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Moon Knight – Dalla Morte (2015): out of the black and into the white…

E’ troppo
presto per parlare di migliori fumetti del 2015?

Da un po’ di
tempo a questa parte, la Marvel sta cercando di rilanciare Moon Knight,
personaggio 
nato nel 1975 sulle pagine di Werewolf by Night (volume 1), che ho successivamente conosciute sulle pagine dell’Uomo Ragno a metà degli anni ’90: Marc
Spector è un mercenario, ritornato dalla morte grazie ad un patto con il dio egizio
Khonshu. In seguito a questo strambo evento, Marc arriva a sviluppare tre
personalità distinte: Il vigilante Moon Knight, il milionario Steven Grant, e il tassista Jake Lockley.
Tanto per semplificare il tutto, in uno strambo Paese a forma di scarpa di mia
e vostra conoscenza, il personaggio esordì con il nome di Lunar, per venire in
contro alla pronuncia Italica della lingua di Albione (o forse perché la
traduzione Cavaliere della Luna, lo faceva sembrare il fidanzatino di Sailor
Moon).
Il film della
Pixar “Gli Incredibili” ci ha insegnato quanto in realtà i mantelli da super
eroe siano più di intralcio che altro, a questo aggiungete il fatto che il
nostro Moon Knight, sfoggia un vistoso costume completamente bianco, non
proprio una grande idea se devi muoverti sui grattacieli di New York e mimetizzarti
nel cuore della notte (per non parlare poi nel numero di lavatrici da fare,
provate voi a non macchiare un mantello bianco!).
Viene da
chiedersi (o magari no) come mai un personaggio del genere sia stato relegato
per anni alla serie B dell’universo Marvel. Come detto, il primo tentativo di
rilancio è arrivato qualche tempo fa, con la miniserie scritta da Brian Michael
Bendis disegnata dal fidato Alex Maleev, a mio avviso, un passo falso nella
carriera di Bendis e se già pensavo fosse un fumetto fregatura quello, ora che
ho letto “Moon Knight – Dalla Morte” ne sono più che certo.


In questi casi si dice, discesa nella follia.

Ai testi
troviamo quello Scozzese fuori di melone di Warren Ellis (Transmetropolitan,
Doom 2099, Nextwave, Iron Man: Extremis e tante altra roba figa) alle matite Declan
Shalvey (Deadpool).
Ad una prima
analisi, questo volume della Panini Comics, potrebbe sembrare solo la giusta
mediazione tra la tradizione del personaggio, e la volontà di rilancio: sei
storielle ben riuscite che proiettano Moon Knight in una New York malsana e
infestata da ogni genere di scherzo della natura.
La prima
storia “Sfregiatore” in originale “Slasher” è palesemente orrifica, fin dal
titolo che cita apertamente un genere Horror, ed è ben incarnata dal primo
avversario di Moon Knight. Nella quarta storia “Scarlet” vedrete il
protagonista combattere da solo contro i pazzoidi che popolano un intero
condominio, questo potrebbe ricordarvi due cose: la prima, il palazzo dove vivo
io, la seconda, un certo film Indonesiano, quel capolavoro intitolato “The
Raid”.


Immaginate Iko Uwais ma con il look curato da David Bowie

Il nostro
(Anti)eroe ne esce rivalutato, se come cantavano i Gem Boy, pensate che “Batman
è figo” dopo la lettura di questo volume, penserete che Moon Knight è ancora
più figo dell’uomo pipistrello. Warren Ellis è riuscito a rendere perfettamente
credibile (e lasciatemi aggiungere, cazzutissimo) anche il famigerato manto
bianco di Moon Knight e per farlo gli è bastato scrivere una sola riga di
dialogo che da sola basterebbe a cambiare per sempre la percezione del
Lunatico (in tutti i sensi) protagonista.
Basta questo a
fare di “Moon Knight – Dalla Morte” un serio candidato a miglior fumetto del
2015? No, perché limitarsi ad una frettolosa valutazione farebbe perdere il
vero valore dell’opera. Raramente si può parlare di espressionismo nei fumetti
di Super Eroi, ma in questo caso, non si corre il rischio di essere fischiati
dal loggione.
Nella quarta
storia “Sonno”, vediamo il Cavaliere della Luna planare con il suo grande
mantello bianco a forma di mezza luna, sopra un paesaggio onirico (facciamo
anche lisergico), dietro di lui, si vede che la radura altro non è che un
grosso teschio rovesciato, scorrendo le vignette, il mantello del protagonista
letteralmente si fonde, andando a perdersi nel bianco della pagina.

La stessa cosa
succede nella storia numero due, “Cecchino”, in cui le vignette si fanno sempre
più rarefatte, lasciando spazio al bianco, il colore di Moon Knight, e allo
stesso modo, la storia ci chiede di riempire quegli spazi bianchi così ben
delineati dalla matite di Shalvey.



Una cosa tipo così… Brutto?

Warren Ellis
sparge per tutto il volume degli indizi, sempre e soltanto suggeriti,
trasformando sei storielle che rendono omaggio al vigilantismo in qualcosa di
molto più profondo. Ogni avversario che Moon Knight affronta, incarna una delle
tante personalità devianti del protagonista: Troviamo un militare, e dei personaggi
tornati dalla morte, proprio come il Cavaliere Lunare. Il protagonista si
intrufola in fogne ed anfratti nascosti, tutte metafore degli angoli malsani della
sua mente.
L’indizio più
grosso di Ellis arriva dall’utilizzo del nuovo costume di Moon Knight: con il
suo look aggiornato, provate a farci caso, lo vedrete comparire solo in
determinate situazioni.
La frase
pronunciata da una bambina in presenza dell’anti-eroe, potrebbe sembrare solo
una citazione al Rorschach di “Watchmen”, in realtà è tutto il manifesto della
versione data da Warren Ellis del personaggio, infatti, lo vediamo mai senza maschera?
Sì, solo una volta, ma di sfuggita e mentre tiene in mano la maschera come se
fosse il teschio di Yorick… Indizi, indizi in ogni pagina…
Purtroppo, la
Marvel ormai lavora solo come succursale a supporto dalla sua sezione
cinematografica (molto più remunerativa in termini di entrate), quindi questa
run di Ellis si conclude in questo volume: ennesima portata in faccia da parte
della Casa delle Idee agli autori, quelli geniali davvero, che appena modificano lo
status quo dei loro personaggi, vengono allontanati. Non è la prima volta che
succede a Ellis: Nextwave stroncata prima del tempo, Doom 2099 circoscritta al
recinto di una continuity tutta sua, o le idee di Thundebolt, saccheggiate da
tutti gli autori arrivati dopo Ellis. Questo volume, quindi, è un’anomalia, come
il suo protagonista, godetevelo finché ne avete la possibilità.
Per essere un
Super Eroe, bisogna per forza essere malati di mente, non si può pensare che un
costume sgargiante sia la cosa migliore da indossare per fare a botte con
criminali e assassini. Solo un pazzo potrebbe pensare di risolvere il problema
della criminalità da solo. Warren Ellis non solo ci fa accettare il punto di
vista folle di Moon Knight, lavorando ai fianchi, fa digerire al lettore
il fatto che la follia non sia logica e facilmente etichettabile, ma che abbia
confini frastagliati, che vanno sfumando nel bianco, proprio come le tavole di Declan
Shalvey.
Neil Young in
un suo fantastico pezzo cantava, “Out of the blue and into the black”, qui
andiamo ancora oltre, il nero della tragedia sfuma nel bianco, tra camicie di
forza, camere imbottite dei manicomi, voi quale colore assocereste alla follia?
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