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Morte a 33 giri (1986): Trent’anni ad alto volume!

Sapete cosa
succede quando siete allo stesso tempo appassionati di film Horror e di musica
Heavy Metal? Che prima o poi nella vita scoprite l’esistenza di un cult come
“Morte a 33 giri” che proprio oggi, 30 anni fa usciva in Italia e oggi siamo
qui per celebrarlo, quasi quasi scrivo tutto il post al contrario, ni erono led
mlif… No, troppo un casino, limitiamoci al classico metodo!

Se festa dev’essere, che sia ben fatta, quindi non perdetevi l’assolo di chitarra del
Zinefilo!



Non ricordo
esattamente quando ho visto la prima volta “Morte a 33 giri”, inventivo titoli
italiano, che decide di tradurre così l’originale “Trick or Treat”, per porre
l’attenzione più sull’elemento Metallaro del film, che sulla festa di
Halloween che per anni qui da noi era solo una cosa che si vedeva negli Horror. Quasi sicuramente devo averlo trovato
nella mia videoteca di fiducia, quella di cui vi ho già parlato, perché ricordo molto bene la VHS con il vinile
in copertina.

Sulla copertina di una VHS questa fa ancora la sua sporca figura!

Sicuramente sono
corso a rivedermelo in piena adolescenza, dopo aver scoperto la musica Rock e
tutte le sue declinazioni, fino al Metal che è stato parte integrante della mia
adolescenza. Ora che ci penso, non ero tanto diverso da Eddie, detto Ragman, il
ragazzino protagonista di questo film, solo che a differenza sua, non ho mai
avuto problemi con i bulli. Beh, se per questo non ho nemmeno mai avuto un
cantante Metal defunto che comunicava con me attraverso un disco da ascoltare
al contrario!

Vi ricorda qualcuno? Voi ed io alla sua età, ecco chi!

Mi ha fatto
piacere rivedermi “Morte a 33 giri” per la festa dei suoi primi trent’anni, a
rivederlo ora sembra il manuale del perfetto B-Movie, è strapieno di passaggi
ben poco logici, è datato nel suo rappresentare il movimento Heavy Metal al suo
meglio e, in generale, non è certo un capolavoro, ma allo stesso tempo è
talmente mitico, pieno di personalità e trovate azzeccate, da meritarsi un
posto tra i Bruttissimi di Rete Cassidy!

L’intento di
questa non-rubrica è sempre lo stesso: parlare di quei film oggettivamente
brutti, ma con carattere, non è una celebrazione del brutto fine a se stessa,
ma un modo per ricordarci che quasi qualunque cosa al mondo, risulta migliore
se sollevi le manine in aria, le usi per fare il gesto universale delle corna
e spari il metallo a volumi criminali!
So che la
questione del bullismo oggi è un argomento caldo più che mai, non pretendo di
conoscerne le dinamiche perché, per mia fortuna, ho superato l’adolescenza quasi
indenne da tempo (sospirone di sollievo! La scuola superiore era la mia
personale idea di inferno), ma ai miei tempi c’era decisamente meno ansia
generale riguardo a questa faccenda, io, ad esempio, non ho mai avuto problemi, perché
ho sempre riconosciuto il valore di un bel calcio nelle palle dato al momento
giusto e poi essere uno dei più alti della mia classe, andare in giro vestito
di nero, avere la voce da orco delle favole e la faccia da Serial Killer che
solo la prospettiva di quattro ore di Elettrotecnica ti può regalare, a suo
modo, aiuta il fatto che nessuno abbia poi davvero voglia di romperti i maroni.



“Magari questo libro di Elettrotecnica, letto altro contrario, potrebbe avere più senso…”

Eddie Weinbauer
detto Ragman (Marc Price) non ha la stessa fortuna, è il classico studente
Metallaro tutto zazzera incolta e magliette truci di gruppi che ama solo
lui, il problema è che viene perseguitato dal peggiore cliché di bullo
scolastico, come può esistere solo nei film americani, un Flash Thompson
qualunque insomma, che con i suoi compari si diverte a tormentarlo, con metodi
estremamente complicati per l’epoca, tipo lanciare la sua cassettina di musical
Metal preferita nella palestra dove le ragazze giocano a pallavolo e poi con
una mossa Ninja, sfilargli l’asciugamano lasciandolo chiappe al vento a
beccarsi una bordata di risate.

Nel 1986 non
esistevano gli Smartphone e la mania di mettere in rete di tutto, quindi pensate
che sfiga quando una delle ragazze tira fuori una Polaroid ed immortala il nudo
di Eddie, no sul serio? Quante possibilità potevano esserci che una che va ad
allenamento di pallavolo si porti dietro una Polaroid?
Bisogna anche
dire che ‘sti bulli sono anche parecchio stronzi, una cosa è scipparti l’asciugamano
lasciandoti come mamma ti ha fatto, un altro paio di maniche è gettare Eddie in
acqua con tutti i vestiti e un peso dentro lo zaino, per poi lamentarsi se la
carina di turno Leslie (Lisa Orgolini) si tuffa per salvarlo da una morte
orribile. Cavolo, c’è gente che non ha proprio il senso dell’umorismo!



“Balla maglietta, chi sei Batman?” , “Sempre meglio dei vostri ciuffi da Spandau Ballet”.

Ora, se fosse un
film moderno, Eddie si suiciderebbe malamente, ma prima spedirebbe 13
cassettine Metal infamanti ai suoi bulli per avere vendetta, come se
fosse una Hannah Baker qualunque, ma
siccome ai tempi eravamo tutti molto più pratici, fa la cosa più sensata:
scrive una lettera al suo mito, Sammi Curr cantante Metal talmente estremo che
pure Marylin Manson ha paura ad ascoltarlo, uno di quello che con le sue
canzoni e le sue performance sul palco fa gridare alla signore Lovejoy di
questo mondo “I bambini! Perché nessuno pensa ai bambini!” (Cit.)

Cazzo te ne frega
Ragman, guarda Sammi Curr, lui è uscito dalla tua stessa scuola, ha mostrato il
medio a tutti questi fighetti ed ora è un grande, anzi, sta per tornare a
suonare proprio nel suo vecchio liceo la notte di Halloween (chiamata “la notte
delle anime” dal doppiaggio italiano, giusto per dirvi di quanto allora la
festa fosse sconosciuta in uno strambo Paese a forma non di zucca, ma di scarpa),
quindi chissene: Metal!!



Come nella migliore tradizione della copertina dei dischi metal.

Peccato che siccome negli anni ’80 non esisteva nemmeno Internet a darti certe brutte notizie, la mattina dopo Ragman guardando distrattamente la tv scopre che Sammi Curr è morto in un incendio e per sfogare la sua rabbia il ragazzo si mette a devastare un capitale in poster appesi in camera, roba da far venire un infarto ad un appassionato di musica, tutti li strappa! Quello di Dee Snider, degli Anthrax, dei Mötley Crüe, dei Judas Priest, ma quello di Sammi no, anche perché dalla foto lo guarda con la faccia di chi dice “Ti sacrifico all’anticristo se anche solo fai un orecchia al mio poster”.

Se vi sembra
strano che un controverso divo del Rock volesse andare a suonare in un piccolo
liceo, sappiate che i momenti “MACCOSA” non terminano certo qui, un’altra cosa
che i film americani ci hanno insegnato, è che nei licei ci sono i DJ
scolastici, quello della scuola di Ragman si chiama Nuke ed è interpretato da,
robetta… Gene Simmons dei KISS.

Gene Simmons, Dio del tuono e del Rock and Roll!

Gene Simmons è
stato contattato per interpretare il ruolo di Sammi Curr, ma ha preferito il
piccolo ruolo di Nuke, in omaggio ad uno dei suoi idoli, il celebre DJ rock Wolfman
Jack, quello che era già stato omaggiato in “American Graffiti” (1973) di
George Lucas, sapete chi interpretava la parte dello sfigatello Terry “il
rospo” Fields in quel film? Charles Martin Smith che, guarda caso, è anche
il regista di “Morte a 33 giri”, ma magari lo ricordate anche per il ruolo di Oscar
Wallace nel bellissimo “Gli intoccabili” (1987) di Brian De Palma.

Cosa fa Gene
Simmons per consolare Ragman? Se lo porta in concerto con i KISS? No, gli regala
il master di un vinile inedito di Sammi Curr, che vorrebbe trasmettere in onore
al cantante, proprio a mezzanotte della festa di Halloween, ma sai che c’è
Ragman? Prendilo tu, io ho una copia.



Spin, spin, spin the black circle (Cit.)

Ora, se i poster
strappati dal ragazzo valevano un capitale, potete immaginare il valore di un
disco inedito di una Rockstar morta giovane (e malamente), vogliamo dire che è
un po’ improbabile che finisca nella mani di un ragazzino? Vabbè, il bello è che
Ragman non solo ascolta il disco a ripetizione, ma facendolo giare sul piatto
al contrario (irresistibile) sente una strana voce che si convince sia una messa
proprio per lui e forte di questa rivelazione sfida i bulli.

Invece di finire
scuoiato vivo per scherzo (considerando il precedente scherzo della piscina,
non mi sarei aspettato nulla di meno) Eddie ha la meglio sui suoi aguzzini e comincia
a rialzare la testa, il disco maledetto non si limita più a mandargli criptici
messaggi, ma apre un canale diretto di comunicazione tra lui e Sammi Curr, tipo
l’opzione “You & Metal Me”, minuti illimitati verso la vostra rockstar preferita,
anche se si trova all’inferno.



“Si ciao, sono io Sammi, come stai? Qui sotto fa un gran caldo…”.

Qui accade tutto
quello che vi potete immaginare: Ragman che fa il grosso, la carina e l’amico
del cuore del ragazzo che si preoccupano per lui e la voce di Sammi, che
riprodotta su troppe copie su cassetta fatte da Eddie, inizia a seminare morti
ammazzati uno dopo l’altro.


Non so se mi
piace di più la scena in cui la biondina che il bullo cerca di
orizzontalizzarsi sul sedile posteriore dell’auto, ascoltando in cuffia una
copia della cassetta, viene avvolta da un misterioso fumo verde (prima) e poi
aggredita da una specie di lucertolone diabolico (dopo). Sembra l’equivalente
Metal della pubblicità dell’AIDS con l’alone viola, manca solo un cameo di
vostra nonna che spunta sventolando un dice dicendo cose tipo “E’ la musica
dello demonio!”.

Sembra la pubblicità progresso contro l’abuso di Heavy metal.

Distrutte con una
certa fatica le copie delle cassette e il vinile originale (“Cos’hai fatto
al tuo stereo”, “Ne volevo uno nuovo”) il film deve inventarsi
qualcosa per portare avanti la trama, quindi fa una scelta stramba che trova
una sua logica soltanto ragionandoci sopra. Sammi Curr esce direttamente da uno
degli amplificatori Marshall di Eddie, sotto forma di sfigurato Babau capace di
controllare la corrente elettrica, spara fulmini, si muove attraverso il
sistema elettrico, insomma diventa il cattivo di “Sotto Shock” di Wes Craven.

Questo non lo faceva nemmeno l’amplificatore degli Spinal tap!

Ora pensateci,
sembra una cazzata per rivitalizzare la trama, però ha una sua logica, è un
tentativo di trasformare Sammi Curr in una maschera horror, che uccide la notte
di Halloween alla Michael Myers, in fondo, poi, senza elettricità non si
potrebbe mai suonare l’Heavy Metal, no? Non vi ho convinti? Vabbè, allora
parliamo degli effettivi meriti del film.

“Trick or Treat”
rende onore al movimento Heavy Metal giocandosi oltre a Gene Simmons, anche un
cameo di Ozzy Osbourne, in un’ironica comparsata nei panni di un reverendo
televisivo, difensore degli antichi valori e contrario al degrado della musica
Metal (proprio lui, ottima scelta!), inoltre riesce ad unire una trama Horror
comunque piuttosto convenzionale, ad un omaggio al Metal come lo si poteva
intendere solo da ragazzini.

Non riesce a parlare, sta ancora inghiottendo un’ala di pipistrello.

Un modo per
ribadire la propria diversità, per dare sfogo alla rabbia adolescenziale e per
distinguersi dalla massa omologata, nel fare questo Charles Martin Smith
azzecca il ritmo giusto della storia, senza mai un tempo morto e tutte le
facce giuste, a partire da quella di Marc Price, che è l’amico metallaro che
avevate da ragazzi e se non ne avevate uno, è solo perché eravate VOI l’amico
metallaro di qualcuno.

Ma dove “Morte a
33 giri” piazza il suo colpo più duro, è proprio azzeccando in pieno il
personaggio di Sammi Curr, che è
un po’ Alice Cooper, un po’ Ozzy Osbourne (con serpente al posto dei
pipistrelli) e un po’ un cantante di una Hair Band a vostro piacimento, vogliamo
direi i W.A.S.P.? Ecco diciamo loro, anche perché Blackie Lawless leader dei
W.A.S.P. è arrivato a tanto così da interpretare Sammi Curr.



Comunque si carica molto più velocemente del vostro iTelefono.

L’affare è
saltato perché non si trovava un accordo con la casa discografica, per l’utilizzo
della canzoni del gruppo, in soccorso del film sono arrivati i Fastway, band
britannica fondata nel 1982 da Eddie “Fast” Clarke in fuga dai Motörhead e
dall’ex bassista degli UFO Pete Way, così sapete anche l’origine del nome del
guppo.

I Fastway, invece
di un paio di pezzi per il film, si fanno prendere la mano e come i Queen per Flash Gordon, compongono un intero
disco, intitolato appunto “Trick or Treat”, che è una figata pieno di pezzi che
vi si piantano in testa come la titletrack oppure la fighissima “After Midnight”,
ma non sottovalutate nemmeno “Get Tough” che descrive alla perfezione la voglia
di rivalsa del protagonista del film.
Sfiga! Blackie
Lawless di cantare i pezzi altrui non aveva nessuna voglia, quindi senza
nessuno ad interpretare Sammi Curr, il film si gioca il definitivo colpo del KO,
ovvero affidare la parte al ballerino professionista Tony Fields, uno che
probabilmente non ha mai cantato nemmeno sotto la doccia, esperienza a suonare
una chitarra elettrica? Zero, eppure quando entra in scena si mangia il film!



Dita che fanno scintille… E non è tanto per dire!

Nella scena del
concerto a scuola, Tony Fields evidentemente posseduto dallo spirito del Rock è
micidiale, batte il ritmo della batteria con il pugno (guantato) sui pantaloni
di pelle, Charles Martin Smith trasforma tutto nel video Rock di cui ogni
cantate vorrebbe essere protagonista e Fields piazza zompi e capriole che
stanno a metà tra quelli di David Lee Roth e un atleta marziale di più che
discreto livello. Sì, ok, poi si mette a disintegrare ragazzini sparando fulmini,
ma vabbè sono dettagli cavolo, vi manca proprio il senso dell’umorismo!

Insomma, “Morte a
33 giri” è invecchiato come i cantanti Metal di cui avevamo il poster in camera
da ragazzini, ma allo stesso modo quando inizia a fare sul serio e alza il volume
a livello “Terremoto” risulta comunque divertentissimo. Tanti auguri per i tuoi
primi 30 anni, quasi quasi per festeggiare me lo riguardo…  Mandando il nastro della VHS al contrario!
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