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Mucho Mojo di Joe R. Lansdale: Buena Buena Medicina…

Considerando
che i romanzi della serie di Hap e Leonard sono i migliori tra quelli scritti
da Joe R. Lansdale, allora posso dire che “Mucho Mojo” è probabilmente il
migliore della serie, questo dovrebbe farvi capire che stiamo volando ad
un’altezza dove l’aria è molto, molto rarefatta.

Mi risparmio
il riassunto su chi sono Hap e Leonard, se non li conoscete, sono i vostri
prossimi personaggi preferiti e vi basti sapere questo, oppure trovate tutto
quello che vi serve sapere su questi due matti, nel commento della loro prima
avventura Una stagione selvaggia.
Alla morte dell’amato Zio Chester, Leonard eredita un po’ di soldi e la fatiscente casa del parente, ma anche un libro (“Dracula” di Bram Stoker), molti, moltissimi buoni sconto e una chiave che apre un baule il cui contenuto proietterà un ombra oscura sullo Zio di Leonard, il lutto e qualche soldo in più in tasca, li trasformano subito nella nuova indagine della coppia più bella del mondo.

Il volume è
l’agognata ristampa della seconda avventura dei due personaggi, per anni
rimasto nel limbo editoriale e impreziosito da una bella introduzione di Big
Joe che ci racconta come in questa storia continuava a fare capolino la “voce”
di Hap, seguendo questa vocetta, Lansdale si è ritrovato a scrivere tutto il
libro dal punto di vista di questo personaggio. Al netto dei risultati,
possiamo dire che non gli è venuto fuori affatto malaccio.



L’Autore della copertina Americana ha davvero il dono della sintesi…
Iniziamo
subito dalle critiche, la più grossa che si può muovere a  “Mucho Mojo” è il fatto che non sia poi così
difficile intuire chi è il colpevole, specialmente se si conoscono i Topoi
letterali di Lansdale, ma lasciatemelo dire, è una critica da poco, perché la
storia riserva un colpo di coda nel finale, inoltre, ho amato moltissimo
l’idea di Hap che decide di improvvisarsi profiler, cercando di delineare
l’identità e il passato dell’assassino. Così facendo il buon Hap si avvicina
anche parecchio alla soluzione, che poi a ben pensarci è anche un’ottima trovata
letteraria, per illustrare al lettore le motivazioni dell’assassino, senza
tediarlo con verbosi spiegoni nel finale, davvero ben fatto Joe!



La storia è
impreziosita da varie chicche, direttamente dal “Lansdaleverso” arriva Marvin
Hanson, il roccioso poliziotto che mastica sigari spenti per non fumarli, già
protagonista di un altro bel romanzo di Lansdale (“Atto d’amore”
consigliatissimo!), ma anche la bella avvocatessa Florida Gange, una “Black magic
woman” che oltre a spiegarci il significato dell’albero bottiglia davanti alla
nuova casa di Leonard (e quindi il titolo del libro) fa perdere la testa ad
Hap.
Attraverso
questo personaggio lo scrittore texano può parlare di un tema ricorrente nei
suoi romanzi: il razzismo. Di fatto Florida è il frutto dell’ambiente in cui
vive e delle sue (brutte) esperienze passate, malgrado
quello che prova per Hap, si vergogna a farsi vedere in giro con un bianco, il
ribaltamento del solito punto di vista sul razzismo è una trovata molto
originale per trattare un tema complicato e troppo spesso banalizzato. Inoltre,
la storia offre il giusto bilanciamento tra personaggi buoni e cattivi,
indipendentemente dal colore della pelle, un tema portante per Lansdale, che ci
ricorda costantemente nei suoi romanzi che i bastardi (ma anche le brave
persone) stanno da tutte le parti, indipendentemente da sesso, colore della
pelle, orientamento politico e gusti sessuali, proprio qui in “Mucho Mojo”
Leonard esprime lo stesso concetto… Ma con molte più parolacce!



Mucho Gufo? Gufo Mojo?
Rileggendo il
romanzo ho ritrovato un intreccio frizzante, il modo in cui Lansdale gestisce
gli indizi lasciati da Zio Chester e tutti filtrati dalla sua mente afflitta
dalla malattia è davvero ottimo, poi come al solito Big Joe farcisce il tutto
con dialoghi fantastici,
Riuscendo a
parlare con la stessa facilità di temi importanti come il razzismo, oppure a
far cazzeggiare Hap e Leonard intenti a dialogare del più e del meno, un
esempio? Non ordinerete più la maionese in un Fast Food dopo che Lansdale (per
bocca di Leonard) ci avrà svelato il grande complotto nero ordito contro l’uomo
bianco
Un capitolo
che trovo semplicemente meraviglioso arriva verso la fine del romanzo, mentre i
protagonisti (e noi lettori insieme a loro) sono tutti presi dall’indagine, gli
“adorabili” vicini di casa di Leonard, spacciatori incalliti della vecchia casa
a fianco, tornano a fare capolino nella storia. Lansdale sceglie il momento
perfetto, tra il caldo del Texas meridionale, ben descritto da Joe e le
frustrazioni che attanagliano i due protagonisti (Hap in pensiero per Florida
e Leonard per suo Zio) i due compari decidono di passare all’azione, che inizia con un dialogo:
Hap: “Non puoi
ucciderli”
Leonard:
“Posso uccidere la casa”
Non potendo
concludere nell’immediato l’indagine, i nostri decidono di liberarsi di un po’ di
“Negatività” nell’aria e usando il loro tipico stile fanno piazza pulita degli
spacciatori. Il modo in cui Lansdale descrive la lotta è a dir poco
spettacolare.



Propongo una nuova serie Tv: “La Famiglia Lansdale”.
Poi i
battibecchi tra Charlie e Hanson, le continue battute sui vestiti della K-Mart
o su come Leonard si presenta conciato al funerale dello Zio (“Sembri un Buddy
Holly nero e frocio lo sai?”), la dolcezza di MeMaw, davvero uno non vorrebbe
mai arrivare alla fine di questo libro!
Un romanzo a
cui sono particolarmente legato anche perché ho avuto l’onore e la fortuna di
farmi autografare la mia copia di “Mucho Mojo” da Big Joe in persona, quando ha
fatto parte della giuria del Torino Film Festival… Vi assicuro che dal vivo è
identico a come uno si immagina Hap, gentile e con un accento impossibile!
Insomma,
“Mucho Mojo” è un libro fantastico, un Noir Thriller che ti fa sentire addosso
il caldo, il sudore e i pizzichi di zanzare del Texas Meridionale, per una
storia truce, sordida che è ben riassunta da quel concetto di magia cattiva che
ci spiega Florida, c’è “Mucho Mojo” nell’aria e Hap e Leonard sono l’antidoto a
tutta questa magia nera.

Al resto ci pensa la prosa di Joe R. Lansdale, ipnotica, comica, divertente,
appassionante, capace di terrorizzarti e farti riflettere su grandi temi,
sempre grazie a personaggi di carta sì, ma scritti così bene da sembrare quasi
reali. Scrivere così è magia, magia buona, anzi buonissima, un sacco di Mucho
Mojo, ma di quello migliore possibile.
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