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Moon Knight vol. 2 – Reincarnazioni: Motore e… Azione!

Il cavaliere
lunare della Marvel ormai è un appuntamento fisso per la Panini comics, lo
abbiamo lasciato alla fine del volume precedente in totale balia della divinità chiamata Khonshu, e di un altro
piccolissimo problema: la sua follia.
Per Moon Knight
la Marvel sta optando per una divisione in volumi che somiglia di più alle
stagioni delle serie televisive, ed ogni nuovo “Stagione” contribuisce a
riqualificare un personaggio che faceva parte della serie B degli eroi
mascherati, e che grazie alla run di Brian Michael Bendis prima, e a quella
breve ma fondamentale di Warren Ellis, adesso è il personaggio in cui la Marvel
può permettersi di sperimentare di più.

Il Canadese Jeff
Lemire, vero astro nascente tra i giovani scrittori della Casa delle idee, nel
volume precedente ha minato le sicurezze del personaggio, chiuso in un
manicomio per un po’ si è ritrovato a pensare che la sua mente già provata, sia
crollata in mille pezzi sul serio, e l’andazzo di questo volume non aiuta di
certo la sua psiche già devastata.
Improvvisamente
il protagonista non è più un paziente in fuga da un istituto psichiatrico, ma
nuovamente il ricco produttore cinematografico Steven Grant, alla prese con un
progetto che dovrebbe portargli molti soldi, ma che si rivela più complesso
rispetto alle sue aspettative: un film su Moon Knight.



Questo però sembra più un film di fantascienza a vederlo così.

Sfruttando la
moda imperante e la passione per il pubblico per i film tratti da fumetti di super eroi, Jeff Lemire porta la storia
quasi in zona meta-fumettistica, Grant sta producendo il nuovo film dei Marvel
Studios dedicato al cavaliere lunare, peccato che ogni tanto passa dal essere
sul set del film, a ritrovarsi all’interno di un lurido taxi, con l’identità
del tassista Jake Lockley.

Il cambio
repentino è resto graficamente con un efficace cambio di disegnatore, si perché
Lemire può contare su quattro talenti ognuno impegnato a disegnare le tavole di
una delle diverse personalità del personaggio, il tratto morbido di Wilfredo Torres è
perfetto per la vita comoda del ricco Steven Grant, invece il tassista Jake
Lockley è disegnato dal nostro Francesco Francavilla, talentuoso disegnatore
che ormai spunta spesso nei fumetti americani, e grazie ad un tratto sempre più
noir è perfetto per questa porzione di storia. Per altro Francavilla, ormai è
uno specialista di tavole di questo tipo, il fumetto da lui stesso scritto e
disegnato “The black beetle” è un buon esempio di eroe Pulp.



Francesco Francavilla in versione Travis Bickle.

Gregg Smallwood già
a suo agio con il personaggio, si
occupa delle parti dedicate a Marc Spector, mentre la novità sono i disegni di James
Stokoe, alle prese con un inedito Capitano Spector, una versione spaziale di
Moon Knight, impegnato insieme ai pochissimi sopravvissuti della razza umana
arroccati su una base lunare, a combattere gli invasori che hanno spazzato via
la vita sulla terra… Un eserciti di lupi mannari!

Come fanno ad
interfacciarsi un tassista dei bassifondi, un ricco produttore cinematografico
e un eroe dello spazio impegnato a combattere i Mannari? Non si interfacciano!
Si danno il cambio come giocatori di basket per guidare la mente del
protagonista, ma nel finale del volume, la loro convivenza viene spiegata,
quello in cui è molto bravo Jeff Lemire è nel far emergere le singole
personalità.



Uno dei repentini cambi di location di questo volume.

Di fatto l’intero
volume è una tappa dell’eterno scontro con il Dio Khonshu, che molto
probabilmente terminerà nel prossimo volume, e dovrà farlo con il botto perché
Moon Knight da questa storia esce rafforzato, dopo aver fatto pace (anche
letteralmente) con le sue personalità multiple.

In coda al volume
poi la Panini ci regala una piccola chicca, una storia inedita del personaggio
datata 1980, scritta da Doug Moench e disegnata dal grande Bill Sienkiewicz qui ancora agli albori della sua arte, la storia
vede il cavaliere lunare alle prese con l’assassino noto come il Tagliagole, un
salto indietro nel tempo all’epoca in cui i fumetti di super eroi avevano tanti
tanti tanti dialoghi, infatti il colpo d’occhio è notevole, ci sono più parole
in tre pagine di questa storia, che in tutto il primo racconto del volume, il modo di fare fumetti è cambiato completamente ormai.



La copertina del fumetto inedito del grande Bill Sienkiewicz.

Insomma questo
volume porta avanti il percorso di uno dei personaggi più bizzarri dell’universo
Marvel, che proprio per questa sua natura folle si presta alla perfezione per
la sperimentazione visiva, ben venga, finché la qualità resta a questo livello.

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