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Monster Hunter (2021): gli elementi giusti per il risultato sbagliato

Per una coppia cinematografica appena nata come i coniugi Marshall, ne abbiamo un’altra
che invece ormai da decenni porta avanti la propria routine di coppia, composta
da colazioni, bambini da portare a scuola e mostri in CGI da far esplodere a
colpi di mitragliate e pugni. Bentornati tutti a casa Anderson, Paul e Milla vi
portano i loro saluti!

Non so bene come funzioni per davvero a casa Anderson, ma
immagino che Milla invece di chiedere al marito di aiutarla a svitare i
barattoli più ostinati (non penso ne abbia bisogno, al massimo li fa saltare
per aria con un pugno), immagino che le richieste siano più o meno del tipo:
«Paul! Mi fai un altro film con i mostri tratto da videogioco?».
Avendo esaurito il filone dedicato a Resident Evil, questa volta il bersaglio scelto è stato “Monster
Hunter”, come sapete non sono mai stato un appassionato di videogiochi, ma così
su due piedi immagino che questo parli di mostri a cui dare la caccia, ma
potrebbe essere solo una mia impressione sbagliata eh? Quindi anche questa volta
ho fatto quello che faccio sempre quando non conosco qualcosa: mi sono messo a
studiare.
Mi addentro in un territorio sconosciuto, consapevole che l’Anderson tamarro ha occhio per inquadrature come questa.
Dopo aver visto il film, forte dei miei (abbastanza) legittimi
dubbi, mi sono cercato uno di quei filmati di gioco che si trovano in rete,
trovando conferma di quello che pensavo, il film mi è sembrato
abbastanza aderente ad una storia che tutto sommato tratta di cacciatori in
salsa Fantasy sulle piste di mostri grossi. Parliamoci chiaro, Resident Evil
era un videogioco di chiara impronta Romeriana,
che l’Anderson tamarro ha rigirato come un calzino trasformando in altro,
basandosi soprattutto sulla capacità di bucare lo schermo della splendida Milla
Jovovich.

Milla lo schermo lo buca… a mitragliate!
Sappiamo tutti com’è andata, la versione di Anderson ha i
suoi estimatori e tantissimi detrattori, ma posso capirlo, lo spirito del
videogioco è stato totalmente alterato. Possiamo dire lo stesso anche di “Monster
Hunter”? Ho visto solo un filmato di gioco, quindi giro a voi Baristi
videogiocatori la domanda: era lecito aspettarsi di più da una trama che prevede
cacciatori Fantasy e mostri grossi? Forse sì, ma le chiacchiere stanno a zero,
perché il “Monster Hunter” di Anderson ha comunque dei problemi di ritmo che
non mi sarei mai aspettato di trovate in un film così.
“Monster Hunter” parte quasi come una serie TV, con una
scena piazzata prima dei titoli di testa che sembra quasi un “cold open”
televisivo: una nave pirata naviga sulla sabbia di un infinito deserto, siamo
al minuto uno del film e mi ritrovo a pensare: «Che carucci Milla e Paul, hanno
visto anche loro Soul».
Immaginate le urla alla Disney, quando scopriranno che il “live action” di Soul lo ha già diretto Paul W.S. Anderson.
Il capitano della nave è Spargivento Ron Perlman, si
perché in questo film recita anche lui, incredibile che un film con così tanti
elementi giusti, riesca comunque a risultare così palloso per lunghi tratti,
resta il fatto che Perlman qui recita con un parruccone in testa che lo fa
sembrare la versione palestrata del Mugatu di “Zoolander” (2001), un film dove
per altro recitava anche Milla Jovovich ora che ci penso.

“Questo Hansel Anderson va un casino quest’anno” (quasi-cit.)
Mentre la colonna sonora piena di synth composta da Paul
Haslinger dei Tangerine Dream (anche la colonna sonora giusta, come si fa a
sbagliare un film così!?) romba e rimbomba in sottofondo, la nave pirata viene
attaccata da un “Diablos”, un enorme mostrone in CGI che nel trambusto fa
volare fuori bordo Tony Jaa. Nessuno può mettersi a gridare «Uomo in mare!»
visto che di acqua nemmeno una goccia, inoltre «Uomo in sabbia!» non suona allo
stesso modo.
Stacco, tocca all’entrata in scena di Milla, credibilissima
nel ruolo del capitano di un gruppo di Ranger, se le soldatesse fossero tutte
come la sua Natalie Artemis, penso che ci sarebbe un boom di arruolamenti come
non accadeva da quando le pubblicità per la marina le facevano Tommaso Missile e lo Scott giusto.

Yo Joe! (non ce la faccio, troppi ricordi)
Natalie Artemis detta Milla, sono alla ricerca della
dispersa squadra Alpha, si muovono in cerca di tracce nel deserto a bordo di
una Dune Buggy e un Hummer dandosi il cambio alla mitragliera, con la nostra
Milla che per tenere alto il morale dei soldati, inizia a battere il pugno a
ritmo sul tetto dell’Hummer, dando il via alla cantata di gruppo della classica
canzone militare They say that In the army. Ed ora io lo dico con tutta l’onestà di cui sono capace, so già che
di tutto questo film mi resteranno addosso tre voglie matte: un disco dove
Milla con quella sua voce roca canta a cappella canzoni militari, il desiderio
fortissimo di rivedermi “Stargate” (1994) perché se vedo soldati nel deserto
penso subito a quel film ma soprattutto… un film sui G.I.Joe diretto dal più
tamarro degli Anderson con Milla nel cast, brutto? Vabbè, l’ultima é una provocazione lo ammetto, ma le prime due no!
A questo punto, Anderson fa finire la squadra Bravo in un
portale spazio dimensionale (con una scena diretta in modo se non altro
originale rispetto ai soliti attraversamenti dei tunnel tempo/spazio) e finalmente i Ranger dell’esercito
Americano si ritrovano alle prese con i mostri del mondo Fantasy e sabbioso
(fantasabbioso) dove poco prima gironzolava il pirata Mugatu Perlman.
Come fa un film così ad essere noioso? Come? Come dico io!?
Il mostro grosso, cornuto e rabbioso è se non altro animato
con CGI di buon livello ed Anderson è molto bravo a mettere in chiaro che le
armi del nostro mondo sono utili come cercare di sparare con un fucile a
pallini contro un treno in corsa, infatti i soldati della squadra Bravo vengono
falciati come fili d’erba, ma non prima dell’ultima resistenza di Milla, che
raduna le truppe, fa loro un discorso motivazione cazzuto sul fatto che noi
sopravviver… viene colpita alla spalle da un mostro e mandata KO. Vi giusto che
ho pensato di stare guardando l’omaggio di Anderson ad una scena celeberrima di
Blu Profondo.
In aiuto di Milla interviene Tony Jaa, nel ruolo del buon
selvaggio che parla a gesti e va ghiotto di cioccolata, visto che si spazzola
le razioni che il soldato Milla teneva delle tasche della tuta mimetica. Come
un bimbo bulimico Tony Jaa ormai ha abbracciato la profezia di Lucius che in
tempi non sospetti, aveva pronosticato per lui una carriera saltellante nei
film americani, del tutto incapaci di fruttare il suo talento marziale. Infatti
Tony Jaa qui è armato di arco e frecce grottescamente sovradimensionati, i
salti e le gomitate che lo hanno reso celebre possiamo dimenticarcele.

“Non ci vuole una spada grande, ma una grande spada!”
Per assurdo la parte migliore di “Monster Hunter” è propria
questa, una versione amichevole del film del 1985 “Il mio nemico” (Anderson, mi
devi una birra per questo complimento del tutto gratuito che ti ho fatto), in
cui due personaggi opposti, impossibilitati a comunicare per problemi
linguistici, lo fanno tramite gesti, scambi di cioccolato e momenti da “buddy
movie” che per assurdo sono la parte più interessante di un film, dove in
teoria l’attrazione principale avrebbero dovuto essere i mostri grossi. Direi che qualcosa è andato
dannatamente storto qui.

Quando in un film così, la parte più interessante sono due
personaggi che (non) parlano tra di loro e non questo ragazzone squamoso, qualcosa
deve essere andato davvero male.

Milla e Tony (nemiciamici) si riconosco come “Ranger” e
“Cacciatore”, che molto probabilmente sono i nomi di gioco dei rispettivi
personaggi del videogames, oppure no chi lo sa, sta di fatto che la parte nel
deserto, con due personaggi che parlano poco ma trovano comunque il modo di
riempire lo schermo, resta quella più riuscita del film, perché incredibilmente
quando arrivano i mostri grossi, “Monster Hunter” risulta fin troppo noioso e
ripetitivo.
“Mostro grosso, noi menare”, “Si, era più o meno il succo della trama”
Forse con “Monster Hunter” più che con Resident Evil, sarebbe stato lecito tradire il materiale originale
e inventarsi una trama, invece di fatto abbiamo solo Tony e Milla che saltano,
colpiscono, menano mostri grossi ed io non riesco proprio a capire come possa
risultare noioso tutto questo. Hai Milla, hai i mostri, la noia non dovrebbe
avere cittadinanza qui, invece niente, sbadigli e le lancette dell’orologio che
non si muovono, 99 minuti che sembrano almeno 199.
Per motivi non precisati (ma dopo l’inevitabile “Training
montage” sui sintetizzatori di Paul Haslinger) Milla sviluppa il potere della
spada de foco gigante e tutti insieme, menando mostri possiamo tornare a
bordo della nave pirata di Mugatu Perlman, dove il dettaglio più interessante
secondo Anderson è il cuoco di bordo, un enorme micio antropomorfo con l’occhio
semi chiuso in stile Braccio di Ferro, che perde palle di pelo dentro il
boccale della birra di Perlman, che anche svogliato e parruccato malamente,
regala quintali di carisma anche in un film così. Grazie Ron-Ron, sei una
sicurezza.
Provate a dirlo a lui che non deve farla fuori dalla lettiera, dai provateci.
Tra noia, fastidio e gatti in CGI si arriva al finale dove
tutti insieme bisogna sconfiggere chissà che drago, per tornare a casa nel
proprio mondo impedendo ai mostri di attraversare il varco, una cosa così, a
quel punto la noia mi aveva già fatto sprofondare nel buco nero del fastidio.
Il finale del film poi è palesemente aperto, anzi oserei
dire maldestramente aperto, dopo 99 minuti (percepiti 199) sembra di aver
guardato il costoso pilota di una serie televisiva che non verrà riconfermata,
anche perché non ho idea di come potrebbe proseguire una storia così, altri 99
minuti di Tony, Milla e Ron-Ron impegnati a vagare nel deserto, menando e
comunicando a gesti? Penso che con tutta la stima che ho per gli attori
coinvolti, la vedo molti complicata per questa saga arrivare a sette film in
fila come accaduto a Resident Evil.
Paul W.S. Anderson è riuscito nella magia, prendere attori e
mostri grossi, riducendo al minimo i dialoghi e al massimo i sintetizzatori,
sfornando comunque qualcosa di estremamente palloso, il che mi solleva un
dubbio: vuoi vedere che alcune storie funzionano solo nel formato in cui sono
nate? Ne sono abbastanza certo di questo, ma “Monster Hunter” privato della
possibilità di interagire, di essere tu giocatore, il cacciatore di mostri
grossi, abbia davvero ben poco da offrire, se nemmeno Milla, Tony e Ron-Ron
possono riempire l’assordante vuoto dell’assenza di una trama, non credo che su
questo gnocco minerale che ruota attorno al sole (e in qualche sabbioso mondo
Fantasy parallelo) davvero nessuno possa farlo.
Tony Jaa nel deserto, ha la faccia di chi vorrebbe un ventilatore della stessa taglia della spada.
Mi ha stupito il livello di confusione nella regia del più
tamarro degli Anderson, il suo montaggio ha davvero troppi tagli per rendere
armoniche le scene d’azione, avrà dovuto sforbiciare per non incappare in problemi di
censura? Sta di fatto che le botte e i combattimenti con i mostri grossi, che
avrebbero dovuto essere la portata principale, risultano la parte più
pasticciata di un film, questo è davvero l’elemento più inspiegabile di un film
che aveva tutti gli ingredienti giusti, ma ha saputo utilizzarli nel modo più
sbagliato possibile.
Milla, pensaci al tuo esordio nella discografia militare,
hai già un estimatore musicale qui! Intanto penso che andrò a rivedermi “Stargate”. Rompete le righe.
Oh Lord, I wanna go
But they won’t let me go
Oh Lord, I wanna go hoo-hoo-hoooome EH!
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