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Narcos – Stagione 1: Smetto quando voglio…

Netflix ormai
è una realtà consolidata da anni, infatti, sta per sbarcare anche nei Paesi sottosviluppati come quelli a forma di scarpa di mia e vostra conoscenza,
siamo sempre la periferia del mondo…


Il canale digitale ha saputo fare il vuoto, non solo perché ha portato serie di
qualità come Orange is the new Black, House of Cards e Daredevil il primo super
eroe Marvel con le palle, ma soprattutto per la sua favolosa abitudine di
rilasciare tutti gli episodi di una stagione nello stesso giorno, per la
felicità dei tossici di serie tv come noi. Netflix è il principale responsabile
del dilagare del fenomeno che gli Americani (che hanno un nome per tutto)
chiamano Binge-Watching…  Sarà, ma io l’ho
sempre chiamato ammazzarsi di tv.

Io sono
assolutamente PRO-Netflix, che è entrata a gamba tesa nel mondo delle serie tv
prendendosi quasi tutto il mercato e imponendo un nuovo standard per la concorrenza,
quando “Narcos”, una serie sulla vita di Pablo Escobar è stata annunciata, ho
capito da dove Netflix aveva preso ispirazione. Secondo me sulla scrivania del
CEO di Netflix, c’è una foto del vecchio Pablo…
Una politica
aggressiva, la capacità di invadere il mercato con la roba di qualità migliore,
quella che crea più dipendenza, la più richiesta da tutti… Ho dimenticato il
soggetto, adesso stavo parlando di Pablo Escobar, ma vale anche per Netflix.



“Tony Montana chi? Mai sentito nominare…”.
La cosa più
facile da dire su “Narcos” è che è straordinaria, ti dà subito la botta, fin
dal primo episodio, tanto che dopo non vuoi più smettere, finché non sei
arrivato al decimo (tranquilli, è già stata confermata per la seconda
stagione), una ricostruzione realistica e soprattutto iper-violenta della
storia, che poi sono i marchi di fabbrica del creatore della serie José
Padilha… Guarda un po’ chi si rivede!
José Padilha è
il nome dietro a quel filmone che era “Tropa de Elite – Gli squadroni della
morte” e del suo fighissimo sequel “Tropa de Elite 2 – Il nemico è un altro”,
la storia realistica e grondante sangue del BOPE il corpo speciale della
polizia di Rio De Janeiro, specializzata nello spaccare i crani dei
Narcotrafficanti Brasiliani, una volta di queste me li riguarderò tutti e due.



Tropa de Elite 3 – Missione Pablo.
José è anche
lo stesso che è stato scelto per dirigere l’inguardabile remake di “RoboCop”
uscito nel 2014, una roba moscia e brutta, ennesima prova che quando i film li
fanno i produttori, se poi il risultato è una porcheria non dite che non lo
potevate immaginare. Beh, per quanto mi riguarda, con “Narcos” José Padilha è tornato
nella lista dei buoni, anzi, dei buenos…
Prima di
parlare (in Spagnolo) di narcotrafficanti, “Narcos” è un esempio di realismo
magico, palesato dalla frase all’inizio del primo episodio: a volte la realtà è
più fantasiosa della fiction. Infatti, questa serie fa quello che qui da noi è
stato fatto con la serie tv “Gomorra” (per i temi) e con 1992 (per la messa in
scena) solo che lo fa di più e meglio.
Filmati
d’epoca, parti di documentari, veri giornali e telegiornali, si mescolano alle
parti recitate dagli attori, raccontando per filo e per segno (e in maniera
aderente alla realtà) l’ascesa di Pablo Escobar, qui interpretato dall’ottimo Wagner
Moura, che ha un solo difetto, malgrado il baffo, il capello e la panza (che lo
fa sembrare un po’ il Benicio Del Toro di “Paura e Delirio a Las Vegas” in
versione giovane) è fin troppo bellino per interpretare Escobar, ma è veramente
un difetto da poco.



“Ne hai preso troppo bello… ne hai preso troppo, troppo.” (Cit.)
Da una parte
troviamo lui e la sua aggressiva politica di espansione, dall’altra i
poliziotti: l’Americano Steve Murphy (Boyd Holbrook) e l’agente della DEA
locale Javier Pena (Pedro Pascal, il mitico Oberyn Martell di Game of Thrones).



“Con il baffo e l’occhiale da Serpico acchiappo ancora più femmine… El cuccadores di Dorne”.
La serie è violentissima e nel giro di un
paio di episodi, Escobar è già strapotente e impegnato a far arrivare la
cocaina dalla Colombia, alle narici di tutti gli Yuppy Yankee degli anni ’80.
Escobar è IL gangster, un po’ Tony Montana e un po’ Don Vito, ma potere chiama
potere e la svolta arriva con la sua “discesa in campo” politico, che è il
momento in cui le cose iniziano ad incrinarsi per Escobar… Pablo, hai
sbagliato Paese, dovevi venire qua da noi a candidarti, qui quelli come te
fanno strada!
La cosa
apprezzabile di “Narcos” è la cura generale, se per caso aveste passato gli
ultimi 40 anni in una caverna su Marte, con le dita nelle orecchie a fare
LàLàLàLàLàLàLàLà e non sapeste chi è Pablo Escobar, questa serie, meglio di una
puntata di Super Quark (e con molto più sangue e ammazzamenti che il vecchio
Piero Angela non può permettersi) vi racconterà tutta la storia, con dovizia di
materiale d’epoca mescolato alle scene recitate. Notevole il fatto che una
serie prodotta dagli Americani, sia stata recitata in Spagnolo dove il copione lo prevedeva,
quindi niente Colombiani che parlano inglese con pesante accento tra di loro…
Bravo José!



“Bravo Josè! vamos a tomar Tequila!”.

José Padilha è
solo l’ultima di una serie di registi di genere (e di talento) che pur di
lavorare sono costretti ad emigrare sul piccolo schermo, abbiamo visto Neil
Marshall in Black Sails e Game of Thrones, Vincenzo Natali in The Strain e
Hannibal. Il buon Josè è andato ad Hollywood, ha svolto il suo compitino voluto
dai produttori e ha raccolto risate, per poi rifugiarsi in tv e produrre una
(bella) serie molto simile ai suoi film precedenti… Meditate gente, temete e
meditate…

“Narcos” è una
gran serie, una delle migliori viste in questa stagione, una vera bomba (o
forse dovrei dire bamba) accurata, molto ben diretta e recitata, con un
notevole gusto per la violenza, per altro, non si perde in chiacchiere, dimostrando
di non aver voglia di allungare il brodo immotivatamente, questa prima stagione
copre una gran parte della vita di Escobar.
Il problema
con Netflix è sempre lo stesso: quando aprono i rubinetti la roba scorre a
fiumi, sembra talco, ma non è, serve a darti l’allegria… Terminata la rumba
dei dieci episodi subentra la carenza, ora ci toccherà aspettare la seconda
stagione, grattandoci con la scimmia che morde sul collo, no ma tanto SNIF
SNIFF, non ho un problema, SNIF SNIF… Smetto quando voglio, smetto quando
voglio… Smetto quando voglio!
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