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Mr. Mercedes di Stephen King: Lo Zio si è comprato il macchinone

L’appuntamento con il nuovo romanzo di Stephen King è
sempre qualcosa di imperdibile, ho realizzato solo poco tempo fa di aver letto
tutti i suoi romanzi (anche se le mensole piene di suoi libri erano un buon
indizio), è talmente una costante nella mia vita che è un po’ come se fosse uno
di famiglia, questa volta, si è comprato il Mercedes e ovviamente lo guida a
modo suo…

In coda alla fiera del lavoro, centinaia di aspiranti
impiegati vengono falciati da una rombante berlina tedesca, l’autore della
strage, viene soprannominato dai media Mr. Mercedes, ma a distanza di anni dalla strage nessuno è mai riuscito
a catturarlo. Nemmeno il detective William Hodges che nel frattempo è andato in
pensione… Dopo un anno passato a (mal) adattarsi alla ruotine da pensionato,
Hodges riceve un beffardo messaggio di sfida da Mr. Mercedes. Inizia la partita
a scacchi tra l’ex detective e il sadico assassino.
Leggere il nuovo romanzo di Zio Stevie è come tornare a
casa: trovi sempre tante cose familiari anche se è passato molto tempo. In teoria,
avrei dovuto odiare “Mr. Mercedes” perché mette in contrapposizione un
vecchiaccio che non sa usare il PC e un giovane smanettone informatico. Ma King
riesce a farti fare il tifo per i buoni, proprio grazie alla caratterizzazione
dei personaggi: il sadico assassino è talmente marcio nel midollo che non si
può provare empatia per lui, ogni suo (raro) errore è una gioia per il lettore,
ogni sua macchinazione ti fa sperare che si spenga contro una delle contromosse di Hodges.



Sembra lo Zio Tibia, ma in realtà è Zio Stevie

Stephen King che conosce bene i meccanismi di una buona
storia, apre il primo capitolo portandoci in coda tra i disoccupati in cerca di
lavoro, appena pensi di aver fatto la conoscenza del protagonista del libro, lo
Zio usa lo stesso trucco utilizzato da Alfred Hitchcock in “Psycho”, conclude
il primo capitolo con una strage e introduce il vero protagonista, il Detective
Hodges, solo nel secondo capitolo.

Ma i paragoni con “Psycho” non finiscono qui. Sì, perché
abbastanza presto nel corso del libro, King ci mostra il punto di vista
dell’altro duellante: Brady Hartsfield, il ragazzo della Mercedes, un nerd esperto
di computer, anonimo quanto pericoloso. King ci racconta del suo strambo rapporto
con la madre che ricorda sinistramente quello di Norman Bates del celebre capolavoro di
Hitchcock.
Anche se di fatto nel romanzo possiamo trovare un
macchina assassina e una maschera da Clown, dimenticatevi “Christine” o “IT”:
l’elemento soprannaturale in questo romanzo è completamente assente, quindi più
che di fronte ad un Horror, ci troviamo davanti ad un Thriller. Brady sembra
l’assassino di un episodio di “Criminal Minds” (uno di quelli venuti bene
però), lo stesso King nel romanzo fa continui riferimenti alla serie tv, tutta
la vita lavorativa del detective Hodges viene costantemente paragonata alla
serie tv “The Wire” (tanto che viene citato anche Omar)… Anche Stephen King si è
innamorato della serie di David Simon, chiamatelo scemo!
Come sempre, in ogni libro di Zio Stevie è possibile
trovare i topoi classici della sua letteratura: l’orrore si nasconde sempre
dietro una facciata di normalità, infatti Brady è il tecnico che viene a casa
tua ad aggiustarti il pc, ma è anche l’amichevole omino che guida il camion dei
gelati. Anche l’eroe di turno è del tutto normale: un pensionato sovrappeso
con un nome da Muppet (il detective di primo nome fa Kermit, cosa su cui si
ironizza parecchio nel libro).



I scream, you scream, everybody scream for ice cream!

Questo arrugginito Sherlock Holmes che necessita di un
Watson (Jerome) che gli spieghi come funzionano i computer. La strana coppia diventa un trio grazie a Holly Gibney, una quarantenne
un po’ suonata (in senso buono) che tra un tic nervoso e l’altro, aiuterà molto
i protagonisti.

A metà romanzo la narrazione ha un calo di ritmo che coincide più o meno con l’arrivo della bella ereditiera Janey Patterson, il personaggio in sè è molto ben caratterizzato, ma da King non mi aspetto niente di meno. Non entro nei dettagli della storia, vi dico solo che a metà libro, preferivo leggere i capitoli dedicati a Brady, piuttosto che quelli con protagonisti Janey e Hodges. Le parti dedicate all’assassino, sono le uniche che portano davvero avanti la storia.
King esce dal vicolo cieco prima del pre-finale del
libro con una svolta che non rivelerò, ma che se siete anche voi Fedeli
Lettori vi risulterà molto familiare (di solito è il modo che lo Zio usa
quando non sa come far andare avanti una storia, non dico altro giuro!).



Negli ultimi romanzi dello scrittore del Maine ho notato
una cerca esigenza di modernità, già in “Doctor Sleep”, lo zio parlava di
connessioni 4G e tecnologia varia, qui si scontra con l’ossessione tutta
moderna per le boy band, fornendosi la sua versione (e il suo punto di vista) su un gruppo che potrebbero essere gli odiosi One Direction. Lo Zio
ultimamente si diverte a parlare di cose giovani evidentemente…

Christine non è l’unica auto assassina nel curriculum di King

Quello che resta constante, invece, è il fatto che anche
questo “Mr. Mercedes” si divora velocemente, le pagine scorrono, malgrado la
parte centrale, ci si schiera, si fa il tifo e qualche volta si esulta, non è
sicuramente uno dei più bei libri scritti da Stephen King, ma tutto sommato non
ha grossi difetti. Lo Zio sembra aver recuperato il brio di un tempo, per
fortuna uscendo dalla sabbie mobili di cose come “Duma Keys”, ha asciugato un
po’ la sua prosa che resta comunque dettagliata, ma continua a scorrere via
bella fluida.

Risultato: leggere il nuovo libro di Stephen King è come
sentir suonare il disco nuovo di qualche vecchia gloria del Rock, una di quelle
conservate bene intendo dire. Riconoscibile da subito, anche se cerca di
aggiornarsi un po’ resta una sicurezza, lui fa la sua cosa divertendosi
riuscendo comunque ad intrattenere a dovere anche noi. State sicuri di una cosa: leggendo questo libro, vi chiederete dove avete messo la copia delle
chiavi della vostra auto, potete starne certi!
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