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Nella tana dei lupi (2018): La grande rapina (di metà della pellicola)


Lo ammetto candidamente, non ero molto attratto da questo
film, a ben guardarlo ha tutto per piacermi, ma anche tante cosette che mi
bastano per farmi venir voglia di tenermi alla larga, qualche esempio?



Non ascolto Hip Hop quindi quando vedo 50 Cent non penso ai
suoi dischi ma alla sua filmografia, che prevede piccole parti e parecchi brutti film. Ma il motivo principale per
cui sentivo puzza di bruciato è un altro, lo dico a costo di risultare
impopolare, ma per quanto mi riguarda Gerard Butler è quasi garanzia di
fregatura.
Lo so che Geraldo Butlero ha i suoi estimatori, specialmente
tra le fila dell’altra metà del cielo, la combinazione barba e muscoli sono
serviti a renderlo celebre nei (pochi) panni di Leonida in “300” (2007), ma da
allora parliamoci chiaro, non ha più azzeccato un ruolo che fosse uno, e
siccome la combinazione barba e muscoli su di me non ha alcun effetto, anche
perché mi bastano i miei…
… Lascio il tempo al pubblico per ridere come un consumato
artista di Cabaret. In cui consumato è la parola chiave…

“Stanno ancora ridendo per le stronzate di Cassidy, meglio, li prenderemo di sorpresa”.

Quindi non posso che limitarmi a guardare la sua
filmografia, che è un miscuglio di commediole in cui fa il patatone pacioccone,
e titoli inguardabili come “Giustizia privata” (2010), “Gods of Egypt” (2016) e
Geostorm. Insomma il nulla circondato
dal niente. Per assurdo “Nella tana dei lupi” poteva essere il primo
titolo quasi azzeccato della carriera di Geraldo da parecchi anni a questa
parte, poteva perché è andata bene ma non benissimo.

Christian Gudegast, arriva dalle sceneggiature di “Il
risolutore” (2003), film che ho quasi totalmente rimosso dalla mia memoria, e
di “Attacco al potere 2” (2016), film che avrei voluto aver già rimosso dalla
mia memoria. Quindi anche qui, aspettative non proprio altissime, ma per il suo
esordio dietro alla macchina da presa, il ragazzo si è messo d’impegno, si
inizia con un’inquadratura in volo sopra le strade di Los Angeles, il teatro di
questo scontro quasi western tra i banditi e gli uomini dello sceriffo, perché
alla fine “Den of Thieves” di questo parla, sulla questione del titolo italiano
e in generale, di cosa è accaduto a questo film in uno strambo Paese a forma di
scarpa, lasciatemi l’icona aperta che tra un po’ ne riparliamo.

La locandina originale urla fortissimo: Film action da home video!!

Ray Merrimen, ha il nasone e i muscoli di Pablo Schreiber,
uno che forse conoscerete per il ruolo di Pornobaffo in Orange is the new black, ma che per inciso, recitava bene già in “La più bella serie tv di tutti i
tempi” (meglio nota come “The Wire”). Questo tipaccio è a capo di una banda di
rapinatori tra le cui fila appunto 50 Cent ed un’altra serie di personaggi con
soprannomi cazzuti. La prima scena del film promette benissimo, in piena notte
il gruppo attacca un furgone porta valori, pronti via, titoli di testa e siamo
già nel mezzo di una sparatoria girata pure piuttosto bene, beh dai, ho visto
inizi peggiori.

“Ma tu sei…”, “Sei quello a cui hanno sparato nove volte? Se non vuoi arrivare a dieci non chiamarmi Pornobaffo”.

La svolta arriva quando indagando sull’attacco, la polizia
scopre che il furgone porta valori era vuoto ma è stato portato via lo stesso
dal gruppo di assaltatori mascherati. Questa è una ragione più che sufficiente per
passare il caso al reparto crimini dello sceriffo Nick “Big Nick”
O’Brien, che come avrete capito ha la barba e i muscoli di Gerard Butler.

Da qui parte un gioco delle parti tra una banda di criminali
organizzatissimi, capaci di eludere ogni mossa tanto che Big Nick lo capisce al
volo che «Questa volta l’animale è di un altro tipo». In tutta risposta lo
sceriffo e i suoi invece sono una vera e propria gang, tanto che lo dicono
proprio ad Ice Cube, siamo una gang, solo che noi abbiamo un distintivo, come
se fossero la squadra d’assalto di Vic Mackey e fossero ancora i tempi di “The
Shield”. Tranne per un piccolo dettaglio: Minchia quello non è Ice Cube!

Ice Cube va per i cinquanta, ma per un numero imbarazzante
di minuti mi sono ritrovato a pensare: Cavolo se sta in forma Ice Cube, sembra
più giovane ora di quanto ha fatto Fantasmi da Marte (storia vera, non ci faccio una gran figura ma storia vera). Poi
improvvisamente mi sono ricordato di aver visto Straight Outta Compton, dove O’Shea Jackson Jr. interpretava il
ruolo di suo padre, anche perché cazzarola il ragazzo è davvero un clone
giovane di Ice Cube, un ghiaccioletto identico ma tutto nuovo.

“Facciamo una canzone insieme?” , “Al figlio di Facchinetti queste cose non succedono!”.

Insomma qui “Ghiaccioletto”, fa la parte di quello che viene
bullizzato da tutti, Big Nick mostra i muscoli, fa il grosso lo incastra per
futili motivi e lo fa infiltrare nella banda di Pornobaffo, che a sua volta fa
il grosso, mostra i muscoli e gli dice roba tipo: E qui comando io, e questa è
la banda mia.

Christian Gudegast si prende il suo tempo, non tutto molto
appassionante lo ammetto, per mettere uno contro l’altro i due gruppi, quello
che balza all’occhio in maniera lampante è che Merrimen e Big Nick hanno molto in
comune, persino il numero di maglia quando giocavano a Football. Entrambi sono
uomini d’azione, entrambi sono estremamente legati alla famiglia e impegnati in
una costante gara a chi piscia più lontano con il mondo.
Machismo, rispetto e sfida tra rappresentati di schieramenti
opposti, su quello che è uno scontro di posizioni ma anche di modi, tutta roba
che urla fortissimo Michael Mann e William Friedkin, trovo sempre molto
apprezzabile quando un regista guarda ai grandi classici e prova a
interpretarli, o quando meno a dire la sua sull’argomento. Quindi non posso
certo dire che Christian Gudegast, al suo primo film riesca a rendere i momenti poetici carichi di silenzi che riescono bene a Michael Mann, e di certo non ha
ancora il talento per mostrare inseguimenti lungo le strade della città degli
angeli, ma è chiaro che i riferimenti per lui siano “Heat – La sfida” (1995) e “Vivere
e morire a Los Angeles” (1985), la strada da fare è ancora tanta ma le
ambizioni sono quelle giuste, quindi almeno per questo bravo.

“Dovremmo avere dei fucili per cose di questo tipo” , “La smetti di citare a caso film di Tarantino?”.

Anche perché parliamoci chiaro, in questo “Nella tana dei
lupi” ci sono almeno un paio di scene mediamente grosse che fanno la loro porca
figura, lo scontro finale è davvero una lunga sparatoria sotto il sole degna di
un western, quindi motivi di interesse il film li avrebbe anche, purtroppo le
lungaggini non aiutano, e personalmente a fine visione mi sembrava tutto
parecchio strano, anche se l’ultima parte, in cui un colpo di scena piuttosto
grosso, il tipo di svolta che ti costringe a rivalutare tutto quello che hai visto
fino a quel momento va a segno, quindi tutto sommato sono punti a favore per il
film. Anche qui, è chiaro che Gudegas avesse in testa una pellicola in
particolare, ma non posso dirvi il titolo, altrimenti vi rovino il colpo di
scena grosso del film, e a quel punto sareste VOI a voler uccidere me.

Visto che vi ero debitore di un’icona lasciata aperta,
affrontiamo l’argomento, “Ghiacciolino” infiltrato è l’assist migliore fornito
ai tipi della Lucky Red per trasformare il titolo “Den of Thieves” in “Nella
tana dei lupi”, che non è certo la traduzione corretta (quella sarebbe stata “Covo
di ladri”) ma in generale rende abbastanza il senso del film, e poi parliamoci
chiaro, entrambi i titoli fanno pensare al classico film che potresti beccare
in seconda serata su Italia 1.

“Chi mandi in seconda serata? Al creatore ti mando, ma pieno di buchi!”.

Di fatto “Nella tana dei lupi” è un heist movie tutto basato
sullo scontro tra i protagonisti, io frego te e tu freghi me, poi vediamo chi
ne ha di più. Peccato che oltre ai troppi dialoghi e a 50 Cent doppiato da Pino
Insegno che onestamente, non si può proprio guardare ascoltare. Quello che mi ha turbato
di più è che dal trailer io ricordavo almeno la scena del poligono.

Quella in cui Big Nick e Merrimen si sfidano a colpi di
pistola, che onestamente nel film è totalmente assente, quindi per togliermi il
dubbio ho fatto una verifica, il minutaggio ufficiale di “Den of Thieves” è due
ore e venti minuti, mentre il film che ho visto io dura un’ora e quaranta. Dove
sono finiti quei quaranta minuti mancanti?

Eppure questa scena io ricordo di averla vista…

Grazie ai potenti mezzi di cui dispongo, e non chiedetemi
quali sono altrimenti dopo sarei costretto ad uccidervi, e non mi va perché comunque
ci tengo ai miei lettori, sono andato a verificare, dalla versione Italica del
film, oltre alla scena del poligono ne manca almeno un’altra piuttosto
importante, in cui Big Nick si dispera, quando perde l’affidamento della
figlia, un passaggio chiave, perché da quel momento in poi il super sbirro non
ne azzecca più una, dando di fatto il là all’ultimo atto del film, non proprio
un taglio da poco insomma.

Insomma non credo che con quei quaranta minuti di
differenza, il film sarebbe diventato un capolavoro, però cazzarola una buona parte
della storia perde efficacia e anche parecchio senso, vuoi vedere che il vero “Heist Movie” qui lo ha organizzato la Lucky Red? Christian Gudegast sognava di
fare un film che tenesse distratto il pubblico fino al colpo di scena finale,
mentre quello che è stato scippato alla fine, è proprio lui.
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