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Mom and Dad (2018): Scontro armato (di Nicolas Cage) tra generazioni

Vi ricordate “Litfiba tornate insieme” degli Elio e le
storie tese? La canzone a cui ho pensato quando Brian Taylor e Mark Neveldine
hanno fatto come Ghigo e Piero e si sono separati. Anche se, a ben guardare,
forse è stato meglio così, per Brian e Mark intendo, i Litfiba poi sono davvero
tornati insieme.

Il loro esordio nel 2006 era quella bomba fuori di cervello
di “Crank”, seguito nel 2009 dall’ancora più folle “Crank: High Voltage”, il Chev
Chelios di Jason Statham sembrava destinato a finire lassù insieme ai grandi
personaggi del cinema d’azione, mentre Brian Taylor e Mark Neveldine, con questi
due film, hanno anticipato la tendenza odierna del cinema d’azione occidentale
di essere bulimico, in anticipo sull’orgia visiva di bombe tipo Mad Max Fury road, andava tutto bene,
eravamo gasati e felici, poi qualcosa è andato dannatamente storto.
“Gamer” (2009) gira a vuoto mancando il bersaglio, “Jonah
Hex” (2010) una marchetta senza personalità che spreca uno dei personaggi a fumetti più cazzuti di sempre, discorso
valido anche per “Ghost Rider – Spirito di vendetta” (2012) che era meglio del
primo, ma ci voleva pure poco a superare quel cialtrone di Mark Steven Johnson.

Selma incastrata tra la maglia dei Misfits di Taylor e il dopo sbronza di Nic Cage.

Sapete come funziona in una coppia, no? Non sei più quello di
una volta, il rapporto cambia e tutto finisce, Mark Neveldine si è lanciato
volontariamente nelle fiamme con “The Vatican Tapes” (2015) su cui preferirei
non dire niente (poi dite che non sono un signore), Brian Taylor, invece, da solo
non ci sa stare, si è cercato un nuovo amico lo scrittore di fumetti Grant
Morrison ed insieme hanno sfornato quella bombetta della serie tv Happy! tratta dal fumetto omonimo dello scozzese.

Ma il nostro Brian è uno che fa comunella, non si è
dimenticato nemmeno di aver diretto Nicolas Cage sotto il teschio fiammeggiante
dello spirito della vendetta della Marvel, quindi per il suo nuovo esordio
solista alla regia, intitolato “Mom and Dad”, Taylor si è portato dietro nuovi
e vecchi amici.

Nella più classica delle cittadina di provincia (bianca e ricca) americana, la vita scorre tranquilla, piccoli drammi familiari e grandi delusioni generazionali tutte nascoste dietro pratini e villette tutte uguali una all’altra, lui, lei, un paio di marmocchi, se va bene un cane tipo labrador e una Land Rover. Nello specifico i marmocchi sono il piccolo Josh (Zackary Arthur) tanto pacifico quanto, invece, è odiosa la sorella adolescente Carly (Anne Winters), colpa degli ormoni? Bah, vai a capirli i teenagers.

Dare tutta una nuova dimensione al concetto di: “Se mio padre mi becca mi ammazza”.

La mamma è la bella Kendall (Selma Blair che non si vede mai
molto, ma la trovo sempre bravissima), che le prova tutte per essere mamma,
moglie, sorella e prossima neo Zia modello, ma anche lei sotto la facciata
nasconde un tumulto interiore. Chi manca? Papà, già papà, che è l’attore preferito del mio cane, sua Maestà Nicolas
Cage!

La vostra tipica famiglia americana, prima che il massacro cominci.

Lo so che sembra che io mi sia fatto carico di una missione
e per certi versi forse è proprio così, nel mio tentativo di stare dietro alla
filmografia del nipote di Francis Ford Coppola, cerco di distinguere i titoli dove davvero è impossibile salvare, da
quelli dove il nostro Nicola fa la differenza, ma anche quelli dove il suo
costante vivere in uno stato di “Overacting” funziona perché assolutamente adatto alla storia. “Mom
and Dad” è proprio uno di quei casi, ma andiamo per gradi, non facciamo come
Cage che partiamo a cannone e finiamo anche più forte.

Questa famigliola vive i suoi scazzi quotidiani come tutte le famiglie del pianeta, fino al giorno in cui tutti i genitori della città (forse del paese) vengono colti dall’istinto primordiale di ammazzare i propri figli, non come l’amorevole paparino che vive sopra di me che sveglia i figli gridando loro “Ti Ammazzoooooo” (storia vera), più l’istinto che viene a me quando mi tirano giù dal letto con le loro urla.

Tzè, i miei vicini sono capaci di fare ben di peggio di così.

Brian Taylor traduce tutto questo in una scena iniziale mica male, i ragazzi a scuola vengono radunati in palestra per la loro sicurezza, fuori abbracciati ai cancelli, orde di genitori con la bava alla bocca, venuti a prendere i figli, ma non per portarli a casa, più che altro per portarli al cimitero, meglio se nel modo più brutale possibile. Se la bionda Carly è odiosa, la sua amichetta Jeanne (Rachel Melvin) lo è ancora di più, ma questo non giustifica la brutta fine che gli fa fare la sua adorabile mammina Jenna (la guardabile Samantha Lemole) e spero non vi sfugga la (ricercata) ironia di mamma e figlia che si chiamano quasi allo stesso modo.

Il nostro Brian Taylor intelligentemente non svela come mai
a tutti i genitori (forse del pianeta) pigliano i cinque minuti e pensano tutti
insieme di organizzare la risposta (armata) ad “Adam raised a Cain” di Bruce
Springsteen, conscio della lezione Romeriana, Taylor sa che gli
zombie-genitoriali fanno più paura se non hanno una vera spiegazione scientifica
alla base e allo stesso modo, fa arrivare a noi spettatori e alla bionda Carly
giusto qualche informazione dalle notizie in televisione, per bocca di chi? Ma
proprio di Grant Morrison, il nuovo amicone di Taylor che qui fa una piccola
comparsata. Lo Scozzese si è messo in testa di conquistare piccolo e grande
schermo… Che solo Mark Millar può far
soldi con il cinema?

È calvo? Porta la giacca di pelle? È Sam! Grant Morrison!

“Mom and Dad” ha il pregio di passare da una bella scena di
massa iniziale, ad essere uno strambo “Home Invasion” in cui gli invasori sono
i tuoi genitori e tutte le tensioni accumulate da entrambi i lati della
barricata (giovani da una parte e “Matusa” dall’altra) esplodono in una specie
di versione in piccolo di “Mamma, ho perso l’aereo”, con la differenza che
trappole e trappolette, qui hanno degli effetti collaterale dolorosi. Ma nemmeno
questo è il vero punto di forza del film, perché a ben guardare titoli al limite
dell’Horror che s’ispirano al più famoso film della carriera di Macaulay
Culkin (anche perché vi sfido a trovare il secondo, no il seguito di “Mamma, ho
perso l’aereo” non conta!) stanno proliferando.

“Nostro figlio non si chiama Kevin, stai tranquillo, va tutto bene”.

Quando il film dovrebbe entrare davvero nel vivo e portare
sul piano fisico lo scontro generazionale in precedenza solo accennato, Brian
Taylor pare non esplodere davvero come potrebbe, mi è mancato
qualcosa, anche se lo dico fuori dai denti: gli ultimi venti minuti del film
sono i migliori di tutto il film. Taylor si gioca una svolta che a ben pensarci
è semplicissima, ma che diventa ovvia solo DOPO che la vedi accadere sullo schermo,
quindi per questo ancora migliore, non voglio rivelarvi nulla per non rovinarvi
la sopresa, aggiungo solo che se siete dei completisti della filmografia di Lance
Henriksen, voi questo film dovreste vederlo, così ho detto tutto senza dire
niente, non chiedetemi come ho fatto perché tanto non lo so.

Più che altro, bel finale escluso, per parecchi minuti
Taylor un po’ si trascina, certo di regala una delle scene di parto più cattive
di sempre (non mi va di scomodare quella porcheria di A Serbian film, perché gli intenti sono diversi), però ho avuto
proprio la sensazione che lo stile di Taylor che ai tempi di “Crank” sembrava
così nuovo ed esplosivo, sia oggi normale, parte del canone, “Istituzionalizzato”
avrebbero detto in “Le ali della libertà” (1994). Sì, perché ridendo e
ammazzando, da “Crank” sono già passati dodici anni, ecco ed è qui che allora “Mom
and Dad” cala l’asso, anzi il Jolly, che non può che essere Nicolas Cage.

Nicola inizia a scaldare i muscoli, occhio che quando fa così poi ci si diverte.

Il tempo che passa è un fattore che nessuno essere sul
pianeta ha mai risolto, la nascita di un figlio o di una figlia sa tanto di
ultimo passo nell’età adulta, anzi, sa di porta chiusa e sbarrata su un tempo
in cui dovevi solo pensare a te stesso o alla persona che amavi, tutt’al più
alla tua Trans-Am, quella che ti sei comprato da ragazzo ridando indietro a tuo
padre ogni singolo centesimo che ti sei guadagnato, come ci racconta proprio
Nick Cage in uno dei momenti in cui gesticolando, si prende il film sulla
spalle e lo fa suo.

Sto dicendo che è così per tutti i genitori? Non mi
permetterei mai, ma lo è per Brent e Kendall in questo film, la bellissima Selma
Blair in un contro monologo getta fuori tutta la malinconia per i tempi in cui
erano solo Brent e Kendall e non solo mamma e papà. Ma perché la Blair si vede
sempre così poco? Personalmente la trovo sempre molto brava.

“Vorrei vedere voi ad essere sposati con Nicolas Cage”.

Ma ho detto, contro monologo, perché quello principale, non
può essere che suo, lo sa Selma Blair, lo sappiamo noi spettatori, e lo sa pure
Brian Taylor che mette le chiavi del film in mano e Nicolas Cage e gli dice: «Fa
la tua cosa Nicola» e Nicola, fa la sua cazzo di cosa. Boom!

“… E faccio la mia cosa nella casa, nella casa faccio la mia cosa” (Cit.)

Con addosso la maglietta dei Misfits che abbiamo tutti (io
di sicuro), lo vediamo montare un biliardo nel seminterrato, quando la moglie
gli fa notare che lui odia il biliardo, Nicolas Cage parte piano, oddio piano,
piano per come intende questo concetto il buon Nicola e va in crescendo in un
monologo sul tempo che passa, una roba talmente potente che io posso solo
guardarlo ammirato per la capacità di salire di colpi con un niente, ma che
forse potrebbe far fare sì con la testa a qualche genitore che ama i suoi
figli, ma che si è visto sfilare via dalle dita la vita senza responsabilità
adulte. Ma poi quanto è geniale far recitare a Cage un monologo del genere,
sapendo che lui andrà tantissimo sopra le righe, uno sfogo che giustifica tutto
quello che lui (e sua moglie) faranno nella seconda metà del film, uno sfogo che
parte per cosa? Per una spesa stupida, quella di un biliardo, fatta proprio da
Cage! Lo stesso che nella vita ha accumulato debiti per aver comprato robe
assurde tipo crani di dinosauro e fumetti, uno che sembra incarnare alla
perfezione la ribellione dell’uomo di mezza età che rivuole la sua gioventù.
Grande Nicola!

Nic è venuto giù con addosso la prima cosetta che ha trovato nell’armadio.

… Anche se ora che ci penso: fumetti e crani di dinosauro,
secondo me sono un OTTIMO modo per spendere soldi. Vabbè, avete capito il
discorso, no?

Lo stesso Nicolas Cage ha definito il film come uno di
quelli che ha apprezzato di più fare negli ultimi dieci anni, non esito a
cederci, senza di lui, sarebbe stato divertente, ma forse normale, per quanto
una storia di genitori che uccidono i propri figli possa essere considerata
normale, ma con Nicola Coppola in circolazione, dimenticate la normalità e godetevi
lo spettacolo, il mio cane ed io lo abbiamo fatto.

Do my homework so I’ll be smart
Girls all say I’m a little fuck
Mommy I’m a good boy
Mommy I’m a fuckin’ savior
Mommy I’m alive
Mommy, can I go out and kill tonight?

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