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Mission: Impossible – Dead Reckoning – Parte uno (2023): non è ancora nata l’I.A. che può oscurare Tommaso Missile!

Quando nel 2005, George A. Romero (sapete per cosa sta la
“A”) era al lavoro sul suo quarto film dedicato ai suoi “Blue collar monsters”,
aveva in testa di intitolarlo “Dead Reckoning” sacrificando il classico “… Of
the dead” nel titolo. Alla fine sappiamo com’è finita, il Dead Reckoning è
rimasto il super mezzo blindato anti-zombie di La terra dei morti viventi,
ma mi fa piacere che qualcuno abbia recuperato il titolo.

Un titolo chilometrico per un film lunghissimo, 163 minuti
(anche un po’ troppi, va detto) che richiede due trattini e una coppia di due punti, io
personalmente ci avrei messo anche una virgola per non farsi mancare niente,
perché Tom Cruise davvero, non si è fatto mancare niente.

Lo so che dovrei parlarvi dei continui ritardi, questo “Mission:
Impossible 7” (Parte uno) è stato rimandato più volte di Top Gun – Maverick,
per la precisa intenzione di Tommaso Missile di uscire in sala e non in
streaming alla faccia della pandemia. So anche che dovrei citarvi le registrazioni trapelate, quelle della sfuriata sul set veneziano di Cruise, che ha tirato un
clamoroso culo ad alcuni tecnici colpevoli di non indossare la mascherina in
modo corretto sul volto, dimostrando al mondo che il personaggio che ha
impersonato al cinema che gli somiglia di più nella vita reale è Les Grossman
di “Tropic Thunder” (2008). Anche perché chi non sarebbe nervoso al suo posto, il film è stato un parto, anzi un “PARTONE”. Questa farà sicuramente incazzare Cruise.

«Mantenete il distanziamento sociale o m’incazzo!» 

Però niente, tutte queste sono informazioni che già
conoscete e che ci dicono solo della feroce voglia di essere sempre il numero
uno del nostro Tommaso, quella cattiveria agonistica che gli ha permesso di
essere ancora qui dopo tutti questi anni, traghettando una saga nata sotto
l’ala protettiva di Brian De Palma fino a diventare una macchina spacca
botteghini, malgrado cinema sempre più vuoti, pandemie e crisi creative di
vario tipo.

Bene, ora posso dire quello che mi sta davvero a cuore:
sapete dove Tom Cruise in questo film ha davvero dimostrato di voler esagerare?
Mettendo insieme nello stesso cast Vanessa Kirby, Hayley Atwell e
Rebecca Ferguson. Illegale in cinquanta stati questa aggressione,
stiletto alla mano, ai miei ormoni Tom, non si fa va bene? Sul serio, illegale!
Ok detto questo, che mi premeva molto, passiamo al film.

Vantaggi di essere produttore, protagonista e direttore del casting.

La regia e la sceneggiatura sono sempre affidate alle mani
del regista-schiavo di Cruise, ovvero Christopher McQuarrie, con cui mantiene
il sodalizio artistico e l’estremità della catena che gli ha legato al collo.
La trama, già pronta dal 2020 dimostra di aver saputo anticipare l’ansia da
Intelligenza Artificiale che nel 2023 è più viva che mai. Quando ho scoperto
che ChatGPT non è in grado di scrivere post lunghi e con lo stile della Bara
Volante (storia vera, ho provato) per me tutta questa paranoia resta
incomprensibile, ma va detto che utilizzare una I.A. dal nome roboante come
“L’Entità” sia il grosso MacGuffin (se non una super cazzola, molto alla “M:I”
intesa come vecchio serial tv degli anni ’60/’70), la scusa che serve a Tom
Cruise a al suo regista schiavo per fare quello che davvero il divo vuole: morire
sul grande schermo
rifare i classici alla sua maniera.

Anche perché parliamoci chiaro, dove sta il senso del continuare a guardare una serie cinematografica, fortemente basata sull’azione o sull’avventura? Ok, l’affezione per i personaggi, ci sta, ma soprattutto la capacità del nuovo capitolo di osare, di alzare l’asticella e con essa la volontà di dare al pubblico qualcosa che non ha mai visto prima. Anche per questo “M:I” ancora funziona (e viene premiato dal pubblico) rispetto a tristi operazioni malinconia che pensano che un montaggio veloce basti.

Infatti questa volta, l’unica acrobazia folle eseguita di
persona da Tommaso Missile – e largamente strombazzata – e il suo salto in moto con
caduta, dimostrazione che anche lui da bambino, guardava Jeeg Robot perché io
non ci credo (e non ci voglio credere) che a metà del salto non abbia urlato:
«Miwa lanciami i componenti!»

Laggiù sul fondo, la collezione di moto di Tom Cruise e di Hiroshi Shiba.

Una scena che è stata “vitaminizzata” dalla CGI, necessaria
a trasformare la liscia rampa per la rincorsa in un costone di roccia,
dimostrazione che comunque il cuore di Tom Cruise sta dal lato giusto, non
bisogna temere la tecnologia ma nemmeno affidarcisi completamente (veeeeeero Giacomo Uomoro?),
per un film dove “L’Entità” ammettiamolo, sembra un po’ Skynet e un po’
l’occhio di Dio della saga concorrente, quella di Toretto e soci a cui Cruise
lancia la sfida diretta, ma andiamo per gradi.

La volontà di rifare (e rifarsi) ai classici è forte, ci
sono personaggi che tornano direttamente dal primo capitolo, quello del 1996, mettendo alla prova la nostra memoria a lungo termine di fan della
saga, inoltre va detto, personalmente queste trovate di tecnologia assoluta, in
grado di fare tutto, che però poi non ammazzano i protagonisti da remoto, anche
se potrebbero farlo con facilità, mi sembrano sempre una carta “Esci di
prigione” narrativa, non mi fanno propriamente impazzire. Qui in particolare,
per avere accesso all’Entità, bisogna recuperare le due porzioni di una chiave,
dove il super cervellone elettronico attende silente, cercando di preservare la
sua esistenza, sotto i ghiacci dell’oceano, dopo la prima parte del lungo
prologo del film, ovvero dove [Cassidy ispira forte] Mission: Impossible – Dead
Reckoning – Parte uno [Cassidy espira forte], anche noto come PARTONE, lancia la sua sfida ai classici.

Rebecca Ferguson vestita da Jena Plissken, se è porno tolgo!

La prima scena del film ci porta in un sottomarino, per una
situazione di siluri in avvicinamento in odore di Caccia a Ottobre Rosso,
con la non piccola differenza che qui, le traiettorie dei siluri devono essere
mostrare su uno schermo, perché col cavolo che il pubblico inebetito dallo
spimpolare costante del telefono di oggi, è in grado di capire una scena di
maestria, tutta dialoghi e tensione, come quelle che sapeva dirigere McTiernan.
Poco male, si tratta dalla prima parte del lungo prologo, la mossa di apertura
sulla scacchiera.

Ad Amsterdam Ethan Hunt (il solito Tommaso Missile, un po’
meno iperattivo del solito, ma lo attendo nella “Parte due”) accetta la
missione perché nel recupero della chiave è coinvolta Ilsa Faust (Rebeccona
santa subito!) e la sua compare nuova arrivata Grace (Hayley “Ormoni di Cassidy
che fanno la òla” Atwell), questo ci porta alla bella sparatoria tra le
tempeste di sabbia del deserto, una roba tutta fucili di precisione, occhiali tattici e fotografia virata al rosso. Si rallenta solo per la scena
espositiva di “spiegone”, in cui Ethan Hunt si traveste da Piergiorgio
Giacovazzo, il giornalista di TG2 motori per infiltrarsi nella banda di
capoccia, di cui fa parte anche il tenente Kent Gregory oltre che Russ Wheeler, ovvero Cary Elwes. Non so voi ma io questo cortocircuito cinefilo
mi manda ai matti.

«Vuoi vedere la svolta chiave della trama? Oplà!» 

I titoli di testa del film, sul mitico tema, arrivano dopo
27 minuti dell’inizio (ho controllato l’orologio in sala per darvi questa
informazione, visto? Sembro un recensore serio) che dicono di tutti i pregi e i
difetti del film, azione ben fatta, che intrattiene alla grande e momenti di
dialogo che hanno un po’ troppo il compito di allungare il brodo. Anche se va
detto che per lo meno questo “M:I 7” (Parte uno) mantiene la struttura a tre
atti e non finisce sul più bello, evitando i così traumi tipo ultimo Spider-Film. In un cinema
sempre più serializzato (domani approfondiamo la questione, restate su questa
Bare) Christopher McQuarrie se non altro riesce a farlo con una certa grazia.

Con il ritorno di Luther Stickell (Ving Rhames unico attore
insieme a Tommaso ad essere presenti in tutti i film) e il nerd e spalla comica
Benji Dunn (Simon Pegg un mito, ma credo che Cruise lo abbia voluto per
sembrare ancora più giovane al suo fianco) si inseguono bombe atomiche che sono
dei rompicapo (alla faccia di IL Batman) fino alla sfida vera e propria
alla concorrenza, il lungo inseguimento in due parti e con cambio auto sui
sampietrini delle strade di Roma, posso dirlo? Prima di vedere entrambi i film
ero curioso, ma dopo aver visto Fast X, ero sicuro che la saga di Cruise
avrebbe vinto la sfida della miglior scena di inseguimento in auto romana del 2023,
infatti [Cassidy ispira forte] Mission: Impossible – Dead Reckoning – Parte uno
[Cassidy espira forte] lo fa senza nemmeno bisogno di affaticarsi troppo.

Avreste mai pensato di vedere Luigi di Cars recitare in “M:I”? 

Tommaso e Hayley Atwell ammentati, che si danno il cambio
alla guida di una BMW a cui vengono sacrificate le portiere è uno spasso, si
entra in zona cartone animato quando la “Safe car” che prendono è una Fiat 500
gialla che non si ammacca mai nemmeno quando rotola giù dalla scale, che più
che un omaggio a “Il castello di Cagliostro” (1979) di Hayao Miyazaki, mi
auguro sia almeno una strizzata d’occhio a “Double Team” (1997) di Tsui Hark,
perché molto prima di Tom Cruise, a fare il tamarro alla guida di un “cinquino”
lungo le strade romane ci pensava Dennis “Il Verme” Rodman!

Ecco, forse il Verme è un pochino più alto di Tommaso Missile.

Difetti? Le parti parlate allungano il brodo e il minutaggio, il cattivo generico con legami con l’Entità funziona meno della sua
spalla, la classica sicaria tosta (che paga il debito con la saga di Bond)
Paris che per me vince a mani basse, infatti trovo incredibile che Pom
Klementieff possa essere la simpatica e tenerona Mantis dei Guardiani, ma
anche una platinata assassina riuscitissima che buca lo schermo qui.

Dopo Mantis ora è diventata Drax la distruttrice. 

Peccato che la scena di lotta nel vicolo che la vede
protagonista, sia anche il momento più fiacco in termini di azione del film, un
combattimento a breve distanza in spazi angusti è il sale della vita (e del
cinema), ma le scelte di inquadrature di Christopher McQuarrie sono banali, se
non proprio sbagliate e piallano la scena, anzi a dirla tutta anche il
successivo corpo a corpo sul ponte, funziona più per la svolta drammatica che
per la resa visiva della coreografia.

Se proprio la scena del ponte mi è parsa una strizzata
d’occhio al primo M:I di De Palma, l’ultimo atto del film è quello dove “Dead
Reckoning – Parte uno” mostra i muscoli, mescolando con saggezza CGI e veri
stunt, per rifare guarda caso un assalto alla diligenza, questa volta non è un
treno super avanzato, il massimo della tecnologia possibile nel 1996 ovvero il
TGV, ma un classico, forse IL treno per eccellenza, una location in movimento
come l’Oriental Express. Se non è un modo per mettere le mani sui classici
questo, non so quale altro possa essere.

La lunga sequenza è intricata, riuscita anche nell’alzare la
posta in gioco, tanto pubblicità per il saltone è stata una buona idea, perché
la strombazzata sequenza in realtà è solo una parte della lunga scena del
treno, che è senza ombra di dubbio la parte migliore di “Dead Reckoning – Parte
uno”, con i suoi vagoni che passano dal viaggiare in orizzontale ad essere
appesi in verticale, una vera gioia per gli occhi!

Ve lo dico come consiglio, se vedete Ethan Hunt salire su un treno, voi scendete.

In generale questa settima missione impossibile (parte uno)
è un passo indietro rispetto al bellissimo Fallout per i dialoghi
allunga brodo e per la minore cura dei corpo a corpo (la rissa nel bagno del film precedente resta un apice), ha stupito anche me vedere Cruise affidarsi un po’
di più alla tecnologia nella sua volontà di sfidare le morte per morire in
sacrificio per noi sul grande schermo. Però per certi versi è una scelta
coerente con un film dove la tecnologia è un fattore o meglio, una scusa per
mettere in moto questa “Resa dei conti” (parte uno) che è un film d’azione,
travestito da film di fantasmi (o viceversa).

Infatti per certi versi somiglia un po’ più nello spirito al
sottovalutato “Protocollo fantasma” (2011) ance se non ha lo stesso tiro,
trattandosi di un gran finale in due parti, qui si sta ancora scaldando i motori. Ethan Hunt deve affrontare una
serie di fantasmi (anche del passato), infatti credo che il ruolo un po’ più
defilato di Tom Cruise, sia solo la sua lunga rincorsa in vista del “Parte due”
dove davvero mi aspetto i botti, perché almeno un viaggetto sotto sotto il
mare, per affrontare l’Entità che lo attende silente sotto il ghiaccio ci sarò
per forza.

Anche se per ora, nella gara diretta con la concorrenza
della FAMIGLIA Toretto, Tom Cruise riesce ancora a far mettere la testa avanti
alla sua saga, battendoli anche nel confronto Umani contro Macchine,
perché parliamoci chiaro, se una I.A. non è in grado di scrivere un post nello
stile della Bara Volante, figuriamoci se è ancora nata la tecnologia che può
oscurare la stella (e il super ego) di Tommaso Missile, che non ha nessuna
intenzione di smettere di correre nei suoi film.

E non è tanto per dire!
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