlo deve indossare
un orrendo parrucchino che lo fa sembrare il compianto Leslie Nielsen. Dopo
questa direi che il vecchio Woody ha pagato davvero tutti i suoi debiti.

Woody Harrelson che nella parte di Henry Fonda sembra comunque Leslie Nielsen.

A proposito del classico personaggio di Roland Emmerich che
prevede la tragedia, qui ad interpretarlo è Patrick Wilson nei panni di un
occhialuto Nostradamus dell’intelligence, coadiuvato da cartografi e tecnici
geniali, ma strampalati che rappresentano l’uomo comune opposto agli “incravattati”
che nei film di Rolando, il più delle volte prendono decisioni sbagliate.
Insomma, basta aver visto un film di Emmerich e li avete visti tutti, sono tutti
delle “rigenerazioni” in stile Doctor Who di Independence Day con qualche variante: “Independence Day – Greta
Thunberg” (“The Day After Tomorrow” 2004), “Independence Day – Ma la
fine di Gaia non arriverà” (“2012” 2009), “Independence Day – Die Hard
alla casa Bianca” (“Sotto assedio – White House Down” 2013) e per
finire, beh, Independence Day – Rigenerazione. Tutto possiamo criticare a Rolando, ma non la sua ossessiva
coerenza.

Il problema di “Midway” è che dei personaggi, non ti frega
un accidente, il più caratteristico, come detto, è Patrick Wilson che, però,
risulta del tutto incredibile del suo azzeccare ogni previsione come se fosse
dotato di super poteri. Per le esplosioni, invece, come andiamo? Bene, ma non
benissimo.

Patrick Wilson nella parte di chi ha già capito che presto dovrà fare un altro The Conjuring per pagarsi le bollette.

Ci sono portaerei giapponesi che esplodono come ridere e l’inevitabile
ultima bomba da sganciare con dedica ai compagni caduti in battaglia, ma questi
aerei in CGI svolazzano come se non avessero peso, massa, sembrano
tutti aereoplanini di carta, non pretendo il rigoroso realismo di Nolan, ma nemmeno una roba che risulta piatta
sia a livello di trama che a livello di azione.

Di fatto, “Midway” è ancora una volta Independence Day, con i
Giapponesi al posto degli alieni, ecco perché gli avversari degli Americani
risultano ancora più anonimi dei protagonisti, sembrano tutti personaggi che
la battaglia di Midway l’hanno studiata alle scuole medie e sanno già come
andrà a finire, sarà che avevano visto il cortometraggio di John Ford? Tempo di
chiudere quell’icona lasciata aperta.

Luke Evans nella parte di Clark Gable, nella parte di io che mi ammazzo di alcool dopo la scena di John Ford.

Sì, perché Rolando, in un momento in cui evidentemente se la
sentiva caldissima, ha infilato nel film anche un paio di scene in cui si vede il
regista John Ford (l’attore Geoffrey Blake) impegnato a girare gli aerei in
volo durante la battaglia. Momento meta cinematografico? Omaggio alla settima
arte? In un film con una minima parvenza di spessore, avrei anche potuto etichettarla
come una trovata gradita, in una robetta del genere è un siparietto scemo e
basta. Questa non me la dovevi fare Rolando, dopo questa, “non ti faccio più
amico”, come si diceva un’era geologica fa.

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